1pauls (1)

Trance. La lettura come arte d’intonazione, sincronismo e unisono secondo Alan Pauls

1pauls (1)

“No, non si legge con lo stesso corpo con cui si vive.[..] Questo trionfo sul corpo è forse la prova più irrefutabile dell’intensità della trance in cui cade chi legge, nonché, per quanto sia una parola di cui diffida e che tende a escludere dal suo lessico personale, della sua autenticità: solo ripiegamento e oblio, l’indifferenza quasi zen in cui la lettura avvolge chi legge”.

L’omaggio di Alan Pauls alla lettura con Trance (Sur, trad. Gina Maneri), risiede anzitutto nella necessità di riconoscere il grande debito che la scrittura, che definisce una “compulsione strategica”, ha nei confronti di essa. Una forma di autobiografia resa con un parziale distanziamento nella scelta della terza persona per parlare di sé attraverso il lettore-protagonista.

Dall’ascolto a quattro anni delle letture della nonna paterna berlinese di Der Struwwelpeter e Max und Moritz alla lettura vorace della prima enciclopedia Lo todo, sino ai primi libri ricevuti in prestito dal professor Panesi, Pauls traccia le tappe fondamentali di un percorso culminato nella presa di coscienza di non volersi limitare a leggere, ma essere un lettore: “isolarsi come ha visto fare ai lettori, concentrarsi e dimenticarsi del corpo cioè essere indifferente e distante e desiderabile come loro”. L’autore della Trilogia della perdita individua la forma del glossario per disciplinare ricordi e pensieri attraverso riferimenti, dettagli e aneddoti che traspaiono dalle definizioni delle parole chiave individuate, per sviluppare una riflessione a partire da due assunti fondamentali che regolano l’intera narrazione: “Ciò che conta non sono le parole ma quello che c’è tra loro; in tutto ciò che è scritto c’è sempre qualcosa di non scritto”. Un esperimento formale che permette a Pauls di  strutturare la natura della propria formazione come individuo e il proprio modo di esperire il mondo attraverso la letteratura.

Tra le pagine sfilano i suoi riferimenti letterari primari, da Jorge Luis Borges a Roberto Bolaño, Julio Cortázar, Roberto Arlt, Ricardo Piglia e Mauel Puig, accanto a continui collegamenti a Franz Kafka, Marcel Proust, Roland Barthes e Maurice Blanchot, per interrogarsi sui limiti dell’interpretazione di ciò che si legge, distinguendo tra letture capaci di sopravvivere diventando parte del tessuto letterario comune, e quelle “abusive” che tendono a essere dimenticate. Letture pertinenti, capaci di mettere “le cose al loro posto, reintegrare il pezzo di storia o di politica che mancava”, e letture che invece sono capaci di imprimere un segno per l’esito opposto, spostando ciò che era “troppo al suo posto, chiuso in sé stesso, protetto da una delle varie identità accreditate – “classico, “radicale”, “impegnato”, tragico”, ecc. – che fanno sì che un testo sia più o meno dove ci si aspetta di trovarlo.”

Interessato a indagare la coestensività tra vita e lettura, Pauls focalizza la sua analisi a partire dalla distinzione tra estemporaneità e opportunità: nel primo caso l’asincronia dell’incontro tra lettore e libro produce uno scarto che passa nella lettura; nel secondo, invece, quella sincronia genererà una totale identificazione che produrrà uno scambio proporzionato. Oggetto primario d’indagine per Pauls l’aspetto linguistico, individuato già a partire dall’incomprensione nell’ascolto delle letture di sua nonna, ebrea berlinese sbarcata a Buenos Aires nel 1939 e di cui ricorda la durezza e la musicalità della voce. Sulla base di una riflessione linguistica, Pauls si sofferma sulla relazione tra comprensione e incomprensione di ciò che si legge, ritenendoli entrambi aspetti fondamentali purché collegati, anche sottilmente: “Solo questo residuo ermetico, indecifrabile, che scuote, sprofonda nello stupore o lascia perplessi, separa la lettura dall’unica esperienza con la quale non dovrebbe essere confusa: una soddisfazione, e le inocula il virus temporale che ne farà un vero oggetto del desiderio: la residualità”.

