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Una moschea in centro (a Firenze) per un’integrazione vera

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Questo intervento di Tomaso Montanari è uscito sulle pagine dell’edizione fiorentina di Repubblica. (Fonte immagine)

Quanti secoli ci ha messo il cristianesimo a ripudiare la convinzione che si possa uccidere in nome di Dio? Quando aveva l’età che ha ora l’Islam, in Europa scorrevano fiumi di sangue. E sembra che ci siamo dimenticati che, in nome del cristianesimo, solo vent’anni fa furono uccise decine di migliaia di musulmani bosniaci, a poche centinaia di chilometri da Ancona.

Se vogliamo accelerare un simile ripudio nell’Islam italiano, se vogliamo che siano più numerose e più forti le voci di chi dice «not in my name» (come ha subito gridato Igiaba Scego, scrittrice musulmana di origine eritrea, che vive a Roma), abbiamo un’unica strada: accelerare l’integrazione. Ma quella vera.

Per far questo occorre radicalizzare la lacità, e dunque la terzietà religiosa, dello Stato: e contemporaneamente consentire il più pieno esercizio della vita religiosa delle comunità islamiche nel nostro Paese. Esattamente il contrario di ciò che propone la Destra (Lega e Forza Italia): che difende i presepi e i crocifissi nelle scuole (così che i bambini musulmani che ci studiano mai potranno sentirsi pienamente cittadini italiani) e al tempo stesso si oppone vigorosamente alla costruzione di nuove moschee. Ma anche la Sinistra, e l’intera classe dirigente italiana, non sembrano consapevoli che questa è una delle partite cruciali per il futuro del Paese.

Il caso di Firenze è emblematico. Qui la comunità islamica ha presentato un progetto per una grande moschea nel settembre del 2010. L’arcivescovo (cui certo non spettava esprimere un giudizio) sostenne che sarebbe stato meglio non pensare ad un unico tempio, ma a tanti piccoli luoghi di preghiera, possibilmente senza minareto. E il sindaco Matteo Renzi mise subito le mani avanti, dichiarando: «al momento non c’è un progetto, non c’è un’ipotesi di lavoro». Per poi chiudere ogni prospettiva: «Non vedo spazi nel centro storico di Firenze per farla, in questo momento». Oggi, cinque anni dopo questo esorcismo, tutto è ancora fermo: e l’assenza della moschea è assai eloquente sulle vere intenzioni di chi parla di integrazione.

Ebbene, è da questa miopia che dobbiamo liberarci: quando ci sembrerà finalmente venuto il momento di costruire l’Italia del futuro? Soffocati dagli eterni tatticismi della politica e prigionieri in un discorso pubblico inchiodato alla cronaca di un presente mortificante, sembriamo non sapere che presto anche in Italia si porranno le questioni che oggi agitano la Francia. La sera del massacro di Charlie Hebdo, davanti a una televisione inevitabilmente accesa, mio figlio (che fa la prima elementare in una scuola pubblica fiorentina) mi ha detto che lui non ha paura dei suoi (tanti) compagni di classe musulmani. Mi sono chiesto quanto ci metteremo a rovinare questa naturale armonia: quanto ci vorrà perché cambi idea?

Tutto si deciderà nelle nostre città, così strettamente legate alla storia delle libertà (appunto) civili italiane. Come dimostra ciò che è successo nelle banlieuses francesi, le politiche urbanistiche hanno un peso straordinario nel futuro sociale di un Paese. Per secoli le città italiane hanno creato cittadini: italiani non per stirpe, ma per cultura. Siamo una nazione non per via di sangue, ma – letteralmente – iure soli: per la forza di un territorio che ci ha fatto comunità. Lo riconosce l’articolo 9 della Costituzione, uno dei pochissimi che spenda appunto la parola ‘nazione’: associandola al patrimonio storico e artistico e al paesaggio. Cioè allo spazio pubblico: luogo terzo in cui non siamo divisi né per fede né per censo, ma siamo cittadini ed eguali.

Oggi questo patrimonio può tornare a giocare nella direzione del futuro. Quante chiese abbandonate potrebbero diventare moschee (invece che alberghi di lusso)? Quanti centri storici possono rinascere accogliendo anche un’altra cultura, invece che avviarsi ad un’imbalsamazione turistica? Una moschea nel centro di Firenze sarebbe un segno potente, capace di indicare la direzione del cammino che dobbiamo intraprendere. Un modo per dire che ora, sì, sappiamo come costruire un’integrazione vera. Che passa attraverso città che permettono l’incontro quotidiano, la mescolanza, la conoscenza. E non attraverso quartieri ghetto: periferie chiuse e separate, luoghi fatti apposta per fomentare il risentimento verso quella separazione e nutrire un’identità basata sull’alterità radicale.

È una partita che ci mette di fronte alle nostre antiche carenze: non siamo mai riusciti a formare veri cittadini, a costruire uno Stato impermeabile al pervasivo secolarsimo della Chiesa, a dare un senso attuale e progressivo al patrimonio storico e artistico delle nostre città. Ebbene, è venuto il momento di farlo.

