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The Circle di Dave Eggers sulla stampa americana

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di Emanuele Atturo

Mentre Snowden è in giro per la Russia a leggere Dostoevskij e i governi d’Europa scoprono improvvisamente d’essere spiati dagli amici americani, negli Stati Uniti fa discutere il nuovo romanzo di Dave Eggersche ha a che fare proprio con le tematiche della trasparenza dei dati e dell’uso dei social network.

Ambientato in un futuro poco definito – ma verosimilmente non troppo lontano – il romanzo racconta il percorso di Mae Holland all’interno della gigantesca internet company The Circle, da cui viene assunta dopo la laurea in psicologia. L’ingresso nell’azienda comporta l’entrata a far parte di una comunità esclusiva e di un campus (modellato su quelli della Silicon Valley), dove gli aspetti che sembrano inizialmente brillanti e levigati diventano progressivamente sempre più sinistri e opprimenti. Quello che viene richiesto a Mae è di rinunciare alla propria privacy per scegliere un regime di trasparenza assoluta, che consiste per lo più nel condividere su internet qualsiasi esperienza vissuta, da una gita in kayak alla comparsa di un brufolo.

Punto d’arrivo di questo processo è l’installazione di una telecamera da indossare giorno e notte, che trasmette direttamente in streaming la propria vita.

Il titolo – The Circle – evoca la circolarità della struttura panoptica immaginata da Foucault in un regime di sorveglianza perfetta, fondato cioè sul perenne controllo reciproco, assicurato oggi da quel desiderio di visibilità alla base dell’uso dei social network che tende ad abbattere i confini tra pubblico e privato. Sono questi gli aspetti del romanzo che Ellen Ullman mette in evidenza nella sua recensione sull’inserto letterario del New York Times.

Secondo la Ullman, The Circle rappresenterebbe una sorta di Grande Fratello aggiornato al tempo dei social network, una distopia sul nostro esibizionismo, che nel libro è quello della protagonista, Mae Holland: “Il male nel futuro apparirà sempre più somigliante alla banale Mae che all’occhio sospeso nell’oscurità del Grande Fratello”.

Il libro riuscirebbe a creare un’atmosfera talmente indigeribile, soprattutto per chi è abituato a vivere in costante connessione con i propri profili social, che Jane Ciabattari sul Boston Globe arriva a dire: “Quando ho finito di leggere il bello e caustico romanzo di Eggers ho avuto voglia di disconnettermi da tutti i dispositivi online e ritirarmi per un po’ in un mondo sotterraneo. Penso che fosse quello che lui aveva in mente”.

Stando a quanto si legge su Salon, l’effetto potrebbe arrivare ad essere un esodo di massa dai social network verso una sorta di condizione ascetica, lontana dal futile compiacimento di like e retweet: “Ho letto The Circle e mi ha spaventato così tanto che ho deciso di prendere una pausa dai social media. Ho chiesto a uno dei miei migliori amici di cambiare la mia password, perché non credevo di poter resistere alle sirene dell’informazione senza fine, di commenti, retweet e likes”.

Alcuni studi hanno dimostrato che nel momento in cui qualcuno interagisce con noi su Facebook o Twitter, riceviamo una piccola scarica di adrenalina che, alla lunga, può creare dipendenza. Secondo Michele Filegate The Circle avrebbe il merito di metterci di fronte a questa nostra dipendenza, problematizzandola.

Molti mettono però in evidenza come questo aspetto oscuro e distopico dei social network nel libro sia piuttosto caricaturale, e tutto sommato generato da un’ingenuità quasi naif dei personaggi: “Non ho mai incontrato nessuno così tardo e sprovveduto riguardo ai social media come lo sono rozzamente i personaggi di questo libro” fa notare Alexis Madrigal sull’Atlantic. Nello stesso articolo si sostiene che le persone, nella realtà, sono molto più consce riguardo ai vantaggi e ai rischi connessi all’uso di Internet e che Eggers, in generale, non pare aver capito molto di come funzioni la rete, il che non è esattamente il massimo se vuoi dedicarci un libro.

