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The Wolfpack, o della pericolosità del mondo

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Questo pezzo è uscito su Il Venerdì di Repubblica.

Nel settembre 2010 la regista Crystal Mosel porta sei ragazzi nello studio del fotografo Dan Martensen. Il film che sta girando Mosel in quel momento è il magnifico documentario The Wolfpack – Il branco (poi Grand Jury Prize al Sundance Festival e in questi giorni nelle sale italiane distribuito da Wanted), la storia di sei fratelli che (per scelta dei genitori, preoccupati dalla pericolosità del mondo di fuori) hanno trascorso infanzia e adolescenza chiusi in un appartamento del Lower East Side a New York.

Tenuti su dal loro contagioso e potentissimo immaginario i sei fratelli trasformano l’appartamento in un micromondo dove mettere in scena (interpretandoli) i loro film di culto, da Batman a Pulp Fiction, fabbricando da sé copioni, oggetti di scena, costumi. I ragazzi che Mosel porta da Martensen sono loro, i fratelli Angulo. Il fotografo rimane affascinato dalla loro presenza (oltre che dalla storia) e li fotografa.

Nei cinque anni successivi rimane in contatto con loro, li rivede, continua a fotografarli. Ne viene fuori un lavoro parallelo al film ma diversissimo, oggi diventato un libro e una mostra. Il libro si chiama Wolves Like Us: Portraits of the Angulo Brothers (Damiani, pagg. 184, 30 euro) e raccoglie le foto ai sei fratelli realizzate da Dan Martensen.

La mostra è The Wolfpack Show (fino all’1 novembre alla Jeffrey Deitch Gallery di New York), e presenta, insieme alle foto bellissime di Martensen, le preziose opere su carta, i costumi e gli oggetti di scena realizzati dai sei fratelli.

“La mostra è nata come una collaborazione”, racconta oggi Martensen, “e non sarei riuscito a immaginarla altrimenti. L’anno scorso eravamo insieme nel loro appartamento, poco prima di Halloween. Eravamo lì a guardare le foto e farne di nuove, e loro nel frattempo decoravano casa. Guardandoli al lavoro ho capito che era un’esperienza incredibile essere dentro il loro mondo, assistere al modo in cui usando mente, creatività e immaginazione riuscivano a trasformare l’appartamento in un’opera d’arte. E che sarebbe stato bello fare una mostra in cui lo spettatore potesse vivere quella stessa esperienza. Ne ho subito parlato con Mukunda, che dei sei fratelli è quello che si occupa più degli altri di oggetti di scena e allestimenti, e siamo rimasti fino a mezzanotte a progettare la mostra. Che non è una mostra delle mie foto, del mio lavoro. È una mostra su di loro, sul mondo che riescono a creare”.

Nelle foto di Martensen, i sei fratelli sono spesso fuori casa, ritratti in campagna o comunque all’aria aperta. Una sorta di sequel del film in cui li vediamo liberi, in qualche modo padroni di uno spazio che è più mentale che geografico. “L’uscita del film sicuramente ha avuto un impatto positivo sulle loro vite”, continua Martensen, “ma sono sei ragazzi diversi e di età diverse, è difficile fare generalizzare. Di sicuro non è cambiato il loro modo di fare arte. Per loro l’arte è qualcosa che fanno per loro stessi, non per venderla né perché si preoccupano di un potenziale pubblico. È una cosa simile alla meditazione, in cui conta il momento in cui la fai. Se sei in prigione le cose che fai le fai solo per te stesso. Quando impari a lavorare in quel modo, continui a farlo una volta che esci di lì. E non è una mia impressione, lo dico perché è una cosa di cui abbiamo parlato e continuiamo a parlare. E che in qualche modo condividiamo”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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