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I doveri di uno scrittore oggi

Questo pezzo è uscito sull’ultimo numero di Nuovi argomenti, da pochi giorni in libreria, intitolato “La rivista che sapeva troppo”, che contiene, fra i molti, scritti di Francesco Piccolo, Giuseppe Rizzo, Ben Lerner, Keith Gessen, Antonella Lattanzi, Paolo Di Paolo, e un’antologia critica sulla nuova narrativa italiana a cura di 404 File Not Found

di Claudio Morici

Uno scrittore oggi deve osservare la realtà.
No. Uno scrittore oggi deve osservare dentro se stesso.
Uno scrittore oggi deve leggere molto.
Uno scrittore oggi sta troppo tempo sui libri, quello che dovrebbe fare è vivere davvero!
Uno scrittore oggi non può “vivere davvero”, altrimenti quando scrive?
Uno scrittore oggi non conta più nulla.
Mai come oggi c’è bisogno dello scrittore!
Uno scrittore oggi deve usare almeno 45 vocaboli diversi in 2000 battute, con tutto lo spettro della punteggiatura e un’aggettivazione misurata. Altrimenti la lingua muore.
Uno scrittore oggi deve scrivere in modo semplice. Altrimenti muore lui.
Uno scrittore oggi è uno scrittore quando non pensa di esserlo.
Uno scrittore oggi è uno scrittore quando dice che non pensa di esserlo.
Uno scrittore oggi è uno scrittore quando lui pensa di esserlo solo un po’, e qualcun altro, a cui hanno già detto di essere uno scrittore, gli dice che è scrittore.
Oggi sono buoni tutti a scrivere.
Uno scrittore oggi deve trovarsi un lavoro che lo mantiene, scrivere il romanzo, beccare un editore, fare le presentazioni, promuoversi su internet, fare amicizia con i critici. E poi trovarsi un altro lavoro che lo mantiene, scrivere un altro romanzo, beccare un altro editore…
Uno scrittore oggi non deve fare nulla. Sono gli altri: gli editori, il pubblico, i critici, ecc… che, se sei veramente bravo, vengono da te. Aspettiamoli. (Conta fino a cento.)
Uno scrittore oggi non può lamentarsi. E quando facevi lo scrittore e c’era la guerra?
Uno scrittore deve saper toccare il braccio con il pollice dello stesso arto, spingendolo con l’altra mano. Io non ci riesco.
Uno scrittore oggi deve sapersi autocensurare: c’è troppa gente che scrive e lui, quando scrive, deve avere l’umiltà di essere scrittore senza scrivere.
Uno scrittore oggi, ad esempio, non può scrivere romanzi dove muore sempre qualcuno.
Uno scrittore oggi deve scrivere romanzi divisi in quattro parti. Nella prima muore uno, nella seconda altri tre, nella terza anche le loro famiglie più il protagonista. Nella quarta muore lo scrittore stesso, i lettori, l’editore e il promotore nazionale.
Uno scrittore oggi si prende il 7% sul prezzo di copertina del suo romanzo.
Uno scrittore oggi dà all’editore il 93% sul prezzo di copertina del suo romanzo.
Uno scrittore oggi deve saper ballare il tip tap.
Uno scrittore oggi deve sapere ballare il tip tap ma solo quello vero, con quelli veri che ballano il tip tap, solo in America, dove il tip tap ce l’hanno nel sangue, dove è parte della loro cultura.
Uno scrittore oggi non balla mai, scrive, non balla.
Uno scrittore oggi può ballare come e dove vuole. Basta che non ci siano intorno altri scrittori.
Uno scrittore oggi non deve mai andare alle feste dove ci sono tanti scrittori, altrimenti scrive un libro che parla di una festa dove ci sono tanti scrittori.
Uno scrittore oggi deve andare alle feste con altri scrittori, altrimenti dove li vede? In ufficio?
Uno scrittore oggi deve fare cose che arrivano alla gente, come il rimborso dell’imu.
Senza compiere l’errore di fare cose che non arrivano alla gente, come il rimborso dell’imu.
Uno scrittore oggi mentre fa le cose che arrivano alla gente non deve far vedere che le fa perché arrivano alla gente… Deve dire che gli sono venute così, va a sapere perché. O al massimo pensando all’enorme sofferenza del mondo e del genere umano.
Uno scrittore oggi non può contare sull’ispirazione, ma su ore e ore di lavoro.
