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Un estratto da “Béla Guttmann, la storia” di David Bolchover

Pubblichiamo un estratto dal libro “Béla Guttmann, la storia” di David Bolchover, dal 30 gennaio in libreria per Milieu Edizioni, che ringraziamo.

Béla Guttmann fece il suo debutto per i New York Giants nel settembre del 1926, in un clima nel complesso più favorevole che lo autorizzava a sentirsi ottimista. A ventisette anni era all’apice della sua parabola di calciatore e aveva nalmen- te trovato un modo per monetizzare il suo talento. Sicuro di sé, esperto e socievole, e mitizzato da molti newyorchesi per il suo passato di stella dell’Hakoah: il mondo era ai suoi piedi.

Parecchi appassionati di pallone rimarranno sorpresi scoprendo che negli anni Venti a New York il calcio furoreggiava. Chi ormai ha una certa età ricorderà di sicuro la parentesi eccitante degli anni Settanta quando giocatori di fama mondiale come Pelé, Franz Beckenbauer, George Best e Johann Cruyff calcarono i campi americani. I media europei presentano spesso quel periodo come un inedito risveglio degli Stati Uniti per il calcio, in cui lo sport più popolare al mondo era finalmente sbarcato nell’economia più orida del pianeta. Si tratta però di una rappresentazione super ciale che trascura quanto accaduto quasi mezzo secolo prima, quando le stesse speranze erano sorte in quelli che Colin Jose, meticoloso storico di quell’epoca, etichettò come “gli anni d’oro del calcio americano”.

L’ASL, American Soccer League, fondata nel 1922, fu il primo campionato di calcio realmente professionistico negli Stati Uniti e nel 1924 contava ormai dodici squadre. Di fronte alla costante crescita di spettatori, i club perseguirono un’ag- gressiva campagna di reclutamento soprattutto di giocatori scozzesi attirati dalle ricche offerte economiche. Il nazionale scozzese Alex McNab vestiva la maglia del Greenock Morton, squadra di Prima divisione del proprio paese, quando nel 1924 fu contattato dai Boston Wonder Workers. «Prendevo soltanto quattro sterline a settimana… Un giorno è arrivato un cablogramma dall’altra parte dell’oceano, con un’offerta di circa dodici a settimana… Non me la sono lasciata scappare. Ho prenotato la traversata… e ora eccomi qua».

Nathan Agar e Maurice Vandeweghe, i proprietari ebrei rispettivamente dei Brooklyn Wanderers e dei New York Giants, avevano interpretato la tournée dell’Hakoah di Vienna come l’ennesima conferma del potenziale commerciale di quello sport, giungendo alla conclusione che l’ingaggio di giocatori della squadra austriaca avrebbe attratto una larga fetta di tifosi ebrei. In tal senso, il potenziale bacino di pubblico era sterminato. A Brooklyn vivevano 750.000 ebrei. Nel Bronx, sede del New York Metropolitan Oval, lo stadio di casa dei Giants, erano 380.000. La popolazione ebrea di New York, all’incirca di 1,75 milioni, dei quali più del 90% immigrati o gli di immigrati provenienti dall’Europa dell’Est, era aumentata vertiginosamente, crescendo di oltre venti volte in meno di mezzo secolo. Ormai era cinque volte quella di Varsavia, la più numerosa d’Europa, surclassando di gran lunga qualunque altra città del mondo.

Secondo Moritz Häusler, che nutriva ambizioni da giornalista quando non segnava per l’Hakoah, Guttmann fu il primo dei suoi compagni di squadra a sfruttare il prestigio del club viennese e a concludere un accordo vantaggioso con i suoi inseguitori.

Häusler nel 1926 scrisse sul giornale viennese Die Stunde che Guttmann era stato tempestato di offerte da vari club dopo la brillante esibizione nel penultimo match della tournée disputato proprio contro i New York Giants e, sfruttando la competizione creatasi per godere dei suoi servigi, era riuscito a ottenere un bonus alla rma di cinquecento dollari, un ingaggio mensile di trecentocinquanta e il permesso di perseguire una seconda carriera oltre a quella calcistica, aprendosi così la strada alla possibilità di continuare a fare l’istruttore di ballo e curare gli altri suoi affari.

Anche se si trattava di un’inezia rispetto ai soldi che girano oggi nel calcio, quell’introito lo avrebbe reso molto ricco. Il salario annuale di 4200 dollari che percepiva dai Giants era all’incirca il triplo di quanto prendeva all’epoca un lavoratore nel settore privato, e faceva la sua gura anche rispetto a quello di parecchi calciatori suoi contemporanei. Per dire, l’ingaggio di Alex McNab, stella del calcio scozzese citata in precedenza, era di circa 2750 dollari l’anno.

Fu solo dopo la rma di Guttmann che anche Häusler, Ernő Schwarcz, Egon Pollak e Max Grünwald, senza dubbio in uenzati dal loro compagno, si legarono ai Giants. Guttmann decise con coraggio prima degli altri, stabilendo i termini di cui avrebbero bene ciato anche i suoi colleghi e mostrando in maniera lampante la propria indipendenza e leadership. Il tempismo commerciale di Agar e Vandeweghe pagò immediati dividendi. Le loro formazioni, arricchite da ex star dell’Hakoah, attiravano folle imponenti. Le partite di coppa di cartello o quelle contro le avversarie straniere in tournée in certi casi dovettero essere spostate in stadi più capienti.

L’interesse generale nei confronti del calcio era in continua ascesa, e ogni atteggiamento residuo di suf cienza nei confronti di uno sport arrivato dall’estero sembrò dissiparsi. Nel giugno del 1927, alla fine della prima stagione degli ex calciatori dell’Hakoah negli Stati Uniti, un editoriale sarcastico sul New York Times sintetizzò il nuovo trend nel seguente modo: «Il debole per il calcio non è più un errore sociale. Si tratta di un gioco che ormai ha raggiunto il successo. I biglietti vengono venduti pubblicamente e, quando interpellati, gli spettatori alle partite spesso danno i loro veri nomi. Con il tempo, assistere a una partita di calcio potrebbe addirittura rappresentare uno status sociale».

I Giants di Guttmann erano un miscuglio di ebrei europei, americani e inglesi. A parte i quattro calciatori provenienti dall’Hakoah, gli altri pilastri della rosa erano il prolifico attaccante statunitense Davey Brown, la mezzala sinistra scozzese Billy Herd e l’esterno sinistro di Liverpool George Moorhouse, che sarebbe diventato il primo giocatore nato in Inghilterra a partecipare a un Mondiale, indossando la fascia da capitano degli Stati Uniti nell’edizione organizzata in Italia nel 1934.

Dopo due stagioni solide, nel 1926-27 e l’anno successivo, i Giants furono ulteriormente rinforzati con altri due elementi dell’Hakoah: Alexander Fabian, diventato una leggenda anche grazie al gol segnato all’ultimo minuto che aveva deciso il campionato, e il terzino Max Gold. A loro si aggiunse poi anche György Molnár, l’ala ungherese ebrea che nel 1921 aveva giocato insieme a Guttmann nell’MTK, durante la cavalcata conclusasi con il titolo.

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