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Viaggio a Flint, Michigan

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Benvenuti a Flint, 66 miglia a nordovest di Detroit, Michigan. Nel 2017 ha conquistato il nono posto nella classifica dell’FBI delle città più pericolose del Nord America, e a detta dell’ultimo censimento è la città più povera del paese. Fuori dal Michigan è conosciuta soprattutto come la città di Michael Moore, che da Roger & Me, il suo film d’esordio del 1989 ambientato lì, l’ha immortalata in quasi tutti i suoi documentari, raccontando al mondo miseria, criminalità e tutti i problemi quotidiani che da una quarantina d’anni a questa parte (in pratica dalla chiusura degli stabilimenti della General Motors che ha fatto perdere il lavoro a più di 35mila persone) rovinano la vita dei suoi concittadini.

L’ultimo dei malanni che si sono abbattuti sulla città è la crisi dell’acqua scoppiata nel 2014, quando la contaminazione da piombo del fiume Flint ha causato un pericoloso aumento del piombo nel sangue della gente, avvelenato un centinaio buono di persone, e infine bloccato la fornitura di acqua potabile. “In questi quarant’anni la città non è cambiata”, mi dice al telefono il fotografo e regista americano Zackary Canepari, da anni impegnato in un potente, poetico e prolifico lavoro multimediale intorno alla città e ai suoi abitanti.

La serie tv Flint Town, disponibile dallo scorso marzo su Netflix e che Canepari ha diretto insieme al regista Drea Cooper e alla fotoreporter Jessica Dimmock, è solo una delle ultime tappe di una monumentale opera in progress cominciata nel 2012 quando Canepari si è trasferito a Flint per girare, sempre insieme a Cooper, l’ottimo documentario T-Rex: Her Fight for Gold (uscito nel 2015, è visionabile in VOD su t-rexthefilm.com) dedicato alla campionessa di pugilato americana, due volte oro alle Olimpiadi, Claressa  Shields e alla sorella Brianna, entrambe nate e cresciute a Flint. Alle sorelle Shields e alla città è dedicato anche il quasi omonimo e bellissimo libro fotografico Rex (Contrasto, pp. 196, 45 euro).

E sempre sulle due sorelle e su altri abitanti di Flint, c’è la webserie interattiva Flint Is a Place (flintisaplace.com) in sette episodi, di cui quattro sono già online e tre sono in arrivo. “Quando ho scoperto Flint”, racconta Canepari, “ho capito che il lavoro che potevo fare lì avrebbe aiutato a cambiare l’idea che la gente ha della città. L’etichetta che Flint si porta appiccicata addosso, e di cui anche i suoi abitanti sono stanchi, è quella di città povera, criminale e in cui non funziona niente. Flint è anche questo, ma non solo”. In “Flint Town” vediamo la città immutata durante l’amministrazione Obama, e i cittadini liquidare le presidenziali del 2016 e l’elezione di Trump con un’alzata di spalle.

In una delle scene più eloquenti della serie, invitato per l’inaugurazione di una scuola in piena campagna presidenziale, Trump prova a fare un comizio contro Hillary Clinton.

Viene interrotto da una donna dopo un paio di frasi: “Scusi, ma l’abbiamo invitata qui per ringraziarla della scuola, non per fare un comizio”. Alle elezioni successive gli abitanti di Flinton non avrebbero votato per lui, e nemmeno per Clinton. Disincantati, come gran parte del paese, si sarebbero presi una pausa. Adesso e da quarant’anni hanno altri guai a cui pensare.

Le foto di Canepari sono esposte fino al 25 maggio al Bronx Documentary Center di New York nella mostra “Flint Is a Place”. Dal 25 al 28 giugno il regista e fotografo sarà a Milano per un workshop organizzato da Screen Labs in partnership con lo IED e Cortona on the Move.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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