Uno scrittore oggi, se ci mette ore e ore di lavoro, è poco spontaneo.
Uno scrittore oggi deve saper fare le lasagne. O comunque un piatto che tira fuori a un certo punto e dice “so fare le lasagne” e tutti lo guardano come a dire “hai capito, pure le lasagne sa fare”. Ma qualcuno pensa “non ci sono più gli scrittori di una volta”, perché una volta non sapevano proprio cucinare o non avevano tempo, o cucinavano le donne, perché c’erano meno scrittori donne che scrittori uomini.
Uno scrittore oggi non deve rompere le palle all’editore. Uno scrittore oggi non deve rompere le palle ai giornalisti. Uno scrittore oggi non deve rompere le palle al pony express quattordicenne che porta il libro dal magazzino della casa editrice alla casa dell’amico del giornalista, che lo farà leggere al giornalista.
Uno scrittore oggi deve rompere le palle, altrimenti non vai da nessuna parte.
Uno scrittore oggi può sbagliare solo se è ubriaco.
Uno scrittore oggi non deve sbagliare ma scrivere che ha sbagliato.
Uno scrittore oggi sbaglia sempre, perché non ci sono più veri scrittori.
Uno scrittore oggi clicca qui, anche se siamo su cartaceo. Uno scrittore oggi deve amare il proprio editore odiandolo deve amare i propri lettori, odiandoli deve amare scrivere odiandolo.
E tutto questo su una gamba sola. Saltellando! Per farsi pubblicità!
Ma uno scrittore oggi non può pubblicizzare il suo libro, perché il suo libro deve parlare da solo. Se il libro non parla da solo, è inutile pubblicizzarlo, significa che non è buono. Ascol- tiamolo insieme. (Conta fino a cento.)
Uno scrittore oggi deve fare tanti lavori, mai lo scrittore. Uno scrittore deve fare lo scrittore e basta.
Uno scrittore deve fare il cubo magico senza guardare su Internet.
Uno scrittore oggi se gli chiedono “sei uno scrittore bravo?”,
deve dire “questo non lo so, lo deve chiedere a chi mi ha letto”. Anche se gli chiedono “vendono i tuoi libri?” deve dire “questo non lo so, lo deve chiedere a chi mi ha letto”. Perché l’editore non glielo dirà mai.
Lo scrittore oggi, se non ha più nulla da dire deve stare molto, molto attento. Perché se gli pubblicano lo stesso i libri… Se gli pubblicano i libri… rischia di abbattere alberi inutilmente! C’è uno scrittore italiano, uno francese e uno inglese. Lo scrittore italiano a un certo punto muore di fame.
C’è uno scrittore italiano, uno cinese e uno americano. Arriva quello italiano scrive un libro e lo fa leggere agli altri due, che non ci capiscono un cazzo.
Uno scrittore oggi non deve avere tante copie del suo libro a casa.
Uno scrittore oggi deve avere tante copie del libro a casa, perché le chiedono tutti a lui.
Uno scrittore oggi deve suicidarsi perché non l’ha fatto ancora nessuno della sua generazione.
Uno scrittore oggi deve suicidarsi con una busta di plastica.
Sbattendosela addosso tante volte, finché non muore.
Uno scrittore oggi deve essere simpatico ma anche antipatico. L’editore quando vede lo scrittore deve poter pensare “simpatico, ma anche un po’ antipatico”.
Il lettore quando vede lo scrittore deve poter pensare “simpatico, ma anche un po’ antipatico”.
Lo scrittore oggi deve fare tutto questo mentre è bendato, incatenato e immerso in una vasca di pescecani con trenta se- condi per slegarsi e una settimana per scrivere un libro all’altezza del precedente.
E una volta che ha fatto tutto questo, deve tornare a casa dove lo aspetta una vita normale, perché deve avere anche una vita normale altrimenti non conoscerà mai la vita normale delle persone e di che scrive? Di una festa con tanti scrittori? Dove lo vede il male che si nasconde in una vita normale, se non ha mai avuto una vita normale? Allora deve avere una vita normale, lo scrittore oggi, e a un certo punto, stanco, si mette anche a letto con il pigiamino, perché lo scrittore oggi ha un pigiamino normale. Spegne la luce non trovando subito l’interruttore. E al buio pensa: “chi me l’ha fatto fare?”.

