ford

Tutto potrebbe andare molto peggio, il nuovo romanzo di Richard Ford

ford

di Marco G. Montanari

Quando si chiude l’ultima pagina e ci si abbandona ai momenti di silenzio che seguono la fine della lettura di un bel libro, si ha come la sensazione che qualcosa sia stato risolto, che il mondo, nel suo caotico e continuo incedere disordinato nel tempo, sia stato liberato da un po’ del suo male. Come se una piccola parte della natura incomprensibile delle cose ci fosse stata rivelata.

Leggendo Richard Ford questa sensazione ci diverrà familiare.

Nel caso di “Canada”, il penultimo libro dell’autore di Jackson nel Mississipi, pubblicato da Feltrinelli nel 2013, questi momenti sono stati così intensi e importanti che forse possiamo ricordare la temperatura della stanza in cui ci trovavamo a leggere, la tonalità della luce che si rifletteva sugli oggetti nelle mensole e, con una buona dose di approssimazione, il mese, il giorno, o l’ora stessa del momento in cui abbiamo concluso il libro.

Forse qualcosa di molto simile è accaduto anche leggendo “Tutto potrebbe andare molto peggio”, uscito a giugno sempre per Feltrinelli, nella traduzione di Vincenzo Mantovani. Partire prevenuti o ritrovarsi con lo sguardo influenzato da un sottile pregiudizio, dopo un’esperienza totale come “Canada”, è il minimo. Più che naturale quindi se, appena saputo della pubblicazione in America di quello che nel suo titolo originale era “Let me be Frank with you”, abbiamo pensato che non sarebbe stato semplice per l’autore superarsi. Eppure l’abilità di Ford è da sempre quella di stupire i suoi lettori e smentire di conseguenza ogni aspettativa, costruendo una realtà e un intreccio impossibile da glissare.

Se in “Canada” ciò che conta sono i confini, sia materiali che spirituali, in “Tutto potrebbe andare molto peggio” è l’uomo stesso, nella commovente e a tratti sconvolgente pienezza della sua essenza, ad essere protagonista. L’uomo e la sua capacità di accettare se stesso e la propria storia. Ford penetra la vita, la sviscera e con la calma apparente che lo contraddistingue porta alla luce il mistero che si cela dietro le cose, anche le più banali, della nostra quotidianità. Una calma apparente, propria dei momenti che precedono una tempesta o l’immobile e sicuro centro di un uragano – che, tra l’altro, è presente nella narrazione.

“Strane fragranze arrivano sulle ali di un’inquieta brezza invernale nella Shore questa mattina, due settimane prima di Natale. Corone di fiori su un mare minaccioso suscitano aspettative negli sprovveduti.”

Sin dall’incipit Frank Bascombe ci appare come un uomo apparentemente normale, piatto e lucido nelle mille situazioni che ha attraversato. Non ha niente in più di un essere umano qualunque, con i suoi dispiaceri, le sue vittorie, l’orgoglio e la violenza, l’amore e la dolcezza. Ci viene mostrato attraverso una serie di istantanee iperreali, cariche della raffinata pulizia di prosa a cui Ford ci ha abituati. La sua bravura, che è quella dei veri narratori, sta nel raccontarci ciò che accade e darne un giudizio, senza però esprimerlo direttamente. Un po’ come sostenere che per svelare il mistero occorre immergersi in esso.

Quattro racconti intrecciati tra loro, scanditi dall’incontro di Frank con alcuni personaggi, che lo obbligheranno a fare i conti con la desolante concretezza della propria realtà, sprofondando in prove emotive difficili da sostenere – come nel racconto dedicato all’ex moglie Ann malata di Parkinson. Il tempo di Frank, dilatato, subisce nello scontro con il passato e il presente, tante scosse di assestamento, quasi fossero le conseguenze di un cataclisma che, nel testo, è Hurricane Sandy, ma che Ford chiama semplicemente “vita”.

In “Tutto potrebbe andare molto peggio” il personaggio – forse il più amato dal suo autore, apparso già in “Sportswriter”, “Il giorno dell’Indipendenza”, “Lo stato delle cose” – è sottoposto ad una kenosis, ad uno “svuotamento” che porta il protagonista ad attraversare tutto, ricordi, persone, oggetti con uno sguardo nuovo. Finalmente obiettivo? Direi definitivo.

“Molto di ciò che leggo e vedo ancora alla tv sembra avere lo scopo, devo dire, di aiutarmi a lasciare il palcoscenico dell’umanità nel modo meno doloroso e più celere possibile, facendo sì che l’ignoto non diventi una causa di fastidio così grande. Anche se spesso l’aspetto più interessante che riguarda le cose è proprio il fatto che finiscono: in quanto la maggior parte sembrano non finire mai abbastanza in fretta.”

Ciò che fa Ford in questa ultima prova è proporci il silenzioso esame di coscienza di un uomo giunto ormai ben oltre la metà della propria esistenza e insegnarci attivamente ad osservarne i fantasmi, le delusioni, i rimorsi, ma anche ciò che c’è stato di bello e che non tornerà più. Gli stessi fantasmi, le stesse delusioni che caratterizzano la nostra esistenza e che tante volte ci sembra così arduo affrontare. La vera catastrofe è il lamento, sembra dirci Ford, e il modo in cui lo dice ci pare autentico e per nulla superbo. Non è un caso poi che Bascombe sia praticamente coetaneo di Ford. E come Roth – l’altro tra i più grandi degli americani – che nel suo “Nemesi” ha voluto esorcizzare la paura della malattia, della sofferenza, della debolezza e della vecchiaia, così anche Richard Ford ha voluto lanciare la sua provocazione sommessa mostrandoci la limpidezza drammatica della vita e invogliandoci ad accettarla, in tutte le sue inesauribili e meravigliose sfaccettature.

Commenti
3 Commenti a “Tutto potrebbe andare molto peggio, il nuovo romanzo di Richard Ford”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] minima&moralia, “Tutto potrebbe andare molto peggio, il nuovo romanzo di Richard Ford&#822…: Quando si chiude l’ultima pagina e ci si abbandona ai momenti di silenzio che seguono la fine della lettura di un bel libro, si ha come la sensazione che qualcosa sia stato risolto, che il mondo, nel suo caotico e continuo incedere disordinato nel tempo, sia stato liberato da un po’ del suo male. Come se una piccola parte della natura incomprensibile delle cose ci fosse stata rivelata. Leggendo Richard Ford questa sensazione ci diverrà familiare. […]

  2. […] Tutto potrebbe andare molto peggio, il nuovo romanzo di Richard Ford : minima&moralia. […]



Aggiungi un commento