Italy's PM Renzi holds a news conference at an European Union leaders summit in Brussels

Sulla vittoria di Renzi

Italy's PM Renzi holds a news conference at an European Union leaders summit in Brussels

(Fonte immagine)

«Matteo Renzi è il leader ideale del partito cui vorrei fare opposizione, nel senso che – secondo una logica un po’ anglosassone – lo considererei una ragionevole alternativa di centro-destra a quella che io vorrei che fosse la mia forza di centro-sinistra». Ogni volta che in questi dieci giorni qualcuno mi ha chiesto cosa pensassi del trionfo del Pd di Renzi, mi è rimbombato in mente questo passaggio della mail che il mio amico Tullio mi ha mandato all’indomani del voto. Mi pare proprio così: abbiamo passato vent’anni a lamentarci che, per colpa dell’anomalia di Silvio Berlusconi, in Italia non esisteva una destra democratica, moderata, civile, europea: e ora eccola qua. Certo, magari non avremmo voluto che – come in Alien – uscisse dalla pancia della sinistra, fagocitandola. Ma è andata così.

È, in fondo, quello che ha detto Mario Monti, dichiarando di voler entrare subito nel Pd: e anzi dicendo che se Renzi avesse vinto le primarie contro Bersani, Scelta Civica non sarebbe mai nata. Uno come Tullio, uno come me, non avrebbe mai pensato di poter stare dalla stessa parte di Monti: perché Monti rappresenta la destra, cioè chi vuole che il mondo continui a girare così, magari oliandone i binari.

Renzi, d’altra parte, ha sempre sostenuto che la distinzione tra destra e sinistra appartiene al passato. È su questa linea che ha vinto le elezioni: i flussi dei voti dimostrano che la sua vittoria è dovuta quasi esclusivamente alla cattura di due terzi dei voti perduti da Scelta Civica di Monti (che sono stati oltre tre milioni). E, dal suo punto di vista, forse Renzi ha ragione: il suo Pd contiene in un certo senso destra e sinistra. Perché – come ha detto a caldo Barbara Spinelli, e molti altri con e dopo di lei – questo Pd assomiglia ad una nuova Democrazia Cristiana. Per molti versi non si limita ad assomigliarle: ne è l’erede diretto. Renzi stesso è geneticamente democristiano: le fotografie che lo ritraggono accanto a Ciriaco De Mita, scattate quando era il presidente della provincia di Firenze eletto nelle file della Margherita, documentano l’albero genealogico del leader del Pd. Ed è innegabile che la fusione voluta da Walter Veltroni vada letta, col senno di oggi, piuttosto come un’annessione, o una digestione, di ciò che restava del Pci da parte di una rinnovata Dc.

Le analogie con la Democrazia Cristiana d’antan sono numerose: i famosi 80 euro (decisivi per la vittoria elettorale) appartengono ad una tradizione dove una genuina attenzione verso i lavoratori assume le forme di un’altrettanto  genuina  propensione al voto di scambio. E se mai la procura della Repubblica di Firenze riprenderà a funzionare, gli italiani sapranno cosa sono stati gli anni del Renzi sindaco: anni in cui il sostanziale non-governo della città (un giudizio, questo, che nemmeno i fans più sfegatati riescono a smentire con qualche fatto) si è accompagnato alla crescita del pervasivo strapotere di un comitato di affari legato a doppio filo al cerchio magico renziano. D’altra parte, basta guardare cosa succede in Campania, o in Sicilia: dove i gruppi dirigenti ex democristiani agitano ora le bandiere del Pd dimenandosi sul carro del vincitore.

Ma il punto non è (per ora) la corruzione:  il punto è quale mai sia la visione del Pd di Renzi. Per ricondursi a qualunque titolo alla famiglia della Sinistra europea, anche nelle versioni più annacquate, il Pd dovrebbe avere una qualunque idea di cambiamento del sistema economico e politico europeo. Di tutto questo non si è visto traccia: perché le uniche posizioni sono semmai di tipo nazionalista, quelle per cui «l’Italia batterà il pugno sul tavolo». E infatti si parla già del Pd come di un ‘partito della Nazione’: un partito-stato che serva a governare meglio l’esistente, non a cambiarlo. Sappiamo che Renzi è contrario ai mostruosi stipendi dei manager pubblici (benissimo!), ma non sappiamo cosa pensi – per dire – del rapporto tra cessione della sovranità statale e genesi della crisi. Al posto di una riflessione politica c’è una serie di trovate. E laddove il premier si è invece espresso con chiarezza – è il caso delle privatizzazioni, o delle mani libere per i costruttori – le sue posizioni sono semmai tipicamente di destra: cioè ultra-mercatiste.