Claudio Morici ha esordito con Matti Slegati, per Stampa Alternativa, ispirandosi alla sua breve esperienza da psicologo. Nel 2007 ha pubblicato Actarus. La vera storia di un pilota di robot (Meridiano Zero) in cui racconta il precariato in Italia, anche se dal titolo non sembra; nel 2009 La terra vista dalla Luna (Bompiani). L’ultimo romanzo, L’uomo d’argento (2012, E/O), l’ha scritto in almeno trenta città diverse e tutte le stanze in cui ha dormito sono state meticolosamente pubblicate su Facebook. Repubblica.it gli dedicò anche una gallery . In occasione dell’uscita del romanzo, ha girato in rete il famigerato “fake” in cui spara al libro.
Commenti
19 Commenti a “I doveri di uno scrittore oggi”
  1. @Stestenic scrive:

    Lo scrittore è morto, ma ancora non lo sa, è troppo occupato a trovare un modo per campare di ciò che scrive.

  2. Simone Ghelli scrive:

    Bisogna avere la fortuna di vedere e sentire Morici leggerlo dal vivo mentre lancia le palline colorate sul pubblico 😀

  3. Bandini scrive:

    Lo scrittore oggi deve mettere una sua foto nella bandella del suo romanzo e sotto una breve biografia possibilimente spiritosa.

  4. Antonio Coda scrive:

    Ma che spasso spassoso è questo pezzo? Spassosissimo! Sarebbe stato ancora più spassoso se fosse finito con la frase: “Lo scrittore oggi deve fare tutto questo mentre è bendato, incatenato e immerso in una vasca di pescecani con trenta se- condi per slegarsi e una settimana per scrivere un libro all’altezza del precedente.” Il pezzo dopo, il finale, vira sul patetico lofio: direi di buttarlo via, così si ride dall’inizio alla fine. Che spasso!

  5. Lalo Cura scrive:

    eh sì, è la nuova narrattiva italiana, madama la marchesa, che nuovi sgomenti nci dedica pure un numero intero non a metà con allagata una bustina di coriandoli o di palline colorate di tutti i colori
    per chi compra due coppie, l’omaggio è che nci danno una galer(y)a con tutte le stanze dove gli autori hanno dormito per un an(n)o
    l’an(n)o è a scelta del lek-tore o della lek-trice

  6. Daniela scrive:

    questi sono i doveri sociali.

    Salinger era un misantropo e Capote un puttanone.

    Poi c’è l’unico dovere, da sempre: scrivere buoni libri.

  7. angelo scrive:

    Grande Claudio Morici! Pezzo spassoso; da gustarsi anche dal vivo..

  8. Scendendo un attimo nel pratico, senza nulla togliere al simpatico pezzo di Morici, penso che il lavoro dello scrittore sia in buona sostanza uno dei lavori più comodi al mondo. Non hai orari, stai a casa, scrivi, se ti va, sennò fai un giretto al parco, guardi la tv, parli al telefono, chatti. Non sarà emozionante, ma si lavora molto meno che se si facese i politici o i giornalisti (e a scorrere le tante pagine che si leggono oggigiorno si può dire che si lavora molto al di sotto e peggio del minimo sindacale).
    Poi c’è da dire che pochini possono permettersi di condurre una vita così, la scrittura non è che crei tutto ssò reddito (come diceva qualcuno: lo prevede, non lo crea): non a caso la letteratura italiana è piena di accademici, professori, letterati di professione, e poi certo anche se in minima parte di gente che si barcamena con lavori più manuali.
    Da qualche tempo, s’è creata la tendenza di fare come primo lavoro quello di scrivere libri ma evidentemente coi diritti d’autore non si campa e allora lo scrittore fonda scuole o dirige corsi di scrittura creativa (fermo restando i vari incarichi come corsivisti, collaboratori televisivi, opinionisti o conferenzieri). In linea di massima, bisogna convenire che fare la vita degli scrittori (cioè di disporre totalmente o quasi del proprio tempo) piacerebbe a tutti ma in un paese che legge così poco, e per certi versi, data l’editoria e la stragrande maggioranza di scrittori che c’abbiamo non gli do manco torto, bisogna barcamenarsi…

