teatro valle occupato archivio

Valle for dummies

È incredibile come, nel momento in cui comincio a scrivere questo post, ossia alle quattro del due agosto, e al Teatro Valle si sta svolgendo un’assemblea con circa trecento persone e il livello del dibattito è alto, qualificato, dialettico, capace di analizzare le contraddizioni reali, sul piano politico, quello artistico, etc…, sui giornali il racconto dell’esperienza del Valle sia ancora ridotto a un’infantilismo da macchiettizzazione, liquidatorio, sprezzante, nel migliore dei casi ingenuo, poco informato, aggiornato al 2011.

Facciamo degli esempi:

Il Tempo cuce quest’intervista a Glauco Mauri e Mauro Sturno, che dire scorretta è poco, con domande che sono insinuazioni e ammiccamenti. L’ha realizzata Matteo Vincenzioni, la trovate qui. La conoscenza che Mauri e Sturno hanno di quello che è stato realizzato dal punto di vista artistico, laboratoriale, in questi tre anni al Valle si riduce a un “si dice che”, “ho capito che”, “le voci sono che”; la loro conoscenza dell’aspetto politico e giuridico è ancora più risibile. Ma la loro insofferenza blasé passa per voce autorevole, e il loro opininionismo snoblistico per competenza.

Il Corriere della Sera mette in pagina l’ennesimo intervento di Paolo Fallai, che in questi anni si è dato i turni per Pierluigi Battista per cambiare qualche aggettivo e qualche avverbio allo stesso articolo ripubblicato serialmente. L’argomentazione è sempre di questo tipo e di questo tono:

“Possiamo quindi solo formulare alcuni auspici: che finisca il tempo delle bugie, il Valle non ha mai rischiato né la chiusura, né la privatizzazione, ha fatto stagione fino a pochi giorni prima dell’occupazione e aveva già i fondi per la stagione successiva; che la politica continui a tacere (la destra ha responsabilità enormi per indifferenza, la sinistra dovrebbe fare un bell’esame di coscienza sui concetti di legalità e beni comuni) e che del cosiddetto «modello Valle» venga cancellata l’ipocrisia di quegli artisti che si sono fatti belli gratis durante l’occupazione, mentre riscuotevano ricchi cachet, contributi e diritti Siae negli altri teatri, quelli che pagano le tasse per capirci. Ecco, di questa «coerenza» faremmo volentieri a meno”.

Fallai dice che gli occupanti – poi chi sono questi occupanti illegali? le centinaia di persone che hanno dormito al Valle? i 5600 soci? le centinaia di migliaia di persone che ci sono passati? – hanno di fatto imbrogliato i cittadini per pascolare tra i palchetti. Questa, per chi ha passato più di un’ora al Valle negli ultimi tempi, è chiaramente è una falsità. Il Valle è stato un laboratorio di educazione politica, in cui si imparava a discutere, si ascoltava, si prendeva la parola, ci si criticava, si praticava e non si simulava una partecipazione. Questo mentre gli addetti alla cultura mostravano incompetenza, mancavano di visione, erano semplicemente inerti. E poi – punto fondamentale – i beni comuni. In questo tempo c’è chi si è formato culturalmente e giuridicamente sui commons, ha letto Elinor Ostrom, Charlotte Hess, Arun Agrawal, Garrett Hardin, James Cox, Daniel Friedman… nomi di economisti, di studiosi di modelli culturali, le cui idee non vengono mai citate, mai discusse nel merito ma liquidate come una roba per attivisti un po’ scombinati. Persone intelligenti come Fallai dovrebbero avere il coraggio, impegnarsi nella fatica di ascoltare e criticare le proposte gestionali e amministrative, sia nei principi che nei dispositivi, potrebbero partecipare alle assemblee, essere ferocemente contrastivi ma sui punti e non copiando e incollando lo stesso pezzo di sprezzo per un’esperienza così articolata.

La Repubblica dà voce a Gabriele Lavia, che spreca l’occasione di un’intervista che si autocommenta. Questo è un passaggio:

Mauro Favale: “Come giudica la produzione culturale di questi tre anni?”
Gabriele Lavia: “Hanno cercato di fare qualcosa ma non è semplice avere in mano un teatro. Le parole sono belle ma si è seguito l’andazzo, una sorta di moda culturale che non è cultura. Ci sono state manifestazioni interessanti ma uno come me, che ha 72 anni, non riesce ad accettare che si vada a teatro a vedere la partita di calcio. Per questo andrebbero presi a sculacciate”.

Anche qui: la miscononoscenza, il non entrare nel merito, l’assoluta ignoranza sulle questioni di governance, e la battuta infelicissima finale. Glisso sul resto, e rispondo nel merito alla battuta, anche perché sono uno di quelle persone che ha aiutato a organizzare la visione delle partite dei mondiali al Valle, e sono convinto di aver fatto una cosa giusta per due motivi. Il primo è l’accessibilità: perché il modo in cui posso vedere le partite dei mondiali insieme è al pub, pagando 15 euro, e non un teatro pubblico? Il secondo è dimostrare che anche la visione di una partita può diventare un momento culturale e teatrale: per questo per Punkinari abbiamo chiamato quelle persone come Daniele Manusia, Fabrizio Gabrielli, Simone Conte, Camilla Spinelli, Emiliano Battazzi, Alberto Piccinini, che sono tra i più interessanti, competenti critici di calcio in Italia. Il rito della partita di calcio è stato svuotato spesso dall’interno fino a farlo diventare spettacolo puro, esibizione per spettatori e non liturgia con partecipanti. E come tutto, sempre più estromesso dalla fruizione collettiva: gli stadi si svuotano, gli abbonamenti alle pay tv si moltiplicano. Non scendo a livello di discussione delle sculacciate: a Lavia farei semplicemente vedere questo video di Carmelo Bene.

Inoltre Gabriele Lavia in questi anni ha partecipato al Valle: a una delle prime assemblee ha fatto un intervento che sarebbe interessante rivedersi – riconosceva di fatto l’importanza della protesta, si esimeva dalla responsabilità di un impegno di mediazione, si presentava come artista mentre gli si richiedeva un ruolo politico; e poi a un certo punto ha chiesto anche di poter rappresentare un suo spettacolo al Teatro Valle Occupato.

