il-commissario

Una monnezza chiamata fiction. “Gli anni spezzati”.

Ieri sera su Rai Uno è andato in onda uno scempio, di cui la Rai dovrebbe chiedere scusa, e i politici o chiunque approvi sul servizio pubblico operazioni di questo tipo dovrebbe chiedere il conto. Insegno storia da cinque anni nei licei, e tutto il lavoro che io, come centinaia di migliaia di insegnanti di liceo e università, faccio per cercare di raccontare, far conoscere, semplificare, provare a condividere e indagare insieme, gli anni Settanta viene smerdato da una roba coma la trilogia-fiction intitolata “Anni spezzati”. Uno dei prodotti peggiori realizzati in Italia negli ultimi anni: un film non solo pessimo da un punto visto artistico e anche tecnico, ma risibile da quello documentario e storico. Un prodotto nocivo, venefico, viscidamente diseducativo.

Chi l’ha scritto, Graziano Diana (anche regista) con due autori alle prime armi – Stefano Marcocci e Domenico Tomassetti – ha evidentemente ritenuto opportuno prescindere da qualunque serietà di documentazione storica, appoggiandosi a riduzioni da sussidiario copiato male – non dico Wikipedia (che in molti casi è fatta molto meglio). Nei titoli d’apertura non dichiara nemmeno un nome di un consulente storico, nei titoli di coda ne cita tre, nessuno dei quali storico di professione (Adalberto Baldoni, Sandro Provvisionato e Luciano Garibaldi – la cui bibliografia è pubblicata da piccolissimi editori in odore di post-fascismo tipo Nuove Idee o Ares). Nelle interviste Diana dice che ha ascoltato le voci dei parenti delle vittime della violenza politica anni ’70: non so chi abbia ascoltato né come l’abbia fatto, ma quello che ne ha tratto sono degli sloganucci stereotipati che farebbero passare un bignami per un saggio storico complesso. Nelle interviste Diana dice di aver voluto raccontare quella storia dalla parte di chi, le istituzioni incarnate nelle forze dell’ordine, cercava il dialogo tra rossi e neri: non so che libri abbia letto sulle forze dell’ordine e le istituzioni italiane di quegli anni, non so su quali testi si sia formato la sua idea sugli apparati dello Stato, i politici, i partiti, i vari movimenti, ma se l’avesse scritta Cossiga nel sonno o Claudio Cecchetto, per dire, questa fiction, ci avrebbe messo più complessità.

L’idea di Alessandro Jacchia di raccontare attraverso lo sguardo di un poliziotto romano (la sua voce off!) le vicende complicate che girano intorno a Piazza Fontana, l’autunno del ’69, e la vicenda di Calabresi e Pinelli non è nemmeno revisionista: non è un’idea. È la suggestione di poter prendere la poesia di Pasolini su Valle Giulia, ricavarne un’interpretazione puerile, e pensare di applicarla, a mo’ di pomata, agli eventi di quegli anni: come se fosse una scelta narrativa, fino a realizzare una specie di spottone con toni da soap-opera, colletti larghi, sguardi fissi in camera.

La voce off nasale come una ciancicata tipo un personaggio di Verdone che ti commenta in modo situazionista le immagini di repertorio di una puntata de La storia siamo noi; i riassunti della macrostoria in cui non una sola parola si sottrae dai luoghi comuni (di pensiero e di linguaggio), dai peggiori luoghi comuni; i personaggi ridotti a figurine da vignette della Settimana Enigmistica; le discussioni politiche che sembrano parodie di uno sketch di Guzzanti o dei Gatti di Vicolo dei Miracoli; gli spiegoni (approssimativi, scritti malissimo, errati) ogni 30 secondi; le ragioni delle proteste azzerate a una forma di iperattività giovanile – gli anarchici sembrano gente affetta da sindrome da deficit di attenzione da curare col Ritalin; attori anche bravi come Solfrizzi, Bruschetta, Trabacchi, Calabresi costretti a pronunciare battute che sembrano dei verbali di polizia (Paolo Calabresi e Ninni Bruschetta in certi momenti – poveri! – sembrano dover espiare la loro protervia iconoclasta di Boris), ma anche attori molto meno bravi come il protagonista Emanuele Bosi – con una faccia da pubblicità di un dopobarba che deve dare corpo a un poliziotto di Primavalle nel 1969!; personaggi-cameo come Feltrinelli (vi prego guardate la scena con Feltrinelli e Calabresi…) che hanno la stessa intensità di Gigi Proietti-vigile quando fa lo spot di Vat 69 in Febbre da cavallo; confusione, una continua confusione, una virtuosistica confusione nella struttura narrativa; un montaggio da Chiquito e Paquito; un’eterna luce laterale per cui tutti gli attori vivono con metà faccia tagliata da un’ombra plumbea (volutamente omomorfica e omocromatica a quegli anni, spezzati e di piombo?); una ostentata misconoscenza di qualunque modello filmico che si è confrontato con la Storia della contestazione, del terrorismo, etc… – che siano quelli studiati da Cristian Uva o da Demetrio Paolin o da Vanessa Roghi & Luca Peretti, che siano film seminali come Anni di piombo di Margaret Von Trotta o prodotti derivativi come Romanzo di una strage (che avevo stroncato senza appello, ma che nel confronto riluce dello splendore di un Griffith); e la musica onnipresente più di quella che uno si ciuccia da Zara durante i saldi – una musica sempre enfatica, che vorrebbe inquietare, intervallata da pezzi dell’epoca scelti con il criterio di un jukebok andato in corto; e le basette collose, i capelli di Calabresi disegnati che manco Big Jim, il trucco, le parrucche, le scenografie… (Ditemi! Vi prego ditemi perché nei film italiani degli anni ’70 sembra che il mondo sia una specie di fondale in cui sono stati appiccicati un po’ di poster di Lotta Continua al muro e buttati qua e là nelle stanze dei libretti rossi! Perché in film iperglamour ipercitazionisti degli anni ’70 americani – andate a vedere quel capolavoro di American Hustle – nonostante l’omaggio enfatico all’epoca la scenografia risulta sempre credibile? Forse perché gli scenografi statunitensi non pensano che se uno mette in scena gli anni Settanta deve mostrare che Tutto è anni Settanta, ma ci saranno anche mobili anni Sessanta, anni Cinquanta, anni Venti?!); e – più di tutto – è clamorosa la mancanza di visione politica nel fare un film del genere: paragonatelo con qualunque sceneggiato Rai degli anni ’70, lì ci troverete un’intelligenza, un coraggio, un desiderio civile, una volontà di indagare, di spiegare, una capacità di essere problematici, di avere una prospettiva sociologica – a tutto questo viene ipocritamente e colpevolmente sostituita una sorta di réclame analfabetizzata per la polizia che è tanto brutta da essere mortificante per chiunque abbia fatto politica attiva in quegli anni, ma persino umiliante per la polizia stessa e per chi viene raccontato in modo elogiativo (mi piacerebbe sapere il parere di Mario Calabresi che, pur raccontando come una specie di diario personale, da figlio, la vicenda del padre commissario, in Spingendo la notte più in là , riusciva a essere meno agiografico)…

Potrei anche continuare, ve lo assicuro. E questo scempio storico, artistico, cinematografico, narrativo, ce n’est qu’un debut, come mi verrebbe da dire: ci sono altre quattro puntate, due sul sequestro Sossi, due su Giorgio Venuti e la marcia dei quarantamila. Si può peggiorare, si può raccontare che le Brigate Rosse sparassero per provare le pistole, che Moro e Nathan Never sono la stessa persona e che il sogno dei dirigenti DC era quello di diventare anchor-man della tv per governare l’Italia con i messaggi subliminali del Pranzo è servito, e che la marcia dei quarantamila era la prima vera manifestazione di fitness di massa che ha attraversato l’Italia. Sono pronto a tutto. A scuola, ai miei ragazzi, farò studiare la rivoluzione francese a partire da mie interviste-lampo fatte nel reparto surgelati del Todis su Robespierre e Danton e gli dirò che la Resistenza era un’associazione che faceva trekking sulle montagne per tenersi in forma dopo la guerra.

Commenti
230 Commenti a “Una monnezza chiamata fiction. “Gli anni spezzati”.”
  1. Alessio Aringoli scrive:

    Recensione perfetta. A scuola, però, questa fiction si può utilizzare. In una scuola di cinema e tv. È un modello praticamente perfetto di tutto quello che non si dovrebbe fare. Guardata in questa chiave, è un’opera fortemente educativa.

  2. Marco Pellitteri scrive:

    Concordo sulla sostanza. Capisco la foga. Ma la prego, Raimo, riveda il suo pezzo ed elimini i refusi: ce ne sono fin troppi. Con stima.

  3. Tiziano Fratus scrive:

    Si può discutere di tutto ma se vai a scuola a insegnare certe puttanate sarebbe meglio se la smettessi. L’unica monnezza è il tuo odio viscerale per tutto quello che non è fatto come dici tu, che non rispecchia le tue quattro idee pidocchiose. E’ questa la profondità degli scrittori della nostra generazione? Bella roba…

  4. Regina scrive:

    Tiziano, però così tu non rispondi nel merito. Per quanto viscerale, dall’intervento di Raimo si capisce cose vuole dire (forse perché è uno scrittore, e dunque riesce a costruire in maniera efficace un pensiero intorno alle sue sensazioni, giuste o sbagliate o violente che siano). Però magari, seppure da semplice pubblico non pagante, potresti provare a spigare perché invece la fiction in questione ti sembra buona o non terribile come scrive Raimo. Così anche noialtri possiamo farci un’idea.

  5. Wif scrive:

    Come abbiate fatto a guardarla, tutta, la fiction sul commissario , non lo so. Elementare: come è conciato sto testone del povero calabresi: parruccona nero asfalto bollente, nasone finto, chili di imbottiture sulle spalle. Poteva fare Dracula in film italiano , di quelli chiamati commedia. Noia e tristezza.. Tutto l’insieme mi è sembrato inguardabile. Quindi alla larga.

  6. antonella scrive:

    Credo che ciò che ci accomuna oggi sia l’ignoranza assoluta della nostra storia ed utilizzo la parola “ignoranza” non solo nel senso di IGNORARE, ma anche in senso più dispregiativo: NON VOGLIAMO CONOSCERE.
    In quegli anni io ero bambina, ma li ricordo bene. Purtroppo non ho approfondito col passare del tempo tutte le parole che ho udito: “piazza fontana” “sequestro Moro” “brigate rosse” …. Ho assorbito il colpo delle parole e delle immagini e sono andata oltre (mea culpa). Il commissario Calabresi non sapevo nemmeno chi fosse …
    Un merito, quindi, questa fiction l’ha avuto: fammi tornare la voglia di cercare e di conoscere perchè, anche a me che son parte del pubblico ignorante, è parsa una farsa e una rivisitazione di parte (scusate la ripetizione).

  7. scrive:

    Della fiction mi ha disturbato che fosse davvero fiction: non c’era dramma né poesia.
    Dopo aver letto questo pezzo di Raimo mi è venuta voglia di leggere qualche libro buono di quel periodo storico. Consigli? almeno anche la sezione commenti avrà un suo perchè…

  8. Paolo Piatto scrive:

    La fiction non mi è piaciuta, terribili e puerili i dialoghi, il doppiaggio che neanche il trio Marchesini-Solenghi-Lopez nel loro rifacimento dei promessi sposi avrebbe potuto fare meglio. Ma da una pessima sceneggiatura non si potrà mai tirare fuori un buon film. E purtroppo dagli anni della contestazione difficilmente si riuscirà, per quanti approfondimenti e riletture si riescano a fare, a trarre qualcosa di profondo. Sono stati anni di deliri collettivi che hanno portato solo lutto e dolore. Ma non li vedete oggi i protagonisti di allora? Dai capi all’ultimo tiratore di sanpietrino sono lo zoccolo duro della peggiore società attuale, borghese, consumista, egoista e priva di valori. Al dott Raimo interessa sapere il giudizio di Calabresi sulla fiction, questo dimostra che non ha capito nulla dalla vita, Forse Calabresi avrebbe gradito di più godersi godersi la sua famiglia fino alla vecchiaia, e non finire i suoi giorni su un marciapiede per volere del tribunale di quel popolo che oggi si ritrova alla sera, dopo aver lottato per ottenere il più alto sconto sul prosciutto patanegra, a discutere, ancora con magari qualche cannetta che fa ggiovani , di massimi sistemi.

  9. Christian Raimo scrive:

    @pè, qualunque manuale del liceo o delle medie, ti assicuro è scritto meglio, ma parti da dove vuoi: vai in una libreria e scegli lo stile e la prospettiva storica che ti sembra più interessante, chiara, o adatta a quello che vuoi conoscere; ci sono stati negli ultimi anni libri italiani anche riassuntivi e popolari come quelli di Crainz o di Ginsborg, il lavoro di Gotor, o vediti le molte puntate ben fatte dei programmi storici di Rai Tre, La Grande Storia, Correva l’anno, La storia siamo noi… E ti sto parlando di cose divulgative… o se giri in rete troverai facilmente delle ottime mappe bibliografiche a seconda degli argomenti.

  10. Christian Raimo scrive:

    @Paolo Piatto, gli anni Settanta non sono stati anni di deliri collettivi, sono stati anni di grandi conquiste democratiche da una parte (le battaglie sulla casa, la scuola, il lavoro, i diritti delle donne, la chiusura dei manicomi…) e di violenza politica dall’altra e di mille, mille, altre cose. Si possono raccontare come sono stati raccontati in molti film e libri: una fiction che per il servizio pubblico in prima serata deve semplificare non può fottersene di qualunque credibilità storica.

  11. Giuseppe scrive:

    La riscrittura della storia e’ iniziata molti anni fa….

  12. marco p scrive:

    condivido molto della stroncatura, comunque il consulente storico era dichiarato all’inizio dei titoli di coda, Sandro Provvisionato

  13. Christian Raimo scrive:

    Decenni fa, quando lavorava all’Europeo, avevo letto anche cose decenti scritte da Provvisionato.
    Comunque c’è il piccolo particolare che non è uno storico.

  14. Rolando scrive:

    Per pe’ scrive: leggi “L’orda d’oro”, di Nanni Balestrini e Primo Moroni.

  15. paola scrive:

    leggendo il pezzo mi è venuto in mente per contrasto questo film “La banda Baader Meinhof”. Condivido con Giuseppe la percezione che la riscrittura sia iniziata da tempo, e condivido la necessità di non smettere mai di farsi domande, di avere dubbi, il bisogno di comprendere o almeno intravedere la complessità dei fatti.
    Non ho visto la fiction, ma da troppo la rai ha perso firme, professionisti e intellettuali. E questo è un dato reale con risultati altrettanto reali.

  16. Massimo scrive:

    L’articolo non fa una piega. In questa fiction siamo ai limiti del ridicolo. Aggiungo che è sconvolgente raccontare una pagina di storia italiana, ambientata a Milano, con attori serbi o dell’est, ad esclusione dei principiali. Tutto reso piatto da un doppiaggio inadeguato per un storia che ha come location Milano. Visi poco credibili, non italiani, sembrava una storia – complice scenografie, costumi e trucco – ambientata nell’Europa dell’Est.

  17. sergio garufi scrive:

    è ufficiale: christian raimo è dio. ieri alle nove, oltre a vedere la tv, un mio amico barese giura di averlo visto in prima fila al petruzzelli per l’inaugurazione della stagione operistica; altri sostengono che alla stessa ora si trovava a caselle per intervistare maurizio allione; altri ancora assicurano che fosse all’ospedale di schumacher e a quello di bersani per confortare i parenti. nel frattempo correggeva la prossima enciclica di papa francesco, partecipava a una riunione di minimum fax, scopava mia cugina e mi puliva due calamari alla pescheria del carrefour del villaggio olimpico.

  18. Alessandro scrive:

    Il pezzo non fa una piega e lo dico con dolore e tristezza perché lavoro in Rai. Particolarmente azzeccata secondo me la critica alla scenografia e alla ricostruzione storica degli ambienti, falsa e posticcia in modo insopportabile. A parte American Hustle, sugli anni 70 visti dagli americani di oggi suggerisco la visione di The Iceman, film del 2012 di Ariel Vroomen, con Winona Ryder e un ottimo Michael Shannon: la New York degli anni Sessanta-Settanta che fa da sfondo è semplicemente pazzesca, è viva.

  19. Niccolò scrive:

    Sono folgorato dal fatto che qualcuno in Italia si sua reso conto che il cinema e le fiction sono girate in modk penoso, inguardabile (a parte la commedia all’italiana per quel poco che vale). Di sceneggiature passBili in 40 anni ricordo solo la Piovra. Salvatorres ha preso un oscar sulla traccia di un fumetto di Pazz di cui eto editore, mentre il nuovo candidato all’oscar è un film mortuario che geme accanyo alla salma di Fellini.
    Detto ciò, stupisco che si dica che gli anni ’70 non sono stati un delirio collettivo. Primo perchè mi pare moralista dirlo. Secondo perché agli occhi di qualcuno che vedesse il fenomeno da fuori, appariva come la rivoluzione borghese con # secoli di ritardo. I giovani proteztsvano al di fuori di organizzazioni storiche ma vi era un grande consenso silenzioso che li accompsgnav, di una societá che era (ed è anvora) sempfe srata suddita.

  20. Cristina scrive:

    Ma come può venire in mente a qualcuno che la Rai, Raiuno poi, possa raccontare la Storia di questo paese per com’è andata. Come quelli che si sono stupiti perché nelle fiction di mafia mandate da mediaset mancavano dei tasselli importanti, quelli che mediaset per un evidente conflitto di interessi con l’argomento non può raccontare. In un paese dove la Storia si sta togliendo pezzo pezzo dalla scuola solo degli illusi possono pensare che la racconti poi la televisione. Sono anni che non guardo più le fiction di Raiuno, perché le storie vengono stravolte a beneficio della propaganda.

  21. roberto scrive:

    .. ma hai chiedo al figlio di Calabresi, ora direttore de LA Stampa , cosa ne pensa?

  22. Renata Ferri scrive:

    Il vero problema non è per chi come me ha vissuto, elaborato e pensato alla quella parte di storia.
    Non è pensata e fatta per me.
    La fiction in questione è per un largo pubblico che con meno consapevolezza beve la tv. Per questo la responsabilità degli autori è grave e pericolosa. Disinformativa, macchiettistica, superficiale, irritante e astutamente capace di trattenere davanti allo schermo.
    Il problema non è negli sceneggiatori o in quattro attori prestati da altre macchiette di prima serata. Grandi e gravi responsabilità della Tv di stato e di quella commerciale che hanno colpevolmente abbassato il livello dell’offerta lavorando sull’assuefazione e sul caos che ha regnato nelle responsabilità e ruoli.
    Oggi chiude Downton Abbey su Retequattro per calo di pubblico. Ci si stupisce che il pubblico italiano non lo abbia apprezzato dopo il successo e i premi ricevuti dalla serie in tutto il mondo.

    Che sia la Storia il problema degli italiani?

  23. Alessandro scrive:

    Cristina, per fortuna ci sono ancora trasmissioni in Rai che raccontano la storia di questo paese in modo corretto e documentato.

  24. luisa pianzola scrive:

    Sottoscrivo ogni singola parola di Raimo. Visto che anche la mia generazione (1960) può finalmente dire “io c’ero” (anche se ero una ragazzina), e beh io c’ero, e fa veramente tristezza vedere riportati alla luce una vicenda e un periodo storico svuotati dall’interno di ogni sostanza, atmosfera, profondità, spessore (nel bene e nel male, e soprattutto male, certo). Pensare che si buttino soldi così. Tra l’altro, al di là di visione impostazione ricostruzione sceneggiatura ecc, per me una delle cose più atroci di tanta fiction italiana (e pure di tanta cinematografia) sono il casting e il trucco e parrucco (ma davvero pensano che basti colare un secchio di pece nera sulla testa dell’altrove pur bravo Solfrizzzi e sfruttare la sua attaccatura di capelli simile a quella di Calabresii per portare sulla scena una ricostruzione credibile? E la moglie di Pinelli, una specie di modella lunga lunga senz’anima?… No perché poi uno vede The conspirator e Lincoln, per dire (anche se non amo Spielberg) e allora ti vien proprio da ridere…

  25. Stefano scrive:

    Caro Christian,

    non condivido la tua requisitoria, che pure ha qualche fondo di verità, perché, occorre dirlo ancora una volta, una fiction è una fiction, un prodotto nazional-popolare, e non possiamo pretendere da essa un contenuto e una profondità da film o da documento storico esaustivo. A me non è dispiaciuta. Sono rimasto commosso dalla grandissima interpretazione di Solfritti, sulla quale tu sorvoli. e comunque, ribadisco, da un genere televisivo siffatto non ci si può aspettare un panorama di approfondimento della forza e delle contraddizioni di un periodo storico. In questa fiction in particolare poi, c’è un relativo sforzo di non appiattire gli eventi. Ci sono le contraddizioni e le sofferenze di Calabresi e, bene o male, esce fuori l’immagine di uno Stato colluso, ai massimi livelli, con i terroristi. L’unica scena davvero fuori dalla realtà è quella in cui, nel locale underground gli anarchici si riuniscono in gruppo a guardare in tv lo sbarco sulla luna e alla discesa dell’astronauta sul suolo lunare si mettono ad applaudire! Francamente esilarante!

  26. Simona scrive:

    Quoto, salvando Solfrizzi che, povero, s’è dovuto adeguare ai testi diventando un pupariello suo malgado. La citazione “un montaggio da Chiquito e Paquito” mi ha fatto letteralmente piangere dal ridere ma mi trova pienamente d’accordo. Peccato. Mi irrita moltissimo veder sprecare i miei soldi per un trojajo di questa fatta.

  27. Alessandro scrive:

    Fraiese non è mai morto.

