Urban Nation, Museum of Urban and October 01, 2017.   
#UrbanNation #UrbanNationBerlin #MuseumofUrbanAndContemporaryArt #streetart #urbanart #Bülowstrasse @urbannationberlin @pixelpancho       
photo by Nika Kramer

Urban Nation di Berlino, Il museo impossibile

Urban Nation, Museum of Urban and October 01, 2017. #UrbanNation #UrbanNationBerlin #MuseumofUrbanAndContemporaryArt #streetart #urbanart #Bülowstrasse @urbannationberlin @pixelpancho photo by Nika Kramer

di Maria Vittoria Baravelli

Lo scorso 16 settembre è stato inaugurato a Berlino Urban Nation, il primo museo al mondo interamente dedicato alla Street Art.

Il museo, sorto nel quartiere di Schöneberg in Bülowstraße 7, rappresenta un punto di riferimento per artisti, appassionati darte, berlinesi e turisti e mostra uno spaccato della scena artistica internazionale. E anche se l’idea di racchiudere all’interno di un enorme spazio espositivo opere tendenzialmente pensate en plein air, potrebbe sembrare alquanto ossimorica, in realtà non lo è affatto. Perché la street art ha un evidente bisogno di stabilizzarsi dato il suo carattere estremamente impermanente. Lo dimostrano i tantissimi murales ed opere cancellate nel tempo, da Keith Haring a Banksy, da Jean-Michel Basquiat fino ad arrivare ad Eduardo Kobra.

Opere d’arte, i murales, che nascono con la dubbia possibilità di continuare ad esistere per sempre. Un tipo di arte senza regole – in gran parte dei casi prodotta illegalmente – e proprio per questo difficile a volte impossibile da tutelare. Così Murales, Graffiti Stencil nel momento stesso in cui vengono realizzati dai loro autori, rischiano di essere distrutti rovinati, coperti o addirittura imbiancati.

Una disciplina sfacciata eppure in cerca di aiuto, perché bisognosa di qualcuno che venga in suo soccorso che gli permetta di continuare ad esistere anche solo attraverso una immagine, un ricordo, una fotografia.

È questo quello che ha raccontato Martha Cooper, storica fotografa americana che dagli anni 70 ad oggi ha documentato la nascita e l’evoluzione della cultura underground e della street art a New York. Sarà proprio la fotografia, a salvare la street art ed è questo il vero motivo per cui la fotografa ha donato al museo parte della sua biblioteca, composta da libri, fotografie documentali, cimeli appartenuti ad artisti e locandine. C’è bisogno di persone, studenti addetti ai lavori e non che studino, osservino anche criticamente il fenomeno dell’arte urbana e che la mantengano viva e comprensibile.

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All nations under one roof” è l’icipit del Manifesto di Urban Nation con cui dal 2013 gli organizzatori cercano di raccogliere alcune tra le infinite opere presenti sul mercato mondiale. L’esposizione – spiega la creative director del museo Yasha Young – è co-curata perché al posto di commissionare la creazione di un progetto unico ad un singolo curatore, si è preferito riunire un manipolo di esperti e creare così una community, perché “questo senso di lavoro condiviso è uno dei valori fondanti del museo di Berlino”.

Urban Nation “is you + me=us”
UN – UNique, UNited, UNstoppable è l’unione di artisti diversissimi, com sensibilità artistiche ed estetiche apparentemente inconciliabili. Artisti che ci rubano il cuore come Millo, Pixel Pancho e la sua interpretazione contemporanea della Ofelia di John Everett Millais, ma anche le opere di Seth, Swoon, Borondo e Blek Le Rat. La seducente Miss Van, Faith XLVII e Alice Pasquini . E ancora un magistrale Invader, Vhils, Jr, e Roa con il suo camaleonte/scheletro.

Tutti meravigliosamente riuniti sotto uno stesso tetto anche se la loro potenza comunicativa ci ricorda che devono tornare nel loro luogo: nella città. Perché per quanto la dura legge della strada non garantisca l’eternità delle opere, permette alle stesse di esprimersi, arrivando alle persone.

È la strada l’unica salvezza, per la street art da cui il nome deriva, ed anche per noi. Come cantava Giorgio Gaber, in “C’è solo la strada, bisogna ritornare nella strada se non altro per conoscere chi siamo.

credit foto Nika Kramer /URBAN NATION
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