Palloni di Samotracia

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Oggi Alessandro Del Piero compie quarant’anni. Pubblichiamo un racconto di Giordano Meacci uscito nel 2000 su Incandenza. Del Piero e i recenti attacchi apparsi sulla stampa indiana raccontati dal profeta Meacci con quattordici anni di anticipo. (Fonte immagine)

Sono nato a Calcutta nel ’99, a ottobre. Il ventinove di ottobre, se non mi sbaglio. Ho fatto il giro del mondo per arrivare qui. Non dico il giro con le tappe, le vele spiegate, le spiagge solitarie, le montagne, le giungle da turisti e tutto il resto; intendo un giro vero e proprio: uno solo. Da Calcutta a Rotterdam. In realtà non è che sono stato in viaggio da ottobre a stasera: da Calcutta a Rotterdam ci ho messo meno di una giornata. Ci hanno presi tutti, me, i miei fratelli, le mie sorelle (anche se non ho ben capito quali sono) e ci hanno caricati su un aereo della TWA. Sarà un mese che sono qui. Meno di un mese. Stasera è la gran sera. Fortunatamente non si sono accorti del piccolissimo sbrego che ho sulla mia faccia di cuoio (sono piccolo ma ho già la mia brava testa di cuoio: a vedermi con una pistola a tracolla magari non mi farebbero giocare, ma avrei un futuro come nuovo Callaghan; o nuovo Heston: anche alla sua faccia di cuoio piacciono le pistole). Tendo a divagare, ma – capitemi – è la mia salvezza. Me lo ricordo ancora quando mia madre – lei avrà avuto undici, dodici anni allora – mi cucì male l’ultimo pezzo di testa (la calotta inferiore, gli antipodi dove si potrebbe coltivare il pizzetto, per intenderci). Era sera tardi, ero l’ultimo pallone, non posso darle la colpa dello sbrego, non sarebbe riconoscente da parte mia. D’altronde è chiaro: quando si è ottantaquattro fratelli al giorno non è così ovvio avere per tutti la stessa cura. Non è mancanza d’amore. È mancanza di sonno. Quindi, s’è detto, divago per paura.

Zidane allenatore. Il paradosso di un mister che non potrà mai dire “fate come facevo io”

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Questo pezzo è uscito originariamente su Ultimo Uomo. Ringraziamo autore e testata. di Daniele Manusia Dallo scorso 26 giugno Zinedine Zidane è ufficialmente il tecnico della squadra B del Real Madrid, retrocessa al termine della scorsa stagione in terza divisione. Dopo un anno da vice di Ancelotti si era parlato di Zidane come possibile allenatore […]

Il paradosso Gourcuff

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em>Questo pezzo è uscito su L’Ultimo Uomo.

Yoann Gourcuff ha ventisette anni, l’età migliore per affrontare il Mondiale brasiliano, e ne avrà ventinove quando la Francia ospiterà il prossimo Europeo, eppure le probabilità che partecipi a una di queste due competizioni sono prossime allo zero. Tormentato dagli infortuni, arrivato a Lione (per 22 milioni più bonus) quando il Lione ha cominciato il proprio declino dentro e fuori dai confini francesi, messo in ombra dall’esplosione recente della generazione di Alexandre Lacazette e Clément Grenier, prodotti del vivaio lionese. Grenier a ventidue anni è capitano, organizza pizza party per la squadra nei periodi difficili e ha preso il suo posto in campo, al centro del gioco del Lione; Gourcuff, costretto spesso sulla fascia, è il giocatore con lo stipendio più alto della rosa che lo scorso anno ha totalizzato appena 18 presenze (e quello prima 13 presenze, di cui solo 10 da titolare; il che significa che nelle ultime due stagioni ha realizzato appena 5 gol e 4 assist). Sull’ultimo numero di France Football è rappresentato in una vignetta sulle spalle di Jean-Michel Aulas, presidente dell’OL che, a uno sportello del Tesoro, con la faccia rossa e sudata dalla fatica, chiede una riduzione delle tasse per «persone a carico». Nella vignetta YG ha un sorriso stupido e gira la testa in direzione di una farfalla.