  28. Mag scrive:

    Mi faccia indovinare, esimio docente, un’opera di qualsivoglia tipo (si tratti di un romanzo o di una rappresentazione cinematografica o televisiva) ispirato ad un certo (davvero nefasto, mi permetto di aggiungere) periodo storico DEVE trasmettere il consueto messaggio “rosso buono, BR birichine ma in fondo animate da buone intenzioni – fascisti malvagi, il male è solo nero ovvero a destra” … altrimenti non può che inevitabilmente essere catalogata come indegno ciarpame, suppongo … Davvero ne ho abbastanza di questa disonestà intellettuale … Prendo le distanze da ogni forma di estremismo violento (che è stato ed è tuttora sia rosso che nero, e sarebbe ora di affermarlo in tutta serenità e trasparenza !), ed appartengo a quella schiera di populisti incolti e sempliciotti (nn credo di discostarmi troppo dal Suo giudizio in merito) che stanchi di una classe politica disonesta e corrotta come quella di alcuni decenni fa ma nel contempo assai meno preparata e scaltra al confronto, hanno sia pur con le proprie riserve, accordato la fiducia al movimento fondato da un ex-comico che almeno nei propri proclami, si prefigge il compito di scardinare questo apparato … E sono davvero esausto di veder tornare alla ribalta temi e contrasti che dovrebbero appartenere al passato; si insiste invece nell’utilizzo di schemi mentali-ideologici e di terminologie e simboli che dovrebbero ad oggi essere considerati semplicemente obsoleti, sinonimo di fallimento e tragicità … Lei insegna e non oserei neanche per un istante mettere in dubbio la ricchezza e la consistenza del Suo tesoro di conoscenza ma purtroppo la “vernice” che da troppo tempo colora più o meno uniformemente l’universo prezioso della cultura e dello spettacolo fa sì che le “sorgenti” di quell’universo, siano in qualche modo affette da un vizio di base … Speravo che ciò caratterizzasse solo le sorgenti più “anzianotte” ma constato che anche le più giovani vengono puntualmente spruzzate dall’aerografo dispensatore della vernice di cui sopra … peccato ! Concludo dicendo che non ho seguito attentamente né con continuità la “fiction” recensita … è in ogni caso probabile che sia di modesta qualità, lo è sostanzialmente tutta la TV che ci propinano IN ogni caso tanta rinnovata attenzione nei confronti di quegli “anni spezzati” mi allarma : Non sarà che si avverte il reale pericolo di scivolare nuovamente in una fase storica analoga a quella ? RIcordo una cena con alcuni conoscenti, tutti mediamente più anziani di me di un decennio circa, nel corso della quale i commensali non facevano che ricordare con beata nostalgia “i bei tempi” in cui ci si dedicava a rozza e cruenta chirurgia plastica in piazza, a suon di catenate, pugni e colpi di bastone (quando non si passava ad armi ancor più “definitive”) … Confesso di aver provato lì per lì il desiderio di far provare a tutti coloro nuovamente quelle “delizie”, io che aborro la violenza in ogni sua forma … ridateci i superficiali, disimpegnati e decadenti anni 80s … si stava MEGLIO, da ogni punto di vista !

  29. Giovanni Scuderi scrive:

    @TizianoFratus perchè continui a perdere tempo a leggere e rispondere sui blog che chiaramente sonno agli antipodi delle tue posizioni politiche? Detto questo concordo con Raimo credo che fiction più scadente non sarebbe stato possibile realizzarla, va bene la bravura dei singoli attori, mi ha sorpreso Solfrizzi in un ruolo non leggero, veramente bravo, ma un minimo di correttezza storica e politica ci poteva stare. Continuo a pensare che il miglior film uscito sul dramma politico, culturale e sociale dei nostri anni settanta rimanga la meglio gioventù di Giordana. Credo che piuttosto che realizzare il solito pastrocchio nazional-popolare, si sarebbe fatto meglio, anche e soprattutto alle vittime della vicenda (Calabresi e Pinelli) a far predisporre ai canali tematici RAI (Rai storia) un bel docu.fiction sulla vicenda utilizzando materiale d’epoca, interviste ai protagonisti e ricostruzioni ben fatte.
    Concludo dicendo che più tempo passa e più resto convinto che nelle scuole italiane dovrebbe diventare materia di studio la visione dei canali tematici storici della RAI. Questa prima produzione sugli anni settanta stata veramente deludente, siamo forse, come inadeguatezza storica, alla fiction sulle foibe e sulla resistenza di qualche anno fa.

  30. Cristina scrive:

    Se il Meteo di Raiuno dicesse che c’è il sole uscirei con ombrello e stivali.
    Per dire quanto io ritenga affidabile la Rete “ammiraglia” del servizio pubblico, che generalmente sta sempre in fondo a destra, @Alessandro.

  31. Luca scrive:

    Chi ha visto “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana? Che giudizio date?

  32. sirio scrive:

    @mag
    sei proprio uno della gggente tu!!!! bravo!!
    abbaso Kasta dei profesoroni comunisti!
    Sveglia!!!!!111!!

  33. Mag scrive:

    @Cristina e Alessandro … per ritenere “di destra” la Rai (basterebbe parlare del terzo canale) bisogna realmente, sia detto con rispetto, possedere un giudizio offuscato dalla faziosità … di conseguenza qualsiasi scambio di opinioni in merito ad una realtà storica che viene di certo vista con “lenti colorate” diventa inutile … rischierei di leggere che le BR giocavano a “rubamazzetto” … :-)

  34. Chaos scrive:

    Ma chi parla di fiction come prodotto che non può raccogliere le contraddizioni dell’epoca, non può avere la forza di un romanzo etc. etc., ha mai visto qualche serial (non per forza storico) fatto dalla BBC ad esempio? e parliamo di una rete di servizio pubblico nazionale, chiaro da una parte abbiamo magari Moffat e dall’altra abbiamo Diana.
    Ma la differenza oltre ai professionisti utilizzati dietro la macchina da presa, la fa il coraggio nello scrivere le storie, e in questo caso invece abbiamo la solita coda di paglia nazional-popolare che ha bisogno nel 2013 ancora di ribadire quella lettura sugli anni ’70 che da 30 anni a questa parte è l’unica consentita nell’ambiente mainstream, voglio dire negli USA parlano più facilmente dell’11 settembre che noi di piazza fontana, questo dovrebbe far riflettere, oltre alle basette di Solfrizzi.

  35. alberto scrive:

    Per documentarsi:”Pinelli un suicidio di Stato”
    La scena in cui Calabresi riconosce Feltrinelli in una foto sgranata, senza provare il minimo di stupore ed emozione, è da scompisciarsi.
    Se a distanza di 45 anni non sappiamo la verità, ci sarà un motivo. Caro sig. Mag nessuno ci ha ancora spiegato come e perché Pinelli volò dal quarto piano. Io so che glielo abbiamo dato vivo e ce lo hanno restituito morto, senza che nessuno ci abbia ancora comprovato la verità. Così come nessuno ci ha ancora chiarito chi ha ucciso Calabresi., “L’uomo che sapeva troppo”.

  36. rita scrive:

    ho visto questa fiction senza vedere il lato recitato ma solo il lato storico : sono cresciuta con le scritte calabresi assassino ma a 47 anni sto rivedendo l’idea che in fondo …. i suoi assassini sono stati graziati dallo Stato e la strage di piazza fontana , strage su cui indagava calabresi , a tutt’oggi è senza colpevoli, mi sembra di rivedere la storia del giudice Falcone quando lo volevano infangare dicendo che era colluso con la mafia , non so… ma son certa che dietro i pupari siano stati sempre gli stessi e calabresi e pinelli siano state vittime , cosi come tanti altri di un gioco dei poteri forti che hanno sempre deciso le sorti di noi italiani con bombe scandali tangenti ecc…

  37. mimmo scrive:

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=754189537944170&set=pcb.754190501277407&type=1&theater

    In questa foto è visibile un manifesto contro Casa Pound (fascisti del terzo millennio)… nella casa di un anarchico di fine anni 60! Gli anarchici di Milano sapevano viaggiare nel tempo?

  38. Midolo scrive:

    Nel film si capisce benissimo che i colpevoli delle stragi del 69 / 70 si riferiscono a certi politici dello stato, e anche della morte del commissario perché sapeva molto . Un film che fa riflettere ..

  39. Alessandro scrive:

    ma infatti, @cristina, non parlo di rai uno, ma di rai tre, rai storia, rai educational…anche quella è rai.
    @mag, non ho capito, ho scritto che la rai è di destra?

  40. Elisciua scrive:

    A Crì, magna tranquillo !

  41. scrive:

    Grazie Raimo, davvero grazie per le dritte. Anche se alcune già le conoscevo, appunto gli altri titoli.

  42. jacopo scrive:

    A chi dice che “una fiction è una fiction, un prodotto nazional-popolare, e non possiamo pretendere da essa un contenuto e una profondità da film o da documento storico esaustivo” propongo la visione di “La meglio gioventù” di Giordana: semplificatorio, televisivo (nel senso meno buono del termine) ma utile e tutto sommato onesto. Per Mag: se qualcuno è afflitto da lettura pregiudiziale e ideologizzata questo sei tu, che attribuisci alla stroncatura di Raimo motivazioni inesistenti. Raimo non si sogna neppure di sostenere che il difetto di questo sceneggiato TV è di dare torto ai comunisti: quello che sostiene (rileggitelo con calma) è che “Gli anni spezzati” è stupidamente semplificatorio e realizzato male. E infatti su quegli anni la si può pensare in tanti modi: la sola idea inaccettabile è che si possano descrivere tirando linee nette.

  43. alex scrive:

    le solite logiche di spartizione dei lavori ‘pubblici’ alla base dell’assenza totale di meritocrazia in questo sciagurato paese, mista a revisionismo da volumetto in vendita presso un autogrill. non c’è da stupirsi in un paese in cui anche imbecilli come vespa riescono a vendere migliaia di libri farciti di interviste a castaioli di ogni età (dicono le statistiche del markeTTing). a proposito, poveri alberi…
    anche quando la fiction (che poi fiction non dovrebbe essere quando si tratta di STORIA) vorrebbe insegnare qualcosa di buono o quanto meno limitarsi alla realtà dei fatti, che già di loro insegnerebbero tanto.
    solfrizzi dava il meglio di se’ nei panni di mino pausa su telenorba. tutto il resto è noia, ma di brutto.

  44. Gianni scrive:

    Concordo con la recensione. In tutto, anche con la foga ed anche con i refusi. Chi stigmatizza questi ultimi, o ha voluto inserire meritoriamente una nota di leggerezza in un argomento che provoca tanta sacrosanta rabbia (e di questo avrebbe il mio plaudente consenso), oppure ha voluto scientemente inserire un elemento che depotenzi, che sminuisca la drammatica autorevolezza delle questioni sostenute. In ogni caso, cio’ e’ anche democrazia. Quindi, c’e’ posto per tuttti… Opps, un refuso!

  45. laura scrive:

    Ho preferito seguire il dialogo tra Mario Rigoni Stern e Marco Paolini su Rai5, decisamente più edificante. Basta scegliere.

  46. Andrea scrive:

    @Paolo Piatto. Ricordati comunque che dalla stanza del commissario Calabresi (quindi sotto sua responsabilità, anche per il grado che portava) è misteriosamente volato dalla finestra l’anarchico Pinelli, reo solo delle sue idee, ma usato dallo stato come capro espiatorio per la strage di piazza fontana (fatta invece dai fascisti). La storia è molto più complessa, e analizzarne solo la parte che fa comodo non è analisi storica. Inoltre gli anni ’70 hanno permesso una grande crescita civile dell’italia: aborto, divorzio, statuto dei lavoratori ecc. Dire che sono stati solo anni di delirio collettivo, oltre a essere estremamente riduttivo, è praticamente irreale.

  47. Caro Raimo,
    Condivido la sua amarezza e sposo in pieno le sue considerazioni sulla fiction in questione .
    In occasioni simili faccio sempre il parallelismo tra intellettuali e politici che formano le coscienze di un’epoca .
    ( basta leggere la lettera che De sica scrisse ad Andreotti in occasione di una atto di censura e tante altre .. )
    E inevitabilmente c’è sempre una corrispondenza tra le altezze e le bassezze .
    Viviamo, è evidente, sempre più in una fase discendente, peggio , precipitevole !
    La strategia della confusione messa in atto dai poteri forti è certamente più efficace e meno sanguinolenta
    di quella della tensione degli anni settanta . Hanno capito che agire sull’azzeramento della memoria e sulla successiva falsificazione è il modo migliore per formare le nuove classi dirigenti ed intellettuali che arrivano al massimo ad esprimere Renzi e Sorrentino e Cattelan come espressione più rappresentativa di questa epoca meschina ….. ( E ho detto tutto , Peppino dixit ) .
    Con rinnovata stima
    Andrea Panzironi

  48. Ho visto tutta la fiction su Calabresi. Quella che Saccà voleva fare nel 2007 e che poi Petruccioli bloccò perché vedeva la vedova Calabresi contraria (e ignara dell’operazione). Alla fine il progetto non solo si è sbloccato ma rientra in un più generale ciclo di tre storie sugli anni 1969-1980. “Il commissario” nasce col patrocinio dell’associazione dei poliziotti e di quella delle vittime del terrorismo ed è tratto da un libro di Luciano Garibaldi che, a quanto ne so, nessuno ha mai pubblicato. Garibaldi è un vecchio giornalista cattolico di destra che si diverte a scrivere libri di storia ovviamente privi di scientificità. Per questo gli autori della fiction sono ricorsi a due «consulenti storici»: Adalberto Baldoni e Sandro Provvisionato. Il primo è un giornalista figlio di un repubblichino e dirigente nazionale del Msi prima e di An poi. Il secondo è un giornalista che ha militato nella sinistra (nel ’93 credo fosse de La Rete) passato nella vita da Radio Città Futura al Tg5 dove è stato pure sindacalista. Baldoni e Provvisionato in tandem dal 1989 hanno raccontato gli anni di piombo in tre saggi. Dunque per fare spiegare la storia di Calabresi, Pinelli e dell’Italia 1969-1972 RaiFiction ha ritenuto logico affidarsi a 3 giornalisti invece che a uno o più storici di provata competenza scientifica. Il risultato finale infatti è un’agiografica biografia di un poliziotto servo di Dio che insegna all’alba degli anni di piombo a porre l’altra guancia e messo in croce tradito da chissà quale giuda nascosto nelle alte sfere. E poi, siccome da anni va forte un certo volemose bene bipartisan, si cerca di lasciare un buon ricordo di Pinelli nello spettatore rendendolo come un personaggio quasi simmetrico a Calabresi. Tutto ciò incastrato in una cornice teorica secondo la quale negli anni ’60 c’era un’Italia che andava a gonfie vele piena di bravi lavoratori che all’improvviso fu rovinata da personaggi strani e ambigui che giocavano a fare i sovversivi. A sinistra come a destra. Gli anarchici e i capelloni sono macchiette spesso manovrate da folli alti borghesi agiati alla Feltrinelli. I fascisti ombrosi e invisibili, ma non meno idealisti e romantici. Nella polizia troviamo invece camerate di proletari e sottoproletari ansiosi di riscatto sociale e capaci e dotati di alto senso etico, seppur un po’ naif. In particolare attraverso la giovane recluta romana presa in simpatia da Calabresi torna l’abusato luogo comune “pasoliniano” su studenti e poliziotti, nonostante Pasolini avesse già a suo tempo chiarito cosa volesse dire davvero su Valle Giulia ’68. Siamo alle solite: l’uso politico della storia mediante un medium di grande impatto quale è lo sceneggiato televisivo del primo canale italiano. Un’occasione di pedagogia delle masse diventa invece (per l’ennesima volta) una squallida operazione a tavolino per mettere la storia e la sua naturale vocazione alla chiarezza da parte, il più lontano possibile. E il peggio suppongo si avrà con la terza storia, quando si racconterà la marcia dei 40mila attraverso un immaginario colletto bianco della Fiat. Scommettiamo avrà il sapore di un meraviglioso lieto fine?

  49. Gianfranco Sherwood scrive:

    Nel ’69 avevo 20 anni e mi ricordo perfettamente quei fatti orribili. E l’indignazione causata dalla morte di Pinelli. Per questo non ho guardato questa fiction. Come nessun’altra italiana, del resto. Sono lo specchio di un paese marcito, incapace di guardare in sé stesso. Vile e ipocrita. Perché se i beceri di destra blaterano ancora di un Calabresi vittima dell’odio della sinistra, che nei loro deliri controllerebbe pure la Rai, fanno solo il loro mestiere. E’ dall’altra parte che oggi non c’è più nulla. Qui ormai, non ha più senso dire che la democrazia è minacciata, perché di fatto in Italia di democrazia non c’è quasi più traccia.

  50. Mag scrive:

    @Sirio considerato il livello di ortografia che caratterizza il tuo messaggio, non posso che esortare te a contattare quanto prima qualche professore, di qualsivoglia colore politico, non è certo importante in questo caso … :-) Devi proprio utilizzare un nick che richiama ad una delle più belle stelle del cielo, una splendida classe spettrale A dalla luce bianca … ? E’ probabile tra l’altro che una NANA ROSSA ti sia più congeniale … :-) ma in ogni caso ritengo sia inutile proseguire oltre la discussione, giacché è evidente l’altro grado di coinvolgimento emotivo (in alcuni casi sorprendente, neanche avessero vissuto REALMENTE quella fase storica) dei partecipanti, inversamente proporzionale direi, al grado di obiettività dei loro giudizi … Citando il filosofo Emil Cioran : “La conversazione è feconda solo tra spiriti dediti a consolidare le proprie perplessità” … Qui al contrario vedo solo persone MOLTO SICURE e categoriche nella propria distinzione tra bene e male, buoni e cattivi … … 😉

  51. Fabio Muzzio scrive:

    Non entro nel merito e a livello tecnico e di sceneggiatura in senso stretto (ce ne sarebbe da dire), come del doppiaggio approssimativo, ma i consulenti storici erano segnalati nei titoli di coda, evidentemente ha spento prima.

  52. david scrive:

    pensavo alle fiction fatte per gli anziani, e mi è venuta in mente la sig.ra Licia Pinelli; rimando tutti alla sua recente intervista a Corrado Stajano, che si trova un po’ ovunque in rete (gli anziani che non guardano la fiction invece possono rileggere “La forza della democrazia” di Corrado Stajano).

  53. GV scrive:

    Caro Raimo, ti mando tre note a margine:

    1- Marcocci e Tomassetti sono tutt’altro che alle prime armi, basta una veloce ricerca su Google o ancora meglio http://www.imdb.com per rendersene conto;

    2- perché generalizzare?
    Ci sono serie italiane, anche su Rai e Mediaset, con un’ottima scenografia e altre con una pessima. Facciamo i nomi, così da poter distinguere. Esempi di ottima scenografia?
    Stefano Pica per “Walter Chiari”
    oppure
    Panconi/Conte per “Nero Wolfe”.
    Sui pessimi, c’è tale abbondanza che si può sorvolare. Nel prossimo articolo, potresti fare i nomi.

    3- corollario alla 2:
    Confrontare l’impianto fotografico/scenografico di “American Hustle” con un qualsiasi prodotto italiano è quantomeno improprio.
    Probabilmente col budget del reparto scenografia di AH ci si potrebbe coprire l’intero budget de Gli Anni Spezzati.

    Certo, si può dire una cosa: non aiuta girare 6 serate dedicate alla storia contemporanea italiana a Belgrado. Jacchia è un professionista della esternalizzazione sciatta, questi sono i risultati.

  54. giampaolo scrive:

    sono d’accordo sulla bruttezza della fiction , specialmente l’audio l’ho trovato proprio pessimo!!!
    sono anche d’accordo con chi dice (e non li ho letti proprio tutti i commenti ) che comunque è servita questa fiction a voler approfondire quel periodo storico che a scuola non ti ci fanno mai arrivare al contemporaneo (io classe 1966 almeno è stato così). ma volevo porre una questione……
    Ho notato che gli “anni di piombo” stanno tornando di “MODA” nelle fiction e nei film … (i programmi storici secie di RAI lo fanno sempre ) e volevo chiederLe…… secondo Lei stanno cercando di dissuadere la gente ad arrivare ad una lotta armata (perchè in questo momento la temono veramente tanto credo) o è quasi un tentativo di spronare la gente a ribellarsi???? anche io h cominciato a cercare dei testi dove potermi informsre meglio SU QUESTE VERITà CHE NON CREDO SARANNO MAI SVELATE )
    GRAZIE PER L’ATTENZIONE !

  55. Liborio scrive:

    L’ho vista, ed è veramente brutta. Peccato per alcuni bravi attori coinvolti in un prodotto realizzato male. I film di Giordana, è vero, risplendono a confronto – e La meglio gioventù a conti fatti resta un ottimo film per la tv, non a caso è stato apprezzato a Cannes e negli Usa.
    Il punto è che alla base di operazioni come queste c’è l’idea scialba di ottenere una sorta di pacificazione nazionale via tv. Sono tutti buoni, ma che dico buoni, buonissimi, quasi Santi, e Pinelli e Calabresi si volevano bene; la colpa, al massimo, è di qualche oscuro funzionario dello Stato…e lo Stato in Italia assurge sempre a Lato Oscuro o Grande contenitore del Male.

  56. Raimo ma pure tu no come cavolo fai a non capire che se scrivi con tanto livore e indignazione indebolisci solo la tua posizione argomentativa?
    In più, voglio dire, quali sono gli argomenti strutturali del tuo sdegno viscerale? Insulti e chiacchieri tanto dal primo rigo ma in sostanza chiedi (giustamente per come la vedo io) che le cose complesse vengano trattate con complessità oppure siano filtrate attraverso uno sguardo narrativo intelligente (magari sarebbe meglio artistico) che suggerire quella complessità che il luogo-fiction non riesce quasi mai a rendere per diversi motivi. Bene: è più o meno l’analisi critica che facciamo da anni al paradigma della non-fiction-novel che produce e ha prodotto danni ben maggiori di questo sceneggiato su Calabresi. Insomma, forse dovremmo ringraziare sotto sotto queste produzioni televisive così semplicistiche perché mostrano in modo più esplicito possibile tutti i limiti del “racconto di realtà” e, per quanto giochi molto sulla rispondenza storica, si presenta come una finzione… Magari gli scrittori civili di oggi presentassero i loro romanzi come opere di finzione…

  57. antonio carannante scrive:

    concordo con raimo. gia’ la scelta degli attori e’ stata fallimentare (calabresi mai credibile) cosi come quelle ricostruzioni dell italia dell epoca tipo anima mia di fazio… riguardo la ricostruzione un velo pietoso…ma forse e’ proprio la scelta della fiction che mal si addice a certi temi… penso che la sceneggiatura pecchi di sciatteria…altro che “dolo” politico.

  58. Luisa scrive:

    Concordo su tutto.
    Io c’ero, in quegli anni: vivevo a Milano e quando Calabresi fu ammazzato avevo 16 anni.
    Al di là del becero revisionismo storico, nulla, assolutamente nulla di questa fiction mi ha ricordato la Milano degli anni ’70.
    Non si sono presi la briga neppure di girare le scene del Palazzo di Giustizia sul luogo…
    Inoltre tutti gli esterni (al di là di qualche inquadratura del Duomo o dell’Arco della Pace) sono stati girati in qualche improbabile posto che con Milano non ha NULLA a che vedere.
    VERGOGNA!!!

  59. Kamma scrive:

    Concordo su tutto, ma non riesco completamente a spiegarmi perchè nessuno si è accorto o ha voluto correggere il fuori sincro del doppiaggio che è stato perenne… insostenibile.

  60. Andrea Moro scrive:

    Ma qualche paragrafo … qualche heading, qualche grassetto …. sara’ stato pure uno scempio il programma sulla rai, ma un articolo cosi, editorialmente e’ scandaloso.

  61. gg scrive:

    Girata talmente male che in certe scene si vedevano cancelli automatici modernissimi, automobili di oggi e gente vestita in uno strano mix che comprendeva un periodo almeno tra il 1975 e il 1987!!
    Questo sarebbe il meno perchè da licenziare ci sarebbero solo regista, segretario di edizione e ovviamente costumista e scenografo…il problema sono i contenuti che sono chiaramente manipolati, distorti, inventati.
    Chiaramente chi difenderà la fiction argomenterà dicendo che le polemiche erano state messe nel conto. Io penso invece che le polemiche sono state troppo poche.
    Per quanto riguarda Sossi racconteranno che negli anni 2000 è stato candidato di Forza Nuova?