Jessica Winter su Slate passa in rassegna, con piglio spietato, un buon numero di falle che l’ingenuo immaginario virtuale di Eggers ha creato. La Winter mette le mani avanti verso chi potrebbe pensare stia disperatamente cercando peli nell’uovo: “Quando stai leggendo un romanzo su Internet scritto da uno scrittore che non ha chiaro cosa è un sistema operative tutto inizia a sembrare come qualcosa che non è solo un pelo dell’uovo”.

La stessa inconsistenza dei personaggi è evidenziata dalla CNN, secondo cui “Nessuno dei caratteri è pienamente formato, almeno abbastanza da sembrare reale”.

Altri, invece, come Pop Matters vedono proprio nella semplicità di questi personaggi una tangibile evoluzione nello stile di Eggers, finalmente uscito dai labirinti del postmoderno. Come se l’urgenza di parlare di temi di stringente attualità abbia sovrastato la cura maniacale – e la tendenza un po’ a strafare – che Eggers solitamente esercita sul suo stile. “Il risultato è un romanzo ben confezionato. Si legge come il lavoro di qualcuno che è recentemente entrato nella categoria degli scrittori seri”.

Un’urgenza che, stando all’intervista che Eggers ha rilasciato al Telegraph, viene dall’aver vissuto per più di vent’anni in California, a pochi metri dall’eldorado delle aziende informatiche.

Il titolo, The Circle, è innanzitutto il nome del gigante informatico che è al centro di questa distopia e che somiglia a un’ideale fusione tra Google, Paypal, Pinterest, Twitter e Facebook. Nonostante Eggers, parlando del suo metodo di lavoro, sostenga di non aver fatto alcun particolare lavoro di documentazione per scrivere il libro, evitando di proposito di studiare le aziende appena citate e di intervistarne i dipendenti. Come sottolinea in questa intervista a McSweeney’s, l’intento era quello di non essere influenzato da compagnie esistenti per mantenere il libro libero da qualsiasi riferimento alla realtà.

C’è però chi sostiene che un lavoro di documentazione un po’ sporco Eggers lo abbia fatto. Il romanzo ha fatto discutere infatti anche per un possibile plagio, rivendicato da Kate Losse, ex dipendente di Facebook e autrice del memoir The Boy Kings: A Journey into the Heart of the Social Network. Secondo la Loss le ricerche di Eggers si sono spinte così in là da aver non solo deliberatamente copiato il suo lavoro, ma di averlo fatto persino male: “All’apparenza, il libro è ricalcato sul mio in maniera irritante, e l’ho scritto io per prima (e immagino che il mio sia più autentico e scritto meglio dal momento che ho vissuto e lavorato sul serio in questo mondo e sono anch’io una brava scrittrice)”.

La Losse, in un paradosso complottistico, invita tutti a riflettere sul fatto che se “Se dici ‘Mae Holland’; viene fuori un suono con la stessa struttura fonetica del mio nome”. Da parte sua Eggers sostiene di non aver mai letto il libro della Losse, ribadendo ancora una volta che The Circle non ha nulla a che fare con aziende esistenti.

Anche sul New Yorker – in un lungo e splendido articolo che approfondisce i temi dell’apertura e della trasparenza dei dati – si evidenziano le assonanze fra alcuni discorsi di Zuckerberg e dei passaggi di The Circle.

Nello stesso articolo si sottolinea un elemento importante, che riesce forse a rispondere all’insieme di queste critiche. Cioè che si tratta di un romanzo: “un romanzo con le sue ansie. È il racconto di un osservatore, non di un partecipante. (…)Che se non è in grado di offrire la chiusura di un cerchio, per lo meno è in grado di fornire una scheggia essenziale di verità”

L’impressione è che a Eggers non interessasse più di tanto restituire accuratamente il funzionamento dei mondi descritti, quanto piuttosto studiare “le implicazioni nelle relazioni umane che hanno questi dispositivi”, come l’autore rivela sempre su McSweeney’s.

