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Teoria botanica delle famiglie allargate: Elisa Casseri

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di Natalia La Terza

In uno dei miei TED talk preferiti, la scrittrice statunitense Lidia Yuknavitch, autrice del coraggioso Il libro di Joan, uscito in Italia per Einaudi, raccontava in 13 minuti, con Dr. Martens di un colore, calzini di un altro e un coloratissimo abito a fiori quale fosse la bellezza di essere una misfit, una disadattata. Era un racconto che le era familiare, perché era la storia della sua vita.

A soli trent’anni Lidia aveva all’attivo due matrimoni falliti, tre espulsioni dal college, periodi di rehab e di galera e, come se non ci fosse fine al peggio, sua figlia era morta il giorno in cui era nata. Il suo sogno di diventare una scrittrice era rimasto “una piccola pietra triste in gola”, eppure.

Eppure un giorno un suo racconto “su come il dolore e la perdita possono farti impazzire” vince un premio letterario,e il premio è andare a New York a conoscere tre scrittori: a lei la scelta. È una giornata che passa a fissare incredula la lettera del premio – in cucina, in reggiseno e mutande, tenendo in mano un bicchiere di vodka, ghiaccio e lime. Ma poi parte.

New York, “dove sono gli scrittori”. New York, dove c’è quello che lei sogna: editori, autori, agenti. Lidia sceglierà di incontrare tre scrittrici insolite: Carole Maso, Lynne Tillman e Peggy Phelan. Ma il nodo di questa storia – e ciò che la rende inaspettata e coinvolgente – non sta negli incontri che la protagonista avrà con loro, quanto negli appuntamenti che Lidia avrà con chi vuole da lei la stessa cosa che lei desidera: che Lidia scriva. Farrar, Straus and Giroux, l’editore di Flannery O’Connor, le propone di pubblicare un libro, e lei non riesce a spiccicare una parola.

Il redattore capo di W.W. Norton le dice di mandargli qualcosa e lei non fa niente. Tiene una lettura al National Poetry Club, l’agente Katharine Kidde le propone di rappresentarla immediatamente e lei risponde che ci deve pensare. Le persone come lei, dice Yuknavitch sul palco rosso del TED talk, hanno difficoltà a dire di sì. Fanno fatica a scegliere la cosa più importante per loro anche quando ce l’hanno davanti. Si vergognano a volere qualcosa di buono.

Ho ripensato a questa conferenza a tre anni di distanza leggendo il nuovo romanzo di Elisa Casseri, La botanica delle bugie (Fandango), che ha passaggi come questo: “Quando abbiamo veramente delle cose importanti da dirci, finiamo per non parlare ed è difficile dire se succede perché sappiamo di capirci in ogni caso o perché non ci va di affrontarle, le cose importanti”.

A cinque anni dall’esordio con Teoria idraulica delle famiglie (Elliot) e a quattro dalla vittoria del premio Riccione per il Teatro, la giovane scrittrice del Basso Lazio, tra le migliori promesse della sua generazione, torna con un libro che racconta, con lo stile tra il diaristico e lo scientifico che la contraddistingue, la sua teoria botanica delle famiglie allargate. La germinazione, fioritura, maturazione dei frutti e senescenza di quei legami che stringiamo scegliendo una volta e per sempre i nostri amici, i nostri amanti, le persone che sposiamo e quelle con cui facciamo dei figli. I suoi protagonisti: Nicla, Caterina, Quirino e Giorgio hanno tutti, in maniera diversa, paura dei loro desideri – o come scriverebbe uno scrittore caro a Casseri e suo conterraneo, Tommaso Landolfi, dei loro “rabbiosi desideri d’affetto”.

I desideri dei quattro personaggi sono rabbiosi perché loro cercano di nasconderli, mascherarli, dissimularli. Perché ogni volta che non permettiamo ai nostri desideri di trovare espressione e liberazione, fiction o non fiction, “siamo noi le forze avverse”.

Tutto nasce con un’amicizia. Nicla è una bambina che porta vestiti “tristi, spenti”, che ama rifugiarsi sotto il suo albero di castagno preferito. A scuola passa la ricreazione sempre da sola, finché un giorno le si avvicinano Caterina e Quirino, e le parlano come se fossero amici. Nicla è subito attratta da Caterina, ai suoi occhi così diversa e così adulta rispetto a lei, la sua prima e unica amica che si fa già la ceretta.

È interessante come Caterina si riveli invece ai lettori, nel corso delle 300 pagine del romanzo, il personaggio più complesso e meno sereno, una ragazza che crea per sé trappole non solo emotive ma anche fisiche, che stringe le cinture dei jeans così forte da lasciarsi piccole cicatrici, che tira i lacci delle scarpe tanto da romperli.Caterina, che ha una paura matta “di perdersi, di sollevarsi da terra e sparire”, ma che per l’amica incarna la perfezione:Casseri ha un dono per raccontare l’amore e l’odio estremi e irrazionali dell’amicizia femminile.

Ma Nicla è anche affascinata da Quirino, il suo amico geniale che conosce parole che i suoi coetanei non sanno nemmeno che esistano, il ragazzo che le regala ritagli della tavola periodica con gli elementi che formano il suo nome: il Nichel, il Cloro. Per una come lei sono lettere d’amore. Ma nella “scarsa fiducia” e “totale fallibilità” che Nicla ispira più a se stessa che agli altri, ogni volta che il “cretino” di cui è innamorata si avvicina, lei scappa. E in una di queste ripetizioni cicliche di incontri mancati, che la scrittrice sa rendere sempre drammatiche e divertenti insieme, Quirino, che è pallido e sembra perennemente sul punto di svenire cade invece da un trattore – Nicla tredicenne si dispera pensando che sarà successo qualcosa peggio della morte: “gli taglieranno una gamba, smetterà di camminare, non ti bacerà mai più”.

Così, vivo e con una gamba riattaccata con un chiodo che lo rende più romantico, davanti all’interminabile indecisione di Nicla e prigioniero delle sue debolezze, Quirino decide di sposare Caterina, Nicla per ripicca si mette con Giorgio e nessuno dei quattro è felice. Finché il tormento a catena verrà spezzato ed Elisa Casseri scriverà: “Ci hanno distrutto di più vent’anni di bugie o cinque minuti di verità?”. Proprio nei momenti in cui la verità arriva improvvisa come uno schiaffo e sembra distruggere tutto: Lidia Yuknavitch sul suo aereo di ritorno in Oregon senza un contratto, un libro e un agente quando poteva ottenere tutti e tre; Nicla, Caterina, Quirino e Giorgio che dopo averlo fatto per vent’anni non riescono più a salvare “il costante salvataggio delle apparenze”, c’è la possibilità di reinventarsi. Basta avere il coraggio dei propri desideri.

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