  62. MC scrive:

    Acccccidenti quanta demagogia…tipica di un medio (non voglio dire mediocre) professorino da liceo!!!
    Facile dispensare consigli e nozioni quando non ci si mette del proprio!!! Facile dare fare il saccente quando hai di fronte persone (nel suo caso studenti) che si affidano e basano su cio che racconta… Vediamo il professore davanti a un Giampiero Carocci di turno come si pone…

  63. Giacomo Vit scrive:

    Avevo 17 anni in quel periodo. Sì, anch’io concordo con quelli che ritengono brutto questo lavoro, nonché scorretto sul piano storico. Personalmente poi mi ha tanto irritato la figura (inventata) dell’infiltrato-angelo custode di Calabresi. Posso capire l’invenzione sul piano della logica narrativa, ma mi pare che questa figura sia debordante, invasiva, petulante nell’economia del racconto televisivo.

  64. Alessia scrive:

    Raimo è il nostro Foster Wallace! Pezzo di bravura comico, oltre che critico.
    Non ho la televisione ma mi fido ciecamente, almeno in questo caso. Tra l’altro un paio di giorni fa il regista, ospite su radio3, parlando della sua fiction ha detto degli sfondoni che poi però capisci che sfondoni non sono ma fanno parte di qualcos’altro, molto più bieco e sinistro. Questo tipo parlava ed era animato da una aggressività paracula, appunto.

  65. federico scrive:

    Un simile sproloquio, così circostanziato (?) e aggressivo, fa pensare ad un qualcosa di preconfezionato (e, pertanto, con tanta prevenzione), sì da svilirlo al rango di giudizio storico di parte (chiaramente identificabile) mascherato da critica alla realizzazione dell’opera.

  66. Marco scrive:

    Fiction tecnicamente realizzata male, malissimo, a parte l’interpretazione di Solfrizzi che brilla di professionalità! Per quanto riguarda gli sterili commenti su parrucche, basette, mobili e magari anche i lacci delle scarpe, l’abbiamo notato tutti che qualcosa non va, non ci vuole un genio. Magari da ragazzino avrei perso anch’io del tempo dicendo “gne gne gne la parruca…gne gne le basette” ma personalmente ho affrontato il tutto con una risata e via…siete fissati ragazzi miei! Suvvia, ci sono problemi ben più gravi nella vita!
    Per quanto riguarda la critica mossa dall’autore dell’articolo e da molti di voi nei commenti, cosa dire? Parole scritte e riscritte, una sorta di amalgama, un calderone dove tutto è forzatamente dipinto di rosso, sembra na passata di pomodori! La vostra unica preoccupazione è che i ribelli non siano stati gli eroi di turno e si da invece più attenzione al lato umano di un Calabresi provato da qualcosa di più grande di lui, qualcosa di importante e pericoloso…non come noi che ci soffermiamo nei forum a giudicare la buffa parruca dell’attore. Parlate di mancate verità, ma chi siete voi per conoscerle? E’ vero, nessuno nei commenti sostiene apertamente le proprie ideologie, ma si intuiscono fortemente dalle vostre parole e sono alla base dell’ottica particolarmente di parte con cui analizzate la fiction…sono sicuro che molti di voi macchiano il caffè altrimenti sembra quasi nero, magari compilate moduli con la penna blu perché la nera è dei fasci, usate il pepe rosa perché il nero è fascista (in maniera stupidamente analoga i razzisti usano il bianco perché il nero è inferiore 😛 ). Scherzi a parte vi invito a vedere il mondo in maniera libera, lasciamo pregiudizi e ottusaggine a quelli di destra, che sono più portati per questo!
    Analizziamo la fiction per quello che è, ricordiamoci che stiamo parlando di una prima serata, con lo scopo di coinvolgere chi non è informato sui fatti. Io da onesto imparziale e ignorante in materia (come suppongo il 99% della popolazione italiana) devo ammettere che ha stimolato la mia curiosità e di certo chi è intelligente non si limita a prendere per oro colato quello che ha visto sapendo che si tratta appunto di una fiction, ma cerca di andare avanti e informarsi (possibilmente da fonti imparziali). Chi invece preferisce accontentarsi di ciò che ha visto, non sarà un campione ma sicuramente ne saprà qualcosa in più di prima.
    Ho trovato interessanti (5 stelle a parte) gli interventi di mag, gli unici che lasciano intendere un’interpretazione imparziale, come dovrebbere essere in ogni cosa…Tutti fratelli ma senza bandiere!
    P.S.: da buon contadino ignorante, mi soffermo anche sulla cantante della band anarchica…minchia che bona!! Qualcuno saprebbe di chi si tratta?

  67. Lucia scrive:

    sapresti fare di meglio?

  68. pierluca scrive:

    L’ultimo episodio di quella che Giovanni De Luna ha definito la deriva vittimaria della memoria storica italiana.

  69. Paola de Benedictis scrive:

    l’accetta. un film da accetta e fatto con laccetta. nel senso che l’accetta danneggia la storia (parziale e con pochissime sfumature), ma è purtroppo tarata su un pubblico che ha bisogno di buoni buoni e cattivi cattivi che non deve fare uno sforzo interpretativo ma dalle 21 alle 23 può lasciarsi riempire di verità (?) semplici. E’ un cane che si morde la coda: educato al ribasso dalle fiction precedenti e quindi necessitante di cose sempre più semplici sia nel contenuto che nelle trovate registiche. Però non condanno gli autori, anzi, sono certa che abbiano fatto il possibile davanti ai paletti imposti loro. (di testo, e regia). E comunque l’accetta la beatifico per ciò che concerne le pettinature. Dirò di più sono completamente in disaccordo con Raimo: le scenografie non sono affatto posticce, si faccia un giro tra le case di una certa borghesia dell’epoca. O posso inviare io le foto. E per quanto riguarda i capelli evidentemente la memoria è corta. Basta googolare pettinature su internet e scopreire che pomete stile calzanetto erano un must. E, per chi evidentemente ha poco a che fare col capello, vorrei rispondere che un certo stelo (del capello ovvio) doppio e scuro come lo ha chiaramnte Solfrizzi tirato lateralmente con la riga dà inevitabilmente quel certo tipo di taglio. Insomma io promuovo i parrucchieri. Se Solfrizzi (tra l’altro credibilissimo) fosse vissuto nei ’70 e avesse provato a pettinarsi come si usava all’epoca avrebbe ottenuto il risultato visto in Tv. Poi scusate Calabresi che portava la cresta?
    In sintesi lo scempio è l’agiografia, l’agiografia è sempre uno scempio. Ma il livore di certe analisi è una caduta di credibilità.

  70. Cristina scrive:

    Christian Raimo è il nostro Pasolini.
    Che ovviamente in vita non era il santino cui tutti oggi accendono un cero.
    In vita era un rompiscatole di genio, viscerale, scomodo, spesso violento. E infatti ogni sua uscita spaccava in due, tre, quattro l’uditorio. Chi lo odiava. Chi si incazzava. Chi lo apprezzava. Chi si indignava. Chi lo insultava. Insomma, esattamente come accade qui.

  71. Marco scrive:

    ahahah Pasolini…Cristina ma ti rendi conto di ciò che dici? E poi non so se l’hai notato, ma qui il 90% abbondante di chi scrive è a favore di Raimo, tutt’altro che “Chi lo odiava. Chi si incazzava. Chi lo apprezzava. Chi si indignava. Chi lo insultava”. E’ tutto il contrario! Anzi, sembrano i commenti del suo gregge!

  72. Mauro scrive:

    “Tanto rumore per nulla”, verrebbe da dire. Ma non della fiction, ma della verbosa e decisamente saccente iper-critica di Raimo, che insegna storia nei licei da ben cinque anni. Le fiction, come i puffi, son così: gli intellettuali dovrebbero farsene una ragione. E’ realtà in pillole. Stop. Invece non se ne fanno una ragione perché sennò non avrebbero la scusa per poter intervenire con pistolotti come questo. A meno che non si voglia prendere la parte – come ho letto in più posti nel web – del partito preso “Calabresi-boia=Povero-Pinelli”, questo sì, aberrante.

  73. Marco Vitale scrive:

    Preso dalla smania di scrivere un articolo tronfio e borioso finalizzato a dare sfoggio di un lessico sfavillante, hai dimenticato una cosa fondamentale: è una fiction, non un documentario.

  74. Giorgio scrive:

    già è una fiction, per un pubblico (quello televisivo) considerato ignorante, noncurante delle ricostruzioni ma molto attento alle escalation emotive e alle generalizzazioni bene-male. il discorso se la fiction sia o meno deleteria per una divulgazione culturale è ampio, non entro qui nel merito però mi sembra un livore eccessivo dedicato ad un prodotto del genere.
    occorre anche riposizionare la critica, forse.

  75. BlogMaster scrive:

    La Storia la scrivono i vincitori.
    In questo caso il Nulla Cosmico al Potere.

  76. Mauro scrive:

    Quello di BlogMaster è un ottimo esempio di commento ” molto attento alle escalation emotive e alle generalizzazioni bene-male”, come è stato giustamente detto. Vorrebbe essere di grande effetto, pur non dicendo nulla.

  77. Loredana scrive:

    L’ho vista. E ho notato tanti difetti. Condivisibili con tutto ciò che e’ stato già scritto. Ma. C’e un ma. Preferisco questi argomenti alle puntate di master chef, grandi fratelli, x factor e via discorrendo. Si discute della nostra storia. Sulla nostra storia. Parliamone, svisceriamo tutto e affrontiamo il dialogo. Vedrò le altre puntate anche se so già di non condividerne alcune scelte (parlo di attori…). Ma so altrettanto che mi appassionerò alla storia e cercherò di saperne di più!

  78. Anna Maria scrive:

    faccio bene io che non guardo più le fiction della rai! Sono tutte uguali…..e attori che in altri film sembrano bravi nelle fiction rai sembrano degli incapaci. Parlo solo di rai perchè mediaset per me non esiste anzi non è mai esistita.

  79. girolamo scrive:

    @ quei commentatori che dicono: è una fiction, non un documentario storico.
    Posto che non si capisce perché una fiction dovrebbe contenere dei falsi storici, il problema posto da Christian in quanto insegnante è reale. Chi insegna (io dal 1987, visto che 5 anni ad alcuni sembrano pochi credo che un quarto di secolo basti) sa che in una società nella quale è andata smarrita la lettura di fonti storiche (come accadeva invece quando ero studente) non solo le cosiddette docu-fiction, ma anche le fiction (quelle che ai miei tempi si chiamavano sceneggiati) sono prese per fonti dagli studenti, e tocca farci i conti. Un insegnante di storia (ma non solo: penso agli insegnanti di arte davanti alle scempiaggini denunciate da Tomaso Montanari) è costretto a guardare le docu-fiction o i film cosiddetti “storici” per prendere nota delle inesattezze e riferirle agli studenti, prima che comincino a circolare. Non sarà giusto, ma così è: e non c’è bisogno di aver letto Robert Darnton per sapere che chi si occupa di storia, a ogni livello, deve essere consapevole delle modalità di produzione e circolazione delle informazioni, vere o false che siano.
    @ Christian
    Condivido la tua indignazione, oggi come ai tempi del film di Giordana. Però io mi indigno anche quando mi vengono a raccontare che negli anni Settanta ci siamo ribellati contro Edipo, e non contro Cossiga o il piano Pandolfi o la ristrutturazione delle fabbriche e le migliaia di licenziamenti o la morte di Francesco Lorusso eccetera, tutti fatti storici che passano in cavalleria davanti all’interpretazione dello psicanalista charmant. In tutta franchezza, se Berlinguer era il Padre Severo ma Giusto, come sostiene Recalcati, allora Moro poteva anche essere Nathan Never, e lady Oscar può essere davvero morta sotto la Bastiglia.

  80. lucia vaccarella scrive:

    Ma che sproloquio! E che virulenza! Insegno da 32-anni -32 italiano e storia. Non entro nel merito di tante, tantissime cose opinabili dello sceneggiato, ma per l’amor di Dio, lasciamo perdere queste inutili polemiche (inequivocabilmente e faziosamente di parte)! Trovo che sia un bene che si parli di questi anni, sono un approccio per tanti giovani. Suscitano curiosità ed interesse. Quindi ben vengano, pur con i loro limiti. A noi insegnanti poi il dovere di approfondire, sempre nel rispetto della verità…o sono meglio I grandi fratelli et company?

  81. Alessio scrive:

    Sulla ottima base documentale della fiction in questione:
    http://www.militant-blog.org/?p=10107

  82. Paolo Jeff scrive:

    Là fuori, ogni anno, fanno centinaia di serie TV moderne, originali, spigliate, innovative. Nella loro stanza, gli sceneggiatori RAI sono ancora convinti che per fare una fiction bisogna infilarci sempre una faccia da fotoromanzo, una donna che fa perdere la testa al titolare della suddetta faccia e un bambino o una bambina, possibilmente figlio di NN, oppure di una ragazza madre.

  83. lucia vaccarella scrive:

    è saltata “fiction del genere” prima di “sono un approccio per tanti giovani”…

  84. alberto p. scrive:

    la critica di raimo è andata fuori strada, classico di una visione da sinistra del mezzo televisivo che non riesce a vedere più lontano dal proprio naso( privo anche di olfatto…..).
    forse non si è colto che non è la fiction su calabresi il fondamento della comunicazione teelvisiva, ma la messa in video dei sentimenti che essa suscita.
    la vicenda calbresi, o la vicenda moro, o la vicenda, sossi, o la vicenda piazza fontana e che dir si voglia è solo un aggancio per estrapolare dei sentimenti che invadono il campo della sfera privata, depotenziandone il carattere pubblico; infatti ci sono sentimenti di rabbia, pudore, vergogna, amore, vendetta, risentimento, tutte cose che fanno audience e accattivano il pubblico perché sono sentimenti che colpiscono direttamente l’affettività e la coscienza privata, individuale; tendono a snaturare la vicenda storica, rendono tutti i personaggi uguali, proscrivono i buoni e i cattivi.
    insomma il solito addormentamento delle coscienze contrabbandato per impegno civile.
    io credo quindi che il risultato televisivo sia un buon risultato, che non offre ovviamente nulla di nuovo alla verità storica di cui la televisione per definizione se ne infischia, ma secerne effluvi di sentimento che sono il pane quotidiano di un buon prodotto telvisivo che attrae pubblicità commerciale.

    alberto

  85. michele scrive:

    Hai apostrofato con tanta enfasi anche quando hanno trasmesso lo sceneggiato “il capo dei capi”? O questo ai ragazzi … tuoi alunni, non sai spiegarlo?

  86. Davide Ellis scrive:

    Chissà che cosa ne pensa Benedetta Tobagi, nel CDA Rai. Visto il suo libro, la storia personale e il suo stesso background culturale (maturato alla London School) dovrebbero portarla a esprimersi su questa fiction. Sono in attesa di un segnale…

  87. Eliana scrive:

    basta con questi professori facciano il loro dovere di insegnanti e lascino in pace gli spettatori .Sono laureata e non mi sento per niente ignorante .Perchė cari professori non denunciate le trasmissioni veramente scandalose che ci propina di continuo la Rai o i Twitter dei vostri allievi ? Molto comodo distruggere una fiction dove non compaiono donne semi nude o parolacce….

  88. Franco scrive:

    Non ho visto la fiction, e non vedrò le prossime puntate. Mi basta questo resoconto, di ragguardevole causticità, il cui livello sconfina nella comicità.
    Forse il merito della fiction consiste nell’aver generato questo articolo che potrà anche essere viziato da una visione preconcetta, demagogica e “di parte”, ma che è innegabilmente molto divertente.
    Pace e bene.

  89. Pier Paolo scrive:

    Caro Raimo, GRAZIE di cuore di questa recensione che ha il coraggio di chiamare col loro nome gli obbrobri tecnici, scenografici e soprattutto di ricostruzione storica di Anni Spezzati. Non ho vissuto quegli anni ma la passione per la storia mi ha portato a studiare, anche all’Università, e a leggere molto su quel periodo (e da tutte le fonti, comprese quelle di parte dell’editoria sia di estrema destra che di estrema sinistra). Beh….gli autori e il regista hanno, dal punto di vista storiografico, realizzato un prodotto scandaloso. Una cosa su tutte: la complessità del malessere sociale dell’Italia di quegli anni che generò i movimenti di lotta sui luoghi di lavoro e di studio è completamente lasciata sullo sfondo, in modo generico e nebbioso. Per non parlare dell’assenza di una seria presenza, nella struttura narrativa, delle trame (emerse in svariate sentenze su fatti dell’epoca, anche in quelle che poi non hanno portato a condanne) di apparati dello Stato italiano (in primis Forze dell’Ordine e di Difesa) , degli organi NATO e delle organizzazioni neofasciste che sono state uno dei principali elementi di destabilizzazione democratica in quel periodo. Sinceramente non ho parole e sono sconcertato che con i soldi pubblici sia stata prodotta questa operazione mistificatoria: infatti l’unica cosa che mi viene da pensare è che questa fiction sia un goffo tentativo di indottrinamento via TV per descrivere, ad un Italia molto simile per disperazione e povertà a quella degli anni ’70, la possibilità di movimenti di lotta e di progresso sociale (e non intendo terroristi di nessun tipo in questa definizione) solo come incubatori di destabilizzazione democratica e violenza. Insomma, il messaggio è: si, le cose vanno male ma state buoni che se provate a cambiarle finisce peggio. Amen…

  90. Paolo scrive:

    Non ho visto la fiction… ma ho visto American Hustle, e definirlo capolavoro, mi risulta improbabile per chiunque conosca bene il cinema.

  91. max scrive:

    oscena è questa critica. Perchè per decine di righe ripete all’infinito metafore e paragoni senza entrare mai nel merito di cosa non funzioni. E ho capito che quello parla come paperino, che era meglio il Bignami, magari wikipedia e questo e quello. MA su cosa? Una critica seria avrebbe portato una quantità decente di chiarimenti per chi non ha visto il programma e si volesse fare un’idea tramite esempi su errori o banalità dei testi. Invece è solo uno sproloquio sul nulla che nulla dice. Bah. Tempo buttato

  92. Christian Raimo scrive:

    @Girolamo, non ho affrontato la questione politica perché quest’operazione va al di là anche della polemica politica. E seppure posso essere affascinato (e dialettico) rispetto a (alcune) letture di Recalcati degli anni ’70, non scriverei una fiction per la Rai a partire dal suo punto di vista, né credo che lui lo vorrebbe. Per questo trovo terribili anche le letture psicanalitiche di Rulli e Petraglia. Soprattutto se è un prodotto fatto per la Rai. Poi se mi guardo “La caduta degli angeli ribelli”, “Colpire al cuore” o “La tragedia di un uomo ridicolo” o “Buongiorno, notte”, lì andiamo su un altro campo che può anche giocare, rischiando, su altri codici. Per una fiction Rai serve documentazione storico. Il mestiere dello storico è un’altra cosa, e le persone serie per fortuna hanno molto rispetto per le professionalità.

  93. Christian Raimo scrive:

    @Max Niente di questa fiction è credibile per chiunque abbia letto un libro o visto un film o un documentario o studiato un saggio su quegli anni, dalla parlata ai vestiti alle ambientazioni a quello che dicono, niente. Ti ho citato tre testi che parlano che scrivono del cinema su quegli anni, qui è tutto fatto male. Per dire, Marco Tullio Giordana si è affidato alla consulenza storica di Paolo Cucchiarelli che su Piazza Fontana ci ha studiato anni: se n’è uscito con un film discutibilissimo e per me brutto. Ma qui siamo a altri livelli. Qui le persone parlano come in una soap, qui le idee politiche sono ridotte a singulti, qui Milano sembra Tor Marancia.

  94. carlo scrive:

    Ci possono essere pareri contrastanti, ma resta il fatto inconfutabile che chiunque sia stato testimone e abbia vissuto quelle vicende e quegli anni, ha trovato assolutamente estranea alla storia l’intero impianto della sceneggiatura della fiction.

  95. Mauro scrive:

    Quando riuscirai realizzare il film della tua vita, sputerai molto meno sugli altri … un amico

  96. Una sola parola: VERGOGNA.

  97. primea scrive:

    Una recensione senza dubbio peggiore della presunta bruttezza del film, specie se superficiale (nemmeno prende in considerazione i nomi dei due consulenti storici apparsi nei titoli di coda). Insomma, può scrivere chiunque…

  98. Salvatore scrive:

    ahahahahahah! povera rai! al più o meno alla mezz’ora appare un volantino contro casapound. nel ’69! ahahahahahah! questi la sceneggiatura l’hanno trovata nelle patatine!

  99. FD scrive:

    “romanzo di una strage” a confronto è un capolavoro. I problemi sono sempre gli stessi: nella stesura della sceneggiatura vengono omessi fatti che posso essere destabilizzanti per il pubblico tv, budget bassi che spiegano i fuori sync del doppiaggio, scenografie fatte all’esselunga ecc. In definitiva si costruisce un prodotto su fatti gravi della storia con attori che ispirano fiducia

  100. Gennaro scrive:

    Parlo totalmente da esterno: non conosco questo tale Raimo autore dell’articolo (quindi non faccio parte del suo (?) gregge), ne tantomeno ho visto la fiction. Sono arrivato a tale scritto tramite una condivisione su social network… e trovo nettamente scandaloso che qualcuno commenti: “eh ma è una fiction, mica un documentario… ” direi che è il commento più idiota che si possa fare! Se si decide di descrivere un periodo storico ci si deve sempre e comunque attenere alla veridicità dei fatti, non si può romanzare… altrimenti fai altro! Vi sembrerebbe normale se girassero una fiction sulla seconda guerra mondiale dipingendo Mussolini e Hitler come due martiri e benefattori, e la giustificassero solo perchè è fiction e non documentario? ma per piacere… collegate lingua e cervello prima di parlare!

  101. Tiziano Fratus scrive:

    @Giovanni Scuderi: e quali sarebbero le mie idee politiche, secondo te?

  102. Walter Stucco scrive:

    “Analizziamo la fiction per quello che è, ricordiamoci che stiamo parlando di una prima serata, con lo scopo di coinvolgere chi non è informato sui fatti. ”

    Basta con questo voler sempre giustificare la mediocrità!
    BASTA!
    Ha veramente scocciato questa pretesa che chi non è informato, vada disinformato deliberatamente, perché da solo non ce la può fare.
    In America, che è un grande paese per motivi ben diversi da quelli che qui in questo stivaletto si dicono sempre, se devono fare una fiction sulla CIA o su Snowden, prendono di petto l’argomento, si documentano, prendono consulenti con le contro palle, e sì, ci mettono la faccia prendendo posizione: se ti fanno vedere una tortura o un’esecuzione, non te la nascondono dietro al fatto che “vabbè so’ ragazzi”.
    Vogliamo diventare finalmente un paese di adulti che prima o poi dovrà fare i conti con il fatto di aver negato per 70 anni di aver perso la seconda guerra mondiale, aver dato vita a una delle peggiori dittature della storia e, non contenti, a uno dei peggiori decenni di sangue della storia d’Europa, senza che per questo ci siamo mai sentiti in dovere di scusarci con qualcuno?
    Basta con l’idea che quattro camicie col collettone facciano “gli anni ’70” (per questo capisco la critica alla scenografia), basta cercare scuse di budget (in Italia è molto più facile che in America trovare arredamenti dell’epoca, la gran parte di noi ha ancora quella roba a casa de nonna, dai! su!). Rigore e professionalità non sbagliano mai, anche quando fanno un prodotto brutto, perché non puoi piacere a tutti e non tutti sono bravi, ma almeno la qualità, almeno quella! La sapevamo fare in Italia.
    Ora facciamo roba che manco i cinesi.