Se l’operazione dello scrittore statunitense ha un limite, forse, non va dunque ricercato nella scarsa precisione descrittiva dell’universo narrato, ma in quello che – spostandoci in Italia – mette in evidenza Vincenzo Latronico sulle pagine de Il Sole24 Ore; il limite del romanzo di Eggers sembra quello di essere stato pensato come una predica a degli inconvertibili: quanti davvero, dopo aver letto il libro, sceglieranno un virtuoso isolamento e quanti, invece, ne discuteranno subito sui social network?

Commenti
5 Commenti a “The Circle di Dave Eggers sulla stampa americana”
  1. Sascha scrive:

    Dice tale Jessica Winters: “Quando stai leggendo un romanzo su Internet scritto da uno scrittore che non ha chiaro cosa è un sistema operative tutto inizia a sembrare come qualcosa che non è solo un pelo dell’uovo”.

    Penso io: quando stai leggendo una recensione di un romanzo su Internet scritta da qualcuno che non ha chiaro cosa è un romanzo tutto inizia a sembrare come qualcosa che è una presa per il culo.

    Cioè, dobbiamo preoccuparci delle opinioni ‘artistiche’ di alcuni dipendenti dell’industria digitale che fanno il loro onesto lavoro di contar balle?

  2. paolo scrive:

    leggo, da più parti, che il nuovo romanzo di Dave Eggers The Circle ha fatto “flop”.
    Io sono un semplice cittadino di nazionalità italiana, non appartengo alla “casta”, non ho a disposizione “gratuita” i media pubblici (quindi commento sui siti altrui per bontà dei loro proprietari che mi tollerano) e neppure sono amico né parente di chi in Italia oggi “conta” (o pensa, finora, di contare!), perché da solo, senza raccomandazioni, e con tanti sacrifici ho fatto carriera (psicoterapeuta),
    tuttavia – e ne sono orgoglioso – il mio recente “Il manuale pratico del benessere” (edito dall’ Editore Ipertesto e patrocinato club UNESCO, che ha creduto in questo Manuale!), ha, oggi in Italia, molto più successo del super pubblicizzato romanzo THE CIRCLE di Dave Eggers!
    Solo con il “passaparola” di chi in Italia ha finora letto il libro (anche solo alcuni capitoli significativi) e ha, the subito, ottenuto quanto propone a chi non può permettersi di pagare esosi onorari ad un terapeuta!
    Ancora: ricevo ogni settimana (!) telefonate ed anche lettere, molto umane e cordiali, da parte di persone sconosciute che, nei vari paesi della nostra Penisola, mi ringraziano per quanto sono riusciti ad ottenere in breve tempo, the soli e con modesta spesa. Semplicemnte leggendo, ma soprattutto mettendo in pratica le quasi 600 pagine del Manuale che, quest’anno, è giunto alla sua seconda edizione italiana, senza “bustarelle” e senza raccomandazioni inutili. Tuttavia con tante difficoltà!

  3. Gugliemo scrive:

    Scusa Paolo, ma cosa c’entra?
    Mi spiace molto per questa accuse a Eggers. Sono un suo grande ammiratore e, benchè capisca la sua scarsa attenzione al fenomeno social, capisco che non è quello di cui veramente voleva parlare.
    E talvolta, se non sempre, la letteratura è letteratura e va presa come tale.

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  1. […] molto aggiungere a questi dischi rotti e consunti dall’uso e abuso. Più articolato e dottrinale Emanuele Atturo su Minima&moralia che ripercorre come la stampa americana ne ha parlato in modo diffuso, ma allora, visto che 2+2 fa […]



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