carlo

Tu non conosci il sud: la rassegna

carlo

Torna a Matera, il 28 e il 29 novembre 2015, il progetto culturale itinerante Tu non conosci il Sud, prodotto dall’associazione Veluvre – Visioni Culturali. Il tragitto di Tu non conosci il Sud è partito da Bari un anno fa con una serie di incontri e spettacoli (Rocco Papaleo, Sergio Rubini, Roberto Cotroneo, Gianluca Arcopinto, Erica Mou) e con la mostra del fotografo Ferdinando Scianna “Il Sud e le donne”. Pubblichiamo di seguito il testo introduttivo alla manifestazione scritto da Oscar Iarussi, direttore artistico della rassegna (fonte immagine). 

Senza esilio non c’è patria. È la lontananza a definire l’appartenenza, come sa il lettore di Foscolo e di Mazzini, ma anche di Brodskij e di Sepúlveda. Il sogno dell’Unione europea sboccia nel confino a Ventotene degli antifascisti Rossi e Spinelli. E l’idea stessa di un possibile riscatto meridionale si focalizza nel domicilio coatto di Levi in Lucania. Oggi l’Europa vive soprattutto lungo le frontiere, là dove i fuggitivi da altri Sud agognano una nuova patria e l’affabulano, rischiando la vita. Ma la “terra promessa” si sottrae ai racconti e si rinserra nei conti delle ”quote immigrati”, sulle quali i governi europei ingaggiano scaramucce come un tempo sulle “quote latte”. Intanto gli esuli, i profughi, i naufraghi, cioè i sopravvissuti dell’esodo, continuano a saltare muri in cerca di rifugio. D’altronde, innalzare quei muri non mette l’Europa al riparo dal terrorismo, mentre ne snatura la qualità morale e forse il futuro.

Una storia di nomadi e clandestini dall’Africa alla Calabria palpita nel film Mediterranea del trentenne Jonas Carpignano, negli ultimi mesi invitato da numerosi festival internazionali e finalista al Premio Lux del Parlamento europeo. A riprese concluse, Carpignano ha deciso di stabilirsi a Gioia Tauro per lavorare ad altri progetti, lasciando New York dove è cresciuto. Una scelta non sbandierata, al pari di molte esperienze in vari campi, ignorate o sottostimate.

“Tu non conosci il Sud”, appunto. L’incipit folgorante di una lirica di Vittorio Bodini offre spunto e nome a questa rassegna che fa tappa a Matera per la seconda volta nel giro di pochi mesi. Perché Matera? Per il valore dei Sassi arcaici e rigenerati che, ricordiamolo, sta alla radice della sfida vinta per il titolo di Capitale europea della cultura 2019. Eppure Matera è irriducibile a qualsiasi omologazione, fosse anche virtuosa, restando fedele – echeggiamo Pasolini – alla diversità che la fece stupenda. Qui le pietre sono parole e dicono di una sobrietà abbastanza estranea all’estetismo di massa, al bric-à-brac postmoderno e allo stupidario mediatico. La relativa marginalità nella Storia politica post-unitaria ha preservato questa terra dagli eccessi di disincanto che paralizzano e impediscono di produrre nuovo senso.

Perciò la forza di Matera sta giusto nella sua debolezza rispetto ai canoni correnti, la sua centralità simbolica si nutre nel perenne esilio da tutti e da tutto, e non di rado da se stessa. Tale prospettiva di presenza/assenza, una paradossale ostinazione zen, la rende interessante per ricominciare dal Sud, senza la zavorra dei fallimenti meridionalistici. Per non parlare della messa al bando del Mezzogiorno dall’agenda della politica, mai così indifferente – a Roma e in molte regioni – ai temi concreti o alle dinamiche che esulano dalla mera perpetuazione del potere.

Manlio Rossi-Doria, maestro di Scotellaro a Portici, distingueva la “polpa” costiera e l’“osso” appenninico nell’economia agricola meridionale del dopoguerra. E se invece coltivassimo l’ipotesi che la polpa è l’osso? Se l’apparente retroguardia fosse l’avanguardia di un’inversione di marcia che non tutti ancora colgono? Sia chiaro, non si tratta di favoleggiare una regressione o la cosiddetta “decrescita felice” né di innalzare lodi alla lentezza meridiana o di contemplare i paesi perduti, le nostalgiche rovine, le alternative possibili nel… passato (“Ah, se soltanto i Borbone avessero sconfitto i Piemontesi!”). Piuttosto, strada facendo, vorremmo provare a riconoscere e a conoscere le esperienze, le qualità e le novità del Sud di oggi. Perciò abbiamo scelto “Qui e ora” come titolo del dialogo inaugurale della rassegna con Salvatore Giannella, giornalista, scrittore ed esploratore di mondi lontani o talora insospettabili dietro l’angolo, e con Giampaolo D’Andrea, storico contemporaneista dell’Università della Basilicata e capo di Gabinetto del Mibact.