    Bisognerebbe smetterla anche di giudicare il tutto dal punto di vista politico della diluizione, che tutto sistemerebbe (mi riferisco proprio a te che fai battute sul caffè macchiato), non c’è da scherzare su queste cose, non si può pensare di risolvere il problema evitando l’argomento, negli anni di piombo la gente è morta per queste ragioni, fratelli messi uni contro gli altri per scopi politici. Si può far finta che, ancora oggi, non ci sia chi invece di cercare la pacificazione, cerchi di dare la colpa sempre ai soliti? agli anarchici che non si possono più difendere in primis?
    Credo proprio che non si possa far finta di niente, no!
    Si può prendere Pasolini e farlo diventare l’eroe delle guardie?
    No che non si può!
    Anzi, non si deve!

    Se si vogliono produrre queste “opere” si deve mettere in campo la più ampia veduta possibile, se si fanno operazioni a metà di dubbio valore, perché “è prima serata” allora LASCIATE STARE.
    Non siamo tutti così scemi e certe cose, non solo ci danno fastidio, ma ci fanno capire che gli stessi che vediamo lamentarsi in piazza, sono quelli che di fronte al tracollo culturale del paese, stanno dando una spinta, invece di cercare di fermarlo.
    Si rinasce facendo i conti con i propri errori, non seppellendoli sempre costantemente sotto al tappeto, rimasticando e ridigerendo tutto, in attesa che le prossime generazioni (se ce ne saranno) paghino.
    Fortunatamente gli immigrati ci cancelleranno dalla storia e, spero, costruiranno un paese nuovo, migliore, peggiore, non importa.
    Almeno sarà diverso da questa melma in cui tutti sono colpevoli, ma tutti accusano qualcun altro.

  103. Alf scrive:

    Beh… mi ha demolito questa “fiction”. Adesso per curiosità andrò a darci un occhio.
    Per correttezza dirò che il fatto che non vi fossero “professoroni” tra i consulenti, non è esattamente un limite.
    Io anzi lo vedo come pregio. Vi erano consulenti laureati? Più d’uno per giunta? Tanto basta. Non è che la cinefilia nostrana debba essere riserva esclusiva dei soliti baroni.
    Per ciò che attiene i “nobili ideali sessantottini” bisogna poi essere pragmatici. E’ noto che per moltissimi ragazzi dell’epoca le ragioni delle proteste fossero realmente azzerate da una forma di iperattività giovanile.
    Insomma eran giovani e volevan far casino, punto.
    Non si può pretendere in tutti la medesima profondità dei sentimenti.
    In questo senso le suggerirei “Paz”, filmetto simpatico ispirato ai personaggi di Pazienza e che ben descrive a mio giudizio una parte della gioventù degli “anni spezzati”.
    Per quanto attiene gli enormi limiti delle regie e sceneggiature italiane, sposo a busta chiusa la sua polemica. Non ho visto questa fiction ma ne ho viste tante altre ed a parte qualche spunto interessante (penso a Romanzo Criminale ad esempio) vi ho intravisto in toto i limiti che descrive.
    Andrò a dare un occhio anche a questa fiction… se non mi addormento entro i primi 5 minuti…. allora è già al di sopra della media nostrana.

  104. Carlo scrive:

    Non ho visto la fiction in questione e mi limito pertanto ai commenti alle riflessioni di Raimo. Vorrei far notare a chi pretende analisi più obiettive, non di parte, che la critica è sempre di parte, perchè la realtà (o le produzioni culturali o la storia, peraltro) sono sempre lette e viste da uno specifico posizionamento. La vera obiettività non è pretendere illusorimente di vedere le cose dal di fuori o dall’alto, ma chiarire s e stessi la propria stessa posizione.

  105. Stefano scrive:

    Si continua a pretendere troppo da un resumé popolare in due puntate, il cui titolo era Il Commissario, non “Adesso vi spieghiamo com’era l’italia degli anni ’70 e anche la Strage di Piazza Fontana” ! E’ vero, non bisogna supinamente accettare la mediocrità, perché meglio di così non si può fare. Ma che la Verità in Italia sia sotto sequestro, e a tutti i livelli, non è un mistero. Che l’80% del consenso politico degli italiani sia coperto dai fratelli siamesi renzi&grillo&berlusconi è una terrificante realtà. Non si deve ricercare in questi prodotti televisivi la realtà storica ma vedere, nel quadro dei loro grandi limiti, se da una fiction qualcosa filtri. Prendere per tale questo cinema di serie A2, accettare il registro di un linguaggio nazional-popolare che non è detto crei sempre dei mostri. E qualcosa nelle due puntate è filtrato. Lo ripeto: la grandissima interpretazione di Solfrizzi, una relativa complessità e gamma di sfumature sulle contraddizioni del periodo e la percepibile “tesi” di una collusione dello Stato con gli attentatori. Calabresi ne esce un po’ come un santino? Può darsi. L’importante che Marcello Guida e Antonino Allegri emergano nella loro untuosità di cinici doppiogiochisti. Io non amo i Bignami, ma ci sono anche quelli ben fatti, anche se bisogna sempre tener presente che di Bignami si tratta.

  106. Pierfrancesco scrive:

    Già, ma allora perché scriverne? E’ come dire che Masterpiece è una brutta copia di Masterchef o che la neve è bianca, a meno che non sia sporca. Anche un neonato capisce che quel programma è una schifezza.

  107. Lucia De Santis scrive:

    Ho letto parecchio, negli anni, su Piazza Fontana e Calabresi, e, come accade, probabilmente molto avrò dimenticato, perché il film tv non mi è dispiaciuto, anzi mi ha interessato. Certo, bisogna tener conto che ha il patrocinio dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato e dell’Associazione Vittime del terrorismo, come evidenziato nei titoli di coda (non della famiglia Calabresi, però). In altre stagioni politiche, Rai2 trasmise lo spettacolo del Premio Nobel Dario Fo “Marino libero! Marino innocente!”, e pure di quello bisognava tener conto che aveva l’approvazione dell’area pro-Sofri.

    A chi dispiace la scelta del giovane poliziotto bello in quanto poco primavallino, si può rispondere che somiglia in modo inquietante a Scamarcio, e Scamarcio ha interpretato vari terroristi o quasi (Mio fratello è figlio unico, Il grande sogno, La prima linea).

    Ringrazio Giovanni Bronzino per le dettagliate informazioni sugli autori della serie tv.

  108. stefano ghesini scrive:

    … la tv non raggiunge mai e non può raggiungere – a causa dei suoi limiti fisiologici di media manipolato – standard di qualità accettabili e anche la buona tv è comunque troppo poco!
    Chiamatemi pure snob o provocatore. Ma è grazie alla tv se l’incidente occorso a una personalità è di molto più importante di quello capitato alle altre persone, se un venditore di patacche diventa un uomo potente, se l’informazione è tendenziosa e fasulla. Perchè la televisione verticalizza la società, allontana il pubblico dalle arti, dalla cultura, dalla conoscenza. Crea falsi saperi, false speranze, falsa storia, false storie. Vera ignoranza!
    Indirizzarla per sempre verso una discarica sarebbe una bella dimostrazione di libero e intelligente (ora chiamatemi anche presuntuoso) arbitrio!

  109. Michele scrive:

    Analisi al vetriolo e ironica, condivisibile e da incoraggiare… E purtroppo non è un caso isolato di fiction male informata, buonista, intellettualmente leggera… Ho affrontato tempo fa la questione sul mio blog:
    http://michelenigro.wordpress.com/2011/05/03/palinsesto/

  110. Massimo scrive:

    SONO PIENAMENTE D’ACCORDO E LO VOGLIO URLARE!!! Credo che i nostri figli ai quali noi, i nostri padri e qualche nonno abbiamo tolto uno straccio di futuro meritino la verità la sincerità e la qualità del racconto di come eravamo e di come siamo stati, TUTTI, mentre ci fumavamo il loro avvenire. Ciò che non è rinvenibile in questo manufatto, del quale salvo solo il merito di aprire un dibattito mai nato su quegli anni tragici.

  111. Jim scrive:

    No dico, ancora guardate RAI 1?

  112. Marco scrive:

    Gennaro, a parte che hai fatto un paragone nettamente esagerato e tralasciando che hai tralasciato (scusate il gioco di parole ma ho un lessico miserello) il buon vecchio Stalin, purtroppo c’è gente che ammira e giudica corretto l’operato di questi uomini (se così possiamo definirli), quindi l’improbabile fiction che tu ci proponi di immaginare non sarebbe di cattivo gusto per tutti. Non esiste una giustizia universale, ciò che per te è orrido è gradevole per altri, devi fartene una ragione. La veridicità dei fatti credo che nessuno in questo forum la conosca esattamente e credo che sia ovvio non venga rivelata in una fiction, né in un film, né in televisione. Ad ogni modo in linea generale mi sembra che più o meno il succo ci sia, per uno che non ne sa niente (il fruitore medio di questa fiction) potrebbe essere una buona infarinatura, cosa esattamente non rispetta la veridicità? Qualcuno sa dirlo?

  113. Antonio scrive:

    Per quel che riguarda Anni spezzati (purtroppo per noi e per l’intelligenza umana non è finita qui ma continuerà con altri due episodi) sono costretto ad usare una frase che detesto…“l’avevo detto”. Da anni infatti noto e segnalo sui social network il progressivo “decadimento” della qualità dei programmi televisivi. Decadimento, secondo me, strettamente correlato al perfido rapporto tra costi di produzione e raccolta pubblicitaria. Cercherò di spiegarmi: le fiction sono per loro natura banali, cinematograficamente vuote, melense involucri confezionati unicamente per raccattare pubblicità con un impegno poco sopra al nulla. Questo perché la televisione é diventata, sempre a mio parere, il contenitore noioso e insulso di programmi imposti da regole commerciali, programmi che lentamente si trasformano in interminabili file di ore di nullità e ignoranza. Vuoti ed inutili talk show, tonnellate di polpettoni televisivi e surreali fiction infarcite di interminabili amori ed altrettanto smisurati momenti di nulla cosmico e buio mentale, serie poliziesche scartate perfino dai network sudamericani ma con eterni inseguimenti, stridere di gomme ed automobili volanti in fragorosi lampi di fuoco. Siamo ormai ipnotizzati da questa televisione spazzatura, accendiamo la divinità digitale appena svegli e la spegniamo prima di andare a letto, senza renderci conto (forse?) che sono proprio queste migliaia di ore di audience a decretare successo e fortuna di questa immondizia catodica. Perché se su mille telespettatori 7 guardassero l’immondizia televisiva e 993 guardassero programmi differenti, sarebbe la bilancia economica della raccolta pubblicitaria a dire cosa inserire nei palinsesti e cosa togliere. E’ infatti la raccolta pubblicitaria (rigidamente basata sull’audience) l’unica vera, universale e sostanziale ragione per cui le televisioni di tutto il mondo possono sopravvivere. Ecco perché sono convinto che stiamo scivolando sempre più verso il baratro del nulla. Un vuoto cosmico culturale che ci annienterà. Perché non ci sarà più soltanto una televisione vuota, ma anche un cinema vuoto, una letteratura vuota, un’espressione artistica vuota, una musica vuota ecc. ecc. Uno potrà anche dire: “ma ci sono o ci fanno?” Purtroppo credo che ci fanno, perché mi rifiuto di pensare che simili obbrobri siano dovuti al caso. Purtroppo tutti i media “vivono” esclusivamente grazie agli introiti pubblicitari e gli agenti, per vendere di più e a maggior prezzo gli spazi, “sbandierano” i dati di ascolto agli inserzionisti per mettere in evidenza il fatto che il messaggio pubblicitario, arrivando a tot spettatori, aumenti penetrazione e contatti. Altrimenti, al di là degli Anni spezzati vogliamo parlare, ad esempio, della puntata n. 10.423 del “Posto al sole”? O della valanga di idiozie e di stupidità che ci vengono versate addosso con i programmi di quiz, talk-show ecc. ecc.? Fintanto che gli agenti pubblicitari riusciranno a “piazzare” la pubblicità all’interno di programmi che non fanno pensare e riflettere, che costano due lire, perché mai i produttori dovrebbero decidere di cambiare? Vorrei a questo punto esprimere una mia modesta e personale opinione “tecnica” avvalorata dal fatto che lavoro da anni nella fotografia e nei video. Le “basi” per chi si accosta alla fotografia e al video sono, cito a caso, i controcampi, l’illuminazione, la ricerca di differenti angolazioni per avere più materiale possibile in fase di montaggio ecc. ecc. Tutte piccole/grandi accortezze che richiedono impegno e costi. Noterete, facendo un minimo di attenzione, che nelle fiction abbondano gli smisurati primi piani muti, le scene eterne dove non accade nulla, le inquadrature (anche il semplice controcampo di un attore che cammina) riprese sempre dallo stesso punto, magari “interrotte” da uno zoom sulla stessa angolazione (errore di montaggio madornale). Perché? Tra gli addetti ai lavori si usa dire che in questo modo si “allunga il brodo” e comunque si “guadagnano” minuti di filmato senza spendere quasi nulla.

  114. Giov@nni scrive:

    Guardando la puntata mi sono accorto di aver la bocca aperta, come un ebete. Mi sono detto: non è possibile! Ridurre la Storia a una melassa buonista infarcita di luoghi comuni, inesattezze, un lavoro puerile, una massa di dilettanti, una scrittura acefala, una recitazione indecente, indegna di un mestiere che dovrebbe trasmettere verità (Ma Emilio Solfrizzi sa recitare?), scene di guerriglia urbana ricostruita come uno spingi spingi carnevalesco, ricostruzione storica che sembrava il fondale di una filodrammatica. Emozioni zero ( a parte Pinelli che secondo me ha fatto onestamente la sua interpretazione). Mi chiedo: ma dove stiamo andando?? Purtroppo solo in Italia. Vi lascio con un frammento preso sul web: “Downton Abbey fa incetta di premi da anni, tra Bafta, Emmy e Golden Globe. In attesa di sapere se vincerà il Golden Globe 2014 come migliore serie tv drammatica, il serial anglo-americano che spopola nel Regno Unito e anche negli States (con numeri da record per il debutto della quarta stagione) in Italia invece fa i conti con dati poco incoraggianti. Il programma aveva debuttato con un milione di spettatori che però sono scesi a quota 861 mila. Qualche dato di confronto? L’ultima puntata de Le Tre rose di Eva 2 ha raccolto davanti allo schermo 5.282.000 italiani. ” Siamo messi male.

  115. sandra scrive:

    l’intelligenza ormai è un’appendice della selezione naturale diventata inutile

  116. Antonio B. scrive:

    In questo articolo traspare tutta la logica che ha portato questo paese a non crescere mai.
    C’è il professore che scrive e che per fortuna io non ho avuto al Liceo, c’è la logica di soccorso rosso e dei Mattei che si sono incendiati da soli, c’è l’idea che Sofri, Bompressi e Pietrostefani sia innocenti a prescindere.
    Il tutto condito con la saccenza di chi le cose le sa e le sa scrivere anche se di non essere nel giusto.

  117. Coralba scrive:

    Ho letto molto attentamente il lungo articolo da lei pubblicato e, sebbene sia d’accordo sulla presenza ossessiva e a volume altissimo tanto che copriva i dialoghi!, non condivido invece questa stroncatura totale. Non sono una regista e non riesco a dissertare sull’aspetto artistico della fiction (inquadrature, luci ecc.) ma sinceramente non mi è sembrata così malvagia. Certo. va presa come un velo che viene sollevato per scoprire un passato recente (e quindi difficilmente spiegabile vista la vicinanza temporale ai nostri giorni) e non un’opera omnia tesa a spigare le motivazioni profonde di movimenti complessi, spesso contraddittori e non sempre ben definibili. Si sarebbe potata fare meglio? Certo, perché no, ma tutta questa spocchia verso una fiction il cui unico obiettivo (non credo che il regista avesse in mente di realizzare un capolavoro o di sconvolgere l’opinione pubblica rivelando scioccanti verità) mi pare eccessiva. Io lo vedo come un tentativo, magari semplicistico, di far interessare lo spettatore al tema, poi spetterà allo spettatore, se vorrà, approfondire quei temi magari altrove (libri).,

  118. Emanuele scrive:

    Comprendo pienamente le motivazioni dello sdegno di chi ha scritto l’articolo.
    Ho avuto modo di vedere la prima mezz’ora e ho notato anche io le molteplici superficialità del progetto.
    Il risultato era parecchio imbarazzante anche secondo me.
    E’ forse per questo che non mi indigno, perchè non penso che questa fiction insegnerà la storia a chi non la conosce e non convincerà o farà cambiare idea a chi invece si.
    Chi non conosce quella storia, continuerà a vedere e credere di essere davanti alla classica fiction basata su “riferimenti a cose e persone del tutto casuali”. Un Montalbano qualunque, un Cattani, un Don Matteo.
    E’ troppo imbarazzante per far intendere di avere velleità culturali.
    “La Meglio Gioventù” non possono farla tutti evidentemente.

  119. Stefano scrive:

    brava Coralba! Sottoscrivo in pieno!

  120. Maurizio Fava scrive:

    per capire quanta falsità e quanta malafede ci sia in questo ennesimo scempio della storia perpetrato dalla rai per giunta nei giorni in cui ci chiede di pagare l’iniquo canone, consiglio a tutti di andarsi a rileggere l’intervista di Oriana Fallaci a Sandro Pertini, pubblicata sull’Europeo nel dicembre 1973

  121. Marco scrive:

    Condivido in pieno il pensiero di Coralba! E chiedo umilmente ai molti intellettuali qui presenti quali sono le inesattezze della fiction. Ho letto quasi tutti i commenti, dal primo all’ultimo, e ho notato qua e la svariate lamentele su non veridicità, inesattezza, falso sotrico, i nostri figli non sapranno, ecc ecc…ma mai nessuno che parlasse di cosa esattamente è sbagliato in questa benedetta fiction….!?!?

  122. carlo scrive:

    ottima recensione di una prevedibile spazzatura revisionista frutto di un governo ambiguo.

  123. Televator scrive:

    Gentile Raimo, non entro nel merito di questioni tecnico-artistiche (scenografia, mobilia, doppiaggio e chi più ne ha più ne metta..) e tantomeno su questioni storiche e/o politiche riguardanti il periodo di cui si parla.. perchè.. pur trovandomi in accordo con le sue considerazioni (a parte il tono eccessivamente “distruttivo”..) non mi interessa molto star qui a parlare della complessità degli eventi legati alla storia degli anni ’70 in Italia (anche perchè non me ne faccio certo depositario.. anzi sono sicuro che lei ne avrebbe da insegnare e in questo senso mi candiderei anche ad essere un suo alunno se si potesse.. ) e non mi interessa neanche stare a qui ad evidenziare in che modo superficiale è stata realizzata la fiction e via discorrendo.. mi perdoni, non è per superficialità o altro (anche se lei è libero di pensarlo) .. ma solo ed esclusivamente perchè non ne ho voglia.. è la sincera verità. L’unica cosa su cui mi permetto di fare un appunto, perchè mi capita spesso di sentire discorsi di questo tipo e che davvero non digerisco (è solo una mia opinione sia ben inteso) è quell’American Hustle tirato fuori così dal nulla senza motivo e senza alcuna connessione reale con il discorso che aveva intrapreso. Capisce benissimo che non può e non deve cadere nell’errore di voler parlare di una fiction italiana e poi tirare fuori un “andatevi a vedere quel capolvaro di AH..” . Totalmente fuori tema. Mi scusi.. questa è una cosa che davvero non ha senso nel suo discorso .. e per questo mi permetto di farglielo notare.. perchè tra tante è l’unico punto che davvero mi ha colpito (in maniera negativa). Non paragoni tra loro questioni che si trovano su universi completamente differenti.. almeno lei.. non faccia queste minchiate ! Porti pazienza .. Buon Lavoro

  124. fridolin scrive:

    Io la fiction mi sono guardato bene dal vederla, dirò che in quel dicembre del 1969 ero militare di stanza a Udine, e mi ricordo benissimo quello che disse l’ufficiale che comandava la compagnia “pare che siano stati gli anarchici”.
    Ero sempre militare e partecipai inconsapevole, allora, e come seppi dopo, ai preparativi dell'”intentona” di Borghese nel dicembre del 1970.
    Mi ricordo, ma ormai ero congedato, il generale Carlos Prats che dal sud del Cile, con i reparti lealisti, avrebbe dovuto rovesciare Pinochet(ma questo è fuori tema; off topic come direbbe qualcuno), e ,in quell’agosto del 1974, proveniente da Roma, scesi a Firenze dall’Italicus.
    Caso strano mia moglie, che era con me su quel treno, fu poi giurato estratto in Corte d’Appello a Firenze, nella sessione estiva, e si trovò a giudicare sulla restituzione del passaporto al missino Abbatangelo (quello del rapido 904).
    No grazie: non ho bisogno di sceneggiati per sapere cosa furono quegli anni.

  125. ma cristo dio, smettetela di piagnucolare e spegnete quella maeldetta tv, che mi da il malditesta!

  126. Adriana scrive:

    Se lei insegna come scrive, oddio, poveri ragazzi! La sua recensione non ha comunque corpo: troppi -non so-, ma se non sa, allora di cosa sta parlando?? La sua mi sembra la classica ‘critica di sinistra’ che ambirebbe ad essere di stampo intellettuale, ma temo che sia solo di parte. La fiction non è sicuramente un capolavoro e nemmeno un esempio di ottima televisione, ma la sua recensione purtroppo mi pare ancora peggio.

  127. cristina scrive:

    Appassionata di storia, mi sono laureata in storia contemporanea nel 2002 a Pisa. Devo riconoscere che la storia imparata al liceo è tutta un’altra cosa: ho dovuto rimuovere le conoscenze acquisite al liceo, perché all’università ho appreso una storia diversa: la Storia. Poi sono proseguite le ricerche. Mi spiace doverlo ammettere, ma la verità non fa sconti.

