Tra Napoli e il Messico

Questo articolo è apparso sul Riformista

Abbandonare Napoli, per raccontarla nella distanza. Abbandonare il racconto di Napoli (con i suoi cliché, i suoi luoghi comuni, le sue strade abusate), per riavvicinarsi al cuore della città, e ai suoi fantasmi. Fin da subito, è stato questo l’obiettivo di Maurizio Braucci quando ha iniziato a scrivere il romanzo Per sé e per gli altri, ora edito da Mondadori nella collana Strade Blu.

Braucci, già autore del noir Un mare guasto (che presto verrà ripubblicato dalle edizioni e/o) e della raccolta di racconti Una barca di uomini perfetti, è stato uno degli sceneggiatori di Gomorra di Matteo Garrone. Il suo lavoro è stato decisivo nel lento passaggio dal romanzo di Roberto Saviano alla sceneggiatura, e da questa ai palazzoni di Scampia e alla pellicola. «Ma ora avevo bisogno di allontanarmi dal fenomeno-Gomorra», dice al telefono. «C’è il rischio che il filone-Gomorra diventi un modello, premiato nel cinema e nelle case editrici, al di là di quello che hanno fatto Saviano e Garrone. I modelli però si solidificano, e quello che rischia di rimanere sul campo è la voglia di tremendismo, di una Napoli sempre e soltanto maledetta, senza sfumature».

Per sé e per gli altri è sicuramente il lavoro letterario più maturo di Braucci. Ed è interessante ricostruire la genesi del romanzo, e la storia narrata, per capire i modi di questo allontanamento. Per sé e per gli altri racconta il viaggio di un giovane napoletano su e giù per il Messico (un paese che sta implodendo sotto la violenza del narcotraffico e la corruzione diffusissima) alla ricerca della memoria del padre morto in quella terra lontana, dopo che aveva abbandonato molti anni prima lui e la madre: il sarto.

Il sarto (un vero artista nel suo mestiere) era un sarto della camorra. Più precisamente un sarto di alta classe, venuto su dai vicoli ed elevatosi solo grazie al suo talento, che negli anni ottanta vestiva su misura i potenti della città. E quindi i politici, i soloni delle caste professionali… e anche i nuovi boss emergenti. A un certo punto, viene condannato a morte dalla camorra perché non è in grado di ripagare un mucchio di debiti, e solo grazie all’intercessione di un boss magnanimo dei casalesi gli viene concessa la possibilità di sparire e rifarsi una vita al di là dell’Atlantico. Ma senza moglie e figlio. Andato in Messico, il sarto si rimetterà in sesto e inizierà a vestire i potenti di là, ma si dimenticherà presto della sua famiglia italiana. Prenderà una nuova moglie e avrà nuovi figli.

Il romanzo prende il via due mesi dopo la morte del sarto, quando il ragazzo decide di andare nel paese americano per vedere la sua tomba. Scoperta di un nuovo continente, così vicino e così distante, ricerca della memoria del padre e del suo rapporto con l’anima nera di Napoli, viaggio di formazione, incontro con mondi altri… In Per sé e per gli altri, con una scrittura molto controllata e pacata, e un continuo lavorare di sottrazione, sembra esserci tutto, ma la cosa più interessante del libro è che molte delle cose narrate, per quanto incredibili, sono accadute davvero.

Il sarto è esistito davvero, e davvero è morto poco tempo fa. «Non era mio padre», dice Braucci, «ma un mio parente. Davvero, quando ero piccolo, mi è capitato di accompagnarlo nelle ville dei camorristi per consegnare i vestiti. Il sarto non era un camorrista. Non rappresenta la camorra, ma la zona grigia, spesso inafferrabile, con le sue storie minute, che gravita intorno alla camorra. E davvero si è rifatto una vita in Messico».

Braucci si è messo sulle tracce del sarto, e facendolo ha incontrato un paese devastato, in fiamme, in cui ha vissuto per parecchi mesi. «È un luogo in cui avverti costantemente la morte e la violenza. Stando lì, mi sono subito reso conto che il Messico è una metafora concretissima del nostro presente, dell’intreccio tra lecito e illecito, della corruzione di apparati deviati dello Stato, della zona grigia appunto. Il Messico è un posto estremo, proprio come la Napoli degli anni ottanta da cui è fuggito il sarto. Ma la corruzione e lo strapotere delle mafie sono una questione internazionale, riguardano anche quei paesi e quei luoghi meno estremi in cui si avverte meno la loro presenza».

