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Una bellezza che ha a che fare con la verità. Il cinema di Claudio Caligari

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Questo pezzo, un racconto di Teresa Ciabatti sulla realizzazione di Non essere cattivo, è apparso su La lettura del Corriere della sera. Ringraziamo l’autrice e la testata.

“Caro Martino, Ti scrivo per una ragione semplice. Tu ami profondamente il Cinema…” Così Valerio Mastandrea, in una lettera aperta, si rivolge a Martin Scorsese, chiamandolo Martino. Novembre 2014. A Scorsese Mastandrea chiede aiuto per chiudere il budget di Non essere cattivo, nuovo film di Claudio Caligari.

Ora: chi è Claudio Caligari per il quale in molti si mobilitano fino a scomodare Scorsese? Perché tanta premura? E perché lui, quando ci sono decine di registi che non riescono a produrre i loro film, senza citare i giovani pieni di talento a cui non viene data neanche la possibilità di esordire? Va bene, la sceneggiatura di Non essere cattivo (Claudio Caligari, Francesca Serafini, Giordano Meacci) è bellissima. Va bene, Amore Tossico, primo film di Caligari, è un cult – storia di Cesare, Ciopper, Capellone, Michela, Loredana, storia della borgata pasoliniana colonizzata dall’eroina – premio De Sica al Festival di Venezia, con Marco Ferreri che si alza indignato: perché non è in concorso?

Ma è l’83. Sono passati trentadue anni. Perché in trentadue anni questo regista è riuscito a fare solo due film? Amore Tossico – 1983, e L’odore della notte – 1998.

Alcuni dicono: colpa del caratteraccio.

Altri: troppo intransigente.

Altri ancora: intrattabile.

In un’intervista a Christian Raimo, Caligari analizza: “l’establishment era contro. Quando esce un film e va bene non possono dire: sei un cretino, non vali niente. Con tutte le critiche, o quasi, positive. Ma quando vai da produttori a cercare i soldi, è lì che ti fermano (…). Io portavo le storie che venivano dal ’77. Ed era quello che non volevano”.

In trentadue anni Caligari scrive molti film, nove, tutti sul punto di essere girati, e poi no. Poi succede qualcosa: mi dispiace Claudio, il film non si fa più.

Ci vuole ostinazione a resistere. Forse rabbia, o forse altro, un’idea di tempo diversa: non competitiva, non affannata. E nella storia di come nasce e prende forma Non essere cattivo il tempo è fondamentale.

Raimo chiede: “Come sono passati quindici anni, da Amore tossico all’ Odore della notte?”

“Così… – risponde Caligari – Perdi due, tre anni su un’idea, non ci riesci a farla, prendi un’altra idea, ci stai due, tre anni, non riesci a realizzare nemmeno questa, e così via, ed è così che passano quindici anni”.

In questi anni Caligari incontra sceneggiatori, produttori, funzionari del Ministero.

Nel 1998 Francesco Bruni (all’epoca sceneggiatore di due film di Paolo Virzì, e due di Mimmo Calopresti). Ristorante di Prati, appena Bruni si siede, Caligari precisa: “ti premetto che tutti i tuoi film mi fanno schifo”.

Ostico, sempre pronto al litigio, con un’idea di cinema in testa che nessuno può cambiargli o condizionare. Forse la vera causa dei film non realizzati.

Anche Non essere cattivo è sul punto di non essere fatto. A testimoniarlo Emanuel Bevilacqua, 47 anni, nato e cresciuto a Ostia, genitori e zii attori di Pasolini. “Erano tre le famiglie di Pasolini: i Citti, i Davoli, e i Bevilacqua” tiene a ricordare Emanuel (in Accattone “i napoletani” sono il padre e gli zii). Emanuel conosce Claudio Caligari nel 1998: “cercavano una faccia da borgataro per L’odore della notte, uno di cinema mi nota in giro per Ostia, e mi viene a cercare. Appena mi porta da Claudio, Claudio fa: è lui, è Il Rozzo.”