  128. antonella scrive:

    Ho apprezzato la Sua critica e credo che tutto quello che ha evidenziato,nessuno sarebbe cosi’ stupido da confutarlo, tuttavia ritengo che qualsiasi fiction non venga seguita da un pubblico di elevata cultura ,bensi’ da tutti coloro che,spesso la sera al ritorno dal lavoro (quando ci fosse),vogliono ”rilassarsi un pochino davanti alla tv senza porsi tanti dubbi…Chi invece vuole approfondire certe tematiche importanti,del tipo che questa fiction ha sfiorato,tende a guardare dossier o canali monotematici che effetivamente,spiegano meglio l’argomento,sotto il profilo storico e politico(vedi per es. i programmi che MINOLI ha fatto in RAi).Concludo dicendo che la critica piu’ azzeccata e’ quella fatta su SOLFRIZZI-BIG JIM ,ma da buona pugliese posso dirvi che Emilio e’ un attore che sicuramente e’ cresciuto anche se non e’ DE NIRO ,ma che eccelle nelle parti comiche ,a LUI piu’ congeniali.La saluto e mi perdoni per la mia scrittura elementare.

  129. angela scrive:

    io c’ero in quegli anni ho un ricordo nebuloso di quegl’anni ma mi sembravano più drammatici, ho visto in questa fiction poco patos, li ricordavo diversi, mi ricordo li scontri con la polizia….. questi che hanno fatto vedere sembravano fatti da 4 persone o ricostruisci i fatti come sono o lasci perdere. quei fatti sono la nostra storia contemporanea che in nessuna scuola insegnano si riparte sempre dai romani!!!!

  130. Maurizio scrive:

    Personalmente mi interesso di cinema, a livello professionale. Guarda caso, insegno, “a livello professionale”. Chissà perché, il “capolavoro” “American Hustle”, non solo non lo ritengo un bel film, ma neppure un prodotto importante. Anche lì, si ciancia di cose a vuoto, anche lì la protesta è ridimensionata. Basta pensare che non c’è nessun contatto (!!) con droga e sesso, in quel film, e così si riducono i fasti dell’autore (…) di questo articolo. Che poi gli sceneggiati della Rai degli anni ’70 siano dei buoni prodotti, li vede solo lui. Inutile soffermarsi su quanto detto nei dettagli: magari non sarà una grande fiction, magari faranno poco gli attori, ma bisogna capacitarsi che quello “era” il tempo. Non ci sono state queste sommosse di cui si parla, se non nella Capitale (e talvolta, a Milano, con Napoli in disparte). Il movimento degli anni ’70 era ridotto a poca cosa: bisogna accettarlo. Ha fatto grandi o piccoli danni ? Chi lo sa, certo non è tanto evidente, come scrive chi sproloquia qui sopra. Per quanto riguarda “Anni di piombo”, penso che l’autore non lo veda da venti anni: è inguardabile. Invece, la fiction della Rai mi è sembrata riprendere il poliziesco di Di Leo, con i famosi personaggi “metà in ombra, metà no”, definire poco i caratteri (come è giusto che sia: non dimentichiamo che, all’epoca, si raccontavano continue barzellette: i dialoghi erano benissimo – si pensi al successo di “Fantozzi”, negli anni ’70 – quelli “alla Gigi Proietti”. ) Insomma, questo articolo è fuori luogo e fuori tema: si tende a dare un’aria romantica ad un periodo oscuro – donde i necessari spiegoni, per me utilissimi -, ma che resta piuttosto appannato, e molto avvolto nel mistero. La fiction, direi per una volta (!), racconta la Storia facendone le storie di personaggi che non furono, assolutamente, eroi.

  131. Giorgetto scrive:

    Mi fanno un pò pena coloro a cui questa cagata “non è dispiaciuta”. Ma ormai sono anni che il pubblico bue è costretto (perchè per lui non ci sono alternative e i prodotti veramente migliori, che offrono una visione diversa della politica e della storia recente, appaiono solo su canali satellitari minori e semisconosciuti) a vedere roba come Nenni e Togliatti (interpretati da due bravi attori assolutamente fuori ruolo e diretti malissimo) che, nel “DeGasperi” televisivo si dicono “Dai Palmiro smettila !” e “Pietro, dai, vieni a sederti con noi,,,”: Ho visto Cavour parlare in toscano a Costantino Nigra che si esprimeva con un accento pugliese in un’altra storia storica fatta alla cazzo di cane. Ho visto Don Zeno diventare il medico in famiglia, con la faccetta sbarbata e gli occhi liquidi di quell’attore che solo nella tv di oggi avrebbe potuto fare carriera. Ho visto Don Milani diventare democristiano con lo sguardo ebete di Castellitto. Ho visto Massimo Ghini fare troppi ruoli compreso quello di Papa Giovanni giovanni per cui, in altri tempi, non gli avrebbero fatto dire nemmeno “il pranzo è servito”. Ho visto tante schifezze che la tv generalista non la guarda più. A questo servono i videoregistratori, i dvd e i lettori compatibili, compatibili con l’evitare l’orrore e lo schifo giornaliero per la tv di Stato meno di Stato del mondo e la tv privata più sconcia del mondo occidentale e la tv satellitare più povera di contenuti del pianeta.
    Ma sapete cosa mi fa davvero schifo ? Che gli attori italiani (e gli autori, le maestranze), un pò perchè hanno biosogno di lavorare, un pò perchè hanno paura che non lavoreranno più se si mettono contro un funzionario Rai di terza fascia figuratevi voi il produttore Iachia (che viene dalla Lux, la casa madre dei Don Matteo e delle fiction su tutti i santi del calendario e i papi dell’era moderna) o certi dirigenti che non vedono l’ora di tagliare qualche testa di poveri disgraziati.
    Questo articolo è uscito su Fb tramite il Teatro Valle Occupato ma sono pronto a scommettere che nessun attore o attrice in attività lo ha condiviso pubblicamente. La paura domina tutti. Il risultato è che, tra gli attori, i registi, gli sceneggiatori, in tv lavorano sempre gli stessi, che piegano la schiena, aprono il culo, e dicono che sono contenti se gli infilano l’ombrello fino alla gola. E prendono anche poco, rispetto agli altri paesi, per obbedire agli ordini di tanti imbecilli che non sono degni di allacciare le scarpe nemmeno ai peggiori registi di sceneggiati di una volta che, almeno, avevano un senso della dignità recitativa, della serietà autoriale, della verosimiglianza storica, oggi perduta.
    Non rammaricatevi se tra poco vedremo una fiction sul giudice Sossi (l’unico personaggio che, con la sua tracotanza e la sua fascisteria d’uomo d’ordine, quasi giustificava realmente il suo rapimento) o la marcia dei quarantamila mentre, intanto, Malchionne cancella gli ultimi resti delle conquiste sindacali degli anni Settanta.
    Questo è un paese marcio e la sua tv è marcia. Se si pulisce il paese si pulisce anche la tv. Ma come ? Ma quando ? Chi lo sa. Anche “Il Fatto” che fa le pulci a tutti sul mondo dello spettacolo (cioè il marcio all’interno del marcio) tace o spara cartucce di carta con la cerbottana e da la parola a Boncompagni, a quel dirigente che ama tanto le piste e ha lavorato tanto col Berlusca prima di diventare di sinistra per giustificare la sua messa da parte, a Pino Corrias che scrive di politica cose egrege ma come dirigente Rai ha favorito i suoi amici nelle fiction che preferivano nonchè in quelle del produttore ex craxiano e ora berlusconiano di ferro Valsecchi per Mediaset. Forse Travaglio queste cose non le sa oppure, quando fa gli spettacoli con un’ex protetta di Boncompagni, davvero crede che a “Non è la Rai” nessuno faceva commercio del corpo delle ragazzine e nessune insegnava loro che strada nella vita si fa coi pompini e con gli agenti giusti che lanciavano le più toste e facevano prostituire le più deboli.
    Ricordate “Boris” ? Sembrava un miracolo. Poi gli stessi attori di “Boris” sono andati a fare un “Nero Wolfe” che faceva più schifo di una cacca da diarrea e gli hanno anche fatto credere che era stato un successo. Ci sono attori che a teatro fanno i rivoluzionari come Gifuni e, nella realtà, fanno fiction come il De Gasperi. O bravi a satireggiare come Marcorè che poi ha interpretato un Paolo VI che avrebbe fatto schifo anche a Papa Montini stesso che era un uomo intelligente e culturalmente raffinato.
    Insomma, persino da quello che sembra un pò voler aprire uno spazio di contestazione, nasce poi la vocazione a vivere in ginocchio. E gli attori di “Boris” ora sono tra quelli che lavorano sempre, come il regista e gli sceneggiatori (per loro fortuna Rex Stout è morto come il buon gusto in tv), e il produttore Luca Barbareschi, si proprio lui.
    E poi ci sono quelli, attori e autori, che non lavorano, non li fanno lavorare, nemmeno se hanno scritto capolavori e nemmeno se sono registi bravissimi e attori degni della migliore tradizione italiana. Se non sono mediocri, se non fanno parte di una delle tante elite in cui si suddivide e si chiude questo ambiente, non lavorano. Non possono. E’ probito.
    E’ poribito come fare delle fiction storicamente valide e spettacolarmente innecepibili. E’ probito !!!!!!!!!!!!

  132. Iori Italo scrive:

    Ho visto la fiction su Calabresi ed a dire il vero non mi è dispiacciuta, per me il Commissario è stato un onesto servitore dello Stato ed un ottimo investigatore ucciso da emeriti delinquenti alcuni dei quali sono ancora in libertà. Ritengo altresì che il povero Pinelli si sia suicidato per il crollo degli ideali anarchici in cui credeva, ; quindi una vittima così come vittima è stato Calabresi. Ho vissuto quell’epoca, quando è scoppiata la bomba stragista in P.za Fontana ero appena transitato mentre mi trovavo alla guida di un autobus urbano dell’ATM, è stato quello un nero, ricordo perfettamente che una mattina in cui era stato proclamato uno sciopero del servizio urbano, alcuni facinorosi sinistreggianti, con fare alquanto minaccioso, vennero presso la rimessa di Palmanova profferendo ingiurie contro noi autisti per il solo motivo che lo sciopero in quel giorno a loro non faceva comodo. (la classe operaia ha rischiato, per colpa di questi sciagurati, di andare veramente in Paradiso).

  133. Giorgetto scrive:

    Scusate per i refusi. Ho scritto di getto e credo si capisca. Grazie se mi avete letto lo stesso e avete capito che dietro la mia foga c’è un ragionamento logico molto meditato e, secondo me, molto serio, un’esperienza di anni e anni, e uno schifo che mi viene alla gola e quasi mi soffoca………

  134. Luca scrive:

    La “critica di sinistra” mi ricorda molto la “discussione ideologica” di oggidì. Nel 2014 non bisogna mai essere contro, forse ancor più che negli anni di piombo, perchè la Rete ti stronca e ti “banna” per sempre come l’intellettualoide postcomunista di turno con manie di protagonismo. Per parlare, ma soprattutto per essere ascoltato, oggi non devi fare discussioni ideologiche, il buon Matteo Renzi ce lo insegna, che vuol dire tutto e non vuol dire niente ma a noi, moderni, post ideologici, yuppies 2.0, che ce frega? L’importante è la bella presenza e farsi ascoltare in quanto belli presenti.
    Per questo stroncare una fiction oggettivamente orrenda è impresa di per sè impossibile; e lo è ancor più stroncarla buttando validi argomenti sul tavolo dell’accusa. In quel caso,che lo sappiano i Raimi di turno, Pol Pot diventa Nonna Papera e voi dei mostri partoriti dal Socialismo insieme a una punkabbestia col cane rabbioso che manco c’ha il microchip!
    Con gli “Anni Spezzati” la televisione pubblica ha toccato il fondo, questo è un dato di fatto. Più che coi vari ballando sotto le stelle e quizzettini vari.
    Quando, martedì, in prima serata, il celerino di Primavalle insieme al Calabresi impomatato (immagino che per ragioni pubblicitarie Solfrizzi si sia fatto leccare dalla mucca della Milka prima di andare in scena) partono dal garage della Questura di Milano in prima su una 127 sovrastati dal rumore inconfondibile di una macchina in retromarcia ho capito che non è nemmeno una questione di soldi. E’ una questione di incapacità.
    Pochi giorni fa ho rivisto con piacere “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto”; lungi da me avanzare paragoni “politici” (o critiche di sinistra o discussioni ideologiche,chiamatele come vi pare) tra una fiction meticolosamente inguardabile (perchè secondo me si sono impegnati molto per renderla impresentabile) e un capolavoro della nostra cinematografia però una semplice domanda mi sorge spontanea: visto e considerato che un lungometraggio era,è e sempre sarà un insieme di fotogrammi che catturano immagini e parole dando loro un senso logico, perchè, con “gli Anni spezzati”, non hanno cercato di generare interesse su quel determinato periodo storico? Perchè, se proprio non ci sono i baiocchi per curare le scenografie e l’accuratezza storica degli ambienti, non si sono buttati sulla sceneggiatura rendendo protagonisti i dialoghi, i monologhi, le pause riflessive?
    Ah, ho capito. Avete ragione, che scemo….Per stereotipare un argomento. Renderlo accessibile alla massa, farlo diventare televisivo. E poi ucciderlo. Parafrasando Gian Maria Volontè: “Repressione è civiltà!”. E’ proprio vero:reprimere gli intelletti è quello che ci vuole per dare governabilità a questo Paese. (l’ultima considerazione è una criticona di sinistra, lo riconosco!).

  135. Michele scrive:

    Trattasi di “fiction delle larghe intese”!
    Comunque vi propongo il contributo di Teledurruti su “Gli anni spezzati”! 😉
    http://youtu.be/W1vVDdteRaY

  136. antonio scrive:

    Avevo già visto e schifato fiction. Raimo mi ha fatto morire dal ridere…..

  137. antonella scrive:

    ma pensiamo veramente che anni così complicati della nostra storia possano essere ricostruiti in una fiction di due puntate ancora oggi fiumi di parole, pile di pagine di storia non sono state in grado di raccontarci cioò che il nostro paese ha vissuto in quei drammatici momenti, questa Fiction vuole essere solo un piccolo squarcio su un periodo, sulla storia di un uomo , di uomini che troppo semplicemente si possono dimenticare, mi auguro che oggi qualche ragazzo abbia avuto voglia di aprire il pc e di digitare il nome del commisario Calabresi , spinto dalla curiosità di sapere chi è stato quest’uomo

  138. macio scrive:

    ho visto per caso la fiction su calabresi, la seconda parte. La ritengo falsa da un punto di vista storico – Calabresi era un reazionario mentre sembra un sincero democratico che “prevede” la strategia della tensione. Mal fatta dal punto di vista scenografico: basta girare sul web e trovate i manifesti di casa pound sui muri degli appartamenti perquisiti da Calabresi, foto della strage di Piazza Loggia (1974) nelle mani di calabresi che fu eliminato nel ’72, si parla di euro negli anni ’70…… Vengo a sapere che la RAI ha intenzione di venderlo all’estero: c’è bastato Berlusconi a farci fare figure di m…., risparmiateci perfavore
    massimo

  139. gio scrive:

    Per cortesia, qualcuno sa dirmi il titolo della canzone della fiction =il commissario= che si sente al minuto 13,30 sul filmato di RaiReplay ,quando il poliziotto bacia la cantante? Grazie 1000

  140. pino scrive:

    Comunque a parte le critiche di contenuto che condivido in pieno, ribadisco anche la caricaturale e non veritiera rappresentazione di quegli anni e in più la davvero poco curata ricostruzione ( una per tutte; ma avete visto i cartelli dei manifestanti tutti scritti in perfetto stampatello modello manifestazione di Forza Italia?)

    “La tv aiuta la cultura: ogni volta che entro in una stanza in cui c’è un TV accesa, la spengo e leggo un libro ” (Groucho Marx)

  141. Marco scrive:

    @Luca “reprimere gli intelletti è quello che ci vuole per dare governabilità a questo Paese” ma quali intelletti?
    Per intelletti intendi quelli come te, come chi ha scritto l’articolo o come chi lo difende coi paraocchi? Siete monotoni, siete massa, dite le stesse cose in massa, parlate male di massa quando voi stessi siete una massa! Pur di andare contro una cazzo di fiction tirate fuori menate e seghe mentali assurde che solo chi non fa un cazzo dalla mattina alla sera può partorire! Dai fa cagare anche a me, ma nella vita ho altro a cui pensare piuttosto che andare a sindacare sui capelli di mannaggia san Solfrizzi!! Se il vostro strumento di lavoro fosse la zappa anziché la tastiera, se i vostri libri fossero mattoni, se le vostre penne fossero picconi, forse non avreste nemmeno il tempo di scriverle, ma che dico, di pensarle certe cose!
    E poi volete saperla una cosa? Da ignorante in materia questa fiction mi ha incuriosito, ho iniziato a documentarmi e andrò sicuramente avanti senza prendere per oro colato quel che ho visto ieri, naturamente, ed evitando possibilmente fonti di parte.
    Ah lo preciso perché non si sa mai, non sono fascista! Anzi, mi sento di sinistra, anche se a giudicare dai sinistroidi intellettuali mi passerebbe quasi la voglia di esserlo…

  142. Tony scrive:

    Raimo, su molte cose mi trova d’accordo con la sua analisi ma di fondo vedo che neanche lei ci dice granchè. Cioè ci dice che la fiction farebbe pena sotto tutti i punti di vista ma di contro non ci racconta, soprattutto chi non conosce i fatti dell’epoca, il suo punto di vista e non ci racconta i fatti che secondo le sue conoscenze, sarebbero altri. Cioè, demolisce gli autori, gli scenografi, ecc…ma non mette sul piatto cosa avrebbe fatto lei ne tantomeno le verità sul caso Calabresi.

  143. fabio scrive:

    Non lo guardero, perché so a memoria come sono fatte le fiction Italiane. Un vomito, una nausea, una sofferenza per chiunque abbia un solo neurone in più di una gallina. Ma, evidentemente, la RAI e gli ultimi governi hanno questa opinione di voi, maggioranza degli Italiani!

  144. Christian Raimo scrive:

    @molti che ritengon0 che questa critica sia disfattista, ideologicamente veteromarxista, o mi dicono cosa avrei fatto io, dico che: un produttore e un regista che vogliono fare una fiction sulla Rai cercano i migliori consulenti storici – non giornalisti che a latere si sono occupati degli anni ’70 – e cercano di fare un prodotto cinematograficamente dignitoso, questo avrei fatto. Ci sono decine di sceneggiati Rai purtroppo di molti anni fa che venivano fatti con questi standard.

  145. Giorgio scrive:

    Ma quanti commenti per una “fiction” fatta così così…. Quanta importanza per quello che comunque è un prodotto che non credo abbia avuto la presunzione di descrivere uno dei periodi più controversi – e ben lungi da essere descritti ai nostri studenti – della nostra storia recente. Raccontare e descrivere efficacemente quegli anni con un prodotto televisivo di 2 ore è pura utopia , anche per il migliore regista! E questo è il limite di tante produzioni televisive. Poi chi ne vorrà sapere di più può scegliere di documetarsi in maniera più seria e approfondita. La produzione letteraria sul tema è abbastanza ricca.

  146. Mgr scrive:

    Commenti pallosi e che non generano nessun valore. Tipiche discussioni all’italiana, disfattiste e inutili, improduttive e polemiche. Producete anziché criticare sempre. E se vi viene la nausea guardando una fiction, avete più di qualche problema ed è di altro tipo.

  147. b luca scrive:

    non ho letto gli altri commenti.
    sono abbastanza d’accordo con il post di Christian Raimo.

    io penso che lo stato ha ucciso pinelli per l’ennesima volta

    A

  148. antonio scrive:

    Christian, non posso essere che d’accordo con te, ma chi conosce un pò la materia, sa che per fare le fiction in Italia, o appartieni a qualche famiglia importante, o sei gay amante di qualche produttore…non c’è altro, e non esiste il merito….. Non può uscire niente di buono da questo….

  149. pier scrive:

    …ma e’ un film mica una lezione di storia all’universita’, racconta cose finte o verosimili, come l’uomoragno hulk minority report o qualunque altro film, non ti piace e posso pure essere daccordo, ma non capisco perche’ vuoi attribuirgli dignita’ di documentario informativo…:-) :-) :-)

  150. Luca scrive:

    A Marco. Ahahah, ecco l’altra critica preferita quando vi si attacca la casa di Barbie: “Andate a lavorare!”. Io che sono previdente,aspettandomi incosciamente di venire etichettato come il veterosovietico fancazzista della porta accanto, cosa ho fatto subito dopo la scuola? Sono andato a lavorare in fabbrica,in linea,e ci lavoro da 15 anni. Perchè voi cavalieri del lavoro pensate che non si possano unire la zappa con il libro? O meglio perchè pensate che il libro sia meno importante della zappa? Mi scuserà,spero,se perdo tempo a risponderle ma da un mesetto sono in cassa integrazione dopo aver lavorato quasi metà anno senza stipendio perchè “nonabbiamoliquditàeletassecimettonosullastrsicoenonc’èunpianoindustrialeefottutaequitaliaedobbiamofaresacrifizi” e cerco di satollarmi come meglio posso. Lei sicuramente sgobberà e faticherà quindici ore al giorno, cosa da far rabbrividire i cucipallone del Bangladesh,e il fatto che riesca a scrivere in questo blog ha quasi del miracoloso (probabilmente sarà provvisto di arti tentacolari) per questo la stimo molto. Le auguro buon lavoro e le raccomando di non smettere coi luoghi comuni perchè dal 2020 saranno specialità olimpica!

  151. Giordana scrive:

    Sono d’accordissmo con quanto scritto nell’articolo da Christian Raimo. Oltre a non aver trovato alcuna cosa positiva sia nella recitazione sia nelle riprese di questo programma trovo molto grave che quando vengono raccontati fatti reali non si rispetti la verità, ormai accertata, e magari far vedere anche documenti dell’epoca, in modo che sia chi aveva vissuto in quel periodo sia per chi ne ha solo sentito parlare, possa rimanere una memoria importante.

  152. Gianni scrive:

    Il libro di Peretti e Roghi appena uscito.

  153. un lettore scrive:

    Solo uno sciocco può pensare che questo prodotto abbia all’interno del suo pubblico giovani da educare, liceali o ragazzi sprovvisti di cultura (e di conseguenza solo uno sciocco può pensare che abbia un effetto nocivo).
    Il pubblico di questo prodotto è al 95% composto da persone anziane (alimentando il fuoco nostalgico, tipo “io c’ero, mi ricordo, no, macché, eccetera) e per un 5% da fessacchiotti acculturati come l’estensore di questo post e i suoi commentatori, che amano smerdare le fiction per anziani (forse per esercitare le proprie capacità pamphlettistiche).

  154. Emanuela scrive:

    Sono d’accordo su tutto, analisi precisissima. Non vedo la televisione e ho voluto appositamente vedere questa fiction. Non ho mai visto un film fatto così male. Orrendi i dialoghi con evidenti errori correlati al periodo, sbagliate le indicazioni di recitazione per cui i personaggi risultavano ridicoli, i tempi, tutto. Sembrano tutti delle macchiette che parlano per slogan e stereotipi, vestiti come ad una festa di carnevale anni settanta. L’omicidio che è il fulcro della storia avviene in due secondi e nemmeno te ne accorgi…davvero brutta….

