Venticinque aprile tutto l’anno, per esempio il cinque maggio

Roma memoria

Un dibattito aperto alla cittadinanza
sull’uso e l’abuso politico della memoria e della storia

Cosa vuol dire ricordare a 25 anni dalla scomparsa di Primo Levi?
Cosa vuol dire Resistenza in una città che fatica a dirsi antifascista? Cosa vuol dire passare il testimone tra le generazioni?

Sabato 5 Maggio alle ore 17

Generazione Tq e Teatro Valle Occupato

v’invitano a un’assemblea pubblica con

Marco Belpoliti, curatore delle opere di Primo Levi
Valentina Pisanty, autrice di Abusi di memoria.
Negare, banalizzare, sacralizzare la Shoah
Raffaella di Castro, autrice di Testimoni del non-provato.
Ricordare, pensare, immaginare la Shoah nella terza generazione
Michela Ponzani, autrice di Guerra alle donne

parteciperanno al dibattito con letture sceniche e musicali di testi di Primo Levi e di altri autori Veronica Cruciani, Nicola Lagioia, Lorenzo Pavolini, Marco Rovelli, Paola Soriga, Giordano Tedoldi, Valentina Carnelutti

Coordinano Christian Raimo e Andrea Cortellessa

h.22 circa conclude la serata

La strada di Levi
di Davide Ferrario e Marco Belpoliti
proiezione introdotta dagli autori

“Il «principio Resistenza» di Andrea Zanzotto è un’immagine dialettica. Sovrimprime il presente al passato, e ne fa sprizzare scintille. Non può essere inteso come una generica, ancorché condivisibile, posizione etica collocata nell’oggi. Non è una citazione, l’omaggio reverenziale alla Resistenza di ormai quasi settant’anni fa. Deve invece raccogliere almeno uno dei testimoni, concettuali e pratici, di quelle staffette. Quello che oggi mi pare più aperto al futuro riguarda proprio l’essere situato del nostro agire. I partigiani difendevano un ideale di libertà ma anche un territorio concreto: che apparteneva a una geografia fisica e insieme morale. E così oggi fanno tutti i movimenti politici significativi: da Occupy Wall Street a No TAV al Teatro Valle. Tutti incentrati su un luogo, un sito storico e simbolico che si fa segno di riconoscimento: proprio perché tutti noi, nel quotidiano, subiamo la virtualizzazione dell’esistenza nei non-luoghi telematici, che ha polverizzato ogni idea di società. La sfida sta nel trascendere la miseria di un localismo identitario – che ha prodotto negli ultimi vent’anni catastrofi politiche più o meno gravi – ed elevare questa concretezza di situazione a paradigma idealmente universale. Questa sfida del pensiero e della volontà ha un nome: si chiama politica.”

Andrea Cortellessa

Commenti
2 Commenti a “Venticinque aprile tutto l’anno, per esempio il cinque maggio”
  1. Francesca Santarelli scrive:

    Un lungo e intenso pomeriggio che ha mostrato interessanti punti di vista di Levi, e dalla riflessione su Levi. Un programma vario e con spunti originali, e non solo per leviani. Comunicare la conoscenza mentre la si fa è la miglior cosa. Grazie a chi lo ha organizzato e a chi ha partecipato!
    E mi rimarranno credo indelebili le parole di Raffaella di Castro: “Esercitare la memoria è esercitare una diagnosi”, ovvero la memoria non consiste nel pensiero riferito al passato, ma nel rintracciare nel presente cosa perdura di ciò che è già accaduto. La memoria deve essere concepita “come un metodo”. Un metodo d’indagine che ci permetta di vivere il presente in modo pieno, radicale. Per essere, alla fine, contemporanei davvero.

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  1. […] 5 maggio ci vediamo al Teatro Valle, con questo programma, cercando di pensare in modo problematico questo tipo di evento. Levi diciamo si pone come una […]



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