Tomaso Montanari (1971), storico dell’arte, ha pubblicato per Einaudi i saggi A cosa serve Michelangelo e Il barocco; per Skira, il pamphlet La madre di Caravaggio è sempre incinta. È editorialista per la Repubblica. Con minimum fax ha pubblicato Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane (2013) e Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (2014).
Commenti
10 Commenti a “Una moschea in centro (a Firenze) per un’integrazione vera”
  1. Michele scrive:

    Veramente chi desidera integrarsi dovrebbe farlo a prescindere, e non pretendendo la concessione di uno spazio di un centro storico, tenendo conto poi che il centro di Firenze è “storico” come pochi al mondo.

    E poi, proprio perché il centro storico è “di tutti”, dovrebbe essere “per” tutti. Non si capisce perché al posto di una chiesa sconsacrata dovrebbe sorgere una moschea, luogo di culto per una singola fede religiosa, e non una piazzetta con una fontana, un giardinetto, una biblioteca. Quelli sì, per tutti, credenti e non credenti.

  2. Riccardo scrive:

    Concordo pienamente con Michele. La proposta del Sig. Montanari è rispettabile ma assolutamente non condivisibile.

  3. LM scrive:

    Per una volta sono anche d’accordo con Montanari, che tuttavia non ha ancora capito i principi elementari della dialogica: se cominci un’opera di convincimento dando dell’idiota a tutti i tuoi interlocutori, che del resto sono più potenti di te,non è che hai tante speranze di venire ascoltato. Anzi, viene il sospetto che il tuo radicalismo abbia come unico scopo quello di remare contro la tua stessa proposta.

    PS: cosa vuol dire ” costruire uno Stato impermeabile al pervasivo secolarismo della Chiesa “?

  4. Vulfran scrive:

    Una moschea nel centro di Firenze, perché no? Dove, esattamente? E anche: da quale Islam sarebbe gestita? Sunnita, sciita, wahabita…? A quale comunità e in quale lingua si rivolgerebbe l’imam? In “islamico”?
    Mi perdoni, ma un articolo così è paragonabile a uno in cui si affermasse “costruiamo una chiesa a Il Cairo”. Una chiesa cattolica, protestante, greco-ortodossa, copta…? Gestita da chi?
    Inoltre, considerando il momento attuale, trasformare una chiesa sconsacrata in una moschea darebbe inevitabilmente ai più il senso di un’invasione islamica (ha presente le chiese di Cipro trasformate in moschee durante la dominazione ottomana?), esacerbando gli animi in un periodo in cui la politica dovrebbe al contrario lavorare con understatement, senza dare l’idea di fare ricattini giudicanti (se sei un non-musulmano contario alla costruzione di nuove moschee allora sei un intollerante, se sei musulmano devi andare in piazza con cartelli in cui dici che sei Charlie se no sei complice dei terroristi etc.).

  5. SoloUnaTraccia scrive:

    Toh, e io che ero convinto che il credo fosse una questione privata. Stupido laicismo da 22esimo secolo!

    Certo che i redattori di Merdubblica hanno cominciato a stringere le chiappe forte dopo ‘sta ‘storia di Charlie.
    Tranquilli, siete offensivi solo nei confronti del giornalismo. Ai terroristi importate zero.

  6. Scroodge scrive:

    La trovo un’idea ottima. Condivido l’idea di fondo di Montanari e aggiungo che da un punto di vista estetico, da fiorentino abitante del centro trovo che la sinagoga ebraica sia una delle opere architettoniche più belle di una città ferma da cinquecento anni. Magari la moschea si potrebbe fare anche un po’ fuori dal centro e qualificare così zone sorte durante il boom degli anni ’60.

  7. Allahsnackbar scrive:

    Ma anche no grazie!

  8. Lando scrive:

    Fate tante chiacchiere…. ma restan ferme lì, cari benpensanti di sinistra. Perché finché esisteranno cittadini ancora lucidi di mente e finché ci saranno i Leghisti a combattere questa follia, la maledetta mega moschea in città non ce la farete! Chi la finanzia? Chi c’è dietro ai progetti di questa islamizzazione della nostra terra?! Quali interessi politici ed economici ?! Che forze ci sono in gioco?!
    I cittadini sono stufi di essere considerati dei babbei, pedine di questi intrallazzi internazionali dove trovano guadagno anche gli interessi personali di certi politici accondiscendenti e ruffiani.
    NO ALLA MOSCHEA A FIRENZE.

  9. Chiara Egidi scrive:

    Sono pienamente d’accordo con lei, prof. Montanari. Io la moschea la vorrei nel mio quartiere; la sogno da anni nello spazio abbondonato di Sant’Orsola. Sarebbe la chiave di volta di un quartiere che rimane potenzialmente straordinario. Ho visto, invece, il progetto (una specie di Santa Maria Novella con portico e minareto travestito da campanile). Non sono un architetto, ma l’operazione mi sembra un po’patetica; comunque, visto che si invoca addirittura un referendum, non mi pare ci si possa aspettare niente di meglio..

  10. stefanog scrive:

    un referendum addirittua? e che c’è di esagerato?
    cmq prof Montanari da piccoli, da bambini si va d’accordo con tutti….ricchi con poveri juventini con milaniosti …poi dopo le cose cambiano…credo..

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