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Vite a fumetti

Pubblichiamo una recensione di Daniele Manusia sulle graphic novel «Io le pago» di Chester Brown e «Al Capolinea» di Joe Matt (Coconino Press).

Io le pago è il fumetto autobiografico in cui Chester Brown descrive quindici anni di relazioni con le prostitute. Da quel giorno del 1996 in cui la sua ragazza gli confessa di sentirsi attratta da un altro, all’estate del 2010, quando si rende conto che, di fatto, ormai frequenta sempre la stessa donna, anche se continua a pagarla.

Secondo la tradizione del fumetto underground americano (Harvey Peaker, Robert Crumb) Chester Brown pensa e parla molto all’interno delle sue vignette. Discute la sua scelta pubblicamente, con i suoi amici – i fumettisti Seth e Joe Matt insieme ai quali negli anni novanta formava il così detto Toronto Trio – con un’amica e persino con la sua ex ragazza. Non ha sensi di colpa e non vede la cosa come degradante, per sé o per le ragazze. Frequenta escort che ricevono nel loro appartamento-studio o che vengono a domicilio, niente sesso negli autolavaggi, nessuna di loro sembra costretta a farlo. Andare a mignotte significa: bussare alla porta con il dubbio se la persona che la aprirà sarà davvero attraente, pulire casa se è la ragazza a venire da te, chiacchierare con lei, farsi mettere il preservativo se non ci pensa da sola, pagare prima o pagare dopo, darle o meno una mancia.

Razionalissimo, ci mostra il suo pisello a cannuccia, le tette grandi e piccole di una mezza dozzina di ragazze, le miniature delle loro posizioni a letto. Le figurine umane che Brown disegna somigliano a degli insetti che agitano le ali inchiodati al materasso, e i suoi pensieri sono del tipo: “È carina nella media, ma non è il mio tipo. E questo pompino è proprio mediocre”. Oppure: “È meno giovane di quello che speravo, probabilmente sulla trentina, ma è piuttosto attraente. – vignetta successiva – Bacio senza passione. – vignetta successiva –  Sembra carina, ma ha un accento molto marcato… un po’ difficile comunicare con lei”.

La freddezza nei disegni di Brown e lo sguardo alieno con cui affronta l’argomento sono funzionali alla storia che racconta: la sua è una critica all’amore romantico e idealizzato che condanna gli uomini a una monogamia possessiva che li rende infelici. E bisogna ammettere che la libertà e la serenità con cui alla fine sembra gestire una cosa problematica come il sesso sono decisamente invidiabili.

Quello che invece è impossibile da invidiare (e imitare) è Joe Matt. Al Capolinea è la cronaca di otto anni di masturbazione in cui ha finito col rovinarsi la vita. Sdraiato di pancia sul letto a pochi centimetri dal televisore, con le cuffie alle orecchie, una mano nei pantaloni e l’altra sui videoregistratori, Joe Matt copia le scene più belle dei porno che gli presta un amico su una cassetta vergine (saltando quelle in cui il regista inquadra l’attore maschio). Devo ammettere che l’idea di creare il porno perfetto inizialmente mi ha affascinato, pareva avere senso. Anche Matt, in fondo, sembrava alla ricerca di un suo modello alternativo di felicità. Ma se Brown scendeva comunque a patti con la realtà (donne in carne e ossa), Matt resta solo con le sue nevrosi. Farsi le seghe significa restare chiuso in camera col pavimento pieno di carta igienica appollottolata e, una volta finita la carta, usare vecchie magliette per pulirsi. È un’esperienza impossibile da condividere che, alla ventesima sega, lo lascia esausto, incapace persino di sedersi al tavolo da lavoro e colorare qualche tavola, con uno scatolone pieno di cassette porno (più di sessanta) tutte perfette.

D’Orrico sulle pagine di Sette lo ha stroncato citando Piperno – anzi, un personaggio dell’ultimo romanzo di Piperno: “la grapich novel  puzza di sfiga lontano un chilometro”. Ma credo non abbia colto il punto.  Non c’è niente di onorevole in una confessione sincera, se non lo sforzo stesso della confessione. La vergogna che si ha leggendo Al Capolinea, la repulsione e la pietà che proviamo, fanno di questo fumetto sulle seghe un capolavoro.

Daniele Manusia è direttore e cofondatore dell’Ultimo Uomo. È nato a Roma (1981) dove vive e lavora. Ha scritto Cantona. Come è diventato leggenda (add, 2013).
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