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Ulisses meets Twitter

Questo articolo è uscito sul Riformista in occasione del Bloomsday, la commemorazione che si festeggia oggi in tutto il mondo e che coincide con il lunghissimo giorno in cui si svolgono le peregrinazioni di Leopold Bloom, protagonista dell’Ulisse di James Joyce.

Un tempo erano i santi a parlare con gli uccellini, adesso sono gli uccellini di Twitter ad interloquire con le divinità della letteratura. Oggi, 16 giugno, è Bloomsday: giorno in cui si svolge, e quindi si celebra, l’Ulisse di Joyce. L’opera sarà riscritta, cinguettata, sul social network che sta modificando il sistema della comunicazione mondiale: quel luogo della coscienza chiamato Twitter.
Ogni anno, per celebrare la Dublino di Joyce e per onorare la memoria di Leopold Bloom, si organizzano in tutto il mondo celebrazioni, maratone di lettura e decine di eventi commemorativi. I fan si mobilitano e gli adepti aumentano ogni anno. Celebre per l’illeggibilità e per lo stile rivoluzionario, il romanzo di Joyce è un universo di culto, un talismano oscuro che suggerisce di essere interrogato all’infinito, uno spartito sempre a caccia di nuovi strumenti per essere suonato. Il 2011 è stato l’anno di Twitter. Il social network californiano ha orchestrato la Primavera Araba, ha inciso sulle campagne elettorali, ha incoronato star, ha fatto insieme da diario privato, da tam tam, e da Radio Londra. Non è un caso quindi che la sfida clou del Bloomsday di quest’anno si chiami “Ulysses meets Twitter”. Il programma è spericolato: riscrivere i 18 capitoli dell’Ulisse con dei tweet, cioè con messaggi di 140 caratteri l’uno, in 24 ore, lo stesso arco di tempo coperto dalla narrazione del geniaccio irlandese. È chiaro che l’impresa è epica, e procederà col ritmo di una nuova odissea postmoderna. Si sono già arruolati molti volontari che si sono prenotati (entro il 30 maggio) sul blog 11ysses.wordpress.com centrale operativa che ha organizzato l’avventura. Gli utenti hanno riformulato e preparato le varie sezioni dell’opera.

Non si tratterà dunque di riprodurre parola per parola tutto il volume (operazione che evidentemente non avrebbe avuto alcun senso). Al contrario, i lettori impegnati nella riscrittura rimanderanno via tweet la loro esperienza di lettura delle pagine joyciane. Alle otto di mattina l’account @11ysses pubblicherà il primo tweet, che farà da neo-incipit, e gli altri saranno scanditi ogni quarto d’ora, per le successive 24 ore.

Ciò che più colpisce, di questa eccentrica operazione di bonifica di quella palude letteraria che è l’Ulisse, è che Twitter sia oggi la manifestazione più compiuta e concreta di quel flusso di coscienza rappresentato per la prima volta proprio da James Joyce. Cos’è lo scorrere eterno dei frammenti di vita che si leggono su Twitter se non esattamente uno stream of consciousness collettivo? Certo nel caso di Twitter si tratta dello scrosciare di una coscienza planetaria, dove i fulminanti tweet raccontano fatti, mescolano emozioni, alternano desideri a speranze, e oscillano eternamente tra meschinità, slogan, arguzie, news, aforismi, slanci e squarci di anime che si confessano. Qualsiasi utente di Twitter è invaso, un tweet uno dopo l’altro, da bagliori e riflessi dei mondi sospirati dagli utenti. Serena Williams che non riesce a dormire, tre bombe che cadono sulla periferia di un villaggio libico, Gianni Riotta che si compiace del figlio che va a un concerto nel Tennessee, Jovanotti che cerca cibo a Chinatown, la regina Rania di Giordania che torna da una visita ad Amman, Guia Soncini che sfotte gli strafalcioni di un ospite di Bruno Vespa e poi sfotte se stessa per un po’ di cellulite, Ilaria D’Amico al mare con la famiglia. Il New York Times annuncia la morte di una star del cinema, un secondo dopo un vecchio amico commenta laconico una giornata nera, la casa editrice Einaudi cita una frase lapidaria di un premio Nobel.

Comunque vada la scommessa, la sfida è vinta in anticipo. Gli ebook non decretano la fine dei libri, e i brevi messaggi dei social network non cancellano il desiderio di complessità. Più il mondo si contrae e balbetta, più rinasce la sete delle grandi vecchie e ampie parabole letterarie.

Si dice che Facebook sia un luogo di vacanza, che My Space sia una città fantasma, e che Twitter sia una città molto popolata. Si dice che Twitter faccia venire voglia di uscire a bere qualcosa con qualcuno che non si è mai incontrato prima, e che Facebook ti invogli invece a lanciare un bicchiere addosso a persone che conosci già. Si dice che lasciare Facebook per Twitter sia come andare via dal bar per tornare a casa. Al di là delle rivalità classiche, Twitter si adatta particolarmente alla narrativa di Joyce. Eventi apparentemente scollegati che si intrecciano, emotività che si svuotano liberamente, un ritmo della prosa che si adatta a quello frenetico della vita che batte.

Commenti
5 Commenti a “Ulisses meets Twitter”
  1. Haberman scrive:

    bravo (detto in francese).

  2. Stefano Scalich scrive:

    … and Ulysses meets marketing. Oggi non è un giorno qualunque…

    http://bit.ly/juoe6r

    … Buon Bloomsday a tutti.

  3. Davide scrive:

    E’ tutto molto triste.
    L’eccitazione intorno a questa boiata di iniziativa.
    I paragoni tra twitter e il flusso di coscienza. La coscienza planetaria.
    Twitter che si adatta alla narrativa di Joyce.
    Twitter.
    Coscienza planetaria.
    Auguri.

  4. Stefano Scalich scrive:

    Davide ci ha detto i contro.

    Alcuni possibili pro in questo articolo…

    http://artsbeat.blogs.nytimes.com/2011/05/25/joyce-meets-twitter-boiling-down-ulysses/

    Commento #4:
    “THIS is proof positive that Twitter and other e-tools can often be used for trivializing great (literary) art.”

    Commento #7:
    “this sounds like an intriguing way to get people thinking about & engaged in a great novel, & it might even lead a small-but-curious audience back to the source material.”

    Commento #14: tutto, fino alla parola “versatility”.

  5. mazingazeta scrive:

    Twitter non è male, detto questo il ruolo più incisivo nelle primavere nordafricane è stato Al Jazeera più che i snetw occidentali, il suo ruolo transnazionale arabo di informazione (tutto sommato obiettivo a detta dei freelancers che là vivono) è molto più seguito se non altro perchè dal Marocco allo Yemen la lingua parlata è la medesima.

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