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Valentino Bellucci e la riscoperta della cultura vedica

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Valentino Bellucci è un autore straordinariamente prolifico, in grado di spaziare dalla poesia mistica (I Canti di Mazdeo, autoprodotti, Viandanti ritratti mistici per le edizioni Ke, Lo scioglimento dell’ego per Italic, Poesie d’amore per Passigli) al saggio filosofico (La consapevolezza filosofica per le casa editrice Mezzelane, La psicologia dello Yoga per Enigma Edizioni, La saggezza di Shiva per Xpublishing), dai racconti allegorici (L’ultimo guardiano del valico per Digital Soul, Hulk si innamora per Giovane Holden) all’analisi esoterica delle opere di grandi figure culturali (Goethe esoterico, Gli specchi segreti di Salvador Dalì, entrambi per Fontana Editore), senza citare i classici del pensiero vedico (Uddhava-Gita per Mimesis, Brahma Samhita per Enigma Edizioni) da lui curati con profonda erudizione.

Stiamo parlando solo di alcune delle opere che ha pubblicato negli ultimi due anni. Una produttività semplicemente impressionante, soprattutto considerando la profondità dei temi trattati. In tutti questi libri emerge una chiara weltanschauung: Bellucci non fa altro che applicare la visione del Bhakti-yoga alla cultura contemporanea, affrontando attraverso quelle lenti sapienziali le figure e le tematiche per lui più interessanti.

Per questo, spesso la sua visione può sembrare dogmatica o anacronistica, distante anni luce dal dibattito culturale contemporaneo. L’invito è quello di accostarsi ai suoi testi vincendo i pregiudizi che una mente occidentale razionale può nutrire nei confronti di un approccio filosofico ispirato a una tradizione millenaria, troppo spesso ridotto al rango di mero “pensiero magico”.

Si può benissimo riconoscere la grande erudizione di Bellucci e trovare spunti interessanti nelle sue molte opere, senza necessariamente dover essere d’accordo con lui o sottoscrivere la sua visione filosofico-religiosa. Vi proponiamo una conversazione in cui emerge sia la vasta cultura umanistica dell’autore che il suo sguardo certo non conformista su alcuni aspetti della civiltà occidentale.

Nei tuoi numerosi saggi fai costante riferimento alla cultura vedica. Come la introdurresti a chi non ne sa nulla?

La letteratura sanscrita che va dai Veda alle Upanishad, considerando anche i Purāna, rappresenta per me e per ogni serio studioso un patrimonio dell’umanità. In particolare i  Purāna sono tesori enciclopedici che contengono trattati su tutto lo scibile umano. Da quasi 15 anni studio questi testi con l’aiuto di maestri che appartengono alla tradizione vedica, poiché il sanscrito, come ogni lingua tradizionale, richiede una preparazione iniziatica che si basa su millenni di pratica e di studio. Ho curato con gioia l’edizione dell’Uddhavagītā, che fa parte del Bhagavata Purāna, ed è un dialogo tra Krishna e Uddhava, nel quale si trattano argomenti filosofici e spirituali con una ricchezza e una profondità difficilmente comparabili. Non a caso giganti come Goethe e Yeats volevano tradurre tali gioielli per farli arrivare nella cultura europea, ancora fortemente eurocentrica e colonialista. È triste dover constatare, in particolare tra gli scienziati, una palese ignoranza di questi testi e delle informazioni scientifiche che i  Purāna contengono.

Nel mio saggio La saggezza di Shiva ho tentato di mostrare come già nei Purāna fossero presenti i concetti fisici di relatività del tempo e dell’esistenza di innumerevoli universi (come oggi afferma la fisica delle stringhe)…e molto altro; anche la yoga andrebbe inteso come scienza spirituale e come psicologia che nulla ha a che vedere con la ginnastica che l’occidente ne ha fatto, mistificandone lo spessore antropologico e filosofico. Quindi il mio impegno saggistico è teso alla divulgazione di questo sapere che unisce spirito e materia, tecnologia materiale e visione mistica, fisica e metafisica. L’uomo alienato della società capitalistica potrebbe avere enormi benefici da una conoscenza che non agisce solo a livello mentale, ma che coinvolge e trasforma l’interezza del nostro essere. La medicina ayurvedica, l’architettura del Vastu, la meditazione dei mantra…sono solo alcune gemme per ottenere una trasformazione reale della società. Presto usciranno, da me curati, il Vishnu Purāna e un saggio monografico sulla figura di Krishna.

Hai scritto La chiesa di Darwin in cui critichi molto quello che chiami il “dogma” evoluzionistico. Qual è la principale contestazione che muovi alla teoria evoluzionistica di Darwin?

