the-deuce-pilot1

“The Deuce”: ascesa e caduta dell’industria pornografica americana

the-deuce-pilot1

Questo pezzo è apparso sul Venerdì di Repubblica.

Negli anni settanta la “Deuce” era il nome con cui i newyorchesi chiamavano la Quarantaduesima strada di Manhattan, a pochi passi da Times Square: un lungo marciapiede affollato di prostitute e un’infilata di cinema grindhouse aperti tutta la notte che davano film in programmazione continua e un rifugio temporaneo a senzatetto o piccoli criminali in fuga. Ambientata in quegli anni e in quella strada, The Deuce è la serie tv con cui è finalmente risorto il “dream team” di The Wire (artefici dell’operazione sono i produttori, scrittori e sceneggiatori David Simon e George Pelecanos) per raccontare ascesa e caduta dell’industria pornografica americana.

Al centro della serie c’è la storia (vera) dei gemelli Vincent e Frankie Martino, assoldati a inizio anni settanta dalla mafia italo-americana per controllare il mercato della pornografia a New York. Ideata, scritta e prodotta da Simon e Pelecanos, la serie ha come protagonisti James Franco, nel duplice ruolo dei gemelli Martino (e anche regista di un paio di episodi della serie), e Maggie Gyllenhaal, nei panni di Eileen “Candy” Merrell, ragazza madre e veterana dei marciapiedi della Quarantaduesima. Ci sono poi, di ritorno dal cast e dalla crew di The Wire, gli attori Anwan Glover, Gbenga Akinnagbe, Lawrence Gilliard Jr., Michael Kristoff e Chris Bauer, i registi Ernest R. Dickerson, Alex Hall e Uta Briesewitz, lo scrittore e sceneggiatore Richard Price, e Nina Kostroff Noble, produttrice esecutiva della serie. Con una prima stagione di otto episodi e in onda dal 10 settembre su HBO e in autunno in Italia su Sky Atlantic HD, The Deuce è stata presentata nei giorni scorsi in anteprima mondiale allo Split Screen Festival, all’IFC Center di New York.

“A fare scoprire a me e a David Simon la storia dei fratelli Martino è stato Marc Henry Jones, oggi co-produttore della serie”, racconta Pelecanos spiegando ragioni e genesi di The Deuce. “Un giorno ci ha presentati a un tizio che negli anni settanta aveva lavorato con i Martino nei bar di Times Square. All’epoca erano bar frequentati da prostitute, protettori, pornostar, giornalisti, musicisti, registi, outsider e balordi di ogni genere. È bastato parlare un’ora con lui per sapere che avremmo scritto una serie su Vincent e Frankie Martino e sulla New York di quegli anni. Quella dei Martino era una storia talmente complessa che andava raccontata, restituendo a entrambi la meritata dose di umanità”.

Simon e Pelecanos hanno affidato la regia dell’episodio pilota a Michelle MacLaren (Breaking BadGame of ThronesWestworld), con l’indicazione di dirigerlo come un film girato negli anni settanta. Omaggi e citazioni abbondano – dai cartelloni luminosi che annunciano la programmazione del Conformista di Bernardo Bertolucci e L’uccello delle piume di cristallo di Dario Argento, alle atmosfere rielaborate di film come Mean Streets e Taxi Driver di Scorsese, Panico a Needle Park di Schatzberg, Il braccio violento della legge di Friedkin o Shaft il detective di Gordon Parks – creando uno strano ma riuscito effetto postmoderno, di cinema dentro il cinema, o di cinema-exploitation.

Sceneggiatori, attori e registi della serie sembrano avere metabolizzato un decennio di film di culto e b-movie, black e sex-exploitation incluse, remixandoli con l’umorismo e la perfezione di dialoghi in pieno stile The Wire, e creando un’opera che non è nostalgica ma nuova. “Sapevamo che lavorare a una serie tv ambientata a New York e ricreare una Times Square che oggi non esiste più sarebbe stato un progetto ambizioso e potenzialmente destinato a fallire. È una delle ragioni per cui abbiamo deciso di farlo”, dice ancora Pelecanos, attribuendo i dovuti meriti della realizzazione alla regia visionaria di Maclaren e degli altri registi della serie (oltre ai citati Dickerson, Hall, Briesewitz e Franco, c’è Roxann Dawson, già regista per The Americans e House of Cards) e alle interpretazioni di Franco e Gyllenhaal.

Co-produttrice della serie, oltre che protagonista, Maggie Gyllenhaal ha contribuito alla costruzione del suo personaggio, curioso mix di donna liberata e sottomessa, erotica nei pensieri oltre che nelle azioni, un incrocio tra la Jeanne Dielman di Chantal Akerman e la pornostar, regista e produttrice americana Annie Sprinkle (dice Gyllenhaal: “Annie Sprinkle è la prima persona a cui mi sono rivolta per chiedere consiglio su come interpretare la mia Candy”). “Quando mi hanno proposto il ruolo di Candy”, racconta l’attrice, “esistevano solo le sceneggiature dei primi tre episodi. Era un personaggio in divenire, nessuno sapeva che direzione avrebbe preso, ed era una prostituta che avrebbe lavorato nel porno. Conoscevo Simon e Pelecanos, ma non avevo mai lavorato con loro, e volevo qualche garanzia. Volevo essere sicura che insieme al mio corpo volessero anche le mie opinioni. Ho chiesto di entrare nel progetto anche come produttrice, e quando hanno detto di sì ho accettato la parte”.

Eileen “Candy” Merrell è una prostituta che a differenza delle sue colleghe lavora in proprio, senza protettori e assumendosi tutti i rischi del mestiere. Nel pilota della serie la vediamo chiacchierare e battere sul marciapiede della Quarantaduesima, impegnata a contare i soldi nel suo appartamento downtown, o a trattare su costi e prestazioni con un giovane cliente in una camera d’albergo. Ha un’improbabile (ma perfetta su di lei) parrucca afro bionda e un’esattezza di battute all’altezza della migliore stand-up comedy. Nello stesso episodio la vediamo quasi irriconoscibile con i capelli scuri, un impermeabile e grandi occhiali da sole. È in visita dalla madre e dal figlio piccolo che mantiene facendo del proprio corpo una piccola impresa a gestione individuale. Più avanti nella serie la monotonia della vita di Candy verrà interrotta dall’irrompere dell’industria pornografica. Accadrà anche ai gemelli Martino, barista e padre di famiglia l’uno, dissennato giocatore d’azzardo l’altro. Entrambi finiranno nei giri della criminalità organizzata e della pornografia.

Come Candy i Martino sono personaggi in divenire, e hanno dalla loro la poliedricità di James Franco, impeccabile nell’interpretazione dei due diversi personaggi e nel creare una dimensione di mezzo che fa della relazione tra i fratelli quasi una storia a sé, parallela e verticale rispetto a fondali e trama della serie, comica e sentimentale come la vita. Lo diceva prima Pelecanos: la meritata dose di umanità restituita.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Aggiungi un commento