This flower is scorched

«Come se non bastasse, si sono sciolti i Rem». Questo sms me l’ha mandato un mio caro amico, un martedì notte di settembre.

Nel cinismo galoppante di questi anni tanto decadenti quanto gonfi di informazioni, storielle e sonore stronzate spacciate per notizie, questa dello scioglimento dei Rem ha il potere di rallentare tutto per un po’, fermare il corso iperveloce della nuvola che stiamo diventando.

Parafrasando un vecchio adagio di Springsteen: Elvis ha liberato i nostri corpi, Dylan le nostre menti; diciamo che i Rem hanno spostato l’orizzonte più in alto, in una zona intermedia tra sogno, inconscio e cielo stellato – quelle stelle che cascano dal cielo sciogliendosi come burro, prese in prestito da Patti Smith e affisse al tetro paesaggio che accompagna la più bella canzone scritta sull’impossibilità di fermare un suicidio, in questo caso il suicidio di Kurt Cobain.

L’ultimo disco dei Rem non l’ho neanche ascoltato. (È la bellezza di non essere critici rock di professione.) Alla tv passava il video dell’ultimo singolo: cambiavo canale; sentivo che qualcosa li aveva allontanati da quello che sono stati, malgrado non si trattasse di una canzone orribile; è che, insomma, li percepivo come finiti. Non li sentivo più importanti, non nei nuovi dischi. Nell’ultima intervista ai Rem che ho letto, rilasciata a «Rolling Stone» – ogni membro del gruppo che riceve in una stanza diversa… – Stipe appare sempre più lontano dal suo personaggio di rockstar fascinosa e carismatica, quel suo essere un Morrisey meno paranoico e capace di divertire e divertirsi, di frequentare/trasmettere malinconia e spazi felici con la stessa intensità.

Confessa, nell’intervista, che ultimamente è molto interessato all’uso dei font.
Il rock’n roll o la musica pop in generale sono territori in cui i cliché hanno trovato quella che forse è la loro culla più fertile. Neil Young ha canonizzato uno dei cliché preferiti da rockstar e fan in un verso secco e affilato, pur nella sua inevitabile aura retorica: «It’s better to burn out than to fade away». Insomma, quella frase che Cobain inserì nella sua ultima lettera, e che così bene s’adattava a lui (Cobain) e idealmente anche ai suoi illustri predecessori (e successori) nel grande pantheon dei giovani musicisti morti di vampate finali al culmine del successo.

Esistono tuttavia tante vie per scegliere la fine di una band; e i Rem ne hanno scelta una forse poco affascinante ma di sicuro nobile e coraggiosa: hanno accettato la decadenza, hanno affrontato tutte le stagioni di una vita fino a un lento dissolversi (Collapse into now è titolo del loro ultimo disco), attraversando trent’anni di carriera, superando l’uscita dalla band del batterista Bill Berry, pubblicando album poco riusciti, ma anche riuscendo a regalare ancora grandi canzoni – e The great beyond, Imitation of life, per quanto lontane dai picchi compositivi contenuti in Automatic for the people o, che so, Reckoning, sono belle canzoni.

All’inizio degli anni ’90 i Rem erano con gli U2 la rock band più famosa del pianeta; e come capita a ogni gruppo di successo, i fan dei Rem si dividono in schieramenti e fazioni. Ci sono quelli secondo cui sono finiti con Document; quelli che spostano la fine a New Adventures in hi-fi, l’ultimo disco con Bill Berry; poi i duri e puri, quelli che persino Around the sun è un grande disco, o considerano Accelerate un classico della loro discografia, quando è chiaro che se un gruppo come i Rem decide di guardare al passato, si tratta di un avviso di chiusura, di un’ultima occhiata alla propria giovinezza prima di accettare la fine.
C’è però un punto che mette d’accordo più o meno tutti i fan: l’inarrivabile magia del momento in cui, sul palco, Peter Buck suona alla chitarra note che si avvitano in un giro dolente e circolare, e Michael Stipe attacca a cantare «This flower is scorched»…

È Country Feedback, forse la loro canzone migliore, quella che contiene di sicuro il miglior finale possibile: «It’s crazy what you could have had».

Liborio Conca è nato in provincia di Bari nell’agosto del 1983. Vive a Roma. Collabora con diverse riviste; ha curato per anni la rubrica Re: Books per Il Mucchio Selvaggio. Nel 2018 è uscito il suo primo libro, Rock Lit. Redattore di minima&moralia.
Commenti
7 Commenti a “This flower is scorched”
  1. whiskeysneijder scrive:

    come on, come on/no one can see you cry.

  2. christian raimo scrive:

    bellissimo pezzo

  3. alessandro scrive:

    complimenti. un articolo molto bello. grazie

  4. pamela scrive:

    your eyes are burning holes through me
    // (those) are the eyes that I want you to remember.

  5. Federico Cerminara scrive:

    “… il bello di non essere critici di professione.” Io dei REM conosco pochi singoli (quelli che conoscono tutti insomma … ancora peggio che dire pochi album), e paradossalmente l’ultimo “Collapse into now” è l’unico cd che ho davvero ascoltato. E devo dire, mi piace molto. Segnale chiaro, che evidentemente devo cominciare a viaggiare a ritroso nel tempo. A volte mi sembra di arrivare tardi; così ad esempio ho cominciato ad ascoltare i Litfiba quando è uscito “Mondi sommersi” e, viaggiando all’indietro, dopo qualche mese mi sono innamorato di “17 Re”, “Desaparecido”; grazie a Gianni Maroccolo ho scoperto Lindo Ferretti, i CSI. Insomma benedetti i brutti dischi, se aprono la porta ad un viaggio infinito.

  6. Liborio scrive:

    grazie a christian e alessandro.

    federico, un retropensiero che mi accompagna sempre è quello di quanti possano apprezzare – se non amare – dischi che invece per me sono inferiori rispetto al resto. Anche perché spesso è capitato a me di amare un disco invece rinnegato o quasi da critici e fan. ad esempio il mio disco preferito dei rem è monster. è che subentrano una serie di circostanze che sono estranee del tutto o quasi a una riflessione… musicologica, o robe del genere.

  7. un fan dei REM scrive:

    Ti consiglio di ascoltare l’ultimo lavoro dei REM (eletto tra i primi 5 migliori LP del 2011). Inoltre ti consiglio anche di ascoltare new adventurs in Hifi e moilti altri album “recenti”. Non credo che gli ultimi 15 anni di REM siano stati di basso livello. ANZI !!!. Mi dispiace tantissimo che si siano sciolti ma ti assicuro che l’ultimo LP contiene canzoni MERAVIGLIOSE. (uberlin, Oh my heart, all the best, every day is your to win).

Aggiungi un commento