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Un intervento di Zerocalcare

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Dopo aver ospitato l’anticipazione del nuovo numero dello Straniero con il pezzo Il fenomeno Zerocalcare, pubblichiamo il commento di Zerocalcare – scritto sul profilo Facebook dell’autore, che ringraziamo – in risposta all’articolo di Nicola Villa.  

di Zerocalcare

Siccome me lo chiedono un sacco di persone, scrivo una volta sola qua. Non sta a me rispondere a un articolo che cerca di interpretare un fenomeno, nel senso che per me è lecito tutto. La mia opinione è che ci sono delle cose condivisibili, al di là se mi facciano piacere o meno (pure gli schiaffi ponno fa bene nella vita), e delle cose che lo sono meno. Ci sono 2 punti e mezzo che però a mio giudizio sono proprio un ostacolo al dibattito. 1) La classifica tra Ziche, Silver e Pazienza è imbarazzante. Apparte che nella mia personale formazione Ziche e Silver hanno pesato dieci milioni di volte più di Pazienza e che non giochiamo neanche nella stessa categoria, perché loro sono due mostri sacri scolpiti sul monte rushmore e io sono uno che sta provando a campare coi fumetti da un paio d’anni, per favore, lasciate stare Pazienza. Accannate. Lo torturate e vilipendete il suo cadavere continuando a citarlo ogni volta che esce un autore nuovo. 2) La parte sui centri sociali è monnezza senz’appello. Luoghi “dove giocare al gioco del purismo e del massimalismo senza voler cambiare veramente ciò che è fuori, accontentandosi del laboratorio sociale permanente e ininfluente: il centro sociale come contenitore autoreferenziale di esperimenti e eventi giovanili.” A parte che il centro sociale è il contrario esatto del luogo del purismo, è il luogo delle contraddizioni e della verifica continua e della ricerca dell’equilibrio tra l’utopia e la realtà (del territorio, della strada, delle relazioni…) , ridurlo a contenitore di esperimenti ed eventi giovanili è semplicemente scorretto. Se non altro perché, in un paese che si appassiona solo alla decadenza di Berlusconi, l’universo degli spazi occupati e in genere dell’autogestione è stato l’unico a portare in piazza oltre centomila persone sulle istanze della casa e del reddito ed a cercare di dare una risposta concreta (insufficiente, emergenziale e lacunosa probabilmente) all’emergenza casa, occupando case capaci di dare un tetto a migliaia di famiglie, compresi anziani e bambini, che non mi sembrano riconducibili ad “esperimenti ed eventi giovanili”. 3) Questo è il mezzo punto, che è un’osservazione: la parola hipster non vuol dire un cazzo. Ormai viene agitata ed affibbiata a qualsiasi fenomeno a seconda del gusto personale di chi la usa. Io me vesto colle tute acetate dell’adidas e le felpe di decathlon, c’ho la boccia da quando ho 17 anni, non ho nemmeno idea di a cosa somigli la musica “indie”, nella vita sono stato solo a concerti di ciccioni sudati pelati e violenti, e schifo il pigneto come luogo di socialità. Abito a Rebibbia da quando so’ nato e qui la parola hipster manco sappiamo che cazzo significa. E non ho mai strizzato l’occhio, nella vita come nei fumetti, ad un’estetica di quel tipo. Quindi va bene tutto, ma anche no. Di questi tre punti, il secondo è l’unico che considero veramente fondamentale. Il primo è per rendere giustizia a Ziche e Silver, il terzo è un mio rodimento di culo personale. Su tutto il resto si può dibattere, ci sono spunti interessanti e cose che fanno riflettere (che mi sono già posto da tempo, io per primo, a dire il vero), e su cui si può arrivare a conclusioni diverse.

Commenti
12 Commenti a “Un intervento di Zerocalcare”
  1. parresiasta scrive:

    le cose che villa scrive sui centri sociali sono esattamente quelle che sentiamo dire a fofi, non a caso “direttore” dello straniero, da circa venti anni. il vecchio goffredo è fatto così: ai cattolici rompe il cazzo perché non sono abbastanza rivoluzionari, ai comunisti perché non sono bravi nel sociale come i cattolici. il fatto è che i centri sociali escono da questo schema. e dunque li liquida usando quella parole.dicendo che sono come centri commerciali (se producono cultura e iniziativa politica) o che sono luoghi residuali (se rimangono nel territorio).
    bravo zerocalcare.