Da quel momento nasce l’amicizia. Amicizia e sodalizio lavorativo: Emanuel è il referente di Claudio in borgata, quello che gli racconta le storie da dentro, quello che lo introduce. “Chi cazzo sei a Ostia, Emanuel? – si compiace Caligari – Ovunque andiamo, ci fanno entrare”.

Nei locali, nelle case, al Vittorio Occupato. Attraverso Emanuel, Caligari vive la borgata, come del resto era stato per Amore Tossico, e scopre il cambiamento. “Siamo ormai in presenza del totale dissolvimento di quel mondo, sorprendentemente dovuto anche all’irruzione nella mentalità borgatara di una pratica davvero inaudita per l’ambiente: quella del lavoro”.

Bevilacqua conferma: “In trent’anni è cambiato tutto. Prima il male era l’eroina, io Amore Tossico l’ho vissuto, scendevo le scale di casa mia, e c’era il tossico che si bucava. Oggi è diverso. Oggi ci sono le droghe sintetiche, cocaina e ecstasy. Pochissimi si fanno di eroina, e sono emarginati. Prima erano emarginati fuori, ora anche dentro. Quello si fa di eroina… c’è razzismo”.

Non essere cattivo è la fotografia della nuova borgata attraverso la storia di due amici Vittorio e Cesare, “fratelli di vita”, vita di eccessi – macchine, alcol, cocaina – finché Vittorio non incontra l’amore, Linda, e decide di cambiare, iniziando a lavorare come manovale, mentre Cesare si perde sempre più. L’aiuto di Vittorio, tornato proprio per Cesare, sembra risolutivo: lavoro, fidanzata, futuro, come lui. Ce la possono fare, esiste un’alternativa anche per loro. Ma tentare di salvare Cesare, per Vittorio significa rischiare il lavoro, persino perdere Linda, mettere in pericolo insomma quel poco che è riuscito a costruire. Di contro Cesare, dopo ripetute lusinghe dal vecchio mondo, cede definitivamente perché ha bisogno di soldi subito, e in borgata c’è solo un modo per fare soldi veloci.

Emanuel, nel ruolo tecnico di Assistente personale del regista, segue Caligari in ogni fase. Dalla documentazione, alla ricerca delle location, fino all’orsacchiotto.

“L’orsacchiotto è fondamentale nel film, vedrai…” Trovare un orsacchiotto sembra semplice. Nel caso di Caligari no. Anche sull’orsacchiotto lui ha un’idea precisa. Con Emanuel fanno il giro di giocattolai, centri commerciali, autogrill, passano giornate su internet, scoprendo che gli orsacchiotti si dividono in due grandi categorie: europeo e americano. Ma niente. “Nessuno era come ce l’aveva in testa Claudio”, sempre Emanuel.

La scenografa stremata, la troupe anche: non si può perdere tanto tempo su un pupazzo. Alla fine viene fatto a mano. “Che c’aveva di speciale? – s’inalbera Emanuel – pelo lungo, chiaro, e lo sguardo. Uno sguardo diverso dagli altri. Era l’orso di quando era ragazzino Claudio, lui rivoleva quello”.

Intanto la sceneggiatura è alla terza stesura.

Sceneggiatura scritta da Caligari con Francesca Serafini e Giordano Meacci. Non due sceneggiatori alla moda. Tutt’altro che glamour: lei cresciuta a Torpignattara, lui a Ciampino. Due outsider di talento. Entrambi allievi di Luca Serianni, lei scrive libri di linguistica e saggi narrativi (questo è il punto – Laterza, Di calcio non si parla – Bompiani), lui lavora in una libreria di Prati, e scrive romanzi, quest’anno, dopo dieci anni dall’esordio Tutto quello che posso (minimum fax), esce il nuovo romanzo Il cinghiale che uccise Liberty Valance. Serafini e Meacci danno struttura drammaturgica all’idea e al materiale, tanto che Caligari, dopo l’ultimo montaggio, confessa: “è più potente di Amore tossico.