Il Foglio oggi, nell’edizione del sabato, lasciava un paginone da 15.000 battute a un articolo di Marianna Rizzini, che aveva un titolo diciamo spiritoso, “Che palle ‘sto teatro Valle”. L’articolo è un grande mischione di cronaca, citazioni, riassunto, commenti, pieno di virgolettati eufemistici. Anche qui le opinioni venivano confuse, in modo un po’ colpevole, accusando la dialettica dei militanti del Valle di confusione. Anche io sono stato intervistato da Rizzini e tra le tante considerazioni anche solo personali, dicevo che l’elemento cruciale è la questione della governance. Le ore che anche oggi abbiamo passato dentro il Valle sono state usate per capire gli strumenti giuridici per dare concretezza a quest’esperienza; l’esempio che citavo a Rizzini era quella del Laboratorio della sussidarietà Labsus e del documento per l’amministrazione condivisa presentato il 22 febbraio scorso: era un esempio fra i vari, ma era soprattutto un esempio innovativo dal punto di vista del rapporto tra amministrazione pubblica e autogoverno. Ecco, Rizzini scambiava nell’articolo il Labsus per un luogo dove si fa sperimentazione teatrale. Che dire? Perché scrivere 15.000 battute per raccontare le chiacchiere invece di entrare nel merito del vero nodo politico?

E questo è solo oggi. In questo momento, sono le otto e trentasei, si sta dibattendo ancora, e il livello di discussione è ancora altissimo, nonostante la stanchezza, etc… Sarebbe stato bello se oggi ci fossero stati i giornalisti e perché no anche l’Assessore Giovanna Marinelli a seguire i lavori di quest’assemblea con trecento e più persone, intervenire, anche arrabbiarsi: semplicemente vedere come in un sabato caldissimo sia ancora bello fare politica, piuttosto che scrivere un indolente tweet liquidatorio in ciabatte a bordo piscina mentre si mangiucchiano tartine di un fine apericena.

 

Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo collettivo di Babette Factory – ha pubblicato il romanzo 2005 dopo Cristo (Einaudi Stile Libero, 2005). Ha anche scritto il libro per bambini La solita storia di animali? (Mup, 2006) illustrato dal collettivo Serpe in seno. È un redattore di minima&moralia e Internazionale. Nel 2012 ha pubblicato per Einaudi Il peso della grazia (Supercoralli) e nel 2015 Tranquillo prof, la richiamo io (L’Arcipelago). È fra gli autori di Figuracce (Einaudi Stile Libero 2014).
Commenti
30 Commenti a “Valle for dummies”
  1. Gabriele Valentini scrive:

    Raimo ma il video di Lavia al Valle che hai linkato? Pure quello lo reputi un livello di discussione altissimo? Sfido chiunque a guardarlo e non desiderare dopo 5 minuti che entrino i parà a sgomberare.

  2. minima&moralia scrive:

    Era il 2011, Gabriele, la maggior parte delle persone che vedi nel video ora è in Australia a fondare start-up.

  3. alceste il Soggettivo scrive:

    Lezione di giornalismo per Christian Raimo:

    – perché hanno occupato?
    perché erano disoccupati da troppo tempo. giustamente.

    – perchè gli occupanti hanno sparso la voce della possibile trasformazione del teatro in un ristorante o, ancor peggio, in un parcheggio?
    perché Farinetti poteva essere uno dei finanziatori privati per la conservazione del teatro, e soprattutto perché altrimenti Jovanotti e Capossela non ci sarebbero mai andati a suonare, e gli altri vip a recitare.

    – perché gli occupanti non se ne vogliono andare il 31 luglio?
    perché a loro serve più tempo per traslocare le loro cose e ricontattare gli affitti delle case, disdetti tre anni or sono, quando hanno capito che il Comune di Roma li avrebbe ospitati gratis in un teatro del ‘700

    – perché come unica risposta citano la Fondazione Bene Comune?
    perché lo statuto della fondazione era fintamente a partecipazione popolare, ma è stato in realtà redatto da SEL, sponsor primo dell’occupazione. l’ordine di partito è quello di forzare qualsiasi discussione su una fondazione che non ha niente di sensato, essendo stata bocciata per vizi di forma.

    – perché la Repubblica continua a difenderli?
    perchè in altro modo la Bandettini non saprebbe dove andare a presentare i libri di cui cura la prefazione.

    – perché gli occupanti hanno avviato una resisteza artistica?
    perché non sanno cosa è stata la vera Resistenza, ed essendo rimasti in pochi cercano consenso con gli slogan.
    ovviamente, tentennano molto anche sul significato della parola Artistica..

    – perché sono così sicuri delle loro idee?
    non lo sono. nelle loro assemblee si scannano, ma per evitare che tutti se ne accorgono infarciscono le programmazioni del teatro di attività per bambini, che fanno simpatia e non sono criticabili.

    – ribadisco: perché non se ne vanno il 31 luglio?
    perché gli serve più tempo per far sparire i soldi accumulati illegalmente. per il 10 agosto avranno attivato i canali necessari. così come hanno fatto per l’Angelo Mai.

    – perché hanno vinto tutti quei premi?
    perché se li sono dati da soli.

    – perché ci sono attori professionisti disposti a difenderli?
    perché gli è stato promesso uno spazio all’interno della programmazione in cambio di un poco di trollaggio sui vari social network.

    – perché la loro esperienza è fallimentare?
    perchè hanno dimostrato che è impossibile fare teatro senza soldi, ma è possibilissimo farlo con i soldi e le sofferenze altrui. lapalissiano quanto audace.

    – perhé giocano a fare i martiri e le vittime sacrificali parlando di manganelli e sgomberi?
    perché sono abituati a trovare il modo ruffiano di rigirare le frittate, con la tattica di partito del vittimismo puerile. le stesse frittate servite insieme alle pennette scotte, in piatti di plastica, nell’improvvisato bar del teatro, mai sfiorato da un controllo dell’ufficio d’igiene

    – perché sono arrabbiati?
    perché chiudendo l’attività illegale rinunciano al loro autostipendio di 600 euro al mese.

    – perché hanno chiesto l’aiuto dei garanti?
    perché non hanno capito che un teatro del ‘700 va mantenuto e restaurato di continuo. ci sono andati pensando di occupare Gardaland.

    il 10 finalmente se ne andranno
    avranno in cambio qualche spiccio
    e finalmente articoli faziosi (e un po’ fascistelli) come questo, finiranno.

  4. alceste il Soggettivo scrive:

    ovviamente, se Raimo fosse stato un giornalista, ma anche solo informato sui fatti, avrebbe risposto a queste domande:

    – come e quanto è stato pagato il notaio Gennaro Mariconda per costituire, presso il suo studio la Fondazione Teatro Valle? e che fine faranno adesso i soldi della Fondazione?

    – non si era accorto, il suddetto notaio che nella richiesta c’erano difetti di presupposti, vizi di forma e una base di illegalità, completata dalla totale mancanza dei requisiti richiesti dalla legge?

    – se il difetto di presupposti è così palese, come pretendeva lo sponsor primo di questa iniziativa, di avere la credibilità per diventare addirittura presidente della Repubblica?

    – perché la prima ed unica risposta ufficiale al mancato riconoscimento viene da un presunto politico, appartenente al fantomatico movimento Cantiere democratico, e non da uno degli occupanti?

    – perché l’ex sindaco Alemanno si dice soddisfatto della decisione pur non avendo mosso un dito quando avrebbe potuto?