Il problema del neo-darwinismo e di tutte le varie teorie dell’evoluzione è semplice: si tratta di teorie  che contengono una forte base ideologica e poco scientifica. Studiando la questione come sociologo della scienza ho notato quanto il mondo scientifico sia fortemente influenzato da una ideologia neo-positivista che nega a priori ogni possibilità di intelligenza nel Cosmo, una intelligenza che possa aver dato un ordine e possa aver progettato la vita stessa. Eppure molti scienziati accettano tale possibilità, ma sono una minoranza che viene ridotta al silenzio attraverso l’ostracismo delle università e dei divulgatori scientifici. Il problema è fortemente ideologico ed è legato alla frattura avvenuta tra la scienza e la religione con Galileo Galilei…da allora lo scienziato ha sviluppato l’idea che scientifico voglia dire ‘ateo’ e ‘materialistico’. Un certo Illuminismo dogmatico e il Positivismo ottocentesco hanno rafforzato tale paradigma. Ma Galilei e Newton non erano affatto di questo avviso e neppure Einstein.

Eppure ancora oggi la comunità scientifica si basa su un paradigma che non è scientifico ma volgarmente filosofico e falso: affermare che l’ordine biologico è un frutto del caso, assurdità che viene ‘creduta’ grazie ad una propaganda notevole. Eppure basterebbe un minimo di senso critico per rendersi conto che nessun ordine può nascere senza uno scopo e un progetto. Il grande genetista Jerome Lejeune affermò: “Il DNA è informazione e l’informazione non sorge per caso, ma da una intelligenza.” Chiunque, sano di mente, non accetterebbe mai l’idea che una città sia apparsa per caso, e non per opera di costruttori consapevoli e intelligenti; eppure molti accettano l’idea che una cellula o intere specie siano sorte per caso, senza progettazione. Nel mio saggio mostro la storia di una simile ideologia e la sua non scientificità.

Perché hai dedicato un’opera al Goethe “esoterico”?

Goethe è per me l’artista sommo, l’unico che possa essere paragonato a Leonardo come ‘uomo universale’; come i grandi del Rinascimento (Pico, Bruno, Paracelso) anche Goethe era un iniziato. La modernità ha perso (verso la fine del 700 e poi nell’800) la consapevolezza dell’arte autentica che non nasce da chiunque ma dai grandi iniziati, da anime che hanno fatto un lunghissimo ed intenso lavoro su sé stesse, per molte vite. Il materialismo e una visione ‘democratica’ distorta impedisce oggi di comprendere che il talento e il genio non accadono casualmente. È vero che ognuno ha delle grandi potenzialità, ma l’anima le sviluppa nell’arco di molte vite. Pitagora e Platone, i grandi iniziati del pensiero greco, lo hanno spiegato in modo limpido ed inequivocabile. Per questo ho cercato di fare un ritratto del Goethe più esoterico, il Goethe segreto che ha manifestato il suo genio nella letteratura, nelle scienze e nella vita pratica. Oggi per i giovani Goethe è più che mai un educatore, una stella che indica il cammino verso sé stessi. Spero di aver dato qualche strumento pratico attraverso le analisi del mio breve saggio.

Di Goethe è noto l’interesse per certi ambiti di ricerca, meno immediata è la tua interpretazione esoterica di un pittore come Salvador Dalì.

La figura di Salvador Dalì mi ha sempre molto colpito. Il suo caso è rarissimo nella cultura moderna; egli è riuscito a conciliare l’amore per la tradizione e per la tecnica pittorica con le avanguardie; era un classico pur essendo scandaloso…Annigoni, un genio del figurativo, non è riuscito in tale impresa ed è rimasto un eremita nel panorama del 900, ma Dalì ha saputo cogliere i meccanismi culturali della propria epoca e piegarli a sé. Volevo capire come avesse fatto ciò e scavando nella sua opera ho trovato una intera miniera di conoscenze esoteriche. Nel mio saggio ho fatto un ritratto del Dalì iniziatico, occulto, mago. Dalì rappresenta ancora oggi una sfida vinta; si può essere artisti noti e di successo pur restando legati ad un fare profondo e spirituale. Prima di tanta new age nelle sue opere aveva intuito quanto la fisica atomica potesse mostrare i limiti della visione materialistica. È da riscoprire e da comprendere con attenzione.

Puoi spiegare al lettore occidentale il concetto orientale di Bhakti, così centrale nelle tue opere?

