caro

Una carne sola

Una Caro è in mostra a Roma fino al 31 ottobre presso il Laboratorio Fotografico Corsetti, in via dei Piceni 5/7, con il patrocinio del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. Orari: lunedì – venerdì 9 – 12 / 15 – 19. Ingresso libero.

di Benedetto Guadagno

In Una Caro, personale fotografica di Vito Frangione in mostra a Roma fino al 31 ottobre, si può vedere molta carne. Tagliata bene. Sono scatti di nudo, che ritraggono tre coppie, con tre orientamenti sessuali, che per tre giorni si sono susseguite nello stesso letto. Il titolo della mostra allude provocatoriamente al Codice di Diritto Canonico che, nel canone 1061, riprendendo il Vangelo secondo Matteo, spiega in latino come i coniugi siano destinati a divenire una caro, ovvero una sola carne.
Crudezza ed eleganza in bianco e nero, le foto sono incursioni, visioni, frammenti di corpi che si uniscono, schegge raffreddate che nascondono profondità ribollenti. Lo sguardo è discreto e spericolato, pudico e implicato, rinuncia alla distanza e taglia in dettaglio. L’unione dei corpi è restituita a pezzi: sfumati i confini visivi – la visione è sempre parziale, interna, nessun campo totale – come i confini di genere sessuale: «il sesso è uguale per tutti – sottolinea Vito Frangione – è il momento in cui l’uomo torna alla sua condizione naturale».
Le 20 fotografie che compongono la serie lasciano molto spazio all’immaginazione, i corpi ritratti possono appartenere a chiunque, non importa se lo sguardo della camera inquadri corpi maschili o femminili. Ciò che unisce queste carni, coinvolgendo lo sguardo dello spettatore, è “la sacralità del desiderio” e la sua necessità di esprimersi nella maniera più piena, al di là degli schemi sociali. Con un salto dal diritto canonico al diritto naturale, Una Caro si inserisce in un dibattito attuale in tema di diritti, in un contesto nazionale che è a un passo dal trasformare il ritardo (civile) in proverbio.
Più in generale l’approccio fotografico si sperimenta in un preciso rapporto con il reale. Non ricostruisce, ma ricerca e testimonia la realtà dell’unione carnale. È l’occasione per andare al di là della mera comunicazione pubblicitaria (che razionalizza e rassicura proprio laddove presenta lo shock) per osservare l’umano nella sua essenzialità materiale, corporale. E farci i conti. Ci sfiora anche uno sguardo fuori, distaccato, che vede e cattura l’immagine della carne nella sua silenziosa durezza. Da questa prospettiva c’è la possibilità di uno scandalo che è a prescindere, che va oltre le combinazioni dei sessi e la loro interpretazione qui o altrove, lo scandalo di chi guarda si guarda allo specchio e non vede che un pezzo di carne. Scriveva Leonardo: “L’atto del coito e le membra a quelle adoperate son di tanta bruttura che, se non fusse per la bellezza dei volti e li ornamenti delli opranti e la sfrenata disposizione, la natura perderebbe la spezie umana”. Negli scatti di Una Caro non ci sono volti né parti intime, gli “opranti” sono privi di “ornamenti” e la sessualità espressa – “la sfrenata disposizione” – è ritratta senza effetti speciali, senza retorica. Eppure quella trasgressione voyeuristica dello sguardo agisce in una discrezione di luce e ombre, in un senso di mistero e di inaccessibile. La carne è nuda, al limite, ma all’intimità si può solo alludere.
Una sola foto in campo largo: un letto vuoto e sfatto, lo spazio in cui l’Una caro si è consumata. Karl Kraus diceva che quanto più da vicino si guarda una parola, tanto più lontano essa guarda. E a ben guardare la parola “carne” ha un’antica radice indoeuropea che vuol dire tagliare, recidere.

Commenti
Un commento a “Una carne sola”
  1. Nico scrive:

    Una mostra eccezionale. Non so immaginare come la tematica potesse essere trattata fotograficamente in maniera più delicata, senza scivolare in leziosismi accademici o vetusta pornografia. L’articolo proietta il lettore, in maniera immediata e assolutamente corretta, direttamente di fronte alle immagini di Vito Frangione, riuscendo a suscitare quasi la medesima reazione in chi, come me, ha già avuto il privilegio di vederle esposte. Il fotografo Frangione è un giovane… ed è un genio. I miei complimenti vanno anche all’ottima penna del dott. Guadagno.

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