  155. Regina scrive:

    Quindi inondare 5 milioni di italiani di merda ti sembra bello, “un lettore”. Quindi, cercare di attivare una critica contro-culturale (la corazzata di Rai1 vs il commento su un blog, che grazie al cielo sta diventando seguitissimo) ti sembra inutile. A me è esattamente l’esistenza di questo tipo di critica qua che mi ha fatto crescere. Quelli che, quando avevo 12 anni, mi spiegavano con buone argomentazioni retoriche perché era meglio ascoltare un album dei Velvet Underground (o di Battisti, di Mina) anziché Romina Power. E allora mi andavo a comprare l’album con la Banana e scoprivo la differenza. Quelli che scrivevano: “ma che state veramente a guardarvi in tv Mike Bongiorno? Uscite di casa e vedetevi l’ultimo film di Scorsese”. E allora io abbandonavo Mike Bongiorno, e andavo veramente a scoprirmelo questo Scorsese (che a casa mia non si sapeva manco chi fosse) e così entravo in un mondo nuovo, che ho scoperto essere il mio mondo di riferimento.
    A questo (anche) servono i pezzi come questi.

  156. Mauro scrive:

    Ecco, son riuscito a togliere l’avviso di uscita di nuovi commenti a questo forum. Senz’altro chi ha scritto il pezzo che ha dato il “la” a tutti ‘sti commenti ha fatto bene, oggi ne parlano anche i giornali. Resto dell’idea, se a qualcuno può interessare, che il pezzo di Raimo sia insopportabile. Non tanto, e non soltanto, nei contenuti, ma nell’atteggiamento saccente e prevenuto. Non solo verso la fiction in parola: io ho letto nelle sue parole – e in quelle di molti altri – lo scandalo verso il tentativo di ‘fictioneggiare’ un ‘must’ della sinistra italiana come l’assassinio di Pinelli e quello di Calabresi. La fiction in sé è piena di errori, recitata malino, lenta ecc., ma l’acredine verso di essa – che pure ha il pregio, secondo me, di ‘popolarizzare’ un fatto storico come quello, sottraendolo agli esercizi retorici degli esperti alla Raimo e soci, tant’è vero che da ieri tutti ne ri-parlano dentro e fuori dal web – mi sembra derivare da un presunto reato di “lesa maestà” perpetrato dal regista, dallo sceneggiatore e compagnia cantante, nei riguardi degli intellettuali che, da sempre, discettano della materia e del caso specifico. Che sono loro riserva di caccia esclusiva. Toccatemi tutto, ma non Piazza Fontana, Calabresi eccetera.

  157. Cristina scrive:

    @Mauro – sono convinto che se Rai1 avesse mandato in onda uno sceneggiato in cui Stalin amava i bambini, Togliatti aveva ragioni da vendere su Vittorini e Pol Pot era interessato soprattutto ai gavettoni, Raimo un pezzo contro altrettanto virulento lo avrebbe scritto lo stesso.

  158. maria luisa scrive:

    ..Grazie signor Christian per aver dato voce alla maggior parte del popolo italiano…….una prodotto televisivo inqualificabile !!

  159. Mauro scrive:

    @Cristina: forse – FORSE – su “quei personaggi lì”, che dici tu, sì. Forse. Ma è come ipotizzare una fiction in cui Hitler fa la baby-sitter a una famiglia ebraica. Sono casi da barzelletta, così son buoni tutti. Calabresi non è paragonabile, credo, a Pol Pot o a Stalin; tanto meno il povero Pinelli. Chissà, magari una fiction in cui il mandante di un assassinio “politico” viene eletto a maestro di pensiero da gran parte del “popolo di sinistra” di un Paese europeo, in cui lo stesso può scorrazzare liberamente sulle colonne di uno dei principali quotidiani di quel Paese elargendo perle di saggezza, chissà… forse per quella fiction…

  160. Cristina scrive:

    @Mauro
    Sì, ma non puoi scherzare su certe cose. Ci sono ancora i parenti dei morti, i figli dei morti, da una parte e dall’altra. Comunque ti schieri, se decidi di affrontare una cosa del genere in una fiction televisiva, devi trattarla con enorme delicatezza e ancora più enorme professionalità.

    Basti pensare a DeLillo con “Libra” (tutto dalla parte di Oswald, cioè del torto) o alle “Benevole” di Littel (tutto visto dalla parte del nazista).
    Raimo quei due romanzi li ha lodati entrambi. Perché? Perché trattavano una materia incandescente e difficilissima in maniera degna, professionale, manipolando letterariamente la Storia senza mai tradirla in modo truffaldino.
    Spero che queste ti suonino come controprove. Spero tu abbia abbastanza umanità (e quindi ti conceda la complessità che certamente ti appartiene) per poterti concedere anche di cambiare idea, almeno nel caso specifico, non certo in generale, figuriamoci.
    Saluti.

  161. un lettore scrive:

    @Regina
    E quale sarebbe la differenza tra Romina Power e i Velvet Underground? Quale quella tra Bongiorno e Scorsese? Dico sul serio, spiegatemela con parole chiare. Ho sessant’anni e credo di aver capito che la differenza è molto minore di quanto lei pensi, Regina. Tutto è un prodotto sul mercato, roba fatta per essere venduta e quindi comprata. Sono solo i gusti personali (e la forza di imporli) a legittimare la pretesa di artisticità. Io sono uno di quelli a cui la fiction è rivolta, un over 60 che avrebbe anche voglia di rivedere un po’ di ambientazioni anni ’70 e di capelloni, ma sono anche uno che si annoia facilmente. Mi annoiano pure i discorsi come il suo, quando viene fuori la “contro-cultura”. Ma dove sarebbe la cultura cui opporsi? In questa fiction? E’ solo un prodotto commerciale, asseconda certi gusti, e fa incazzare quelli come voi. Ma c’è un mondo di film, spettacoli teatrali, libri a cui potete rivolgervi per sentirvi più tranquilli con le vostre idee e opinioni.
    Si fidi, Regina, nessuno al di sotto dei 50 anni, a parte lei e i livorosi commentatori di questo blog, ha visto questa fiction, e il fatto che se ne parli tanto sui media è un prodotto commerciale a sua volta, fa gioco ai giornali, ai blog, perchè no?, alle tv, agli attori coinvolti, …

  162. Mauro scrive:

    @Cristina: non vedo proprio cosa possano avere in comune De Lillo, Littel e gli autori di questa fiction. Niente. Stiamo parlando di cosmi diversi, che hanno in comune solo l’aspetto narrativo. Per il resto sono proprio incomunicanti. Quello che mi dici che Raimo ha scritto sui due autori citati mi fa piacere per lui, per loro, per te, ma non vedo cosa possa avere a che fare con quello di cui stiamo parlando, se non per il fatto che a te piace quello che scrive (e come lo scrive) Raimo e benissimo. So benissimo che ci sono gli eredi, i figli,i nipoti, le vedove di questi disgraziati, ma ugualmente – evidentemente sono tardo io a capire – non so che cosa vuoi dire con questo riferimento. Né con la tua speranza che io “abbia abbastanza umanità” per potermi… “concedere anche di cambiare idea”.. Ma su che cosa? Sull’articolo di Raimo? Che c’entra “l’umanità”? Se non mi piace quello che ha scritto Raimo sono disumano? Disonoro la memoria del povero Pinelli o di Calabresi? Non capisco davvero. Oppure “l’umanità”, forse ho capito, è riferita agli eredi, figli, mogli, compagni, di chi è ancora vivo e, nel bene e nel male, rappresenta ancora la ferita aperta di quegli anni di piombo, e con quella ferita (altrui) in mano si è potuto ricostruire (non avendo trovato nessun ‘rivoluzionario’ per strada ad aspettarlo) una seconda vita?

  163. valentina scrive:

    il disprezzo per la fiction per chi conosce la storia può essere giustificato..ma bisogna anche comprendere come tale format non voglia avere alcuno scopo educativo ma solo di intrattenimento. chi si approccia a questo programma non lo fa certo per imparare la storia ( in quel caso prenderebbe un libro di storia e lo leggerebbe) ma per passare il tempo e scegliere la meno schifezza tra i programmi televisivi offerti. Alla luce di ciò. . come professore invece di criticare la fiction.. perché non la usa come strumento educativo? dia ai suoi alunni il compito di vedere la fiction e di trovare e annotare le differenze tra questa e la storia che lei hai insegnato loro, in modo da riparlane il girono dopo in classe. In questo modo andrà a rafforzare le reali conoscenze storiche dei ragazzi e sviluppare ultimamente il loro senso critico! meno critiche e più azioni concrete di reale efficacia!

  164. Pereira50 scrive:

    PER QUANTO ATTIENE AL COMPORTAMENTO DELLA CELERE:
    Ecco un esempio, in tempi non sospetti, in cui governavano gli STATISTI:
    Erano i tempi di Berlusconi: erano i tempi di De Gasperi che qualcuno vorrebbe fare santo !!!

    Marcia di braccianti di Melissa
    Alle due termina il riposo e un fischio richiama i braccianti al lavoro. Le squadre riprendono il loro posto di combattimento di fronte alla brughiera, e le zappe nuovamente luccicano al sole.
    Proprio in questo momento, dalla parte sud del versante, ecco avanzare gli uomini della Celere, fatti venire apposta dalla vicina Puglia. Sono centinaia, e, tutti armati di moschetto, col supplemento delle bombe nel tascapane. Avanzano come in guerra, piegati sulle gambe, aggobbiti più che possono per evitare la mitraglia dei braccianti di Melissa,. I quali nel vederli non si muovono , seguitano a zappare tranquilli. I celerini non si fidano di quella calma traditrice. Eccoli avanzare come furie vendicatrici contro le squadre contadine che hano osato incidere con la zappa l’eterno diritto del padronato. Sono ormai a duecento metri, sono ormai a cento metri, e i braccianti seguitano a colpire la brughiera con i loro fendenti precisi, scanditi da un ansito un po’ greve nella gola.
    Tocca a Peppe Campana, il più vecchio di Melissa , alzare la testa. Guarda verso le schiere avanzanti e scandisce con voce solenne
    – Figlioli, siate i benvenuti. Stiamo lavorando di lena. Non fate peccato davanti a Cristo…
    Gli sorgono davanti due giovani , Francesco Nigro e Giovanni Zito.
    Urla il primo raccogliendo la voce con la mano :
    Siamo tutti italiani. Vogliamo solo un pò di pane … Non abbiamo armi.
    Urla un altro:
    – Questa terra abbandonata non serviva a nessuno… Per noi poveretti è la grazia di Dio…Siete nostri fratelli…
    Non possono aggiungere altro. Al breve comando diun graduato i celerini aprono il fuoco, Zito e Nigro cadono nel loro sangue, stramazzano nei solchi che loro stessi hanno scavato.
    Resta illeso, tra il fischiare delle pallottole, Peppe Campana.
    Fattosi bianco come la cera grida alzando le braccia per maledire
    – Vigliacchi uccidete chi non vi ha fatto niente … Possa Cristo fulminare voi e i vostri figli … non avrete più pace …
    – Proseguendo nell’azione di guerra i celerini prendono di mira altre squadre. Cade fulminata Angelina Mauro, che si è precipitata per sollevare la bandiera nel sole. Stramazza colpita in fronte, mentre intorno a lei si torcono decine di feriti.
    – A questo punto i vendicatori si fermano per vedere quello che succede. Succede che i superstiti si buttano sui morti e sui moribondi per piangerli o per soccorrerli. Questo spettacolo sveglia nei celerini una vena ilare. Uno prende di mira un mulo che corre impazzito, trascinando per l’incolto il suo aratro senza morso. Un buon puntatore, il celerino, e il mulo cade fulminato. Altri celerini pensano che l’acqua dei barili non sia adatta per lavare le ferite dei moribondi e il viso dei morti. Sparano sui barili dell’acqua che si aprono sul terreno come gusci di noce.
    Nessun Celerino pensa di far ritornare con un colpo di mitra, nel buio da cui è arrivata la creaturina di Grazia Palà. La madre è svenuta. Distesa per terra, e seguitando a perder sangue dal grembo scoperto., pare già morta. Una giovinetta raccoglie la creaturina e la stringe al petto. Sembra la neonata un enorme insetto rosso, da cui esca per miracolo un vagito umano.
    Leonida Repaci – “ IL PONTE “ – rivista mesile di politica e letteratura diretta da Piero Calamandrei Anno VI – N. 9-10 Settembre ottobre 1950 pag. 1958-59

  165. Pereira50 scrive:

    MILANO – Tra il dicembre del 1970 e il settembre del 1972 – e cioè prima e dopo l’omicidio del commissario Luigi Calabresi – il servizio segreto militare dell’epoca, il Sid, disponeva di un affidabilissimo spione nel vertice milanese di Lotta Continua. “Como”, questo era il suo nome in codice, partecipava a riunioni su argomenti molto delicati, conosceva leader come Giorgio Pietrostefani e Mauro Rostagno e tutti i dirigenti delle lotte operaie alla Pirelli-Bicocca dove, con tutta probabilità, lavorava. Un informatore preciso, un osservatore attento, capace di cogliere e segnalare tempestivamente l’intera attività della sinistra extraparlamentare: dai primi vagiti delle Brigate rosse alle azioni dei Comitati unitari di base. Un solo tema, curiosamente, è ignorato nelle ventisette informative che il Sismi ha inviato alla magistratura milanese, proprio quello più importante: l’omicidio Calabresi. Probabilmente è per questo che della fonte “Como” non c’è traccia in alcuna delle indagini sull’assassinio del commissario.

  166. Pereira50 scrive:

    Che la produzione di un infiltrato nel vertice di Lotta Continua potesse avere qualche importanza nelle indagini sull’omicidio Calabresi, non poteva sfuggire né al Sismi né ai carabinieri. Se non altro perché il generale Umberto Bonaventura, l’uomo che nel 1988 raccolse la confessione di Leonardo Marino, entrò nella “Pastrengo” nel marzo del 1972, quando “Como” era ancora in attività. Ed era al Sismi di Roma quando le carte dell’informatore furono inviate alla magistratura. C’è una sola persona che può chiarire il mistero, ed è lo stesso “Como”. “Ma – dice il sostituto Meroni – quella per l’omicidio Calabresi non è una indagine su un reato di strage, perciò il Sismi, se chiedessi di rivelare l’identità della fonte, potrebbe validamente opporre il segreto di Stato”. Forse val la pena di tentare comunque: l’ opposizione del segreto di Stato sull’identità della fonte “Como” sarebbe già una risposta.

  167. Pereira50 scrive:

    :” Gli anni spezzati:Il commissario “, rappresentano una formidabile occasione per fare un altro “ passettino” verso la verità sia Giuseppe Pinelli e che Luigi Calabresi: infatti, simul stabunt, simul cadent. La puntata di ieri sera di presa diretta è un buon viatico.
    Io credo che mentre per Giuseppe Pinelli si tratta di conoscere i dettagli di come è morto, per Luigi Calabresi si tratta di sapere perché è morto. La favola che sia stato ucciso per vendicare Pinelli è, infatti, miseramente fallita.

    Il 18 dicembre 2006 all Corriere Gerardo d’Ambrosio disse:” «Se qualcuno parla di diciassettesima vittima di piazza Fontana ( Giuseppe Pinelli), allora si potrebbe dire che il commissario Calabresi è stata la diciottesima vittima… ». Ed è perfettamente vero nel senso che i responsabili della strage di Piazza Fontana, sono anche gli assassini di Luigi Calabresi o, quantomeno, i mandanti, o, coloro che, sapendo, non hanno fatto niente per impedirlo: Lotta Continua, nel periodo in cui venne assassinato, il Commissario, era infiltrata dalla Fonte Como.

    Roberto Cotroneo sull’Unità del 17 gennaio 2007 scrisse: “Sappiamo che ci fu un vero e proprio linciaggio della stampa contro di lui. Sappiamo che non fu né scortato e né protetto da questo pericolo. E sappiamo che fu assassinato per questo motivo “. Per il linciaggio o la mancanza della protezione?
    La tesi più plausibile è che Luigi Calabresi sia stato eliminato perché era diventato troppo pericoloso per il Potere: infatti, stava andando dal Giudice per dire, finalmente, tutta la Verità, era tornato indietro per cambiare la cravatta rossa con una bianca.
    Gerardo D’Ambrosio ha detto che per riaprire il caso ci vorrebbe un fatto nuovo: il fatto nuovo lo deve produrre Lui stesso, Lui che chiudendo il caso in istruttoria ha impedito il dibattito processuale. Il tempo stringe. Gutta cavat lampadem non vis sed saepe cadendo.

  168. Pereira50 scrive:

    La storia della strage di Piazza Fontana e dell’omicidio di Giuseppe Pinelli finisce il 16 dicembre 1969 punto
    Quello che è avvenuto dopo, non può spegare quello che è avvenuto prima.
    Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.

  169. Cristina scrive:

    @Mauro:
    ma no. Non dico che potresti cambiare idea su un pezzo che non ti è piaciuto. Solo, puoi interrogarti magari sul fatto che fosse prevenuto o no, come dici. O che sia legittimo (anche per una fiction) indignarsi se travisa completamente (e superficialmente) i fatti storici, specie se viene mandata in prima serata sulla prima rete nazionale.
    Solo questo.
    Cioè a me sembrava proprio in cattiva fede da parte tua il fatto che per stroncare in modo violento una cosa del genere si dovesse secondo te per forza essere “prevenuti” “di sinistra” ecc. Certe cose non sono patrimonio della sinistra, ma di tutti. Ciò non toglie che tutti (compresi quelli di sinistra) possano parlarne in modo stupido e superficiale.

  170. Mauro scrive:

    @Cristina:
    – secondo me quella fiction non ha travisato completamente (e superficialmente) i fatti storici ma: a) è un’interpretazione di parte e come tale migliorabile (esistono, al mondo, solo interpretazioni di parte, mi sembra); b) è una semplificazione e, come tale, riduttiva e limitata; c) è filmicamente modesta
    – non stronco “in modo violento” nulla, ma dico “in modo franco” quello che penso. Personalmente non ho nulla contro Raimo, figuriamoci. Ma sono abbastanza cresciuto per riconoscere il birignao del sinistrese, un riflesso pavloviano che scatta dietro determinate sollecitazioni, com’è stata, appunto, ‘sta fiction del cavolo. E te lo dico come “uno di sinistra”, se questa espressione ha ancora un senso. Ma “uno di sinistra” critico, o che cerca di esserlo, senza fare sconti a nessuno (a partire da me stesso), senza accodarmi ai leit-motiv del sinistrese più… sinistro. Ripeto: ho sufficiente età per guardarmi bene da queste pastoie.
    – tutti – compresi “quelli di sinistra” e me per primo – possono parlare in modo stupido e superficiale, sono d’accordo

  171. Filippo scrive:

    Ho seguito anch’io la trasmissione, e, personalmente, questo intervento non mi sembra nulla di diverso dal solito ritornello dei “compagni che sbagliano”, condito da un livore che, per quanto mi riguarda, non fa molto onore a chi lo scrive, e malamente mascherato da critica al metodo di indagine storica che starebbe alla base della messa in onda dello sceneggiato. Il tutto, secondo la diffusa mentalità per cui a dover scrivere e far conoscere la Storia dovrebbe essere solo una certa parte politica: e questo, personalmente, mi indigna molto più di uno sceneggiato, per quanto sciatto e recitato male.

  172. boris scrive:

    Non è che perchè cerco dell’intrattenimento allora sono disposto a sorbirmi dei falsi storici e per giunta anche fatti male.
    Questa non è assolutamente una giustificazione!
    Da quando in qua avete cominciato ad accettare la bassezza culturale come forma di intrattenimento?!?
    E ci stupiamo se l’Italia va a rotoli?

  173. Mariateresa scrive:

    Quattro amici al bar tra cui una bella cantante che si vede passare di sfuggita da piazza Fontana mentre l’individuabilissimo Freda (un tipo particolare in tutti i sensi) non si vede mai non si nomina nemmeno, quattro sfigati anarchici ovviamente (più un miliardario pazzo) e un primavallino innocente nonché spia e un commissario dall’aria saggia ma che sbatte il telefono alla vedova (inconsapevole) del suo “amico” Pinelli…una fiction incomprensibile, inutile, brutta! Leggete “Strage” di Gianfranco Bettin e capirete tutto!

  174. stefano scrive:

    premetto che non ho visto la fiction incriminata (per qualche strano motivo il mio televisore non riesce a prendere i primi tre canali rai, e solo quelli), ma volevo fare un ragionamento più generale sullla rappresentabilità del terrorismo o di altri eventi storici che producono memorie divise. in realtà non credo sia possibile trattare episodi del genere con delicatezza, come richiesto da qualcuno, oppure con oggettività. immaginiamo ad esempio che io faccia una fiction su un episodio di violenza dei partigiani al di fuori della guerra ai nazi fascisti, un omicidio di un oppositore politico (prete, imprenditore, ecc.). l’episodio è vero ed accertato, la descrizione è il più possibile oggettiva e senza retorica. ma il solo fatto di aver scelto questo episodio e non le battaglie combattute contro i nazifascisti farà sicuramente gridare al revisionismo e all’attacco alla resistenza e alla repubblica. se io descrivo l’omicidio calabresi come la conseguenza dell’azione dei vertici di lotta continua, fatto accertato giudizialmente, prendo posizione nonostante tutta la delicatezza e oggettività che posso mettere, perché nel paese ci sono tante persone che non ritengono sia questa la verità politica. il descrivere la lotta armata delle br dall’interno, evidenziando la quotidianità delle loro azioni, con tutta la oggettività e la ricostruzione storica che si può mettere (peraltro vorrei sommessamente far notare che la storiografia sulle lotte operai-studenti e sul terrorismo non è così sviluppata: esistono tanti libri sull’argomento scritti da giornalisti, testimoni, magistrati, che a volte sono interessantissimi e anche ben fatti ma non possono qualificarsi come opere storiche) resta pur sempre una presa di posizione perché sarà inevitabile che le famiglie delle vittime del terrorismo condanneranno la cosa come un tentativo di umanizzare il terrorismo e i protagonisti dello stesso. quindi secondo me lo scrittore o lo sceneggiatore dovranno fare sempre una scelta di campo e non preoccuparsi delle critiche sulla parzialità del loro operato, ma essere coerenti con la propria decisione iniziale.