    – cosa aspetta la Corte dei Conti per conteggiare il danno erariale provocato dalle utenze non pagate, le spettanze contributive non pagate e i mancati introiti, oltre ai danni materiali provocati da tre anni di occupazione?

    – perché gli occupanti hanno prima scritto: «comunque non ci fermeranno, andremo avanti con il nostro progetto» e poi hanno annunciato una rassegna cinematografica? cosa hanno intenzione di fare? trasformare l’ennesimo teatro in cinema o in un bar dello sport? questo è il progetto? Sanno cosa sia un teatro??

    – se la scelta della Fondazione non avrebbe comunque legittimato la palese occupazione illegale, non è forse vero che questo tentativo serviva solo ad ottenere ulteriori introiti?

    – perché dagli occupanti è stato annunciato un “blitz della Digos” quando in realtà era solo un impiegato della Siae che voleva raccogliere informazioni?

    quanto c’è nelle casse degli occupanti?…

    ecco, rispondere a queste domande sarebbe stato un ottimo articolo.
    invece si parla male di persone che hanno fatto la storia del teatro e a cui Minimum Fax dovrebbe allacciare le scarpe.

    l’ultima domanda per Raimo è: sai cos’è la coerenza?

  5. alceste il Soggettivo scrive:

    http://educazionesentimentaledellefemmine.wordpress.com/2013/08/24/loccupazione-del-teatro-valle-in-puro-spirito-berlusconiano-chi-sa-fa-chi-non-sa-valle/

    a questo punto è chiaro: Raimo è di Forza Italia. o forse anche più a destra..
    che vergogna?
    che brutto articolo
    quanto è stato facile umiliarti..

  6. Eracle scrive:

    alcesti
    tu scrivi cose che non conosci
    le ultime tue frasi tradiscono e illuminano sulla pochezza della tua persona
    a te del valle non frega nulla questo è chiaro
    so chi sei e prestissimo in pubblico un pugno te lo do
    perchè guai dare pugni
    ma guai non darli quando è il momento giusto

  7. alceste il soggettivo scrive:

    altre minacce..
    stesso stile
    stessa pochezza

  8. Lalo Cura scrive:

    esistono altre strade, meno fasciste della delazione (“so chi sei”) e della rappresaglia (la minaccia di pugni)
    una potrebbe essere questa: rispondere punto per punto ai rilievi e alle domande, mostrandone (nel caso) l’infondatezza e la falsità

    lc

  9. eracle scrive:

    Hai ragione. Forse ho esagerato. Mi son fatto prendere. Facciamo due Schiaffoni. Prima. Poi discutiamo su tutto

  10. Enrico Marsili scrive:

    Alceste dice cose sensate, al di la`di qualche messaggio un po`criptico. Non si potrebbe rispondere nel merito.
    Anche a partire dalle utenze non pagate e dal bar del teatro, per dire.

  11. giap scrive:

    Se il Valle-Occupato ha difensori come Eracle… Speriamo torni presto il Valle e basta. Schiaffoni? Pugni? Manca l’olio di ricino e siamo tutti.
    Spiace anche che Raimo sia costretto a trovarsi dalla sua parte questo tipo di figure. Sono certo che lo sforzo di persone intelligenti e competenti come lui, una minoranza purtroppo a quanto pare, che hanno cercato di raddrizzare l’esperienza a tratti indifendibile del Valle-Occupato, non meriti questo livello di dialettica. Come non merita la provocazione gratuita e strafottente delle ultime righe dell’intervento di Alceste, che pure pone domande e questioni sensate.

  12. Angelo Longoni scrive:

    Eracle… ercole. Dev’essere forte fisicamente e deve saperne di pugni e schiaffoni.
    Un po’ meno di confronto dialettico.
    Le minaccia tagliano corto e ripristinano una priorità animale.
    Bravo Ercolino.
    Fossi stato in te avrei ribattutto colpo su colpo, invece non sei in grado di farlo.
    Fossi in te ora mi comprerei un sacco da pugile e proverei a sfogarmi con quello, magari migliori lo stile.
    Abbandonerei la dialettica perchè in quel caso il sacco saresti tu.

  13. christian raimo scrive:

    @Alceste il soggettivo
    Sarebbe davvero semplice rispondere come fai tu a colpi di frecciatine spiritose, ma provo a fare uno sforzo in più.

    Le persone che hanno occupato in questi tre anni hanno avuto i motivi più disparati, la noia, l’idealismo, rimorchiare, l’impegno, ci sono degli artisti talentuosi e artisti mediocri, non artisti e attivisti di professione, ma non mi interessa sprezzare le motivazioni né stigmatizzare con toni liquidatori: oggi a tre anni dall’occupazione c’erano in sala un centinaio di persone a provare a redigere un documento da portare dopodomani al teatro di Roma: c’erano tra questi gente di teatro brava – Silvia Calderoni, Giacomo Ciarrapico, Fausto Paravidino, Alessandro Riceci, Debora Pietrobono, Tony Allotta, Silvia Gallerano, Graziano Graziani,… e c’era varia altra gente che non fa teatro ma che vive nel quartiere, o che ha fatto esperienze simili di lotta…

    Le voci su una privatizzazione non erano una leggenda metropolitana, era chiaro a chi avesse parlato per cinque minuti con l’assessore di allora Gasperini o con il ministro di allora Galan.

    Gli occupanti hanno prolungato il tempo dell’occupazione al 10 agosto semplicemente perché se si vuole mediare bisogna farlo bene – come recitava un bell’articolo di Luigi Manconi di una ventina di anni fa, “trattare senza farsi male”

    Lo Statuto della Fondazione non è a partecipazione popolare? Io mi ricordo un’infinita e articolatissima e partecipatissima discussione, la possibilità di intervenire per chiunque più volte, dal vivo e attraverso documenti condivisi in internet. Quali sono i passaggi dello Statuto che non sarebbero inclusivi? In cosa la Fondazione non avrebbe uno spirito democratico?

    Bandettini e Favale di Repubblica fanno il mestiere di giornalisti in un modo più corretto di altri giornalisti: se devono raccontare un’assemblea, partecipano, non si fanno un giro cinque minuti nei bagni.
    Bandettini ha un blog in cui esprime le sue posizioni, poi.

    Le capacità mediatica degli occupanti è innegabile: ci sono tra gli occupanti professionisti della comunicazione – uffici stampa bravissimi – ma c’è anche il fatto che è molto raro che così tante persone passino così tanto tempo insieme oggi a elaborare strategie comunicative in una battaglia politica. Se anche fossero tutti dementi, per la legge dei grandi numeri, troverebbero comunque delle strategie comunicative efficaci.

    Non sono sicuri delle loro idee. Per questo discutono, alle volte litigano aspramente, e per questo le discussioni sono così lunghe. Si chiama democrazia. È un processo esaltante per chi vi partecipa, è una macchietta se uno lo origlia dieci minuti.

