Visto da vicino: Stanley Kubrick

Nel 1960, un italiano, il giovane Emilio D’Alessandro, supera i confini nazionali per sfuggire al servizio militare. Dopo varie peripezie si ritrova a Londra, dove inizia a fare l’autista per un certo Mr. Kubrick. Rimarrà trent’anni accanto al grande regista, diventandone via via il segretario, il confidente, l’amico più fidato.

La storia – pubblicata originariamente su “Ciak” – è raccontata da Pietro Calderoni, e la si può trovare sul sito internet italiano dedicato a Stanley Kubrick  (www.archiviokubrick.it)

di Pietro Calderoni

Chi ha visto Eyes Wide Shut forse se lo ricorderà: è il giornalaio che vende un quotidiano a Tom Cruise. Una piccola comparsata, certo. Eppure dietro quell’apparizione nell’ultimo film di Stanley Kubrick si nasconde la storia di una lunga, e poco nota, amicizia. Quel “giornalaio”, infatti, si chiama Emilio D’Alessandro, è nato a Cassino 59 anni fa, ma ha passato trent’anni della sua vita al fianco del grande regista (scomparso il 7 marzo 1999) prima come autista, poi come assistente, infine come segretario tuttofare, confidente e amico… Ora D’Alessandro è tornato a vivere a Cassino, in una graziosa villetta a due piani, immersa nella campagna. Alle pareti della cucina alcune foto incorniciate che lo ritraggono con la famiglia Kubrick nel giardino della casa di St. Albans, vicino Londra. Sul frigorifero, un’immagine di Nicole Kidman sul set, e quella dell’ultima Rolls-Royce guidata per conto di Kubrick. La moglie inglese di D’Alessandro, Janette, ci offre tè e pasticcini, mentre lui apre un grande album di fotografie, lo sfoglia, e comincia il suo racconto…

“Era il 1960, avevo 19 anni, stavo qui a Cassino, e avevo una gran paura di andare a fare il militare: le marce, le armi… Ho preferito scappare in Inghilterra con degli amici. Dopo qualche tempo, a Londra, la polizia ci rintracciò e ci disse: Se andate in Italia finite in galera, se restate qui vi devete trovare un lavoro… Non c’era molto da scegliere.”

Nel 1962 si sposa con Janette, e anche il lavoro va bene. Siccome ha sempre avuto la passione per le auto (ha partecipato anche a delle corse) viene assunto come autista di taxi per conto di una piccola società.

“Un bel giorno,” ricorda, “era il 1970, a Londra aveva nevicato e c’era ghiaccio dappertutto. Mi dissero che avrei dovuto trasportare un enorme oggetto da una parte all’altra della città. Sono andato in un capannone e, con grande stupore, scoprii che si trattava di un enorme fallo che poi ho consegnato sul set del film Arancia Meccanica. Quella è stata la prima volta che ho lavorato, senza saperlo, per la società di mister Kubrick.

Commenti
4 Commenti a “Visto da vicino: Stanley Kubrick”
  1. Roberto scrive:

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