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Verso il transumanesimo e oltre: i libri di O’Connell e Shanahan

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Le nuove suggestioni tecnologiche, con la loro generazione di sentimenti misti tra timore e curiosità, stanno pian piano acquisendo un certo rilievo editoriale. Si può pensare per esempio al recente e interessantissimo saggio 6/5. La rivolta delle macchine di Alexandre Laumonier, pubblicato dalla collana Not delle edizioni Nero, concentrato ad illustrare l’automatizzazione dell’economia globale («Fino alla fine del XX secolo, i mercati finanziari erano immersi in un ambiente fatto di grida d’ogni genere. Poi, in meno di un quarto di secolo, il silenzio si è imposto: gli umani furono rimpiazzati dalle macchine» recita uno dei passaggi più belli del libro), oppure a due libri da poco pubblicati, Essere una macchina di Mark O’Connell, edito da Adelphi e La rivolta delle macchine di Murray Shanahan, per la Luiss University Press.

«Questa è la ragione d’essere della tecnologia. Da una parte produce fame di immortalità. Dall’altra minaccia l’estinzione universale. La tecnologia è la lussuria estrapolata dalla natura», questa è la citazione, tratta da Rumore bianco di Don De Lillo, che apre il libro di O’Connell, giornalista irlandese collaboratore del Guardian, di Slate e del New Yorker. Proprio sulla linea sottile e inesorabile che divide la vita e la morte, o ancora meglio la mortalità o l’immortalità, si concentra il libro Essere una macchina (tradotto da Gianni Pannofino), che non a caso ha l’emblematico e accattivante sottotitolo Un viaggio attraverso cyborg, utopisti, hacker e futurologi per risolvere il modesto problema della morte.

Il luogo centrale di indagine di O’Connell è il transumanesimo, ovvero quel movimento diffuso che punta al prolungamento della vita umana, al suo miglioramento continuo e, in definitiva, a risolvere il problema della morte attraverso mezzi tecnologici. «Tutte le storie hanno inizio dalla nostra fine: le inventiamo perché siamo mortali. E da quando abbiamo preso a raccontarle, il loro tema è sempre stato il desiderio di emanciparci dal corpo, diventando qualcosa di diverso da quello che siamo» scrive in apertura del libro O’Connell, che a partire da questo fatto antropologico originario trascina il lettore, con uno stile e un piglio narrativo davvero notevole – che non perde nulla nella traduzione in italiano – alla scoperta del mondo curioso, visionario, e a tratti stupefacente, di chi lavora in questa realtà futura che già è presente, con l’obiettivo di superare la morte attraverso la tecnologia.

Per i transumanisti il corpo e la mente sono oggetti obsoleti che stanno esaurendo il loro senso di esistenza nel nostro mondo e le realtà, abbondantemente finanziate, che O’Connell descrive e racconta ci trasportano nelle possibilità di esaudire il desiderio di non veder mai concluse le nostre vite e quelle dei nostri cari («La questione filosofica più perturbante e persistente – scrive O’Connell mettendo in luce benissimo quello che potrebbe essere il dubbio principale di chiunque – è anche la più elementare: in quella forma, continuerei a essere me stesso?»). Si viene così a conoscenza dell’azienda americana Alcor che, a prezzi spropositati, permette agli uomini di essere congelati al momento della morte in attesa di essere riportati in vita («Il successo della procedura – riporta O’Connell – dipende quindi, in buona parte, dalla prevedibilità del decesso. Tutto sommato, quindi, un cancro va benissimo: per chi vuole avere buone possibilità di allungare la propria aspettativa di vita, un cancro terminale è un ottimo punto di partenza. Un attacco cardiaco va meno bene, perché è difficilissimo prevedere quando si verificherà»), oppure di SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence), il cui direttore de Grey è divulgatore della teoria della «velocità di fuga della longevità», base del transumanesimo, secondo la quale il ritmo del progresso tecnologico nel campo dell’allungamento della vita aumenterà al punto in cui, per ogni anno che passa, «la speranza di vita media per gli umani aumenterà di più di un anno», in modo da tenere ben lontano l’evento e il pensiero della morte.

L’impressione che si ricava dalle numerosissime interviste e testimonianze che compongono questo libro, è quella, come ha notato Chiara Lalli su La Lettura, della creazione di un nuovo mito che si innesta sui primordi dell’umanità, un nuovo modo di narrare le paure e le speranze dell’uomo.

