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Topolino a chi?

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di Federico Vergari

La risposta si è fatta un po’ attendere ma è arrivata in queste ore tramite le pagine del quotidiano la Repubblica: “Dispiace un po’ che persone competenti e preparate parlino con tanta leggerezza di uno strumento come Topolino, un giornale che è stato capace, nei suoi ormai 70 anni di vita editoriale, di iniziare alla lettura generazioni di lettori, stimolandone la crescita personale e contribuendo spesso alla formazione di un loro forte senso critico. Topolino ha questa grande capacità di raccontarti la realtà che hai attorno e di farlo in modo divertente e solo in apparenza ‘leggero’ adatto anche ad un pubblico più giovane che spesso lo avvicina soprattutto per la magia delle sue avventure. Riesce a fare divulgazione usando un linguaggio semplice e fruibile, per questo efficace, e chi è esperto di comunicazione sa quanto sia complesso farlo. Topolino è spesso una ‘stazione di partenza’ di percorsi personali ricchi di stimoli e passioni”.

A parlare è Alex Bertani, il direttore di Topolino, magazine che tra poche settimane inizierà i festeggiamenti per i suoi 70 anni di vita. Età che molte testate non osano nemmeno sognare di raggiungere. Quelle politiche, poi.

Ma facciamo prima un passo indietro. Rapido e vicino (nel tempo), ma fondamentale per capire bene l’essenza di tutto.

Poco prima di Natale sulle pagine di Topolino venne pubblicata una storia con protagonista Piero Angela, lo stesso giornalista su quelle pagine fu al centro di una bellissima intervista in cui raccontò che decise di diventare il Piero Angela che conosciamo oggi soltanto a quarant’anni. Prima di quell’età – è vero – era già in Rai ed è vero era già un giornalista, ma la sua aspirazione, la sua necessità di narrare la scienza e fare divulgazione emersero soltanto in età adulta. A quarant’anni appunto.

Ecco, fermiamoci un attimo a ragionare sul senso di questa intervista. Pensiamo a cosa simboleggia Angela per la generazione che ha in questo momento tra i 30 e i 40 anni e pensiamo anche al bagaglio di problematiche che questa generazione si carica ogni giorno sulle spalle. Secondo voi (la domanda è retorica ma nemmeno troppo) quel passaggio in quell’intervista ha fatto bene e ha dato speranza a un trentacinquenne o a un bambino di 8 anni? E la seconda domanda è: davvero a questo punto voi credete che Topolino sia un giornale soltanto per i piccoli?

Torniamo al presente e alla scottante attualità.
Nel corso di poche settimane i personaggi Disney, in particolare quelli che sono soliti vivere nello Stato del Calisota dividendosi tra Paperopoli e Topolinia sono stati presi di mira da alcuni politici italiani e usati come esempio del non saper fare, del fare male, di approssimazione e superficialità.

Ha iniziato Carlo Calenda su Twitter, chiedendosi se Maurizio Gasparri avesse studiato e recuperato dei dati sul Topolino; ha proseguito Massimo Cacciari che ospite di Carta Bianca durante un botta e risposta con Maurizio Belpietro ha testualmente detto: “Se la gente avesse letto qualche libro in più oltre a Topolino, capirebbe molte cose”; per terminare con Nicola Zingaretti che sulla flat tax ha asserito: “È una bufala da Paperon dè Paperoni”.

Fermiamoci un momento per una prima constatazione: sorprende infatti notare come queste affermazioni siano figlie di tre uomini che appartengono a quella parte politica che prima di altri ha capito – almeno in passato – il valore e l’importanza che può avere il linguaggio del fumetto nell’agenda sociale e culturale:sì, stiamo parlando della sinistra.

In mezzo a loro si è poi piazzato l’immancabile ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che commentando alcune critiche mosse alla flat tax da alcuni giornali (è il tema caldo del resto) ha detto: “I numeri dei giornali hanno l’attendibilità di Topolino”.  Lo stesso Salviniche il 18 gennaio scorso parlando del “decretone” contenente Quota 100 e il reddito di cittadinanza abbiamo scoperto dire:“Se puoi sognarlo puoi farlo come diceva Walt Disney”.

Dove sta allora il cortocircuito? Walt Disney è stato un uomo in carne ed ossa, un imprenditore, un audace visionario e le sue parole valgono qualcosa forse per questo? Mentre quelle dei suoi personaggi soltanto perché si rivolgono ai nostri figli (che poi dovrebbero essere il futuro e la prima preoccupazione della classe dirigente) valgono meno? Forse perché a pronunciarle sono topi e paperi antropomorfizzati? Forse perché in fondo alla classe politica italiana interessa il qui e ora e non il lì, domani? Quando lì e domani ci saranno i ragazzini di oggi che sul Topolino sognano, imparano a leggere e iniziano a capire il mondo?

Topolino è di tutti. Me lo disse in un’intervista qualche anno fa Roberto Gagnor storico sceneggiatore Disney che aggiunse poi: “I personaggi non hanno un’appartenenza etnica, religiosa o culturale. Non sono di destra o di sinistra. E anche se scherzano sull’attualità̀, vanno a toccare quanto c’è di universale e di umano, in tutti noi. Oggi come ieri o domani. Al netto di qualunque opinione o religione. Forse è questo che li rende tanto forti. Classici, citando Calvino: non hanno mai finito di dire quello che hanno da dire”.

In realtà in un paio di occasioni il magazine ci provò a entrare nel discorso politico. E ovviamente lo fece bene. Lo ha ricordato lo scorso anno, alla vigilia delle elezioni politiche un bell’articolo di Fumettologica. Nel testo si raccontano due iniziative italiane fatte in casa Disney nel 2001 e nel 2006. Si tratta della ricostruzione di due “esperimenti” elettorali (organizzati in concomitanza con le vere urne) che coinvolsero i lettori nell’esercizio della democrazia, naturalmente in chiave fumettistica.