Sono ormai quasi quindici anni che pratico e studio la millenaria tradizione del bhaktiyoga.  Ad Urbino ebbi l’onore di conoscere e studiare con un maestro dell’orientalismo e della letteratura vedica: Icilio Vecchiotti, curatore di testi fondamentali per la Ubaldini. Grazie a lui iniziai ad interessarmi a queste opere e devo riconoscere che si trattò di un vero terremoto interiore; non sono testi ‘umani’, come diceva Schopenhauer, ma ‘sovrumani’. Non esiste un termine che possa davvero rendere la pregnanza del termine ‘bhakti’; alcuni traducono con ‘devozione’ ma sarebbe più corretto parlare di ‘innamoramento’. Il Bhakta cerca, con una certa tecnica, di risvegliare nell’anima l’amore verso Dio, un amore folle, travolgente, eterno. E ciò appartiene in ultima istanza ad ogni tradizione mistica.  Solo che in testi come il  Nāradabhaktisutra o la Bhagavadgītā la mistica viene considerata come una scienza, come una esperienza che ogni essere umano può sperimentare, a diversi livelli. Anche il principiante può, come minimo, portare nella propria vita serenità e gioia.

Cosa vuoi esprimere nei tuoi romanzi e nelle tue poesie?

Cerco di mettere nella scrittura l’amore per la bellezza e per le grandi tradizioni. La poesia è davvero una attività sciamanica; l’ispirazione, rara, è uno stato di trance che permette al linguaggio di ‘usare’ il poeta, come in certe tradizioni la pianta sacra ‘usa’ lo sciamano per metterlo in contatto con altre dimensioni. Quindi posso solo ringraziare quei rari momenti nei quali è la poesia che si è manifestata e tale dono cerco di condividerlo coi lettori. Nel 2003 ebbi l’onore di conoscere Giovanni Raboni che segnalò una mia poesia; da allora  questa avventura è proseguita fino all’ultima raccolta che uscita con Passigli: Poesie d’amore. Per la narrativa la questione è diversa; anche la scrittura in prosa richiede una certa ispirazione, ma anche un enorme lavoro di revisione e di continua meditazione. Ho dedicato un romanzo breve a Lao-tze e un altro a Pico della Mirandola, facendolo dialogare con Hulk! Diciamo che mi diverto a sperimentare nella narrazione ciò che non potrei fare nel lavoro saggistico. Ma il testo che amo maggiormente sono Le mele di Schiller, racconti brevi dove ho tentato di svelare alcune cose ‘intime’ su grandi della storia come Schiller, Leonardo, Gesù, Borges e molti altri…

Parlaci della tua raccolta di poesie uscita per Passigli.

Posso dire che in questo canzoniere ho cercato di attualizzare l’eros mistico collegandolo con quello degli amanti… Usando verso libero e sonetto. C’è anche anche poemetto dove dialogano Dioniso e Arianna e Radha con Krishna.

Un tuo saggio che mi ha molto colpito è quello che va da Pitagora a Guerre Stellari.

È un saggio che ho scritto con particolare soddisfazione. Purtroppo molti credono che la cultura europea sia qualcosa di separato dalle altre civiltà e da altri mondi, ma non è affatto così; Pitagora fu un iniziato in Egitto e in medio-oriente (forse anche in India). E le conoscenze esoteriche delle civiltà tradizionali hanno sempre accompagnato i grandi momenti culturali dell’Europa: Nietzsche considerava Platone un ‘brahmino’! E il pensiero Rinascimentale, fino al Romanticismo tedesco, è ricchissimo di venature orientali. Basterebbe far riferimento al debito che abbiamo con i numeri indiani, che gli arabi portarono in Europa. Senza lo Zero non avremmo avuto una matematica superiore e l’intera scienza che ne deriva…Da Pitagora a Guerre Stellari, perché anche il cinema ha preso a piene mani dalle tradizioni vediche: Lucas non lo ha mai nascosto: il dualismo Jedi e Sith è copiato dai poemi indiani, dagli scontri tra Deva e Asura. Non dimentichiamo che Yoda, il maestro Jedi, è un termine sanscrito…vuol dire ‘guerriero’.

Qual è il tuo sguardo sulla  filosofia europea?

Amo ogni grande filosofo europeo, pur essendo molto critico. Ritengo che la grande filosofia iniziatica dopo Leibinz sia finita, purtroppo. Da allora inizia il filosofo come accademico, come ‘professore’ che vive tutto solo sul piano mentale. Mentre i greci cercavano di vivere con una consapevolezza superiore. Anche Nietzsche ha tentato l’avventura della trasformazione interiore, ma in un totale isolamento, che ha pagato a caro prezzo. Nel saggio su Leibniz ho analizzato gli aspetti esoterici ed iniziatici che la Monadologia presenta. Mentre ne La consapevolezza filosofica ho tentato di recuperare un esercizio della filosofia, una sua prassi che va, appunto, da Epicuro a Nietzsche. La filosofia, degna di questo nome, è sempre un lavoro su sé stessi, una scoperta continua di sé stessi. Ma l’invito che rivolgo ai lettori è di non limitarsi al pensiero europeo, per scoprire un pensiero ancora più vasto e, soprattutto oggi, necessario, il pensiero vedico.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
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