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Un libro inattuale: “Tragico tascabile” di Guido Ceronetti

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Questo articolo è uscito in forma più breve su Alias / il manifesto. (Fonte immagine)

Gli osservatori più lucidi dell’attualità sono, spesso, scrittori radicalmente inattuali. E oggi più di ieri occorre, forse, un certo grado inattualità per non rimanere abbagliati dagli idoli del presente e, dunque, per non soggiacervi. Ecco perché Guido Ceronetti continua a rappresentare una presenza tanto disturbante quanto necessaria nel panorama sempre più uniforme e uniformato della cultura italiana. Potremmo definire Ceronetti l’ultimo grande Malpensante, per usare una parola inventata, non a caso, da un autore a lui molto caro, Giacomo Leopardi.

Se nei primi decenni della sua attività Ceronetti si scontrava contro le ideologie allora dominanti, oggi, in tempi di postmodernità liquida, prende soprattutto di mira i dogmi del politicamente corretto. È ciò che accade, per l’appunto, nel suo nuovo libretto, Tragico tascabile (Adelphi, pp. 215, € 14,00), che raduna una serie di acuminate meditazioni incentrate perlopiù su temi di stringente attualità. Il filo conduttore è, come dal titolo, il tragico in forma tascabile, cioè contemporanea: si tratta, a detta dell’autore, di un tragico «più complicato o più esteso, ma non inferiore al dionisiaco o a Shakespeare». Nel suo precedente volumetto aforistico, L’occhio del barbagianni (sempre Adelphi, 2014), Ceronetti aveva affermato che oggi: «Molti vivono nel tragico, e se ne nutrono, ci abitano: ma non avendo il Senso del Tragico (el sentimento trágico de la vida), il tragico non li può redimere o illuminare – né dargli più vita. Il tragico si rattrista di non poter far nulla per loro».

Le tragedie contemporanee si annidano nella quotidianità della cronaca nera: in recenti ed eclatanti episodi, come il delitto di Novi Ligure, o in storie ormai dimenticate, come il controverso caso di Rosa Vercesi e dell’omicidio della sua giovane amica, del quale Ceronetti si era già occupato in un fortunato libro (pubblicato da Einaudi nel 2000), a cui, in questo volumetto, aggiunge dei sapidi paralipomena.

Come la maggior parte delle raccolte di scritti ceronettiani, Tragico tascabile è un libro che si può percorrere in più direzioni: si può leggerlo linearmente dal’inizio alla fine, o sceglierne un singolo frammento scorrendo l’indice, oppure, ancora, aprirlo a caso, a caccia di folgoranti gemme aforistiche.

La cronaca politica odierna ci stimola a soffermarci con particolare attenzione sulle pagine riguardanti la Grecia, a cui l’autore dedica, fra l’altro, questa ineccepibile riflessione: «Fa sorridere sentir parlare di debito greco! Tutto il genere umano è debitore verso la Grecia. L’Europa per prima, naturalmente, e la Germania prima dei primi: per il suo sistema nominale, per l’inaudita energia irradiata attraverso la sua filosofia e la ricostruzione del suo messaggio ellenico attraverso i suoi filologi». Se, da un lato, Ceronetti rifiuta nettamente il bieco economicismo imperante, dall’altro, non risparmia i suoi strali neanche ai greci di oggi: «potrei dire che, nonostante l’identità nominale, la Grecia ha rinnegato l’Ellade». Del resto, il suo discorso non propugna certamente l’uscita dall’euro quale panacea della crisi: «L’euro è rifugio antiatomico: è scomodo, ci si sta stretti, ma fuori è peggio». Più in generale, al contrario dei politici di professione, Ceronetti non spaccia soluzioni a buon mercato, non alimenta false speranze, attuabili in un futuro più o meno prossimo («I venditori di futuro sono anime vendute»). Per tali ragioni il pensiero di questo Filosofo Ignoto risulta scomodo sia per la destra, sia per la sinistra, e non può essere asservito a nessuna causa ideologica.

Nel libro si affrontano anche molti altri argomenti: ci sono polemiche tipicamente ceronettiane contro la pervasività della tecnologia, la fecondazione artificiale, la «bancarotta ecologica», il potenziale demoniaco della musica rock, ma anche una inaspettata dichiarazione di simpatia nei riguardi di Obama, e incursioni varie tra il presente e la storia passata, specie novecentesca. Atri brani hanno la forma di modeste proposte alla Swift, come quella che suggerisce di introdurre un servizio erotico volontario per soddisfare le esigenze sessuali degli anziani: «Per disabili e carcerati, in paesi civili, qualcosa si è mosso e si sta muovendo, ma per i vecchi – maschi, eterosessuali, coniugati o soli (quelli di cui posso conoscere meglio e condividere le sciagure della longevità) si muoverà mai qualcuno?».

Con Ceronetti si può anche non concordare su nessun punto, ma è difficile negare di trovarci di fronte a un raro esempio di libertà intellettuale. Ormai, purtroppo, sempre più inattuale.

Raoul Bruni è nato Firenze e vive a Varsavia, dove insegna lingua e letteratura italiana all’Università Cardinale S.Wyszyński. Ha pubblicato, tra l’altro, i volumi Il divino entusiasmo dei poeti. Storia di un topos (Aragno 2010) e Da un luogo alto. Su Leopardi e il leopardismo (Le Lettere 2014). Ultimamente ha curato La filosofia di Leopardi e altri scritti leopardiani di Adriano Tilgher e Su Leopardi di Giuseppe Rensi (entrambi pubblicati da Aragno nel 2018).
Collabora inoltre con “Alias”, “L’Indice” e altri periodici cartacei e on-line.
Commenti
4 Commenti a “Un libro inattuale: “Tragico tascabile” di Guido Ceronetti”
  1. Stefano Costa scrive:

    Ancora con l’indebitamento intellettuale verso la Grecia antica? Che noia. Frutto di un misunderstanding attualissimo, tra l’altro.

  2. RobySan scrive:

    Dare gioia è un mestiere duro.

  3. nuccio viglietti scrive:

    Con Guido no conosci la noia stracciato conformismo

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