    Le attività per bambini non sono state fatte per fare simpatia. Ma gli spettacoli del Valle ragazzi facevano parte di un tentativo organico di mostrare cosa accade nel teatro contemporaneo italiano. Non è un caso che il livello degli spettacoli per ragazzi fosse indiscutibilmente più alto di molte cagate che si vedono a Roma.

    In questi giorni si discuteva ovviamente di cosa fare dei 150000 euro dei soldi che i soci hanno messo nella Fondazione, farà parte della discussione con il teatro di Roma. Hanno rubato dei soldi? Se hai delle prove o degli indizi, dimmelo, ti ascolto.

    Hanno vinto dei premi europei e italiani. Le motivazioni, credibili, sono state date ogni volta che è stato dato un premio. Evidentemente, visto che nessuno di questi premi, è stato assegnato da qualcuno che faceva parte dell’occupazione, forse avrà deciso di testa sua.

    Gli attori, i registi che hanno difeso o attaccato l’occupazione, volevano un posto dove avere una vetrina? Il problema è stato semmai il contrario: evitare questo tipo di sostegno strumentale. Chi ha voluto dare invece di fare una vetrina faceva dei laboratori. Così è accaduto per Veronica Cruciani, per i Motus, per Michela Lucenti, per Cristian Ceresoli e Fausto Paravidino sul lungo periodo.

    La loro esperienza non è fallimentare. Il 3 agosto a discutere in 300 del destino di un teatro non è un fallimento.

    Le pennette di oggi non erano scotte. Il vittimismo non è stata una caratteristica del Valle. Se c’è un elemento che è stato difficile manovrare per i media è stato proprio l’ironia.

    Non sono arrabbiati. E anche qui: l’insinuazione dello stipendio la contestualizzi?

    Nessuno ha pensato di occupare il Teatro Valle pensando di occupare Gardaland, e i garanti – da Settis a Montanari – sono persone che hanno partecipato attivamente a molte delle fasi dell’occupazione.

    Se il mio articolo ti sembrava fascistello vorrei capire dove.

    Non so quanto è stato pagato il notaio, chiedilo a chi l’ha pagato, basta che mandi una mail.

    come e quanto è stato pagato il notaio Gennaro Mariconda per costituire, presso il suo studio la Fondazione Teatro Valle? e che fine faranno adesso i soldi della Fondazione?

    Il prefetto ha abusato del suo ruolo per rigettare lo statuto, adducendo una sua mancanza di titolarità politica, e chiedendo di fatto un intervento del Comune, che ora è arrivato.

    ….

    All’ultima domanda mi chiedi se so che cos’è la coerenza? In che senso? Mi stai chiamando in causa su un punto specifico o era una domanda retorica?

  14. nessuno scrive:

    Caro il mio giornalista/attivista gent.mo sig. Raimo, Lei segue gli insegnamenti del massimo propagandista del secolo scorso, il genio (del male) nazista Goebells: “se ripeti una bugia cento volte diventa una verità”.

    1) nell’occupazione del Valle non c’è stato nulla – NULLA – di spontaneo ma è stata preparata a tavolino, con l’invenzione dellla balla della privatizzazione e “supportata” da burocrati della P.A. (una semplice inchiesta della magistratura accerterebbe facilissimamente questo punto, non chieda a me le prove). Sciolto l’ETI, tutti i rapporti attivi e passivi del disciolto Ente Teatrale Italiano sono passti -ope legis- al ministero di riferimento, così è stato per il Teatro della Pergola di Firenze e per Il Teatro Valle di Roma; il Duse di Bologna, che era in affitto da un privato è tornato al legittimo proprietario. Al momento dello scioglimento dell’ETI il Teatro Quirino era statao assegnato con Bando Pubblico ad una società che avrebbe dovuto gestirlo, secondo il dettato del bando, per dieci anni, rispettando una serie di vincoli, tassativamente dettati dallo stesso bando e mai rispettati, ma questa è una storia ancora da scrivere, ai giornalisti “partecipati” evidentemente non interessa.
    Per il Teatro della Pergola di Firenze, sulla base della normativa che ha normato il federalismo demaniale il passaggio dal Ministero al Comune di Firenze è stato indolore, per il Teatro Valle non credo il passaggio della proprietà sia, ad oggi, ancora stato definito. Lei si è mai chiesto perché (credo lo sappia ma sta zitto perché Le conviene non disturbare i manovratori).
    Facendo il punto al giorno dell’occupazione: abbiamo l’ultima stagione ETI al Teatro Valle appena terminata e la certezza che quella successiva sarebbe stata affidata al Teatro di Roma (era praticamente pronta, anche questo la magistratura, volendo, potrebbe accertarlo in mezza giornata); invece cosa accadeil regista Sepe in una intervista spara una boutade sulla privatizzazione del “Teatro Valle” e il giorno dopo questo viene okkupato”? diciamo che la tempistica è da operai tedschi della catena di montaggio della mercedes mentre i teatranti non sono noti per alzarsi all’alba (anche su questo la magistratura avrebbe facilità ad acceratre la verità), chi permise agli okkupanti di rimanere dentro il Teatro dopo la fine della serata di presentazione dei premi olimpici del teatro?

    mentre scrivo mi chiedo se serva a qualcosa, in realtà Lei e gli okkupanti queste cose le sapete benissimo, ma per i vostri interessi, privatissimi e nemmeno per sogno “democratici e partecipati” non le ammeterete mai; a che serve continuare sul resto dell’okkupazione che è stata una semplice buffonata con danni alla struttura e evasione fiscale senza nulla di eroico o rivoluzionario. Siete contenti così? Lei crede che con le bugie i polli si allevaranno meglio?
    Io no. Quasi tutto il mondo teatrale vero, con famiglia, figli, mutuo, problemi lavorativi veri considera gli okkupanti dei fascisti in salsa rosè.

    Saluti cari.
    nessuno

  15. Rocco scrive:

    Secondo me la questione vera nessuno l’ha ancora posta.
    Perché 300 persone che discutono è di per sé un valore? 300 persone “che hanno occupato in questi tre anni per i motivi più disparati, la noia, l’idealismo, rimorchiare, l’impegno”.
    Perché l’appropriazione/la gestione/l’animazione (seppure in quota minima) di un teatro da parte di un artista mediocre – in una situazione così particolare; con maglie di controllo così larghe – non viene considerata una cosa triste e pericolosa, una piccola sconfitta?
    Può valere la risposta che nei teatri non occupati ci sono artisti ancora più mediocri?
    Secondo me no, e per una questione di forma e non di sostanza.
    Preferisco che quello stesso artista mediocre entri in un teatro per un vizio della prassi democratica – ovviamente farraginosa, corrotta, impossibile – piuttosto che per moto proprio.
    La sensazione, l’illusione di potenza dell’artista mediocre mi fa spavento.