Per Braucci, è la verosimiglianza la chiave della scrittura. Tutto quello di cui scrive (e chi legge ne ha immediata sensazione) è stato vissuto in prima persona da sé o dagli altri, e poi elaborato letterariamente. Poi certo, come nel finale, c’è anche una dose di finzione; ma quando, ad esempio, il protagonista del romanzo finisce quasi per caso a Ciudad Juárez e incontra le madri delle ragazze vittime del feminicidio, o nel Chiapas delle comunità zapatiste, sta ripercorrendo le orme dello stesso autore.

«Per me è importante raccontare le vittime, gli umili, chi subisce le cose, chi prova un immenso dolore, un dolore che in genere non ha parole», continua Braucci. Una delle parti più intense del romanzo è quella sul Chiapas. Benché non venga mai nominato, capiamo subito di essere nella regione dei ribelli e delle comunità di contadini indigeni, una delle quali ha accolto per un po’ di tempo Braucci (e nel romanzo il figlio del sarto). «I contadini sono davvero come i contadini di Silone. Gente poverissima, che viene da secoli di povertà immutabile, con una profonda dignità, quasi disarmante. Ma i capi, i piccoli capi dell’esercito zapatista, sono come i piccoli capi in tutto il mondo: saccenti, autoritari. I peggiori sono gli occidentali, quelli che militano nelle ong filo-zapatiste che ruotano intorno alla regione. Dogmatici, ideologici… Ma anche Marcos ha perso molto della sua influenza. Alle volte sembra un parolaio, di fronte a una miseria nera che rimane tale».

Ma torniamo al sarto. Se Per sé e per gli altri evita costantemente di diventare un tour turistico al di fuori dei giri turistici, è perché dall’inizio alla fine mantiene fermo il suo obiettivo “napoletano”: fare chiarezza sulla seconda vita del sarto, sui motivi della sua fuga improvvisa e definitiva. Alla fine, a spiegare al giovane protagonista come sono andate le cose è un vecchio boss della camorra prossimo alla morte. Pure lui si è rifatto una vita a Città del Messico, reinvestendo i suoi guadagni, mentre ufficialmente – in Italia – è stato dato per morto. Era amico del sarto, anzi era proprio lui il boss magnanimo che gli aveva salvato la vita negli anni ottanta. In molti intravederanno, nel suo ritratto, la vita del più “imprenditore” dei capi casalesi. Tuttavia quello che più conta, in questa ricerca di sé, del proprio padre, della propria terra, delle proprie origini, è la consapevolezza che la verità non può essere mai afferrata completamente. Per quanto ci si sforzi di capire, collegare, ipotizzare, ricercare, ci sono muri insormontabili, zone d’ombra che rimangono tali. La Napoli degli anni ottanta, così come la Napoli di oggi, o il Messico di oggi, con il loro cumulo di violenza e di corruzione possono essere inquadrate (e mai totalmente) solo di sbieco, o nella distanza. Anche correndo il rischio, che quella distanza – il più delle volte – ci lasci paradossalmente freddi di fronte alle cose, alle stesse verità che andavamo cercando.

Alessandro Leogrande è vicedirettore del mensile Lo straniero. Collabora con quotidiani e riviste e conduce trasmissioni per Radiotre. Per L’ancora del Mediterraneo ha pubblicato: Un mare nascosto (2000), Le male vite. Storie di contrabbando e di multinazionali (2003; ripubblicato da Fandango nel 2010), Nel paese dei viceré. L’Italia tra pace e guerra (2006). Nel 2008 esce per Strade Blu Mondadori Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud (Premio Napoli-Libro dell’anno, Premio Sandro Onofri, Premio Omegna, Premio Biblioteche di Roma). Il suo ultimo libro è Il naufragio. Morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), con cui ha vinto il Premio Ryszard Kapuściński e il Premio Paolo Volponi. Per minimum fax ha curato l’antologia di racconti sul calcio Ogni maledetta domenica (2010).
Commenti
Un commento a “Tra Napoli e il Messico”
  1. franca scrive:

    vi segnalo questa recensione al libro di braucci piuttosto interessante:
    http://sabbatiko.blogspot.com/2010/06/sul-libro-per-se-e-per-gli-altri.html

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