Il bed-in di John e Yoko, cinquant’anni dopo

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di Teresa Capello

Il 20 marzo del 1969 John Lennon e Yoko Ono si sposarono, a Gibilterra. La loro privacy durò ben tre minuti, dopo i quali annunciarono alla stampa di voler trascorrere la loro luna di miele insieme ad una platea mondiale. E lo fecero, dando vita concretamente ad una performance davvero unica, straordinaria. Si chiusero per sette giorni, dal 25 al 31 marzo, nella stanza 902 dell’International Hilton Hotel di Amsterdam, convocando una conferenza stampa globale che facesse da cassa di risonanza per quello che definirono il loro “Bed-in for Peace”: per 12 ore al giorno, dalle nove del mattino alle nove di sera, sarebbero rimasti a letto, a chiacchierare con i cronisti e con gli ospiti, ripresi dalle telecamere e fotografati continuamente.

Dichiarazioni d’amore a Yoko Ono

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Performer a tutto tondo, maestra di irrequietezza e di indipendenza, vituperata musa di uno dei più grandi Geni della storia del rock, per lungo tempo non è stato facile essere Yoko Ono. L’artista giapponese, dal 1968 al fianco di John Lennon, ha vissuto un destino da strega: l’ha riconosciuto lei stessa intitolando due dei suoi album più recenti Yes, I’m A Witch e Yes, I’m A Witch Too.  Matteo B. Bianchi le ha dedicato un libro appena pubblicato nella collana Incendi di add editore, Yoko Ono. Dichiarazioni d’amore per una donna circondata d’odio, nel quale spiega al lettore perché dovrebbe amarla.

Free Pussy Riot

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Oggi sono state rilasciate le due Pussy Riot Maria Alyokhina e Nadia Tolokonnikova. Questa è la versione integrale di un pezzo uscito sull’ultimo numero di XL la Repubblica.

Le Pussy Riot sono un collettivo punk femminista nato a Mosca nell’estate del 2011, il giorno stesso in cui è stato annunciato il ritorno di Putin. La loro arte sta in performance pubbliche di dissidenza politica, come quella del febbraio 2012 nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca che ha visto l’arresto di tre di loro e la condanna a due anni di reclusione.

La storia delle Pussy Riot accade oggi davanti ai nostri occhi. È una storia di oppressione e di rivolta, in cui l’estetica e l’attitudine punk ritornano sulla scena più contemporanee e opportune che mai a manifestare la diversità dal comune obbedire, il desiderio politico e sentimentale di cambiare lo stato delle cose malgrado l’evidente distanza tra un manipolo di ventenni femministe che cantano coi passamontagna colorati in testa e la Russia ingombrante, millenaria, devota a Putin e a Dio, profondamente sessista, ferma nella propria evoluzione da qualche parte nell’ottocento. Come faranno le nostre Pussy Riot a vincere?

Il problema della ricezione

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Questo pezzo è apparso, a puntate e in forma diversa, su Artribune.

 1. Smashing Pumpkins, “Oceania” (2012).
“Dov’è la ribellione, quella vera, al giorno d’oggi?’”
Billy Corgan

The world is a vampire
The Smashing Pumpkins, Zero (Mellon Collie and the Infinite Sadness, 1995)

Uno degli aspetti più interessanti di come funziona la cultura contemporanea, ed in particolare l’apparentemente indefinibile ‘blocco psicologico’ che ha annullato la ribellione artistica e che inibisce ogni forma di innovazione autentica, è quello della ricezione. Sintetizzando al massimo, infatti, la domanda fondamentale potrebbe essere posta in questo modo: come può esistere un oggetto artistico rivoluzionario, se non esiste (più) il pubblico adatto a recepirlo e fruirlo? Se gli ascoltatori, i lettori, gli spettatori cioè non sono minimamente preparati e allenati a riconoscere un capolavoro – ma solo oggetti costruiti secondo codici e convenzioni molto rigidi e standardizzati – che fine fa il capolavoro?

Aspen

Questo articolo è uscito sul Sole 24 Ore Tutto inizia sotto le rose di un magnifico giardino che circondava il castello di un barone tedesco, a Rosenau, vicino a Coburg, nel cuore del Diciottesimo secolo. Il proprietario del castello amava una fanciulla che viveva poco distante. La fanciulla non lo prendeva affatto sul serio, nonostante […]