  9. Mauro scrive:

    Diciamo anche che il mondo dell’editoria è piena di raccomandati e di falsità: Chiara Gamberale è figlia del presidente di Telecom, facile pubblicare così no? Arisa addirittura pubblica con Mondadori (è lei a scrivere o i ghostwriter della Casa editrice?) e su Fabio Volo non ne parliamo. Inoltre ci sono centinaia di pseudo scrittori non così conosciuti che pubblicano comunque con case editrici prestigiose ma poi vai a leggere le loro “opere” e sono il festival della mediocritò, con errori di trama, sparizioni incredibili di personaggi, uno stile raccapricciante, quello che manca è l”umiltà

  10. davide calzolari scrive:

    mauro,no way sulla Gamberale:esordì con un piccolo editore,e poi un libro dopo fu un mezzo flop-insomma prima di arrivare alla vendite alte con altri libri ci mise un po,non credo centri nulla che avesse/abbia il padre piu che benestante-di libri la Gamberale ne ha scritti molti,inventiva ne ha ,ammettiamolo

  11. Mauro scrive:

    #davide, vorrei avere anch’io la tua sicurezza ma io la penso in maniera diversa. In Italia essere la figlia del presidente di Telecom apre strade inimmaginabili. Siamo un paese di raccomandati e di amicizie influenti molto più di quello che si dice, altrochè clichè.

  12. Alessandro Guerra scrive:

    @Mauro, non ho capito, da chi sarebbero raccomandati Arisa e Fabio Volo?

  13. Mauro scrive:

    @alessandro, arisa e fabio volo non sono raccomandati ma hanno ghostwriter che scrivono per loro e, per me, questa è una truffa! Secondo te è normale che chi ha vinto sanremo da 1 mese se ne esca in libreria subito dopo con un romanzetto pubblicato da mondadori? O forse la potenza del marketing ha sfruttato la notorietà del personaggio, ha chiesto a qualche scribacchino (non tutti i ghostwriter sono fenomeni) di buttare giù una storiella mediocre ed ecco qua il romanzo della Arisa che vende 100.000 copie. Basta, è ora che l’editoria torni a diffondere cultura e non a ingannare consumatori e lettori, perchè di questo si tratta. Truffa!

  14. RobySan scrive:

    “Uno scrittore deve saper toccare il braccio con il pollice dello stesso arto, spingendolo con l’altra mano. Io non ci riesco.”

    Eppure è facile.

  15. Alessandro Guerra scrive:

    @Mauro. Ma perché sei così convinto che Volo e Arisa abbiano dei ghostwriters? Sai qualcosa che noi non sappiamo? I libri di Volo ti sembrano così belli che non è possibile li abbia scritti lui (perché poi non dovrebbe saper scrivere bene, vai a saperlo).

  16. @Stestenic scrive:

    E’ proprio necessario trovare dei capi espiatori?

    Se non vi piacciono Fabio Volo o Arisa, non leggeteli. Se pensate che vi abbiano truffati, denunciateli in Questura. Ma non fatene degli untori.

    Io mi limito a dire che di solito ognuno ha quello che si merita, anche gli scrittori: compresa, magari, una merdosa vita da frustrato pieno di soldi.
    Per quanto mi riguarda, scrivo gratis per chi vuol leggere gratis perchè quesi ultimi sono ben di più di chi legge pagando e mi evito, così, un sacco di problemi e frustrazioni senza scopo.

  17. @Stestenic scrive:

    # capRi espiatori naturalmente

  18. Silvio Donà scrive:

    Porca paletta! Non so ballare il Tip Tap… Mi sa che è per questo che non mi pubblica Feltrinelli…

  19. Bellissimo :)

    PS uno scrittore oggi deve parlare male di Fabio Volo e di Chiara Gamberale :)

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