Su Francesco Totti

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Questo pezzo è uscito sul blog l’Ultimo Uomo.

Quando ho pensato per la prima volta di scrivere di Francesco Totti la stagione 2012-2013 non era ancora finita e la Roma aveva ancora la possibilità di qualificarsi per l’Europa League arrivando quinta e soprattutto la finale di Coppa Italia da giocare contro la Lazio.  Totti era in uno splendido momento. Il diciassette marzo aveva segnato il suo duecentoventiseiesimo gol in Serie A contro il Parma, superando Nordahl e prendendosi in solitaria il secondo posto della classifica marcatori all time del campionato. Si parlava dell’inseguimento al record assoluto di Piola e ci si chiedeva quanto ci avrebbe messo a segnare i 47 gol restanti. Totti diceva di non ricordare nessun italiano più forte di lui perché «i numeri parlano chiaro» e si parlava addirittura di un possibile ritorno in Nazionale, del Mondiale brasiliano della prossima estate.

Vikash Dhorasoo. La vita è una e la maggior parte di noi la passa in panchina

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Questo pezzo è uscito su Vice.

The Substitute è il film girato da Vikash Dhorasoo durante quel mondiale del 2006 passato quasi interamente in panchina. A 36 anni, quel mondiale avrebbe potuto essere l’happy-ending  di una carriera complicata da un carattere difficile (problemi con gli allenatori, pochi amici tra i calciatori). Una ciliegina senza torta, o quasi (ha comunque vinto due campionati da titolare nel Lione di Le Guen). Se lo era conquistato giocando praticamente tutte le partite di qualificazione. In nazionale poi aveva ritrovato l’allenatore più amato, Raymond Domenech, con cui dieci anni prima aveva partecipato alle Olimpiadi con la nazionale under 21. Ma quello del 2006 sarebbe stato sopratutto il mondiale del ritorno di Zidane e dell’esplosione di Ribery (che ha esordito in nazionale proprio in Germania). Il video qui sopra mostra i dieci minuti di Dhorasoo contro la Svizzera, prima partita del girone, a cui vanno aggiunti altri sei minuti contro la Corea del Sud pochi giorni dopo, per avere l’integralità del suo contributo alla spedizione francese. Quel tiro di controbalzo su assist di Luis Saha è l’unica occasione avuta da Dhorasoo per cambiare, non sapremo mai come, mai quanto, il suo ruolo in quel mondiale e, probabilmente, il ricordo che i francesi avrebbero avuto di lui.

Mario Balotelli: una visita guidata

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Tra poche ore l’Italia giocherà la seconda partita degli Europei. Pubblichiamo un racconto di Francesco Pacifico, contenuto nell’antologia «Ogni maledetta domenica. Otto storie di calcio» uscita nel 2010, che decostruisce splendori e miserie del «caso Balotelli».

«L’infanzia difficile, il pallone come unica arma di riscatto sociale e un sogno nel cassetto: quello di diventare calciatore…»

Non gliela si fa ai giornalisti sportivi: hanno un cuore tenero e un armamentario di immagini retoriche per far sentire al lettore da bar – una nevicata di sfoglie di cornetto sulla pagina aperta – che leggere un quotidiano sportivo non è un’attività alienante. Questo giornale contiene valori!

«Se saltelli muore Balotelli», gridano alcuni dei lettori dei quotidiani sportivi quando, lasciato il giornale sul tavolino del bar, si ritrovano allo stadio per la partita – in questo caso Juve-Inter di campionato, primavera 2009.

Una giornata di campionato

di Nicola Lagioia

La diciannovesima giornata di serie A del campionato 2011/12, vale a dire il giro di boa, il turno che segna la fine del girone d’andata, è la conferma squillante di come io abbia fatto bene, negli ultimi anni, ad allontanarmi da questo torneo, cioè a restarci sempre più attaccato considerandolo non un rito (impossibile), o la manifestazione sportiva che non è ormai da tempo, ma uno schermo abbastanza fedele sul quale seguire le vicende della pornografia di massa nazionale.