  16. christian raimo scrive:

    Molti spazi pubblici prima gestiti dal Teatro di Roma per mancanza di fondi sono stati di fatto privatizzati. Vedi il Teatro Quarticciolo. Non era um fantasma, non lo è adesso.

    Un artista mediocre può essere un cittadino intelligente e un amministratore competente. Per questp il Valle non ha voluto essere un collettivo artistico ma un colletivo politico.

  17. Lucia De Santis scrive:

    Non solo “la loro esperienza non è fallimentare”: è stata un grande, uno strepitoso successo. Determinato dal fatto che “con la cultura non si mangia”, che non attribuiamo un valore vero (nostro, sociale) alla cultura e all’arte: che della cultura, dell’arte, non gliene può fregare di meno a moltissimi, in primis ovviamente la destra, vedi la non-gestione di Alemanno della questione del Valle (o piuttosto la non-visione? o una non-gestione molto interessata?).
    Sicuramente il Valle ha organizzato laboratori interessanti; sicuramente ha ospitato spettacoli molto belli e importanti; sicuramente un gruppo di persone che discutendo tenta di elaborare democraticamente la materia dialettica per giungere a un processo formativo costituente è cosa buona e giusta – sia che avvenga al Valle, o in un’assemblea di condominio o nel collettivo di classe o in Parlamento.
    Ma ribattere, a chi manifesta un’opinione contraria di questo magmatico processo, che prima di esprimere il suo pregiudizio contrario doveva studiarsi i commons, Elinor Ostrom, Charlotte Hess, Arun Agrawal, Garrett Hardin, James Cox, Daniel Friedman; ribattere, a chi cita la tale assemblea o la tale esperienza, che quelli non contano mica, perché “là dentro” si sta ancora discutendo da ore e ore, quasi come se contasse solo la discussione in atto, e quindi la discussione in sé (e ovviamente solo quella discussione, solo là dentro); sostenere che le opinioni della gente di teatro extra-Valle, che col teatro ci ha lavorato e ci lavora, non contano nulla perché dovevano entrare dentro e solo dentro magicamente avrebbero assunto valore e sostanza, anche se restavano negative – mi sembrano posizioni un po’ infantili. Il 99 virgola molto delle nostre pseudo opinioni sono fondate su pregiudizi, suggestioni, emozioni, dicerie: tutti sproloquiamo su Gaza non sapendo manco dove collocarla sulla cartina, o sul fine vita guardandoci bene dall’andare a visitare persone/corpi in coma irreversibile, o di politica decidendo all’ultimo istante dove tracciare la X sulla scheda… è la democrazia rappresentativa, e è ancora il sistema migliore che abbiamo. Poi, possibilmente “poi”, arriveranno gli ottimati del Valle.

    Se la battuta di Lavia o il titolo del Foglio si commentano da soli (e forse sì, si commentano da soli), allora anche trasmettere i mondiali di calcio in un teatro del ‘700 si commenta da solo.

  18. christian raimo scrive:

    Io non contesto le critiche di chi ha un’opinione anche impulsiva. Figuriamoci. Provo a contestare il lavoro dei giornalisti, che spesso è addirittura più impulsivo e approssimativo di chi vuole manifestare un proprio giudizio a pelle.
    Con il Valle non è difficile fare un’inchiesta o riportare i contenuti dei dibattiti invece di farne le caricature. È al centro di Roma, è sempre aperto, non è Gaza.
    Trasmettere i mondiali in un teatro del ‘700 si commenta da solo? Perché? I teatri devono essere delle teche o devono essere fruiti dai cittadini? Dipende da come si fanno le cose, forse. E su questo punto sono molto convinto delle mie posizioni, ma sono pronto a discutere a lungo nel merito. Un libro interessante in questo senso è quello di Antonella Agnoli, “Le piazze del sapere”, Laterza.

  19. claudio giuliani scrive:

    da giornalista, anche io, cerco di leggere tutto per farmi un’idea di quello che è accaduto e sta accadendo al Valle, dall’esterno, non avendolo mai frequentato.

    è certo quel che dice Raimo sulla stampa: gli articoli del Corriere a firma dei soliti noti sono dozzinali, talvolta beceri nelle argomentazioni e sicuramente di parte, perché in altri casi dello stesso filone non ho visto questi puntuali attacchi.

    Non sono un grande frequentatore del teatro in genere, ma perché non si può vivere in diretta una partita di calcio in questo teatro? Fra l’altro, se i contestatori facessero almeno lo sforzo minimo di informarsi, gli eventi dei mondiali sono eventi particolari, con i migliori giornalisti d’italia di oggi, quelli preparati (cfr: non Pigi Battista che all’indomani di Genny a Carogna con maglietta Speziale Libero si domandava su Twitter chi fosse quest’ultimo – e questo è uno che scrive poi gli editoriali sulla Juve sul Corriere della Sera, commentate a piacere), le nuove generazioni che hanno introdotto ai più le nuove tecniche di lettura di una partita di calcio.

    Ma capisco pure che informarsi è difficile, ci vuole volontà.

  20. Rocco scrive:

    Se a artista mediocre sostituissi cittadino mediocre o amministratore mediocre non cambierebbe niente ai fini del discorso che ho fatto. Di nuovo mi sembra che sfugga la questione metodologica.
    Che un collettivo politico autoformatosi, autoconvocatosi, autoperfezionatosi secondo logiche meramente partecipative – ho visto anch’io il video di Lavia: tu assicuri che chi ha parlato ora è in Australia a fare le startup, ma resta il fatto che a parlare con Lavia quella sera c’erano persone che farneticavano – prenda in mano un teatro è una cosa grave o no?
    Un teatro è davvero un bene comune quando è gestito da un collettivo politico?
    Una compagnia che non fosse stata d’accordo con gli occupanti – a questo punto politicamente piuttosto che artisticamente, se a quanto dici l’esperienza politica è stata il nocciolo della questione (in un teatro) – avrebbe potuto esibirsi al Valle?
    Teorizzare che per farsi un’opinione su un gesto antidemocratico sia necessario in ogni caso andare a vedere con i propri occhi o sentire con le proprie orecchie è una specie di apologia del fine che giustifica i mezzi?
    Questo modello basato sulla quantità, sul valore della discussione legato al numero di persone che vi partecipano (ognuno vale uno?), si chiama democrazia?

  21. alceste il soggettivo scrive:

    è successa una cosa incredibile:
    dopo più di tre anni qualcuno risponde alle mie domande.
    non era mai successo prima;
    di solito la via prescelta (e consigliata da SEL) era la fuga o il silenzio, ma questa volta
    sono contento di poter argomentare punto per punto..

    – mi hai fatto dei nomi di occupanti. gente che alterna il professionismo ad altro, ma che sostanzialmente era già attiva politicamente prima dell’occupazione, in un altro meandro prendisoldi chiamato Angelo Mai.
    di fatto sono dei professionisti dell’occupazione, sanno come si fa, non sono improvvisati. e delle motivazioni che adduci poco si curano..