Ma questo succede alla fine.

Prima c’è la scelta degli attori. Protagonisti: Luca Marinelli e Alessandro Borghi.

Emanuel fa un piccolo cameo in un’allucinazione di Vittorio.

“Claudio mi diceva: tu sei un diamante, ti devi solo sfinare. – racconta Emanuel – Anche alla mia ragazza: è perfetto, perfetto, ma quant’è rozzo… Per raffinarmi mi manda alla scuola di recitazione… due giorni sono durato. L’ho chiamato: Claudio, io il leone, la candela, la tazzina di caffè, non la faccio”.

E dunque: soggetto, sceneggiatura, location, orsacchiotto, attori.

Ospedale. Che non c’entra niente col film, ma con la storia del film, di come è stato prodotto e girato: intoppi, ostacoli, vittorie, tempo. Trentantadue anni di attesa, sei mesi di azione.

Ricoverato prima delle riprese, Caligari sta male. I medici dicono che non c’è più niente da fare. Gli amici però non si arrendono, non si arrende Emanuel Bevilacqua, non si arrende Valerio Mastandrea.

E Claudio Caligari ce la fa, proprio perché vuole girare il suo film, il suo terzo film. Alla lettera di Mastandrea, Scorsese non ha risposto, ma hanno risposto altri produttori: Kimerafilm, Rai Cinema, Taodue, e Leone Film. GoodFilms per la distribuzione. Budget chiuso. Tutto pronto per partire, e per partire come vuole Claudio: la storia che vuole lui, gli attori che vuole lui. Trentadue anni per arrivare fin qui. Come passano trentadue anni, sarebbe da chiedergli di nuovo. E forse la risposta sarebbe sempre la stessa: “Perdi due, tre anni su un’idea, non ci riesci a farla, prendi un’altra idea, ci stai due, tre anni, non riesci a realizzare nemmeno questa, e così via, ed è così che passano trentadue anni” dove il tempo non è mai perduto, mai fallimento, ma solo tempo che passa, come se il vero privilegio fosse il tempo di per sé. Tempo di conoscere, scoprire, invecchiare.

Pochi giorni prima delle riprese Claudio va al cimitero di Arona – ricorda Francesca Serafini – sulla tomba del padre. Ha nevicato, tutto è ricoperto di bianco, nessuno è ancora passato di lì. Allora lui decide di non entrare. Rimane fuori. Rimane a contemplare la bellezza intatta.

Una bellezza che ha a che fare con la verità, non con l’artificio. Una bellezza che va rispettata. Questo è il cinema di Claudio Caligari. Ecco l’idea precisa che ha in testa, tanto che se mancano le condizioni per rispettarla, lui preferisce rinunciare.

“Muoio come uno stronzo” dice a Mastandrea, un giorno in macchina, semaforo di Viale dell’Oceano Atlantico. “Muoio come uno stronzo. E ho fatto solo due film”.

Sbagliato, tre. Perché gira il terzo. Ce la fa. Gira e monta il suo ultimo film: Non essere cattivo.

Claudio Caligari 1956 – 2015.

Commenti
3 Commenti a “Una bellezza che ha a che fare con la verità. Il cinema di Claudio Caligari”
  1. Pier Giorgio Misurati scrive:

    Bellissimo e doveroso omaggio a un grande uomo di cinema. Tra tanti cialtroni pseudoscrittori e pseudoregisti di derivazione televisiva, Caligari era un artista vero. Dispiace che sia riuscito a realizzare solo tre film. Ma sono tre pietre miliari. Auguro a “Non essere cattivo” un grandissimo successo.

  2. nickoftime scrive:

    Leggo solo adesso questo articolo che, cosa rara, unisce la forma alla sostanza. Complimenti

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