E nell’analizzare la relazione tra il testo e la percezione di senso nel lettore, Pauls investiga il ruolo della traduzione, che ritiene richiami una sorta di “presunzione di senso”, in particolare per i traduttori che sono anche scrittori e che “osano l’impossibile: scrivere una lettura”.

A marcare il suo cammino di lettore saranno però anche il cinema e la musica, a partire dalla convinzione che nel momento in cui la lettura cessa di essere un “esercizio di decifrazione”, diventa “un’arte di intonazione, sincronismo, unisono: una danza”.

L’infanzia e l’adolescenza assumono un ruolo cruciale in quella che, ancor prima che una riflessione sul ruolo della lettura nell’esistenza, in Trance è un’indagine su ciò che ha strutturato il suo pensiero critico, attraverso istanze, memorie, incontri, senza mai abbandonare l’acuta vena ironica che caratterizza le sue narrazioni. Un terreno d’indagine interiore attraverso il ruolo della lettura nella crescita e nella definizione della propria coscienza critica che si avvicina al soliloquio autobiografico di Octavio Paz composto da Julio Hubard in Anch’io sono scrittura (Sur, trad. Maria Nicola). Qui Paz confessa di aver iniziato a viaggiare la prima volta quando imparò a leggere. Non due mondi separati, i giochi e la lettura, ma un modo, attraverso i primi di prolungare le avventure e le storie di quelle letture solitarie, come percorrendo ponti “disegnati dall’immaginazione, che ci conducevano nei mobili paesi che il desiderio sa inventare”. E come per Paz, la dimensione dell’infanzia è centrale nelle opere di Pauls, come un prisma attraverso cui osservare, al contempo, i mutamenti sociali e politici dell’Argentina degli anni Sessanta e Settanta, come nel primo romanzo della Trilogia della perdita Storia del pianto, e quelli interiori vissuti dal giovane protagonista a partire dall’elaborazione dell’assenza, del significato dei vincoli affettivi, e della necessità di emanciparsi da essi. Aspetti dominanti anche in Passato, delineati a partire dalla riflessione sulla rottura dei legami e la ridefinizione interiore che in parte il lettore ritroverà anche in Trance, modulati e incasellati sulla base della costruzione di sé nella condizione di lettore.

Indaga la corrispondenza tra lettura e vita muovendosi anzitutto attraverso riferimenti e ricordi personali per analizzarne gli esiti allargando lo sguardo sulla società del presente in funzione della relazione con la lettura. In tale prospettiva risulta fondamentale intravedere il tracciato marcato dagli scrittori definiti immortali, quelli che, come scrive Anton Čechov in una lettera a Aleksej Suvorin nel novembre 1892, procedono verso una direzione dichiarando implicitamente uno scopo in questo: l’invito a seguirli che non potrà che turbarne l’immaginazione.

Pauls consegna al lettore una riflessione sul ruolo che la lettura può assumere nell’esistenza, la percezione di esplorare continuamente luoghi sconosciuti, ridefinire parti di sé sulla base di quelle esperienze, nell’incontro con autori classici e con quelli destinati a diventare i riferimenti letterari primari negli esiti nella vita del lettore, nel suo modo di esperire il presente a partire da quella guida.  Ecco perché il lettore protagonista di Trance non potrà che assecondare le più disparate suggestioni che risuonano nel suo vissuto attraverso la lettura e che orientano quel che può vivere attraverso di essa, come far innamorare una sconosciuta in treno, o far addormentare un bambino dopo innumerevoli resistenze, “vedere nel suo corpo vigile e nel suo sguardo sognante il desiderio che gli travolge il cuore, il desiderio avido e sedizioso di fuggire da quella stanza ed essere un indiano, essere l’indiano di Kafka e galoppare sghembo nell’aria, fremendo sul suolo fremente, fino a lasciare gli speroni e gettare le redini, vedendo dinanzi a sé solo la terra come una prateria rasa”.

Alice Pisu, nata nel 1983, laureata in Lettere all’Università di Sassari, si è specializzata in Giornalismo e cultura editoriale a Parma dove vive. Collabora per diverse testate di approfondimento, tra cui L’Indice dei libri del mese, minima&moralia, il Tascabile. Libraia indipendente, fa parte della redazione del magazine letterario The FLR -The Florentine Literary Review.
Aggiungi un commento