Uno degli aspetti più inquietanti di questa accelerazione tecnologica descritta da O’Connell sta nel concetto di singolarità, tema che è anche l’argomento principale del libro di Murray Shanahan, professore inglese di Robotica cognitiva, La rivolta delle macchine, pubblicato da Luiss University Press (con la traduzione di Chiara Papaccio). La singolarità umana, scrive Shanahan «potrebbe verificarsi se l’avanzamento tecnologico progressivo dovesse giungere a un cambiamento talmente radicale da far terminare le cose umane così come le comprendiamo oggi». In altre parole si tratta del presunto momento in cui la totalità dell’intelligenza non-biologica sul pianeta supererà la totalità dell’intelligenza umana.

Anche se sembra un’ipotesi lontana e forse irrealizzabile, nonché una rivoluzione che ricorda da vicino i temi della fantascienza con la rivolta delle macchine che finiscono per prendere il potere, l’emulazione cerebrale, ovvero l’idea di creare una copia esatta e funzionale di un cervello specifico in un substrato non-biologico, è già una realtà in sperimentazione. Shanahan in realtà si manifesta scettico poiché la tecnologia riguardante l’intelligenza artificiale è ancora lontana dal raggiungere le caratteristiche di quella umana, soprattutto per quanto riguarda «senso comune e creatività». Uno dei nodi più interessanti su cui si sofferma l’autore è quello concernente la presenza o meno di coscienza in questi software o robot, questione che apre un interrogativo etico e decisivo riguardante il rapporto tra questi ultimi e gli uomini («Tre attributi cognitivi che sembrano essere non solo necessari per avere una coscienza, ma anche strettamente correlati sono: 1) un senso di scopo manifesto, 2) una consapevolezza del mondo e di quanto succede, 3) la capacità di integrare conoscenza, percezione e azione» scrive Shanahan al riguardo).

Il senso più profondo di tutto il ragionamento, in alcuni tratti tecnico e certo non semplice, ma sempre lineare, può essere afferrato solo uscendo da una prospettiva umana e avvicinandosi ad un punto di vista «più cosmologico», domandosi cioè se l’essenza del pensiero antropocentrico, che risiede nel pensare che «la storia della materia in questo angolo dell’universo raggiunga il suo punto più alto nella società umana», non vada rivista considerando invece che, forse, potrebbero esserci delle «forme di coscienza che devono ancora presentarsi e che sono, in un certo senso, superiori alla nostra».

Questi libri, ricchi di dati, considerazioni e testimonianze, ci mostrano alcune delle strade che il nostro futuro potrà imboccare e sono, già da ora, bussole molto importanti.

Matteo Moca si è laureato in Italianistica all’Università di Bologna con una tesi su Landolfi e Beckett. Attualmente studia il surrealismo italiano tra Bologna e Parigi, dove talvolta insegna. Tra i suoi interessi la letteratura contemporanea, la teoria del romanzo e il rapporto tra la letteratura, la pittura e il cinema. Suoi articoli sono apparsi su Allegoria e Alfabeta2. Collabora con varie riviste di carta, in particolare con Gli Asini, rivista di educazione e intervento sociale, con Blow Up per la sezione libri e con L’indice dei libri del mese e online (DUDE Mag, Crampi sportivi, Nazione Indiana, ecc.).
Commenti
Un commento a “Verso il transumanesimo e oltre: i libri di O’Connell e Shanahan”
  1. Giacomo Verde scrive:

    Caro Moca,
    parlare di “Una realtà in sperimentazione” a proposito della “copia esatta e funzionale di un cervello specifico in un substrato non-biologico”, non significa nulla. Se è in fase di sperimentazione non è una realtà. E infatti siamo lontani anni luce, anzi no… migliaia di anni luce, dal replicare i fenomeni che si suppone avvengano all’interno del cervello, come la coscienza e il pensiero. Di questi sappiamo ancora pochissimo. Il famoso neuroscienziato Antonio Damasio, anch’egli pubblicato da Adelphi (lo dico per chi ne ricava una patente di autorevolezza) sostiene che corpo e attività mentale costituiscono un’unità inscindibile. Se si segue la sua linea ne viene che non ha alcun senso parlare di associazione tra cervello e substrato non-biologico. Questi discorsi transumanisti, allo stato attuale dell’arte, non hanno niente di scientifico. È fantascienza pura e semplice.

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