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Insegniamo l’economia, non solo la teoria neoclassica

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Questo pezzo è uscito su Linkiesta. (Fonte immagine)

di Alberto Mucci

Capelli lunghi, barba incolta e aspetto leggermente trasandato. Lo scorso anno accademico, ad ogni lezione di Filosofia dell’Economia alla London School of Economics (Lse) Thomas Vass si presentava più o meno alla stessa maniera. Durante i seminari non mancava, ad ogni occasione, di contraddire Joe Mazor, titolare della cattedra, e di mettere in dubbio la sua ipotesi di base, quella su cui era basato gran parte del suo corso.

«C’è una frase di Thomas Hobbes che mi piace molto e che mi tornava spesso a mente l’anno scorso durante le lezioni: “Consideriamo gli uomini come se spuntassero dalla terra, ed improvvisamente, come funghi, giungessero all’età adulta senza nessun tipo di legame con gli altri”»., racconta Vass in una conversazione con Linkiesta. In questo contesto il fungo indica un’idea dell’individuo come entità esistente prima della sua interazione con altri individui. Secondo l’ex studente della Lse avere alla base di una teoria un assunto come questo ha poco senso perché gli individui – come appaiono, come sono, come interagiscono e soprattutto le loro idee – si formano all’interno di un sistema complesso determinato da molteplici variabili e non possono esistere in maniera separata da quelle stesse variabili.

Quello stesso anno si è tenuta ad Lse la prima conferenza ufficiale di Rethinking Economics, un gruppo di studenti universitari e docenti il cui scopo è un ripensamento generale dei modelli con cui l’economia viene oggi insegnata. Vass si è precipitato all’evento con entusiasmo e, entrato in contatto con il gruppo, ha proposto di curarsi dell’ampliamento del network americano una volta tornato negli Stati Uniti.

Da Rethinking Economics all’International Student Initiative for Pluralist Economics (Isipe), il passo è stato breve. Il network di studenti provenienti da 30 paesi differenti è arrivato all’attenzione del grande pubblico lo scorso 5 maggio dopo la pubblicazione di una lettera aperta in cui viene chiesto il cambiamento radicale dei curriculum delle facoltà di economia. “Il punto principale – spiega Vass – è che nella maggior parte delle università si insegna soltanto teoria neo-classica, mentre tutte le altre scuole di pensiero sono per lo più ignorate. Una decisione illogica, non perché la teoria neo-classica non sia importante, lo è, ma perché l’economia è una scienza sociale e chi la studia dovrebbe di conseguenza essere esposto alle sue diverse scuole di pensiero”. Dunque, come in qualsiasi altra scienza sociale si studiano contemporaneamente diverse teorie in modo da poter analizzare un fenomeno da diversi punti di vista, in economia bisognerebbe insegnare la scuola economica marxista, quella schumpeteriana,quella austriaca e quella comportamentale.

Oltre a chiedere un pluralismo didattico, i fondatori di Isipe sono preoccupati di come lo studio della loro disciplina sia diventato una mera applicazione di modelli necessariamente semplificati, di statistica ed econometria, senza alcuna preoccupazione dell’interazione dell’economia con le altre importanti variabili di una società complessa. “Voglio essere chiaro fin da subito: non c’è assolutamente nulla di sbagliato nell’insegnare matematica e statistica ma, se si perde il contesto generale, si dimenticano altre importanti variabili come ambiente, benessere, etc”, incalza Nicolò Fraccaroli, studente della Luiss, fondatore di Rethinking Economics Italia e uno dei primi firmatari italiani del manifesto Isipe.

In un articolo scritto da Fraccaroli stesso per presentare l’iniziativa in Italia, l’autore fa riferimento alla visita della Regina d’Inghilterra alla Lse e di come alla sua domanda «com’è possibile che nessuno se ne sia accorto [della crisi economica, ndr]?» gli economisti presenti in aula non hanno saputo rispondere. «Forse, ma è soltanto un’ipotesi, con una visione più ampia e critica di diverse teorie economiche, alcuni studiosi avrebbero saputo rispondere», azzarda il fondatore di Rethinking Economics Italia.

Sia in Italia che all’estero sono numerosi i docenti, gli intellettuali e gli economisti ad aver aderito all’iniziativa. Il più noto tra questi è la nuova star dell’economia Thomas Piketty dichiaratosi “un fermo sostenitore” del progetto, mentre in Italia, alla Luiss, il filosofo Sebastiano Maffettone si è subito dichiarato un aperto sostenitore. Dopo le adesioni e l’attenzione, il primo passo concreto sarà quello del cambiamento dei curriculum. A riguardo sia Vass sia Fraccaroli si dicono fiduciosi della possibilità di un cambiamento “in un futuro non troppo lontano”. Fraccaroli l’aiuto del professor Claudio Sardoni e degli studenti della Sapienza di Roma, sta già organizzando (fuori dai normali orari) corsi introduttivi ad altre teorie economiche, mentre Vass ha in programma a New York, per il prossimo settembre, una grossa conferenza di docenti sostenitori di Isipe.

Può sembrare poco, ma non lo è. Basta pensare: l’élite del pensiero economico di oggi viene nella maggior parte dei casi dalla stessa formazione intellettuale neo-classica. E dato che questa stessa élite occupa oggi le posizioni di potere – sia dal punto di vista economico sia intellettuale – è difficilissimo penetrarla e sfidarla con nuove idee, soprattutto se la generazione che la segue si è laureata su quelle stesse teorie. Il primo passo di qualsiasi cambiamento è saper fare autocritica e poi, di nuovo, critica. Insegnare teorie economiche oltre a quella neo-classica è il primo passo per raggiungere questo scopo.

Commenti
3 Commenti a “Insegniamo l’economia, non solo la teoria neoclassica”
  1. Furio Detti scrive:

    Grande idea e complimenti agli estensori, sperando che prendano in esame anche le teorie di Silvio Gesell e dei “poundiani”… sottolineo solo come la domanda intelligentemente posta da Vass “Perché nessun economista ha previsto la crisi?” è quella che si pone da anni l’uomo della strada, e amaramente replico con un piccolo triste epigramma:

    l’uomo della strada…
    se parla di economia
    intellettuali ed esperti gli danno del qualunquista
    se parla di politica, del fascista.
    se parla di società, del razzista
    l’uomo della strada.

  2. SoloUnaTraccia scrive:

    Idea eccellente. La cui diffusione va affidata a qualche comunicatore di livello perchè mi pare che gli estensori abbiano dei problemini in tal senso.
    Personalmente non avrei avuto alcun problema a rispondere alla regina d’Angleterre la quale, ovviamente, poneva una deprimente domanda retorica (accolta da un silenzio ancora più sconfortante): esercitare il buon senso non è prerogativa nè esclusiva nè precipua dei laureati (figuriamoci poi quelli d’economia).

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