  175. Filippo scrive:

    Negli ultimi 2 giorni ho letto una valanga di merda vomitata nei confronti de “Il commissario”, lo sceneggiato in 2 puntate di Rai uno dedicato alla storia di Calabresi. Una classica crociata portata da persone che (si evince da quello che scrivono) non hanno visto nemmeno un frame del film. La cosa che mi fa rabbrividire è la superficialità con la quale vengono dati giudizi. Gente che non saprebbe distinguere una telecamera da uno sgabello, un diesis da un rotolo di carta igienica o un attore da un frigorifero, parla (e straparla) di riprese fatte bene o fatte male, di colonna sonora roboante e di Emilio Solfrizzi che (piaccia o no) rimane un attore di tutto rispetto. La prospettiva dalla quale è stata vista la storia è chiara fin dal titolo: “il commissario”. Quindi è la sua storia e non quella di ciò che lo circonda. Io personalmente l’ho trovata molto umana e ben raccontata in ogni sfaccettatura: un uomo abbandonato da uno Stato correo nelle stragi e negli omicidi, che ha cerca di affrontare con enorme senso di responsabilità le indagini che gli vengono affidate. Solfrizzi ha saputo conferire a Calabresi una personalità (a mio avviso) decisamente convincente. Il resto del cast lo ha aiutato bene e forse l’anello più debole è stato il giovane poliziotto che tuttavia è e rimane un personaggio di contorno. Le musiche di Paolo Vivaldi erano ben fatte e si sposavano a perfezione con le scene. Se poi vogliamo dire che il tema della tensione era piuttosto simile a quello di Jason Bourne allora parliamone ma definire la colonna sonora roboante è tipico di chi non capisce un cazzo di musica ma deve per forza dire una vaccata tanto per sparlare. Anche la nona di Beethoven è roboante eppure nessuno rompe i coglioni… Leggere le obiezioni sui costumi e la scenografia mi fa venire in mente quando ero piccolo e al cinema sentivo la gente che diceva: “Ti è piaciuto il film?” “Guarda non l’ho capito molto, ma i costumi erano bellissimi!”. Ora tanto per cominciare prima di parlare bisognerebbe immedesimarsi in ciò che è la realtà. Il budget di uno sceneggiato per la TV è talmente basso che certo non si possono chiamare Dante Ferretti o Danilo Donati, bisogna fare di necessità virtù e lavorare con ciò che viene messo a disposizione. Eppure tutti blaterano come se parlassero di un colossal con milioni di euro da poter sperperare. Sulla prospettiva politica dalla quale è stata vista la storia poi, siamo alle solite. E’ ovvio che c’è sempre un punto dal quale si guarda. Io posso essere d’accordo o meno, ma è come quando si affida la direzione d’orchestra ad un maestro; la visione sarà la sua e se a me non piace andrò ad ascoltare il concerto diretto da qualcun altro. Con questo non voglio dire che non deve essere consentito criticare anzi, trovo che una critica costruttiva sia indispensabile per poter fare meglio. Il guaio è che qui si spara solo ad alzo zero. Immagino che quanti abbiano parlato siano tutti giganti della regia, grandi sceneggiatori, Leone d’Oro per i costumi, nipoti di Morricone, titolari di cattedre di storia contemporanea… Verrò volentieri a vedere i vostri film!

  176. giuseppina scrive:

    Bravo Filippo! Concordo appieno con te. Tutti bravissimi a denigrare, distruggere, abbattere….quali acritici storici, ottimi registi, bravi attori e musicisti, sceneggiatori o quant’altro. Che coraggio a “parlar male” senza sapere nemmeno di come si possa far meglio. Tipico di una parte della nostra “umanità” senza cervello, pronta a buttar giù tutto senza saper ricostruire meglio. Io mi sono commossa ed ho pianto alla fine: è stata rappresentata la storia di un uomo che ha perso, contro tutto e tutti, senza troppo rumore. Certo che la sua morte ha occupato solo due minuti di scena: era proprio quello che ci voleva. Una morte già temuta, che arrivava quasi aspettata…..non c’è molto da dire. La storia non è questa? Ditemi allora qual è?

  177. pachi scrive:

    Non l’ho vista e dunque non posso discutere la qualità o la validità di questa fiction. Osservo però che gli sceneggiatori non sono alle prime armi. Non so quale sia il criterio del tempo scelto però se uno sceneggiatore dopo 15 anni di lavoro è alle prime armi allora un insegnante dopo 5 anni è ancora in stage..

  178. Marco scrive:

    Concordo con Filippo e Giuseppina. Anche per me è stato commuovente il finale, che lascia immedesimare chiunque conservi un minimo di umanità nel dramma solitario di una famiglia la cui vita è stata irreversibilmente distrutta da due colpi di pistola. Trovo anche originale aver concluso la scena dell’omicidio in pochi minuti, come effettivamente è avvenuto nella realtà. La fiction intitolata “Il commissario” dunque ci invita a riflettere sulle tensioni e le preoccupazioni di un uomo (il commissario appunto) sempre più consapevole di andare in contro alla morte, colpevole solo di svolgere egregiamente il proprio lavoro. Diversamente avrebbero intitolato la fiction “Gli anarchici” oppure “I testimoni di geova” oppure “moana&pinocchio”. Vi invito ad ogni modo a documentarvi prima di tutto sul significato della parola “fiction”, rimarrete sbalorditi!

  179. Mariu scrive:

    @un lettore ha scritto: “Solo uno sciocco può pensare che questo prodotto abbia all’interno del suo pubblico giovani da educare, liceali o ragazzi sprovvisti di cultura (e di conseguenza solo uno sciocco può pensare che abbia un effetto nocivo).
    Il pubblico di questo prodotto è al 95% composto da persone anziane (alimentando il fuoco nostalgico, tipo “io c’ero, mi ricordo, no, macché, eccetera) e per un 5% da fessacchiotti acculturati come l’estensore di questo post e i suoi commentatori, che amano smerdare le fiction per anziani (forse per esercitare le proprie capacità pamphlettistiche).”
    Sottoscrivo !

  180. Donatella scrive:

    La polemica suscitata dalla trasmissione della fiction sul commissario Calabresi, a mio avviso, manifesta come in realtà i fermenti di quegli anni non si siano ancora sopiti. Questo non significa non avere uno sguardo critico sulla rappresentazione filmica di un periodo storico, bensì constatare come, a distanza di quarant’anni, non sia ancora possibile guardare a quegli eventi con la giusta prospettiva storiografica. Sforzo che, ovviamente, una fiction non può esprimere, trattandosi di prodotto, per così dire, commerciale e di intrattenimento. Non dimentichiamoci, poi, che molti di coloro che hanno vissuto direttamente quell’epoca, testimoni, familiari delle vittime, imputati, sono ancora viventi e pienamente coinvolti. L’impressione che si ricava dalle varie opinioni espresse, compresa quella di Raimo, è che l’epoca in questione sia ancora materia incandescente sulla quale non sia possibile, ripeto a distanza di quarant’anni, rivolgere lo sguardo senza ideologismi e con il rigore scientifico necessario alla ricerca della verità storica. Mi chiedo quindi quale metodo segua Raimo nell’approccio didattico a queste tematiche, e come faccia a temere la concorrenza della fiction incriminata (evidentemente – beato lui – i suoi studenti seguono costantemente il palinsesto di Raiuno anziché impallarsi davanti a Youtube e simili): del resto, se quarant’anni (!) di indagini e di processi non sono riusciti (anzi non hanno voluto) a fare luce sulla strategia della tensione e sulle stragi, non vedo come questo possa essere sostituito da una fiction, che non ha il compito di colmare questo vuoto, bensì di riaprire, magari, la questione… A me piuttosto ha sorpreso la scelta di dedicare alcune serate televisive alla rievocazione di un periodo del quale (e questo blog lo dimostra) si fa ancora fatica, immensa fatica a parlare senza i paletti dei luoghi comuni e la sacralità degli argomenti intoccabili (vedi la polemica, riaccesasi su alcuni siti di cosiddetta “controinformazione”, sulla morte di Pinelli)… Quanto poi alla qualità “artistica” del prodotto, è chiaro che non è nemmeno paragonabile a grandi film come “Buongiorno notte” di Bellocchio o “Il caso Moro” di Ferrara, in cui la ricostruzione dell’atmosfera cupa e disperata degli anni Settanta è perfettamente riuscita.

  181. Maicol Raboni scrive:

    IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI HA DETTO OGGI SU LA STAMPA: “LA VERITA’ STORICA SULLA FICTION E’ STATA RISPETTATA” Questione chiusa! Come si può continuare a criticare un’opera che gli stessi familiari riconoscono come veritiera e onesta??? CONCORDO CON CHI NON SI ALLINEA COL DIKTAT DI RAIMO.
    LEGGERE E STUDIARE DI PIU’, E SOPRATTUTTO CERCARE LA VERITA’, NON LE TESI SCLEROTIZZATE NELL’ IDEOLOGIA E NELL’IGNORANZA

    DI SEGUITO IL LINK:

    http://www.lastampa.it/2014/01/10/cultura/opinioni/lettere-al-direttore/giudicare-una-fiction-troppo-difficile-per-chi-ci-dentro-7H1phMq0d0QjmUStNFWQGM/pagina.html

  182. Cesare scrive:

    Bravo Christian Raimo, anche se stavolta sei stato troppo buono, al di quà della realtà.

  183. Enrico Preite scrive:

    Sia nell’articolo che nella schiera di giudizi mediamente ad esso favorevoli, si coglie una saccenteria di chi sa tutto ed è depositario della verità quasi come se si fosse trovato a vivere quei tempi e quelle storie da protagonista. La critica al film è fatta da un insegnante di storia di una scuola superiore che a me sembra più adatto a fare il critico cinematografico, per i tanti riferimenti alle qualità recitative degli attori e alla scenografia, ai costumi ecc. Non mancano poi i numerosi riferimenti ad altri film insieme al giudizio di promozione o bocciatura già dato ad essi. Nessun rispetto per il lavoro altrui; addirittura chi ha scritto il film”sembrerebbe essersi documentato da wikipedia ed aver buttato giù quattro idee. D’altronde sono due autori alle prime armi, magari raccomandati.”
    Io farei fare un film ad Alter Ugo, e a molti di voi che sicuramente avreste le idee per il film perfetto.
    Ho visto la prima puntata per caso e l’ho trovata interessante a tal punto che da italiano medio, anzi forse sotto la media, ho deciso di vedere anche la seconda. Il film mi ha portato a immergermi in quel periodo e capire meglio il dramma umano di Calabresi e di Pinelli, due vittime di quei tempi. Mi è stato possibile farmi un’idea delle problematiche di quei periodo e si coglie il dubbio non tanto velato, che in molte stragi di quel tempo, ha agito la mano di forze deviate dello stato.
    E’ chiaro che se voglio chiarirmi le idee devo studiare la storia di quel tempo in modo approfondito, leggendo più autori e attingendo dai dati documentali e via dicendo. Non mi aspettavo certo un insegnamento esaustivo e perfetto dal film…..per quello aspetto il vostro film.
    Sulla Rai dico che non devo certo difenderla io che sono un utente sky e la guardo solo per vedere Report o Presa diretta. L’unica eccezione è stato questo film ma per puro caso.

  184. Francesca Giannoccari scrive:

    @EnricoPreite: che si definisce “italiano medio” e a tutti quelli che orgogliosamente autodefinendosi “uomini medi” sputano su qualunque complessità veemente che scambiano per saccenteria.

    “Lei non ha capito niente perché lei è un uomo medio: un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista…”

    Orson Welles, “La ricotta”

  185. Truman scrive:

    Christian, per favore, correggi “jukebok” in “jukebox”. Poi l’articolo è buono, ma il problema non sono i tuoi articoli.

  186. Anna Rita scrive:

    Credo che una fction non sia un documentario ed il racconto è sempre romanzato, ma comunque serve a milioni di Italiani che non erano nati ed altrettanti che dimenticano!!!!! a conoscere e tenere vivo il ricordo degli avvenimenti della nostra storia dando lo spunto per potersi documentare della realtà dei fatti, un documentario sarebbe stato visto dalla metà delle persone o forse meno dato che sarebbe andato in onda a mezzanotte.

  187. Gino scrive:

    Allora non sono io un allucinato. E meno male che mi trovo in buona compagnia. Io in una cosa così non mi ci ero mai imbattuto. Mi viene il dubbio che non l’abbiano neanche guardata come fosse venuta fuori prima di mandarla in onda una schifezza simile. Luoghi comuni, luoghi comuni, luoghi comuni. Eppure non è la prima fiction in cui mi imbatto nella quale si parla di gente che viene trasformata in santa. Qualcuno ha per caso buttato l’occhio sulla fiction su Olivetti? Belin, mi è venuto da pensare che dopo il papa polacco, occorrerà santificare lui. Non conosco la storia di Olivetti, ma non ho mai conosciuto nessuno con un cuore simile e, francamente, mi sembra strano esista qualcuno di simile dopo l’avvento di San Francesco. In ogni caso, questa volta, con questa schifezza revisionista figlia di un’ignoranza senza limiti si è toccato davvero il fondo. Perché lo schifo, oltre che storico è globale. Tecnico, fotografico, storico, artistico (glom). Una cosa del genere, da sola, varrebbe non pagare il canone.

  188. Francesca Giannoccari scrive:

    Ma se persino MALAPARTE, che era fascista, ne LA PELLE cambia completamente le carte in tavola ma (come ogni opera di finzione dovrebbe fare) dice una verità (lo sfascio del dopo 8 settembre) attraverso un mucchio di finzioni benissimo costruite.

    Qui invece si dicono menzogne su menzogne attraverso finzioni di pessima qualità.

  189. Franco Bellezza scrive:

    LA CAVALCATA DELLE WALKIRIE

    Un lungo monologo, senza capo né coda, un esercizio di scrittura da “piccolo corso”,
    da neofita, da matricola. Effettivamente si parla di “autori alle prime armi” allorquando l’estensore del libero pensiero svolge la funzione docente dal tempo storico di “cinque anni”! Coprolalia del pensiero! E così fino alla conclusione, in una parossistica ed orbata cavalcata delle Walkirie. Non esiste una tesi, non sono presenti confronti e confutazioni, non c’è una ratio evidente, non e’ presente una rigida e minuziosa analisi, non si arriva ad una conclusione sintetica, cioè si rimane nel campo dell’empiria senza mai almeno tentare una decampazione nel logo. Si continua da tanti, troppi anni a viaggiare per piccolo cabotaggio rifiutando di affrontare i marosi ma anche la grandezza degli Oceani. D’altronde anche il lessico utilizzato, ricco di solecismi, sembra ricordare più la filmografia di terza serie che le categorie kantiane di un saggio critico. Poi ci si accorge, quando l’OCSE pubblica le sue tabelle sul grado di scolarizzazione e sulle competenze degli alunni e degli studenti in Italia, ci si accorge che precediamo, con albagia tutta nazionalistica, l’Antartide e, forse, la Groenlandia. Non è forse una “bocciatura” anche soprattutto per la classe docente? Nella Scuola italiana non possono continuare ad “imperare” massimalismi ed integralismi da parte della docenza scolastica se vogliamo continuare a far parte di quella genia che ha edificato le nuove Nazioni nei secoli lontani da noi e ritenuti a torto “bui”.
    Beninteso, la fiction “Gli anni spezzati” non aveva assolutamente la pretesa di fornire l’ indiscutibilità e l’ assolutezza di un trattato storico, se mai qualcuno ve ne sia mai stato con tali criteri. La “vera” storia, completa, seria, reale non si saprà mai, sopratutto la storia di “quegli” anni così contrastata, negata, dimenticata, offesa, vilipesa dove non è possibile tracciare un certo divisore tra il vero ed il falso, tra l’accertato e l’infondato, tra il pretesto e l’accaduto, lasciando che la realtà spesso superi l’immaginario collettivo. “Gli anni spezzati” hanno soltanto offerto una serata di richiamo al ricordo che questa Repubblica ha sofferto tanto in quegli anni di stupido ed insensato furore da parte di semplici e spietati assassini ancor oggi sconosciuti o in tranquilla libertà all’estero, qualifica di assassini che alcuna appartenenza politica o sindacale può cancellare, a destra, a sinistra, al nord, al sud.
    Questo ci ha insegnato la Storia, quella vera, attendibile, credibile, inconfutabile slegata da trattazioni di parte, libera da interpretazioni opportunistiche.
    Insegniamo agli studenti la filosofia della Storia, la sua teleologia e la sua metafisica affinché si possa operare con logica e responsabilità nei problemi sui quali la stessa Storia ci obbliga a riflettere: l’etica, la politica, l’estetica, la religione, la scienza. Permettiamo al nostro cervello di operare il passaggio dall’analogico al digitale, soprattutto nelle scuole che sono la fucina e la palestra dei cervelli e dei cuori dei nostri ragazzi, il vero capitale di questa nazione italica.
    Lasciamo con un sorriso di benevolenza che dall’etere ci raggiungano racconti e storielle amene o strappalacrime, trattiamole come tali, accettiamole come tali,
    ma “lasciamo che i morti seppelliscano i morti”, lasciamo che alle ferite di un tempo
    almeno per il momento sia permesso di rimarginare. Noi le ricordiamo bene, avevamo vent’anni allora, non le abbiamo imparate sui pamphlet da bancarelle nei mercatini, e tutti, di qualsiasi colore e collocazione, eravamo sgomenti.
    Sono ormai maturi i tempi per avviare una condizione irenica e lustrale al fine di evitare che di questo Paese, il Bel Paese, si possa parlare soltanto al passato.
    (Franco Bellezza – 11/01/2013)

  190. Francesca Giannoccari scrive:

    Franco, ma quanto scrivi male?

  191. Luca scrive:

    @:un lettore scrive:
    10 gennaio 2014 alle 09:05
    E a te chi ha insegnato a dare merda agli anziani?
    Panphlettaci sta fava

  192. Franco Bellezza scrive:

    Francesca Giannoccari, forse ti sarebbe utile un dizionario della lingua Italiana?
    Oppure una rinfrescata sintattica ed anatattica?
    Tranquillizzati, se evitassi di leggere faresti meno danno ai tuoi neuroni crebrali

  193. Franco Bellezza scrive:

    Francesca Giannoccari, tu scrivi “Lei non ha capito niente”.
    Lo sai che due negazioni affermano?

  194. Franco Bellezza scrive:

    Francesca Giannoccari, tuscrivi :”. O che sia legittimo”. Sai che “o” è una congiunzione disgiuntiva? Che cosa congiunge o disgiunge se prima vi è un punto fermo? Risciacquare i pensieri una una tranquilla grammatica!

  195. Francesca Giannoccari scrive:

    Franco, sei un dilettante della penna. Scrivi di merda e la puzza si sente da lontano. Fatti un giro con Fenoglio, un altro con Sterne, un altro ancora con Proust. Ti concedo persino un flirt con Soldati. Ti consiglio anzi un’uscita con Fruttero e Lucentini. Sei non vuoi essere modesto, sii almeno umile. Poi torna a scrivere commenti su un blog letterario che oltre a Raimo accoglie qui dentro i premi Pulitzer e scrittori di bravura riconosciuta pressoché ovunque. Insomma, smettila di scoreggiare dai polpastrelli. Grazie.

  196. bidé scrive:

    Quella sulla doppia negazione, bisogna dare atto al signor Bellezza, è un capolavoro di insensatezza o ignoranza (al letture valutare):

    “L’italiano è una lingua a negazione multipla, o (secondo un’altra terminologia) a concordanza negativa: la presenza di un altro elemento negativo oltre a non tra quelli elencati in (a), (b) e (c) nel § 2, ai quali va aggiunto l’avverbio mica, non è interpretata come doppia negazione equivalente a un’affermazione di verità, come in logica. In italiano la presenza o assenza di non con un secondo elemento negativo (nessuno, mai, mica, ecc.) è regolata da queste due restrizioni:
    (a) se gli elementi negativi seguono il verbo, il non è obbligatorio:
    (8) a. non lo sapevo mica
    b. non mi dice mai niente nessuno
    (b) se gli elementi negativi precedono il verbo, il non è escluso:
    (9) a. mica lo sapevo
    b. nessuno mi dice mai niente”

    (fonte: Treccani, ma lo sanno anche i bambini di prima elementare)

  197. Francesca Giannoccari scrive:

    Maledetta ignoranza (di Franco Bellezza).

    Quel “Lei non ha capito niente” (l’ho pure scritto) era una citazione.

    Pier Paolo Pasolini fa pronunciare la frase a Orson Welles ne “La ricotta”.

    “Lei non ha capito niente perché lei è un uomo medio: un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista…”

    Come volevasi dimostrare, insomma.
    .

  198. Franco Bellezza scrive:

    GIANNOCCARI FRANCESCA, HAI CAPITO QUELLO CHE HO SCRITTO?
    NON CONOSCI LA GRAMMATICA ITALIANA, TE L’HO DIMOSTRATO.
    NON CONOSCI LE CONGIUNZIONI E LA FORMA NEGATIVA
    (IN ITALIANO, NON PARLO DI ALTRE LINGUE, SCHERZIAMO!)
    LA “MERDA” TIENILA PER TE E PER LE TUE MASTURBAZIONI MENTALI.
    PICCOLA GIANNOCCARI, SEI MOLTO BRAVA IN SCHIDIONATE,
    MA SEI MOLTO LONTANA DALL’APPARIRE UN’ ETERA CHE POSSA
    CONCEDERSI LA VELLEITA’ DI GESTIRE L’ERMENEUTICA TESTUALE.
    HAI CAPITO OPPURE DOVREI RENDERE LA MIA “VIS RETORICA” PIU’ ELEMENTARE?
    PIU’ FATTIBILE PER LA TUA COMPRENSIONE?
    D’ALTRA PARTE LA TUA COMPETENZA LINGUISTICA MI SEMBRA
    ALQUANTO INURBATA, SE NON DISTURBATANA NE’ E’ POSSIBILE PENSARE
    CHE UNA TEORIA DI NOMI DI AUTORI ITALIANI E STRANIERI POSSA
    MOVIMENTARE IN ALTO LA COMPETENZA, LA PREPARAZIONE
    E LA CULTURA DI UN “QUIVIS DE POPULO”. BYE BYE

  199. Franco Bellezza scrive:

    NON PERDERO’ PIU’ TEMPO A DISCORRERE DI NULLITA’.
    “DE MINIMIS NON CURAT PRAETOR”

  200. Pereira50 scrive:

    Aldo Grasso Chi ?:

    «Piazza Fontana ha cambiato tutto. Quel giorno il mondo si è rinchiuso su se stesso, quella bomba ha inghiottito il meglio del nostro Paese. La menzogna è diventata il sistema, la disinformazione la regola. Anche su di me. Non interessa a nessuno sapere veramente chi sono. Sono disposti a tutto per affermare la loro verità. Più cerchi il dialogo e più diventi una minaccia». È il drammatico sfogo del commissario Luigi Calabresi la sera prima di essere ucciso, il 17 maggio 1972. È una delle ultime scene della fiction Il Commissario in onda questa sera e domani su Rai1, prima della serie Gli anni spezzati, difficile ma riuscito tentativo del regista Graziano Diana di raccontare gli “anni di piombo”. Calabresi (un ottimo e molto somigliante Emilio Solfrizzi) parla in auto col giovane poliziotto Claudio Boccia (un bravo e convincente Emanuele Bosi) personaggio di fantasia, ma con una storia molto simile a quella di tanti agenti di quegli anni.