A Matera vengo a piedi, parto da Roma due settimane prima”, dice al telefono con naturalezza il regista Guido Morandini. Il suo itinerario, aggiunge, si chiamerà “Io non conosco il Sud”. All’arrivo ne parlerà con Alessandra Bocchino, autrice di un recente viaggio per parole e immagini nella Basilicata dei nostri giorni che, memore di Camus, ha intitolato Ci riguarda, e con Andrea Rolando del Politecnico di Milano, esperto di rappresentazioni urbane e territoriali e di Architettura e Turismo.

A proposito, Casa Netural e l’associazione “Bicilona” propongono alcuni tragitti insoliti, a piedi o in bicicletta, nel quartiere materano di Adriano Olivetti e nei dintorni della città. Matera è “la terra vista dalla luna” nell’installazione sperimentale in 3D di Giacomo Giannella e Giuliana Geronimo (Streamcolors). È promossa dalla Fondazione con il Sud ed è ispirata alla vita di Rocco Petrone, ingegnere della Nasa e direttore del leggendario Programma Apollo, figlio di emigranti lucani negli Usa.

Ma nel cielo sopra Matera e lungo i sentieri del tempo, Carlo Levi è ancora una stella polare? “Eboli, addio!” notifica l’italianista e narratore Giuseppe Lupo nella sua ricognizione della letteratura meridionale. “Cristo si è fermato a Sondrio”, rincara la dose Gaetano Cappelli, i cui libri dai titoli belli e impossibili hanno tolto la coppola ai terroni e mostrato quanta… Potenza vi sia nel mondo d’oggi (e viceversa). “Nessun mondo nuovo senza un nuovo linguaggio”, ammonisce Ingeborg Bachmann, la poetessa austriaca che scandagliò la Lucania e il Mezzogiorno per restituirne la sotterranea utopia. Quella sua citazione appare in epigrafe al nuovo saggio di Gianrico Carofiglio, Con parole precise. Breviario di scrittura civile. Un tema cruciale a ogni latitudine.

Dalle Ande agli Appennini. Non è solo una questione meridionale: si annuncia così la serata a Casa Cava. Non sarà il tipico spettacolo fra lamento e denuncia, anzi, non sarà uno spettacolo, bensì un modo di dare forma teatrale e musicale alle idee in gioco, concepito e allestito da Gianpiero Borgia, Raffaello Fusaro, Elena Cotugno, Antonella Rondinone e altri.

 

Oscar Iarussi (Foggia, 1959) vive e lavora a Bari. Giornalista professionista, saggista, critico cinematografico e letterario, è nell’Ufficio del Caporedattore Centrale della “Gazzetta del Mezzogiorno”, di cui a lungo ha curato le pagine culturali e per cui tiene anche il blog “Tu non conosci il Sud”.
È nel comitato esperti della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Ha collaborato con festival a Montréal e a Edimburgo, è stato presidente della Apulia Film Commission, e ha ideato varie iniziative tra cui le rassegne multidisciplinari “Frontiere – La prima volta” e “Tu non conosci il Sud”.
Tra i suoi libri: “Andare per i luoghi del cinema” (il Mulino, 2017), “Ciak si Puglia, cinema di frontiera 1989-2012” (Laterza, 2013),  “Visioni americane. Il cinema “on the road” da John Ford a Spike Lee” (Adda, 2013), “C’era una volta il futuro. L’Italia della Dolce Vita” (il Mulino, 2011), “Psychoanalysis and Management: The Transformation” (con David Gutmann, Karnac Books, 2003). A lungo fra gli autori di “Belfagor”, scrive per le riviste “il Mulino”, “Lettera Internazionale”, “La Rivista del Cinematografo” e “Reset”.
Commenti
Un commento a “Tu non conosci il sud: la rassegna”
Trackback
Leggi commenti...


Aggiungi un commento