  2. carla scrive:

    ottima risposta a un cumulo di idiozie stantie.

  3. Regina scrive:

    @Carla: se Zerocalcare dice che nel pezzo ci sono cose “chenunsepossonosentì” ma anche cose di cui è sensato dibattere, e tu credi che sia una “ottima risposta” come fa l’articolo a essere “un cumulo di idiozie”?

    Credete davvero al tifo da stadio? Bianco o nero? Curva nord o sud? Certo, schierarsi è più comodo che ragionare (e ragionare è anche ovviamente criticare, ma “bianco o nero” è una cosa che si dovrebbe lasciare ai talk show in tv).

  4. Gerardina Trovato scrive:

    Felice di aver scoperto che, quindi, l’opinione di Villa sui centri sociali, liquidatoria e scarsamente argomentata, deriva da quella del mentore Fofi. Grazie parresiasta.

  5. parresiasta scrive:

    goffredo ti vogliamo bene lo stesso, vieni a fare un tour nei centri sociali romani e sarai felice di esser smentito!

  6. Regina scrive:

    @Sara. Grazie!

  7. Edoardo Acotto scrive:

    Molto interessante che sia stato tirato fuori Fofi perché non conoscevo questa sua assurda e brutta posizione sui centri sociali. In ogni caso è Villa che l’ha espressa nell’articolo, dunque a lui va tutto l’onere, in questo contesto.
    La risposta di Zerocalcare è eccellente nei contenuti e nello stile.
    Mi pare un’ottima ed ennesima conferma del fatto che prima di spiegare agli altri come stanno le cose noi intellettuali dovremmo accertarci di averle davvero capite. Perché comprendere è molto più importante che scrivere.

  8. Gerardina Trovato scrive:

    Edoardo tvb

  9. NCD scrive:

    Qualcuno mi sa dire che cosa sono oggi i centri sociali e cosa fossero negli anni settanta? Mi sa fare una storiografia del centro sociale?
    Credo che la falsa modestia di ZeroCalcare: ” io sono uno che sta provando a campare coi fumetti da un paio d’anni” voglia avvalorare il suo status di protetto a prescindere. La sua scrittura mi sembra uno specchio coperto da un fitto strato di polvere che determinate persone preferiscono lasciare lì, come un paraocchi per i cavalli. Si vuole proseguire quella strada non curanti che ciò che si vede nello specchio non è neanche l’ombra di ciò che siamo, ma solo polvere senza identità né profondità. Si rimane in superficie perché si ha paura di sprofondare, si ha paura di mettersi in discussione perché la vita è più semplice, si rimane sugli stessi argomenti perché ci si compiace della necessità di essere una parte integrante di una socialità delle idee che cresce giorno dopo giorno. ZeroCalcare ci rilassa, ci dice che compiacersi delle proprie scelte, senza mettersi in discussione, superare determinate cose è rock!

  10. Valentino scrive:

    Ottima risposta. Basta con questi pseudo-intellettuali che rosicano sul successo di Zerocalcare. Lui sa raccontare i giovani di oggi meglio di qualsiasi romanziere o giornalista contemporaneo.

  11. Cavendish scrive:

    Inventarsi il “fenomeno Zerocalcare” con la velleità di tracciare una sintomatologia dei 30enni italiani non ha alcun senso. Certo, ha successo, quindi parlarne (bene o male) assicura un minimo di visibilità in più, ma purtroppo non basta nascondersi dietro il dito di era-una-provocazione, tirare in ballo Pazienza o Silver o stòcazzo, perchè manca la sostanza. La critica è la solità vecchia solfa del “è troppo famoso e non abbastanza bravo/innovativo per meritarsi di esserlo”: ci si dimentica spesso che fare cultura significa anche essere in grado di comunicare alle persone e che il talento vero raramente passa innosservato a lungo. Il processo d’identificazione in Zerocalcare non è assolutamente forzato o ricercato a tavolino (lo stesso elemento dei centri sociali, per dire, un narratore paraculo lo avrebbe estromesso), ma consequenziale alla capacità del fumettista d’ interpretare i suoi propri disagi personali come colletivi.

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