    – le voci sulla privatizzazione sono leggenda metropolitana nata durante una riunione avvenuta sette mesi prima dell’occupazione. in quella riunione Gabriella Carlucci, allora parlamentare (sic) fece sua una proposta in cui Farinetti (di Eately) finanziava Baricco per mantenere vivo il teatro, integrandolo con corsi della Holden negli orari di non spettacolo. qualcuno fece la battuta; si, ci fanno un ristorante! e ovviamente questo divenne il dire comune.
    io stesso ho fatto vedere agli occupanti, il giorno successivo all’occupazione, il documento del teatro di Roma in cui si garantiva la prosecuzione del funzionamento del teatro, con una stagione fatta dall’allora direttore Lavia, per altro molto simile alla programmazione inflitta dagli occupanti..

    – molti degli occupanti non hanno più una casa, essendosi trasferiti in teatro. so per certo che stanno organizzandosi in case al mare e affitti, con una certa premura.

    – lo statuto democratico è stato, così come per altre scelte, teleguidato da alcuni membri di SEL particolarmente interessati alla questione Occupazione. i contributi popolari, minimi, hanno integrato una predominante già stabilita. se ti fai dare la password della mailing list degli occupanti troverai tutti i documenti che ti servono a verificare.

    – se la Bandettini presenta al Valle i libri di cui cura prefazione o in cui ha coinvolgimenti economici diventa immediatamente giornalista poco credibile e i suoi argomenti valgono davvero poco. se poi continua a smerciare la fandonia del ristorante credo che come giornalista vada radiata!

    – sugli uffici stampa hai ragione! sono bravissimi, scritte e slogan, iniziative e comunicazioni sono la loro priorità.
    ma se poi lavorano anche e soprattutto per il teatro istituzionale, ecco che il loro lavoro perde coerenza idealistica e si trasforma in marchetta.

    – la democrazia passa per le discussioni, ma mai attraverso le sedie che cascano dall’alto su chi non è d’accordo o sull’impedire a qualcuno di poter entrare e parlare.
    così non è democrazia, ma la si dipinge sorridente, come in Corea.

    – sui bambini cito sempre l’Angelo Mai, riempita di bambini ch giocavano sul prato il giorno dello sgombero, per poter gridare allo scandalo: sgomberano i bambini!
    meno male che le intercettazioni hanno reso parziale giustizia: si richiede espressamente agli occupanti di organizzare, molto pubbliciìzzare e diffondere le attività per bambini (qualcuna anche ben fatta, te lo concedo. ma pagata zero!), così da poter amplificare l’eventuale carica negativa dell’eventuale sgombero (di cui nessuno tranne gli occupanti ha mai parlato).

    – nessuno sa che fine hanno fatto i soldi. per la chiusura dell’Angelo Mai sparirono 80.000 euro, e molti deggli occupanti del Valle condividono quell’esperienza.
    tu che stai all’interno dovresti avere notizie certe sul percorso degli introiti monetari, sia dal teatro e dalle attività che dal ristorante (sic), ma se chiedi a me vuol dire che anche a chi partecipa la situazione è poco chiara. come volevasi dimotrare l’esperienza si ripete.

    – hanno vinto premi che si sono dati da soli. all’interno delle organizzazioni dei premi c’è sempre qualcuno degli occupanti. è come se io mi dessi il premio per il miglior spettacolo organizzato e concertato da una giuria scelta dal mio condominio. ma per piacere!! ovviamente anche i soldi dei premi sono magicamente spariti..

    – sui laboratori ho sentito voci discordanti: da chi sostiene che fossero una esperienza esaltante e professionalmente valida, a chi ricorda il continuo intervento esibizionista degli occupanti, come attori/improvvisatori/maestri, e la poca utilità di quanto pagato. (ancora soldi, sic)

    – 300 è poco, è sempre stato poco. gli occupanti rappresentano solo se stessi e quelli che adescano con la panzana del ristorante o del parcheggio. il mondo tatrale romano è compattamente contro l’occupazione. da sempre.

    – hai mangiato le pennette.
    io, visto che hanno rifiutato l’ispezione dell’ufficio d’igiene, inizialmente scambiandolo per la Digos, non le avrei mai toccate.
    e poi: è vero, nessun vittimismo, anzi consolidano le loro posizioni con una certa solidità mentale. unendo, come hai visto anche il questo post e come mi succede da sempre, minacce, volgarità gratuita e violenza. credo che anche questo atteggiamento faccia parte del prontuario di SEL..

    – se non sai che gli occupanti si stipendiano con 600 euro a testa da molto tempo cosa ci stai a fare lì in mezzo?

    – il teatro Valle necessita di interventi di restauro semestrali, che di solito costano 30.000 euro. passare l’aspirapolvere ogni mattina ,come fanno gli occupanti, non è la stessa cosa.
    i garanti che tu citi saranno anche molto quotati, ma non sono dei restauratori di beni artistici. sicuramente io non condivido la loro idea di BENE COMUNE (sic), perché il teatro è un benefit e non un bene comune; si sceglie e non si impone, non serve per vivere ma per vivere meglio. chi lo dipinge come bene comune non ci è mai stato, non lo ha mai studiato, si occupi di economia, legalmente.

    – il tuo articolo è fascistello nella misura in cui ti arroghi il diritto della verità soltanto sentendo la campana stonata e faziosa degli occupanti. dai addosso a Glauco Mauri e Lavia che, di fatto, hanno costruito la storia del teatro, lottando con amministazioni comunali e burocrazia infinita.
    se solo uscissi dal teatro valle e ascoltassi quello che il 98% dei lavoratori dello spettacolo pensa di questa cosa non saresti così sicuro delle tue posizioni. il pensiero di pochi (davvero pochi e sempre più pochi) non è pensiero comune. Minimun Fax è un blog che in molti leggono, quello che scrivi va segnato come tua opinione non comprovata dai fatti, altrimenti diventa fascistello perché la tua opinione viene smerciata come verità.
    la Bandettini insegna: ripeto la stessa cosa fino allo sfinimento e dopo un po’ diventa vera.

    – io so che il notaio è stato pagato, e così alberghi per trasferte e case in sardegna. so tutto o quasi. il problema sono i soldi, non il notaio che accetta per ricevibile una proposta di statuto sbagliata..

    – questa è la coerenza di cui parlo. il sapere di cosa si sta parlando o no
    le ipotesi sono due: o ti hanno tirato dentro e sei parzialmente inconsapevole, ma il tuo ruolo all’interno dei comunardi è quello divulgativo e quindi prendi per vere le cose che vengono dette di dire in assemblea e le spacci sul blog, oppure sei consapevole, e allora questa nostra conversazione non porterà mai a nulla e convincerti che c’è un mondo lì fuori diventa impossibile.

    so che questa occupazione ha distrutto un teatro, altri teatri vicini, ha fatto fallire compagnie e imprese, ha fatto chiudere il bar di fronte al teatro, ha distrutto e vilipeso il già agonizzante mondo del teatro romano e soprattutto ha sparso come buona la voce che se non sai dove recitare basta occupare un teatro e che agli attori li si può pure non pagare.

