roxon bangs

Traducendo La Rock Encyclopedia di Lillian Roxon

roxon bangsPubblicato nel 1969, l’anno del festival di Woodstock, Rock Encyclopedia e altri scritti di Lillian Roxon arriva ora in libreria (a giorni per minimum fax). Di seguito una riflessione che Tiziana Lo Porto ha scritto sul suo lavoro di traduzione al libro.

Segnaliamo che venerdì 26 settembre il libro sarà presentato in anteprima a Roma, al Monk Club, da Emiliano Colasanti e Tiziana Lo Porto e festeggiato con un dj-set di Omaggio a Lillian Roxon(Nella foto, Lillian Roxon con Lester Bangs. Fonte immagine).

 

La prima volta che ho sentito parlare di Lillian Roxon è stato a un festival di cinema. Tra i film minori in programma c’era un documentario che si chiamava Mother of Rock: Lillian Roxon, diretto da Paul Clarke. La scheda del film diceva che era la storia di una giornalista rock australiana (anche se era nata in Italia da genitori polacchi) vissuta a New York negli anni sessanta e settanta e lì diventata amica di molti celebri musicisti rock. Tra i suoi amici c’era Iggie Pop. Nel documentario (che sono andata a vedere) Iggie Pop c’era spesso. Parlava della sua amica giornalista Lillian Roxon con molto affetto e passione, soprattutto trattandola da pari. Lillian Roxon era spiritualmente una come lui. Tornata a casa dopo avere visto il film ho ordinato su Amazon i libri suoi e su di lei in commercio (tutti quanti inediti in Italia). Uno di questi era una vecchia edizione usata di questa fantastica Rock Encyclopedia, l’altro la bella biografia scritta da Robert Milliken, Lillian Roxon, Mother of Rock, che in fondo aveva anche una selezione dei suoi articoli migliori (quelli che trovate in appendice a questa edizione italiana della Rock Encyclopedia). Quando ho iniziato a leggere Lillian Roxon avevo aspettative altissime. Mi aspettavo di trovare una Lester Bangs donna, e non vedevo l’ora. È andata anche meglio di così.

Tradurre ti permette di entrare nella scrittura di un’altra persona. Non è che perdi di vista chi sei, né il tuo modo di scrivere. Solo stabilisci un compromesso tra una scrittura altra e la tua, cercando di arricchire entrambe, creando una scrittura di mezzo che sia pari o addirittura migliore delle due scritture di cui si compone. Con Lillian Roxon la prima difficoltà stava nel fatto che la sua è una scrittura praticamente perfetta. Mai un aggettivo o una frase di troppo, mai un esercizio di stile o un episodio raccontato per vanità (ed essendo stata amica del meglio della scena musicale rock avrebbe avuto molto di cui vantarsi), mai un istante dato al lettore (e al traduttore) per mettere in dubbio la necessità di una parola. Una scrittura da cui c’era solo da imparare.

La seconda difficoltà stava nell’infilata di musicisti e canzoni citate che nell’era di youtube richiedevano una pausa di qualche minuto ogni poche righe di traduzione per verificare il sound e vedere le facce, per sapere com’era la canzone che citava Roxon in quella determinata pagina, perché Lillian Roxon di sicuro scriveva ascoltando molta musica, e tradurla ascoltando quella stessa musica era il minimo che si potesse fare. Youtube ha finito per diventare così una specie di dizionario sentimentale, da consultare a ogni nome di band o musicista citato per stabilirne il correlativo emotivo e sonoro, evocando aggettivi che poi avrei trovato più avanti nell’enciclopedia. Quegli aggettivi, prima ancora di leggerli e tradurli, li ho ascoltati in una canzone dei Bee Gees con un sottofondo orchestrale inequivocabilmente “lussureggiante” o nella voce “sottile e diffidente” di un giovane Leonard Cohen che per la prima volta saliva su un palcoscenico e diventava oltre che poeta e scrittore di romanzi anche cantautore.

Così è andata la storia di questa traduzione. Piena di concerti visti sul piccolo schermo del computer portatile, un po’ sgranati, spesso in bianco e nero, tutti quanti bellissimi. A immaginare una lingua che fosse quella del lì e allora in cui ha abitato Roxon, e che, a dirla con lei, che desse “alle parole la stessa magia della musica”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
Commenti
2 Commenti a “Traducendo La Rock Encyclopedia di Lillian Roxon”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] italiana di “Rock Encyclopedia & altri scritti”, Minimum Fax, appena uscito – definisce “praticamente […]



Aggiungi un commento