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A teatro con Roberto Bolaño

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Difficile portare in scena Bolaño! A Modena ci hanno provato dei ragazzi giovanissimi, freschi d’accademia e carichi di quell’energia sacra giovanile che è di per sé già spettacolo, guidati dal regista croato Ivica Buljan. «Universo Bolaño» ruota soprattutto attorno a «2666», opera mondo e ultima fatica dell’autore cileno scomparso a 53 anni, di cui restituisce soprattutto la ferinità allucinata.

Il primo atto che si svolge al bar del Teatro delle Passioni, con la gente seduta ai tavoli, è una presentazione alla voga brechtiana dello scrittore – corredata di cartelli, canti e didascalie – dove comincia a snodarsi “la parte dei critici”. Ci si muove poi in teatro, dove tra concerti punk, riti orgiastici e atti dissacratori (come pisciare in scena) prendono corpo i successivi tre libri dell’opera.

A volte si fatica, con tanta, troppa parte del romanzo restituita come puro testo letterario, secondo uno schema ronconiano poco digerito – a cui fanno seguito tante, troppe azioni sceniche senza una vera necessità, che non sia quella di far muovere i corpi sovrastati dalle parole. Altre volte invece si resta ipnotizzati, come nella “parte dei delitti”, dove prende il sopravvento il lato più oscuro della vicenda, ispirato a una storia vera, quella delle morti di Ciudad Juarez, in Messico, dove dal 1993 e per molti anni, centinaia, forse migliaia di ragazze giovani sono state stuprate e barbaramente uccise (è proprio da questa vicenda che nasce il termine, oggi tristemente diffuso, di “femminicidio”).

Straordinarie soprattutto le attrici, che devono farsi carico dell’orrore sul proprio corpo, cercando di restituirci attraverso l’esorcismo del teatro ciò che resta di umano dopo lo scempio che l’uomo stesso immagina e compie.

Dell’ultimo libro, dedicato all’identità del misterioso scrittore tedesco Benno von Arcimboldi, non c’è traccia. Buljan decide di non includerlo, rendendo così in parte superfluo anche l’excursus del primo atto. Lo sguardo dello spettacolo si posa soprattutto sul lato più corrosivo e pulp dell’opera di Bolaño, percorrendo così una strada assai rischiosa: l’appiattimento nelle spire del genere letterario, quel miscuglio di hard boiled e noir di cui lo scrittore sarebbe interprete contemporaneo, un cuoco rivisitatore in salsa postmoderna. Che è una lettura fuorviante.

L’opera di Bolaño è ovviamente molto di più, proprio perché travalica il genere e inventa un mondo grottesco che è allo stesso tempo ironico e drammatico senza smorzare uno dei due aspetti in favore dell’altro. Sesso, violenza e – soprattutto – il loro utilizzo in chiave scandalosa sono codici del Novecento, tanto letterario quanto teatrale, che conosciamo bene; tuttavia nel nostro presente, dove lo scandalo si è trasformato in una categoria merceologia e in pratica pubblicitaria, esso rappresenta la via più spiccia alla richiesta di attenzione da parte dell’artista.

Il XXI secolo è altrove, nella reinvenzione di mondi che è anche redenzione dalla tentazione dello scandalo per lo scandalo, dello shock per lo shock, e Bolaño in questo senso, nonostante sia morto nel 2003, è il primo vero scrittore del XXI secolo.

Ma «Universo Bolaño» è anche e soprattutto un esorcismo dei tanti fantasmi del contemporaneo che lo scrittore cileno è in grado di evocare e che la compagnia di sedici giovani attori voluta da ERT – Emilia Romagna Teatro sa evocare con spietata ed energica spregiudicatezza. Vale la pena ricordare i loro nomi: Mauro Bernardi, Federico Calistri, Serena De Siena, Massimiliano Di Corato, Fonte Fantasia, Alessio Genchi, Paola Giglio, Nicole Guerzoni, Valentina Mandruzzato, Alain Marin, Ksenija Martinovic, Silvia Piovan, Matteo Prosperi, Giuseppe Scoditti, Giovanni Serratore, Sofia Taglioni.

È soprattutto nei loro corpi, nel vitalismo della loro presenza in scena che risiede la scintilla più viva dello spettacolo, rimasto in scena fino al 2 aprile scorso al Teatro delle Passioni.

Graziano Graziani (Roma, 1978) è scrittore e critico teatrale. Collabora con Radio 3 Rai (Fahrenheit, Tre Soldi) e Rai 5 (Memo). Caporedattore del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha collaborato con Paese Sera, Frigidaire, Il Nuovo Male, Carta e ha scritto per diverse altre testate (Opera Mundi, Lo Straniero, Diario). Ha pubblicato vari saggi di teatro e curato volumi per Editoria&Spettacolo e Titivillus. Ha pubblicato l’opera narrativa Esperia (Gaffi, 2008); una prosa teatralizzata sugli ultimi giorni di vita di Van Gogh dal titolo Il ritratto del dottor Gachet (La Camera Verde, 2009); I sonetti der Corvaccio (La Camera Verde, 2011), una Spoon River in 108 sonetti romaneschi; i reportage narrativi sulla micronazioni Stati d’eccezione. Cosa sono le micronazioni? (Edizioni dell’Asino, Roma, 2012). Cura un blog intitolato anch’esso Stati d’Eccezione.
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