  22. alceste il soggettivo scrive:

    in tre anni gli occuparoli di professione qualcosa di buono lo avranno anche fatto, ma secondo me davvero poco. avevano la possibilità di poter dimostrare l’esistenza di un modo nuovo, invece -contrariamente a quanto scrivi- il teatro non è aperto a tutti, e la gestione odierna non è democratica e ricalca in pieno quella dei teatri stabili che tanto si contestano.
    nei riguardi di chi è contro viene scatenata una tempesta mediatica volta a infangare e deridere, schiacciare e minimizzare. io stesso sono stato più volte minacciato e insultato (e un paio di querele verso persone che hai anche citato nella tua risposta sono già partite), ma la macchina del fango bene comune è il motivo che mi spinge alle cosidette frecciatine.
    se sono ancora qui a dire e dimostrare è perché credo fermamente in quello che faccio e dico, senza l’aiuto di politici extraparlamentari in cerca di consensi.

  23. Giorgio scrive:

    Alceste, grazie per le delucidazioni sono preziose. Anche se, a mio parere, la questione Angelo Mai a livello economico e culturale è ben peggiore, al Valle riconosco un impegno che in ogni caso è stato profuso nella programmazione e nei laboratori.
    Inoltre, Raimo ha ragione sul pressapochismo dei giornalisti, almeno le tue sono critiche puntuali e argomentate. Mi auguro solo che, se veramente hanno tanta voglia di beni comuni, gli occupanti continuino a monitorare l’andamento della stagione teatrale del Valle e della scena romana. Se era solo una questione di potere, li vedremo sparire non appena manca la preda sotto le mani.
    In bocca al lupo.

  24. Lucia De Santis scrive:

    @Raimo

    Dicevo che trasmettere i mondiali si commenta da solo “come” si commentano da sole la battuta di Lavia o il titolo del Foglio: se approfondisci e argomenti e vai oltre la metafora forse le loro ragioni ce le hanno tutti: Lavia, il Foglio e i mondiali Valletrasmessi. Se no, no.
    I mondiali Valletrasmessi avranno avuto le loro ottime intenzioni e le loro buone ragioni, e i teatri non sono teche, e certo che tutto dipende da come le cose si fanno. Però se avessi letto sul giornale che l’Eliseo o l’India trasmettevano i mondiali avrei avuto la stessa reazione emotiva, di rincorsa del favore popolare, di fare cassa, di centurioni davanti al Colosseo. Poi magari se ci andavo sarebbe stato interessante, o perfino bello: può darsi benissimo. Però, se i teatri non sono teche, se desacralizzare può avere un senso, mi pare che il nostro tempo abbia più bisogno di risacralizzare. Se all’epoca si portò il Napoleon di Gance dove ci si aspettava di vedere Franco e Ciccio o al massimo Fantozzi (con tutto il rispetto, non solo storico, per tutti), e adesso si portano i mondiali al Valle, forse anche questo ha un senso. E forse è un senso che non condivido molto… ma prima di deciderlo mi leggerò Antonella Agnoli, anf! :-) (grazie comunque per la segnalazione, e per tutto).

  25. Sabrina scrive:

    è incredibile come, nel momento in cui comincio a leggere il post di Raimo mi viene da ridere, mi sono chiesta spesso se sia consapevole di quello che scrive ma forse questi anni passati al Valle a scrivere concetti sui cartelli non gli hanno giovato. Fuori dal Valle ci sono problemi altri…e davvero non mi va di parlarne(che palle il Valle!) ma è un piccolo specchio di come funziona l’Italia e stanotte sono insonne in un albergo a Delhi e ho tempo da perdere. Avevo deciso da tempo di non parlarne visto che ho fatto parte dell’occupazione da prima che nascesse con un gruppo di persone con cui credevo di condividere degli ideali e non è carino fare il grillo parlante, non volevo offendere gli animi altrui ma in questi giorni ricevo email informative sulle discussioni che si fanno al Valle da amici residenti fuori Roma che hanno donato per partecipare al Bene Comune… mmmh… si è occupato un luogo pubblico e se ne è fatto uso privato e questo è il motivo vero ed unico per cui questa occupazione è stata un fallimento fin dall’inizio. Gli occupanti sono loro stessi vittime di un sistema politico che scimmiottano alla peggio. Caro Raimo ma ci sei o ci fai: “l’ipocrisia di quegli artisti che si sono fatti belli gratis durante l’occupazione, mentre riscuotevano ricchi cachet, contributi e diritti Siae negli altri teatri, quelli che pagano le tasse per capirci” quegli artisti di cui tu parli hanno partecipato gratis credendo di appoggiare un operazione politica in favore della cultura ma si sono ben presto resi conto che venivano sfruttati per incassare i contributi del pubblico, la cassa era piena di donazioni per mesi grazie a quegli artisti di cui tu parli e non si sa nulla di come sia stato utilizzato quel denaro, ovvero si sa ma non c’è mai stata trasparenza e non voglio entrare nei dettagli ma non ammettere che si siano gestite male molte situazioni con la scusa con la scusa che il fine giustificava i mezzi è inaccettabile. Non mi piacciono i toni che usa Max e credo di averglielo detto molto tempo fa che evitando di farne una questione personale la sua discussione sul Valle poteva essere più interessante e partecipata, e non sono necessariamente d’accordo con il suo pensiero ma dice molte verità basate sui fatti che in molti conosciamo ma per convenienza tacciamo. Mi fa schifo che siano i quotidiani di destra a parlare più onestamente di quelli di sinistra e sappiamo bene che molti giornalisti di sinistra non hanno esposto le contraddizioni di questa situazione per molto tempo perché erano ben consapevoli che a destra aspettavano di essere imboccati. Siamo perennemente ancorati a una politica antica e fallimentare e fino a quando regna la cecità e non si riescono a riconoscere e ad ammettere gli sbagli del passato, recente o remoto che sia, non può esistere alcuna rinascita. Gabriele Lavia: “Hanno cercato di fare qualcosa ma non è semplice avere in mano un teatro. Le parole sono belle ma si è seguito l’andazzo, una sorta di moda culturale che non è cultura. Ci sono state manifestazioni interessanti ma uno come me, che ha 72 anni, non riesce ad accettare che si vada a teatro a vedere la partita di calcio. Per questo andrebbero presi a sculacciate” Possiamo discutere altrove i nostri gusti teatrali, che ci piaccia o no il personaggio Lavia e il suo operato non si può negare che sia un uomo che ha dedicato la vita al teatro con successo, va rispettato per questo, conoscendo il suo senso dell’umorismo tagliente “le sculacciate” è un espressione quasi di affetto. Saremmo stati tutti più felici che dal Valle fosse uscito un progetto interessante ma no, non mi dire che la partita è un momento culturale e teatrale perché la partita è sport e lo sport è intrattenimento e genera profitto, forse confondi intrattenimento con arte??? e non ditemi che serve per aiutare chi non ha i soldi per andare al pub, serve a voi perché non avete idee, risorse e forse non avete pubblico? ed è più carino se lo dite chiaramente, tutti vi vorrebbero più bene. E perché dovete imporre un ruolo politico a un artista, chiunque esso sia? un artista deve avere la libertà di esprimere il proprio pensiero e la sua visione della realtà attraverso la sua la sua arte e non viceversa, senza imposizioni. Queste sono proprio le modalità che dovrebbero cambiare in tutto il sistema italiano e invece voi sotto lo slogan bene comune riproducete in piccolo lo stesso modello che da anni persiste nelle istituzioni. Vergogna. E mi vengono i capelli dritti quando leggo che si fanno laboratori a pagamento in un luogo occupato. E’ evidente che fin dall’inizio ha prevalso l’interesse di pochi verso un vero progetto artistico, hanno prevalso le “furbate” per ottenere profitto e visibilità anzi che una visione concreta per una proposta di bene comune, il bene comune va applicato nella pratica quotidiana, non servono le assemblee e le firme se non si applica l’onestà intellettuale. Io me ne sono andata non solo dal Valle ma anche dall’Italia, mi deprimeva la visione miope dei miei compagni e colleghi così accaniti per un briciolo di visibilità e non vedo molta differenza fra le amanti di B e chi si avvale della politica in cerca di opportunità: metodi e maschere differenti ma stesso linguaggio, stessa miseria. I teatri in Italia chiudono e l’arte muore, se non si crea un collettivo reale fra artisti, slegato dalle logiche politiche di destra e sinistra con una visione che ci accomuna e ci responsabilizza non ne usciamo dalle sabbie mobili. Se le parole non coincidono con i fatti c’è un tarlo, anzi che sprecare energie a difendersi dagli attacchi esterni (l’esterno e l’interno l’avete creato voi) un po’ di vecchia e buona autoanalisi. Buon Ferragosto a tutti gli artisti in Italia.

