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Tutto ricominciò con un’estate romana. L’arte di Milo Manara

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Pubblichiamo un testo tratto dal catalogo della mostra MACROMANARA – tutto ricominciò con un’estate romana, visitabile fino al 9 Luglio presso La Pelanda al MACRO di Testaccio a Roma. La mostra è stata organizzata nell’ambito del Festival del Fumetto romano ARF!.

Si può parlare della grandezza di Manara prescindendo dalle sue più celebri pubblicazioni a carattere erotico?

È possibile sfuggire alla seduzione immediata delle sue figure femminili, al fascino provocante delle sue protagoniste, alla costruzione sapientemente intrigante delle sue tavole, per cogliere gli aspetti più profondi e sottili della maestria?

Certamente sì, poiché, come ebbe a dire l’autore a riguardo del suo volume dedicato a Caravaggio: “la volgarità non dipende dai centimetri di epidermide esposta, è in primo luogo un fatto culturale e mentale”.

Se si va oltre la superficie, gli stilemi abituali o abusati, il ricorso a modelli (e modelle) ricorrenti, la variazione continua e circolare attorno al fascino dell’osceno, nel cosmo artistico di Milo Manara è possibile incontrare innumerevoli manifestazioni di maestria tecnica, sensibilità culturale, originale intelligenza registica.

Un critico spietato in vena di sprezzanti calembour moralistici potrebbe derubricare l’opera dell’autore a una mera collezione di memorabili spunti visivi per raffinati seguaci di Onan. Ma c’è molto di più.

Lo sguardo di Manara sul corpo femminile può sedurre (Il Profumo dell’Invisibile), divertire (Il Gioco), disturbare (Ballata in Si Bemolle) ma è sempre in grado di omaggiare con eleganza lo splendore ipnotico delle forme muliebri.

Uno sguardo erotico che è massima espressione della fantasia dominante maschile, ma che attenua la violenza del desiderio nella rappresentazione di figure còlte in un perenne splendore, dalla sensualità morbida e sinuosa, rendendo così riconoscibile e gradevole alla massa tale manifestazione di dirompente libido. Il segno di Manara, pur nelle rappresentazioni più sconce, consegna in questo modo al lettore l’incanto e il mistero delle forme femminili.

Soprattutto, Milo Manara non è solo erotismo; accanto a quello che è l’ambito fondamentale della sua poetica, l’autore ha affrontato la sfida del racconto d’avventura, sia nel senso esteriore e picaresco (pensiamo agli splendidi volumi di Giuseppe Bergman), che in quello onirico e interiore (ad esempio in quelli con protagonista la creatura felliniana Giuseppe Mastorna).

O, per meglio dire, Manara ha affrontato l’erotismo stesso come un’avventura, onirica e infinita, in una impossibile ricerca destinata a fallire gloriosamente: cogliere e restituire artisticamente la magia sempre rinnovata del desiderio.

Parliamo di un autore che il grande pubblico conosce per l’irresistibile carica erotica delle sue eroine, ma che ha saputo donare corpo artistico, più che degnamente, alle visioni fantastiche di giganti dell’immaginario come Hugo Pratt (Tutto ricominciò con un’estate indiana e El Gaucho), Federico Fellini (Viaggio a Tulum e il già citato Il viaggio di G.Mastorna detto Fernet ) e (pur con tutte le riserve sulla sua controversa “spiritualità”) Alejandro Jodorowsky (la serie de I Borgia).

Un artista che è in grado di accogliere e far convivere nella sua creatività personalità così diversamente potenti non può essere ridotto al rango di semplice illustratore del pensiero altrui. Manara ha in sé i germi della vocazione avventurosa di Pratt, del maestoso slancio immaginativo di Fellini, del gusto barocco per la sfrenata trasgressione di Jodorowsky. Tutto ciò per tacere delle collaborazioni (meno simbiotiche da un punto di vista artistico) con Roman Polanski, Woody Allen e Luc Besson.

In realtà, Manara è un autore molto meno granitico e monotematico di quello che potrebbe apparire ad uno sguardo superficiale. Un gigante del disegno, che deve tanto a Moebius quanto a Raffaello Sanzio, a Jean Claude-Forest come a Caravaggio. Vi invitiamo a scoprire le sue tavole meno spettacolari, nelle opere meno note, a cogliere le citazioni nascoste che dissemina nei dettagli delle sue vignette, a seguire à rebours il filo della sua sotterranea evoluzione stilistica.

Non fermatevi alla superficiale seduzione dei suoi corpi incantati, delle pose provocanti e delle allusioni maliziose; non accontentatevi della perfezione formale, della tecnica impeccabile, del magistrale possesso stilistico. Non è lì l’importanza di Manara. Andate oltre, squarciate il velo, studiatene il tratto, approfonditene i richiami, risalite alla fonte delle sue ispirazioni (da Nathaniel Hawthorne a Jorge Luis Borges, da Omero ad Apuleio) e troverete un autore di grande cultura e sensibilità.

E capirete perché da decenni è considerato uno dei maestri del fumetto internazionale.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
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