Toh, un fumetto che spiega qualcosa. Non lo avreste mai detto, vero?

Se non fosse che ci teniamo al nostro Paese, sarebbe quasi il caso di dire che la nostra classe dirigente non si merita Topolino. Ma in realtà non è così. Sarebbe il caso di sognare un premier che Topolino e Paperino li cita per spiegare e divulgare e non per sfottere l’avversario politico di turno. Finché questo non accadrà non aspettiamoci grossi cambiamenti all’orizzonte. La speranza piuttosto può arrivarci da dietro. Da chi ogni mercoledì va in edicola a comprare il Topolino, che tra qualche anno voterà e che magari tra qualche anno ancora avrà voglia di mettersi in gioco per cambiare qualcosa.
Non ce lo meritiamo noi, ma se lo meritano loro. Vi aspettiamo ragazzi, e scusateci.

Commenti
8 Commenti a “Topolino a chi?”
  1. Simone scrive:

    Tutti o quasi abbiamo iniziato a leggere con Topolino. Cacciari lo riconosce esplicitamente. Il problema è quando ci si ferma a Topolino e non si va oltre, specie se a farlo è chi ha grandi responsabilità (come un politico o il direttore di un giornale). È un problema, punto. Soprattutto con il Topolino di questi anni, che sembra aver rinunciato ad educare preferendo una semplificazione e un livellamento al basso che non sembrano fermarsi (questione a cui accenna anche l’articolo di Fumettologica linkato, altro che “E lo fanno bene” come riporta l’articolo) evidenti ad esempio nel linguaggio (che insegue la lingua degli Youtuber adolescenti e di chi parla a loro). Sarebbe stato forse più utile un articolo sul Topolino di ieri e quello di oggi piuttosto che un articolo che sembra ricalcare la retorica élite-popolo (l’accenno al “Topolino è di tutti, non è di destra né di sinistra) che tanto va di moda.

  2. Claudio Giusti scrive:

    Faccio notare che “Topolino” nasce nel 1932 per i tipi della fiorentina Nerbini e che l”attuale “Topolino” sostituì subitaneamente il grande “Topolino giornale” con lo striminzito mensile cui siamo abituati. Mensile diventato successivamente quindicinale e poi settimanale. Per quanto riguarda invece la qualità delle storie temo ci sarà molto da scrivere e mi limito a chiedere un paragone fra le attuali e quelle del periodo 1953 – 1963.

  3. Claudio Giusti scrive:

    Dimenticavo: il primo cartone animato di Topolino è muto e si chiama Plane Crazy che non significa l’aeroplano pazzo, ma pazzo per l’aeroplano.

  4. Federico Vergari scrive:

    Ciao Guido, prometto che penserò a un pezzo che metta a confronto le storie attuali con quelle della decade 53-63- Intanto se può farti piacere ti linko due mie interviste a Roberto Gangor noto sceneggiatore Disney che dice la sua anche sulle storie passate.
    1) https://www.lenius.it/il-verbo-del-topo-intervista-a-roberto-gagnor/
    2) https://www.mixcloud.com/quartadicopertina/quarta-di-copertina-3-puntata-8112017/

  5. Federico Vergari scrive:

    Ciao Simone,
    in realtà il problema è quando viene utilizzato Topolino come metro per svilire qualcosa o qualcuno. “Lo hai letto su Topolino” implicitamente ti dice che non sei preparato e abbassa il livello e la qualità del prodotto editoriale citato. Mi spiace che il mio pezzo non ti sia piaciuto ma francamente non condivido la tua lettura né tanto meno il ricalcare una retorica elite popolo che francamente non vedo.
    Grazie per le tue osservazioni!
    Federico

  6. Maurizio scrive:

    Mah! Ci sono questioni di lana caprina..questa è è di lana topolina, mi ricorda il grande, indimenticato Wolter Weltroni e le figurine Panini. Cacciari, Zingaretti Salvini ecc ecc…ma qualcuno da ancora peso ai commenti di questi personaggi? E’ incontrovertibile che tutti amiamo Topolino e i suoi personaggi ma basta con i weltronismi! Questo blog sta divergendo troppo sul cinema e argomenti ameni trattati con spocchiosa seriosità. Capisco che il panorama culturale, specie quello italiano, fa pena ma per favore: serietà!

  7. claudio giusti scrive:

    Topolino è una faccenda terribilmente seria, come del resto lo è Paperino. Ovviamente dovrei dire i Topolini e i Paperini perché questi solidi personaggi disneyani hanno una vita che si dipana nel cinema a cartoni animati, nel fumetto e nei libri in tempi e paesi diversi. Topo e Papero (in realtà un‘anatra) hanno prodotto un sacco di lavoro e di soldi, come del resto il miracoloso Winnie the Pooh e fanno parte di un immaginario collettivo che non ha molti paragoni al mondo e, anche se hanno combattuto la Seconda Guerra Mondiale, non hanno mai ucciso nessuno e nemmeno combinato disastri economici. Certamente vanno presi per quello che sono come deve avvenire per gli altri personaggio fantastici che sono spesso molto meno positivi dei nostri topi e paperi. Dispiace vedere come la qualità delle storie che si trovano a interpretare oggi sia decisamente inferiore a quella delle storie della mia gioventù, ma non ho perso tutte le speranze di rivedere quei racconti e di leggerne di nuovi all’altezza di quelli vecchi. Personalmente li ringrazio per avere reso felice la mia infanzia e serena la mia vecchiaia.

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