  26. alceste il soggettivo scrive:

    Raimo
    ti hanno contraddetto tutti
    tranne uno che mi ha minacciato e che ho querelato.
    fatti due conti, riconsidera le posizioni e cambia mestiere.

  27. Angelo argento scrive:

    l’ex magistrato Maddalena su il Fatto Quotidiano, affrontando la questione dell’occupazione del Valle, lo indicava come esempio di esercizio pratico di applicazione di fatto dell’esistenza di una nuova categoria giuridica, quella dei “beni comuni”; facendone seguire, per fornire fondamento giuridico al concetto di “bene comune” e individuare una soluzione alla storica e mai superata dicotomia “bene privato/bene pubblico”. Sovrapponendo episodi e concetti non assimilabili tra loro: dal referendum sull’acqua, alla privatizzazione della Rai, fino al teatro Valle occupato
    La definizione di “bene comune” risultava però priva di sostegno giuridico, salvo un richiamo al comma 3 dell’art. 43 della Costituzione, che tuttavia non persuade sul piano del diritto e rafforza chi illegalmente ha occupato un bene pubblico, il teatro Valle, che, è utile ricordare, è un bene storico-architettonico del 1700 vincolato per legge a restare teatro (si sfata così un altro falso mito che allude a una possibile trasformazione del bene in un supermercato o in un casinò). Invece di cercare di costruire nuove figure giuridiche, sarebbe forse più opportuno tornare a interrogarsi sul concetto di “Bene pubblico”. Riappropriandosene.
    Stiamo ai fatti: un bene pubblico di proprietà dello Stato (quindi di tutti noi) è oggi nelle mani di un gruppo di privati che rivendicano l’obbligatorietà di un’azione coatta di gestione per scongiurarne, immotivatamente, il trasferimento alla disponibilità del Comune di Roma.
    Il risultato? Un paradosso: da un lato gli occupanti sostengono che il teatro è di tutti, dall’altro ne esclusivizzano la propulsione creativa, l’uso e il consumo, insinuando in tal modo nella categoria giuridica di “bene comune” una distorsione concettuale che spoglia di pluralità l’idea stessa di “bene comune”, e che rischia, da ultimo, di minare le ragioni espresse e cristallizzate, a tutela di tutti, dal “Diritto”.
    Lo stesso termine “comune” è confuso e si trasforma nel concetto di “comunitario”, che significa riconoscersi in valori, messaggi, idee e ideologie condivise da pochi. I principi costituzionali di responsabilità, di partecipazione e di legalità alla base della dicotomia “bene privato/bene pubblico” vengono sacrificati sull’altare della “lotta politica”. E con essi la nostra Costituzione.
    Chi scrive non è certo allergico alla militanza politica, e riconosce il valore simbolico e sostanziale del mettere nell’esercizio dell’azione politica tutte le risorse proprie: faccia, pensiero ed economie. E però l’esclusività che gli occupanti rivendicano, esibendola come modello di partecipazione democratica che utilizzi dal basso le risorse umane, altro non è che l’utilizzo privato di risorse collettive.
    Con l’occupazione del Teatro Valle si è privatizzato il bene, mantenendo pubblico il costo. E chi paga queste contraddizioni? L’Ente locale, ovvero gli stessi cittadini, e, in ultima analisi, lo Stato (cioé noi contribuenti), che continua a pagare tutte le spese del teatro, rimaste completamente a carico del pubblico. Con buona pace della democrazia partecipativa.

  28. nessuno scrive:

    1) dove è possibile trovare/leggere/ottenere l’elenco dei soci della”Fondazione?
    2) chi è il tesoriere, chi è il legale rappresentante?
    3) chi custodisce il capitale raccolto (siano 150.00,00 o 250.00,00 euro)?
    4) quanto è stato incassato dalla gestione del Bar e del ristorante in questi tre anni?
    5) quanto è stato incassato dai biglietti per l’ingresso (donazioni volontarie esentasse)?
    6) esiste un rendiconto di incassi e spese?

    7)8)9)10) DOVE SONO I SOLDI? (almeno 1.500,000,00 euro? stima al ribasso)

  29. Francesco Arcangelo scrive:

    i nomi da te citati:
    Silvia Calderoni, Giacomo Ciarrapico, Fausto Paravidino, Alessandro Riceci, Debora Pietrobono, Tony Allotta, Silvia Gallerano, Graziano Graziani, oltre al tuo
    sono stati tutti segnalati alla questura come primi responsabili a cui chiedere conto degli eventuali danni.
    ci vediamo in tribunale Raimo!

  30. alceste il soggettivo scrive:

    sono stanco di avere sempre ragione..

Aggiungi un commento