    Proletario di Primavalle, periferia romana, e anche per questo piace al commissario – anche lui romano e di origini semplici – che lo vuole al suo fianco, quasi padre e figlio. E quel colloquio finale non è quindi un caso. Alla fine Calabresi gli chiede di farlo scendere per tornare a casa a piedi. «Voglio rimanere da solo». Già, «solo» parola centrale della storia insieme a «dialogo». La troviamo in un altro duro sfogo di Calabresi, questa volta ai suoi superiori. «Io sto subendo tutto questo senza una parola di solidarietà. Sono stufo di essere l’unico bersaglio». Il riferimento è alla campagna, mediatica e non solo, messa in piedi dal quotidiano Lotta continua e dai movimenti di estrema sinistra, ma anche da una parte del mondo intellettuale e politico della sinistra, per la morte in Questura dell’anarchico Giuseppe Pinelli (un intenso Paolo Calabresi) subito dopo la strage di piazza Fontana. La fiction, così come aveva già fatto il bel film di Marco Tullio Giordana Il romanzo di una strage, dedica molto spazio al rapporto tra commissario e anarchico. «Ci scambiavamo libri e idee», così lo ricorda Calabresi. Vuole capire, senza prevenzione. E questo non piace a suoi “nemici”, non solo quelli in armi. Così dopo la strage, quando i superiori decidono che l’unica pista è quella anarchica (Calabresi capirà che invece è fascista e non solo), gli intimano di cambiare stile: «Dobbiamo sbrigarci. La stagione del dialogo è finita».

    Nella fiction c’è il Calabresi bravo investigatore sia a destra che a sinistra, ma c’è anche il Calabresi uomo, marito e padre. Come contrappunto delle scene sulle inchieste (molto cupe e buie, e con non pochi spezzoni di tg in bianco e nero) ci sono i momenti familiari, al fianco della moglie Gemma (la brava Luisa Ranieri). Sappiamo che la famiglia Calabresi non è mai stata molto convinta di una fiction, forse perché troppo presto, forse per difendere la propria intimità. Però proprio questa parte di vita familiare è trattata con delicatezza. Ci sono le commuoventi parole di papà Luigi al figlio Mario di appena due anni. «Chissà come sarai tu, perché forse papà non riuscirà a vederti quando sarai grande». Calabresi è cosciente dei rischi, soprattutto da quando il suo nome è stato affiancato dalla parola «assassino». Ma ha una risposta, come dice in un colloquio con padre Rotondi: «Quando mi chiedono come fai io rispondo che sono cristiano». Fede e impegno, come spiega ai suoi uomini, perché «per fare il nostro lavoro non basta lo stipendio, serve la passione». Frase facile? Buoni sentimenti? Certamente qualcuno definirà la fiction “politicamente non corretta”, forse perché parte degli autori vengono dalla destra. Ma non c’è indulgenza né verso lo stragismo fascita né verso i depistaggi istituzionali (la ricostruzione delle responsabilità di Piazza Fontana non fa una grinza). E soprattutto ci sono gli ostacoli nei confronti di Calabresi, fino a creare quella solitudine che fu il migliore regalo a chi lo voleva colpire.

    Antonio Maria Mira

  201. Pereira50 scrive:

    Io so.
    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
    Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
    Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
    Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
    Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
    Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
    Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

  202. Franco Bellezza scrive:

    “lo sfascio del dopo 8 settembre)”: Anche questa è una citazione? Una preposizione (del) che regge un’altra preposizione (dopo)? In quale manuale di grammatica si trova tale opzione strutturale? Questa non è ignoranza,
    è lana caprina, è ottusità biologica, è dislessia bilaterale mentale in situazione algica ed irreversibile, è apnea neurologica, Poverina, parce sepulto! Da parte nostra “Odi profanum vulgus et arceo” come sentenziava Orazio.

  203. Francesca Giannoccari scrive:

    …ma questo è proprio cretino.

  204. Francesco scrive:

    Ma perchè non vedete un momento i nomi e la carriera dei dirigenti RAI che finanziano a suon di milioni di euro queste cose orrende? Perchè non sapete niente di Paola Masini, che era segretaria Manca in piena era craxiana e ora foraggia le più viete operazioni, non solo con Jacchia, ma con la onnipresente Lux dei Don Mattei o con la Endemol che era appunto di Stefania Craxi e ora passa di mano in mano a seconda dei governi,,, Perchè invece di accanirvi su un solo film non guardate chi decide tutto, assegna appalti e come e per quale ragione? Perchè non capite che l’Opus Dei è fortissimo dentro la Rai, che le lobby gay lo sono altrettanto? Pensate che Conticini sia un JacK Lemmon? Lobby cattoliche, lobby gay, cocaina, avanzi del socialismo di Craxi.. Seguite queste tre cose e vedrete che cosa è la RAI.

  205. Michela Ragli scrive:

    Caro Francesco, grazie. Io non vedo queste cose semplicemente perché non le so. Non faccio la giornalista, o la scrittrice, o l’autrice televisiva. Vivo lontana da Roma. E allora, visto che tu sai, perché non lo scrivi tu un pezzo in cui spieghi queste cose? Magari firmandoti con nome e cognome. O prendendo uno pseudonimo se questo risultasse per te troppo pericoloso o compromettente.

    Risulterebbe davvero così pericoloso, se firmassi con nome e cognome queste affermazioni in un articolo dove andassi a spiegare tutto questo? Chiedo, perché sono lontana da questi mondi, ma non purtroppo dalla tv, visto che pago il canone.

  206. Francesco scrive:

    Cara Michela,
    certo che so, e certo che vorrei scrivere un bell’articolo. Se Valentina Aversano che ci legge forse e che si occupa della redazione me ne darà la possibilità. Io conosco perfettamente molte cose e… Certo che per me è pericoloso, perchè sono un autore e un attore e la RAI non perdona. Esistono le liste nere in RAI, non lo sapevi? Proprio come durante il maccartismo americano. Ci sono persone segnate che non possono più lavorare, per cedere il posto a questi bei campioni addomesticati di finta religione, finta protesta, finta famiglia. Ma lo scrivo un articolo con nome e cognome. Non su questo film, ma sull’andazzo orribile della RAI. Posso anche raccontare di una fiction su cui sono stati spesi 600.000 euro e non è mai andata in onda. Io ero uno dei tre autori di questa fiction e ho passato cinque anni ad attendere riunioni che venivano convocate ogni due tre mesi, per affossare il progetto. Posso raccontare molte molte cose sulla RAI, sugli appalti e sulle lobby, ma chi mi proteggerebbe?

  207. Franco Bellezza scrive:

    Nessun lavoro
    titolo di studio: magistrale
    cioè: NULLIUS REI
    sei tu giannoccari?

  208. Enrico Preite scrive:

    @Francesca Giannoccari

    @EnricoPreite: che si definisce “italiano medio” e a tutti quelli che orgogliosamente autodefinendosi “uomini medi” sputano su qualunque complessità veemente che scambiano per saccenteria.

    “Lei non ha capito niente perché lei è un uomo medio: un uomo medio è un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, razzista, schiavista, qualunquista…”

    Orson Welles, “La ricotta”

    Io rispetto tutti e non mi sembra di non aver offeso nessuno ne tanto meno sputato su qualcosa. Il fatto di definirmi “Italiano medio” era una provocazione. Il mio modo di essere è questo: “Sono una persona che vivo secondo l’imperativo “sii te stesso” ovvero le mie attività sono mosse dalle spinte interiori e non dalle mode o dal conformismo, con l’unico limite rappresentato dal rispetto del prossimo e delle libertà altrui.Sono in continua evoluzione e mi piace acquisire nuove abilità che mi interessano. Non famigliarizzo facilmente con donne (ma anche con uomini) affette da divismo, sleali, non autentiche, superficiali, schizzinose,conformiste, dipendenti dai genitori, non portate ai sacrifici e alle fatiche (nei limiti delle capacità personali)”.
    Quando dico che non familiarizzo con alcuni tipi di persone come i conformisti, non significa che li disprezzi, considerandoli dei mostri, pericolosi delinquenti, conformisti, razzisti, schiavisti. Questo modo di vedere l’avrà pure sentenziato Welles, ma per me che mi esprimo con mie considerazioni derivanti da mie esperienze, è una cazzata. Per quanto riguarda la complessità io ci vivo dentro e mi sembrava di aver chiarito che se uno vuole comprendere per quanto possibile le dinamiche degli anni di piombo o dello stragismo non può pretendere certo di farlo vedendo un film di qualche ora, neppure se è fatto dai migliori autori e registi.

  209. Enrico Preite scrive:

    Correggo:
    Io rispetto tutti e mi sembra di non aver offeso nessuno ne tanto meno sputato su qualcosa. Il fatto di essermi definito “Italiano medio” era una provocazione.
    E’ chiaro che quando affermo “l’avrà pure sentenziato Welles, ma per me che mi esprimo con mie considerazioni derivanti da mie esperienze, è una cazzata” , mi riferisco all’ intervista a Orson Welles in “La Ricotta” di Pier Paolo Pasolini.

    Ritengo necessario puntualizzare perchè molti sono così agguerriti, pronti a giudicare e dare dell’ignorante, senza fare valutazioni critiche su quello che viene scritto e fermandosi alla forma. Non mi riferisco al Sign. bellezza che è incisivo, fine e non volgare nei suoi commenti.

  210. “(Ditemi! Vi prego ditemi perché nei film italiani degli anni ’70 sembra che il mondo sia una specie di fondale in cui sono stati appiccicati un po’ di poster di Lotta Continua al muro e buttati qua e là nelle stanze dei libretti rossi! Perché in film iperglamour ipercitazionisti degli anni ’70 americani – andate a vedere quel capolavoro di American Hustle – nonostante l’omaggio enfatico all’epoca la scenografia risulta sempre credibile? Forse perché gli scenografi statunitensi non pensano che se uno mette in scena gli anni Settanta deve mostrare che Tutto è anni Settanta, ma ci saranno anche mobili anni Sessanta, anni Cinquanta, anni Venti?!)”

    Standing ovation!

  211. Giorgetto scrive:

    Condivido quello che ha scritto Francesco. Io sulla lista nera ci sono da tempo. Capitò che un produttore (il quale doveva produrre un film col contributo, allora, di RaiFiction, litigò con la Valmarana. Poi lo feci con un altrro ma mentre a lui, fascista dichiarato ed ex picchiatore di Piazza delle Muse, hanno perdonato, io no, io non sono stato perdonato senza conoscere ancora ora, a quasi sette anni di distanza, il perchè che nessuno mi ha voluto dire. Il maccartismo all’interno della Rai c’è eccome. C’è anche nel mondo del cinema. Se non sei dei loro, anche tramite giri di cocaina, prostitutizioni, ladrocini vari, non lavori. E’ ovvio che chi ci lavora siano i peggiori ed è ovvio che poi vengano fuori cose come Cavour che parla toscano e questa serie schifosa degli anni spezzati. Ma io non aggraverei troppo il discorso sulla fiction. Tutta la monnezza trasmessa in tv generalista prima o poi scompare dalla memoria come tanta monnezza craxiana dei tempi andati. Bisogna cambiare la tv di Stato, renderla compatibile a quelle degli altri paesi civili come in parte fu nei primi vent’anni del monopolio. Ma questo non lo vuol fare nessuno perchè nessuno fuori (vorrei che Francesco, se vuole, mi dicesse se la pensa come me a questo proposito) si rende conto di quanto è marcio e putrido il mondo dello spettacolo italiano compreso quello del cinema e del teatro dove se sei gay e finto colto lavori e se anche fossi gay ma non del loro giro non lavori. Anche le lobby gay servono ad emarginare i gay. Come le lobby dei cocainomani servono ad emarginare chi si fa le piste ma non è dentro la lobby. Pensate un po cosa può succedere a me che non sono gay e non mi faccio di niente. Le lobby sono il prodotto di questo marciume in cui ciascuno, non dovendo difendere il talento che non ha, si rintana dietro le mura riparate della sua ghenga. Una volta trovai un’altissima, ma davvero altissima, raccomandazione ed andai da un produttore, ora deceduto, che lavorava tantissimo con la Rai. Lesse i copioni e disse che era stupendi. Poi il silenzio. Quando, un mese dopo l’incontro, osai telefonare per chiedere notizie la segretaria mi liquidò in pochi secondi poi arrivò un fax dove si diceva “Lei non provi più a portarmi dei copioni senza dirmi prima che alla Rai lei non è conosciuto….”. Ma pensa un pò. Giò che, se ero conosciuto, avevo bisogno di farmi raccomandare per andare da lui… Un’altra volta due esimi produttori, considerati dei mecenati dalla critica e da chi lavora con loro, hanno rifiutato di leggere un mio copione. Si, volevano che lo mandassi a un loro “lettore”. Ma io rifiutai. Volevo prima incontrarli e guardarli negli occhi perchè, essendo tratto da un libro, volevo essere sicuro di non perdere la prelazione. Ebbene, una segretaria qualsiasi, mi disse “Mi dispiace ma i signori…..non intendono esaminare il suo copione” “Ma se non sanno nemmeno di cosa parla e da che libro è tratto, potrebbe essere un capolavoro…” “Si ma a loro non interessa…”. Ebbene, quando i produttori, cioè coloro che dovrebbero finanziare l’ingegno sono così come potete sperare che, in questo clima politico antiriformatore che c’è in tutto l’ambiente, gli “Anni spezzati” avrebbe potuto essere un prodotto minimamente gradevole alla mente ? Io, quando me ne hanno parlato, ho detto soltanto : “Ma, siccome io penso che PInelli sia stato ucciso me lo dite almeno chi ha ucciso Pinelli ??????” No, ti dicono che Calabresi era una specie di eroe perchè non era nella stanza. Ma Pinelli alla questura ce lo aveva portato lui o no ?????? Ma a chi fa la fiction non importa la verità figuriamoci fare bene un prodotto per il grande pubblico per cui dei lobbisti possono avere la stessa considerazione che per un branco di pecore. E non crediate che Virzì, Cosentino ecc non ne facciano parte delle lobbies dominanti. Ne fanno parte solo che, almeno loro, riescono a fare quello che vogliono o quasi. Ma perchè sono dentro da sempre, sanno come destreggiarsi, e alcuni, come Garrone, ci sono proprio nati dentro. Loro saranno sempre davanti a me che non sarò mai nessuno ma potrei essere il Fellini del ventunesimo secolo e nessuno lo saprà mai…….perchè tanto, ormai, non ci credo più. Ho deciso. Provo a lavorare ancora quest’anno. Poi o cambierò città e mestiere o farò quello che, secondo la questura di Milano, fece Pinelli anche se non lo fece. Io forse lo farò perchè sono nato per fare il cinema, per esprimermi con le immagini, e sono fermo da sette anni, da sette anni vivo con un affitto di novecento euro perchè, in altri tempi, mi sono comprato un piccolo appartamento da affittare anzichè mangiarmi i soldi in coca o in altro; sui miei premi, sulla mia vecchia fama, è calato l’oblio…..e allora…se non posso fare quello che sono capace di fare a spezzarmi sarò io. Pazienza. E’ capitato a tanti, pensate a Von Stroheim, può succedere anche a me. Non lo sapranno nemmeno la Valmarana, la Masini e tutti gli incompetenti che governano un ente che ebbe non pochi meriti, una volta, tanto tempo fa.

  212. Maurizio scrive:

    Sandro Provvisionato era(e non mi sembra abbia mai abiurato)Comunista.Come testimonia il suo curriculum vitae professionale.Nato a Radio città futura.È direttore del sito misteriditalia.it della Rivista italiana della Sicurezza e del Ceas (Centro alti studi contro il terrorismo).Come rintracciabile anche sulla Wikipedia.Lui e Adalberto Baldoni(lui si,ex missino),scrivono saggi sul terrorismo di entrambi le “sponde” politiche da 30 anni.E li hanno scritti quando gl i anni erano ancora “caldi”.Da giornalisti di cronaca.Del resto,prima,i libri sul terrorismo li scrivevano i giornalisti mica gli storici.Se l’avesse scritta Sergio Zavoli avreste avuto da ridire sul suo non essere uno “storico”?O forse Lucarelli è criticato per le sue trasmissioni,essendo addirittura neanche un giornalista ma uno scrittore?Sicuramente la fiction su Calabrese è un fallimento da ogni punto di vista.Però a volte,anche chi critica potrebbe documentarsi,uscendo dalle sacche delle ossessioni antifasciste…

  213. Francesco scrive:

    Giorgetto, cari amici… Ma allora siamo tanti?. E come mai nessuno dico nessuno mai ci rappresenta? Come mai Masini e compagnia bella senza nessun pudore fanno quello che vogliono come se invece della RAI gestissero la drogheria di un oscuro paesino tra le montagne? Con tutto il rispetto per i negozi di montagna, la RAI e così il cinema italiano sono gestiti da lobby squallidissime, che però restano immuni a qualunque passaggio politico. Noi abbiamo un bel gridare. Nessuno ci ascolta. Nessun quotidiano. Nessun partito. Come mai la stagione dei Veltroni , dei Prodi, dei D’Alema non ha mai scalfito l’organigramma craxiano all’interno della RAI? Come mai la nipote di Monsignor Andreatta e foglia del democristianissimo Beniamino Andreatta è oggi capo supremo e indiscusso della fiction e fa lavorare tramite la Lux di Bernabei le sue amiche sceneggiatrici con assegni stratosferici, invece di andarsene a prendere con loro un bel té o altra spezia esotica? Come mai gli attori formati dalle più serie accademie di recitazione italiane sono stati ignorati, e scelti invece degli accompagnatori da circolo sportivo romano per ruoli che possono arricchire famiglie, restituire dignità a uomini e donne? Come mai non si riesce nemmeno ad immaginare una RAI che sia allo stesso livello di una Feltrinelli, di una Einaudi quanto a qualità e selezione onesta delle proposte? Perché la melassa nazional popolare vive dei medesimi occhioni blù, dei medesimi Montalbani zingarettiani, dei medesimi preti suore commissari da quando se ne ha memoria? Tutti i cretini hanno sempre sottovalutato il grande potere delle storie e affidano a cretini più cretini di loro la declinazione orribile dell’immaginario collettivo. Ma questo non vuole essere un messaggio senza speranza. Internet li ha spazzati via per metà. L’altra metà resta ancora lì a dissanguare un animale morto. Hanno già perso e lo sanno.

  214. Francesco scrive:

    L’inchiesta escluse che Pinelli potesse essere stato spinto volontariamente dalla finestra mentre si trovava negli uffici al quarto piano della questura di Milano.

    L’interrogatorio è terminato e nulla è emerso contro Pinelli, ma lo stato di tensione per lui non si allenta.
    Il commissario Calabresi si è allontanato senza dire una parola. Cosa deciderà di lui il dott. Allegra? Finirà a San Vittore
    con l’infamante marchio di complice di uno dei più efferati delitti della storia d’Italia o tornerà finalmente libero a casa?
    Pinelli accende la sigaretta che gli offre Mainardi. L’aria della stanza è greve, insopportabile. Apre il balcone, si avvicina alla ringhiera per respirare una boccata d’aria fresca, una improvvisa vertigine, un atto di difesa in direzione sbagliata il corpo ruota sulla ringhiera e precipita nel vuoto.
    Tutti gli elementi raccolti depongono per questa ipotesi: dalla sentenza su PInelli

    Ma per quale ipotesi : vertigine o difesa in direzione sbagliata ?

  215. Francesco scrive:

    Carissimi,
    per ricordare Gerardo D’Ambrosio, il Sindaco di Milano Pisapia ha usato, ha detto, fra l’altro, una frase che mi ha fatto molto riflettere: ” Un uomo a cui la vita aveva concesso una seconda chance ” La prima, infatti: l’istruttoria sulla morte di Giuseppe Pinelli, era stata persa. Chiudendo il caso in istruttoria ha impedito l’accertamento della verità ed è stato più realista del re: infatti, non ha nemmeno preteso che quelli che erano nella stanza rivedessero le loro deposizioni false, in realtà in quella prima opportunità si è comportato come servitore del POTERE e non servitore dello Stato.
    La seconda chance, invece: mani pulite è stata tutta un’altra cosa.

    Nella sua seconda chance, ha fatto di tutto per cancellare quel peccato originale, quella colpa, quel ” vulnus “. Ma, nonostante tutto, non ci è riuscito.

    Non è stato possibile,neanche per i giornalisti più asserviti al Potere disgiungere il binomio Giuseppe Pinelli-Gerardo d’Ambrosio; hanno potuto ridurlo ai minimi termini come ha fatto La Stampa:“,ha indagato tra l’altro sul caso Pinelli dopo la strage di Piazza Fontana “

    o come anche “Il fatto Quotidiano “: “ Si occupa dell’istruttoria sulla strage di Piazza Fontana e della morte dell’anarchico “.

    Ma la colpa più grave è di chi per primo ha usato la dizione ” malore attivo ”

    Rileggendo onestamente la lunghissima sentenza emerge che le ipotesi su cui si è concentrata la sentenza, il cuore, il nocciolo della sentenza sta in questo passaggio:”

    una improvvisa vertigine, un atto di difesa in direzione sbagliata, il

    corpo ruota sulla ringhiera e precipita nel vuoto.
    Tutti gli elementi raccolti depongono per questa ipotesi.”

    Come sia stato possibile tassare da questa chiara lucida esposizione al malore attivo che tutt’ora si usa è un mistero.

    Non dovrebbe essere difficile individuare colui il quale, per primo, si è assunto la responsabilità di usare il termine :” MALORE ATTIVO ”

    Sarebbbe il modo più indicato per fare un pò più di giustizia, e onorare nei fatti Gerardo D’Ambrosio.
    Francesco Spinelli – Falerna CZ

  216. Luca scrive:

    Si parte con il presupposto di analizzare la fiction per cui la Rai dovrebbe addirittura chiedere scusa, ma non ci sono altro che critiche tecniche alla serie per screditarla. Lei è un professore di storia, sarebbe stato molto più apprezzabile un commento a quelli che sono i punti chiave della serie, il suo voler mostrare una faccia a lungo e tutt’oggi nascosta di una sinistra extraparlamentare violenta che, legittimata dal fatto che loro sono i “buoni” e la destra una banda di “fascisti”, si è macchiata di barbarie ben peggiori dei “fascisti” dell’epoca.

    Funziona sempre così, questa serie si sapeva che avrebbe perso in partenza per chi ha la vita un po’ più a sinistra. Chiunque l’avesse scritto, prodotto e diretto, anche se lo avesse fatto in maniera encomiabile, non sarebbe stato rispariamiato da critiche pietose.

    Io rispetto molto la sua professione, anzi, credo che i professori di storia siano tra quelli con una responsabilità maggiore, perché è anche grazie al loro contributo che si formano i giovani, soprattutto politicamente. Eppure sono in pochi quelli che trattano questa materia con oggettività politica, pochi quelli che si soffermano sull’ecatombe comunista, molti quelli che impiegano mesi a dirti invece chi sono i cattivi noti.

    Mai a scuola si è parlato degli Anni di Piombo scendendo nel dettaglio, basta una panoramica su Aldo Moro ed il gioco è fatto.

    Avrei voluto leggere una discussione sui punti storici della serie (tutta) da un professore di storia. Invece no, le solite critiche riempite da paragoni con i grandi del settore per mostrare una certa consapevolezza critica. Robetta.

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