D’altra parte, l’esplicito riferimento al modello di Tony Blair (che oggi possiamo giudicare in sostanziale continuità con l’operato di Margaret Thatcher) chiarisce che la parola «sinistra» non ha davvero più alcun significato, per il Pd: o almeno non ha quello che ha oggi in Grecia, Spagna o Francia. E se guardiamo agli Stati Uniti, il Pd renziano non assomiglia al Partito Democratico, ma semmai ad un partito che assommi il centro dei Democratici a quello dei Repubblicani.

Se a tutto ciò aggiungiamo la dichiarata volontà di riformare la Costituzione in senso anti-rappresentativo e presidenzialista: ebbene, comprendiamo che è insensato accostare la parola ‘sinistra’ al partito di (e questo «di» ha un significato sempre più personalistico) Renzi.

Grande dovrebbe dunque essere lo spazio per una vera sinistra italiana: certo più grande del pur miracoloso risultato della Lista Tsipras. E qui è bene sottolineare che se Renzi ha stravinto in termini relativi (cioè ha stravinto queste elezioni europee), egli non lo ha fatto in termini assoluti: perché il ben più progressista Pd di Veltroni nel 2008 prese quasi un milione di voti in più: 12.095.306 contro 11.203.231. È stata l’astensione massiccia la grande alleata di Renzi, e bisogna comunque notare che circa 1.400.000 cittadini che alle ultime elezioni avevano votato Pd, stavolta non sono andati a votare.

Ecco, è in questi numeri la prospettiva per una sinistra nuova: una sinistra che costruisca la propria agenda sui temi che non possono appartenere alla gigantesca Neo Democrazia Cristiana renzian-montiana che esce da queste elezioni. Penso al grande tema dei beni comuni, all’obiettivo strategico di un’economia civile fondata sulla sostenibilità ambientale e sull’equità sociale, sui volumi zero e sulla redistribuzione degli spazi pubblici (da non alienare). Ad una politica europea che assegni alla Banca Centrale il fine di creare occupazione. All’obiettivo fondamentale dell’uguaglianza sostanziale e dell’integrazione. O ad un uso del patrimonio culturale, e in generale della cultura, che abbia come fine la liberazione dal totalitarismo della mercificazione e la formazione di cittadini: tutto il contrario del marketing televisivo di Matteo Renzi, antropologicamente allergico ad ogni forma di sapere critico, e convinto che la cultura coincida con l’intrattenimento. In questo, davvero, un berlusconiano nativo.

Una sinistra capace di parlare questa lingua potrebbe contendere i voti al Pd (attraendone anche la minoranza civatiana) e al Movimento Cinque Stelle, che appare sempre più prigioniero della follia suicida dei suoi due guru. Una sinistra che sappia tracciare un cammino realistico e attrattivo: una sinistra che renda falso ciò che ha detto Francesco Tullio Altan (e che purtroppo oggi è vero), e cioè che Renzi è sembrato la cosa più vicina alla possibilità che qualcosa si muovesse. Milioni di italiani hanno votato Renzi per questo motivo, pur tappandosi il naso: e per lo stesso motivo altri milioni non hanno votato. Ora occorre rimboccarsi le maniche e riaprire il cantiere della sinistra italiana: non solo come forza di opposizione, ma come laboratorio per costruire un futuro non più furbo (come prospetta Renzi), ma più giusto. La mail del mio amico Tullio finiva così: «La sfida non è opporsi al modesto cambiamento che ci stanno propinando come epocale, ma rilanciare nel merito per smascherarne i limiti e per proporne uno vero. Ci si può lavorare». Non solo si può: si deve.

Tomaso Montanari (1971), storico dell’arte, ha pubblicato per Einaudi i saggi A cosa serve Michelangelo e Il barocco; per Skira, il pamphlet La madre di Caravaggio è sempre incinta. È editorialista per la Repubblica. Con minimum fax ha pubblicato Le pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane (2013) e Istruzioni per l’uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (2014).
Commenti
16 Commenti a “Sulla vittoria di Renzi”
  1. Daniele scrive:

    Un partito di sinistra che va al 41% è fatale che catturi anche i voti dei cosìddetti moderati.
    Renzi è un liberale di sinistra e una persona scaltra per cui…tutto torna.
    Questa analisi è un mix accurato di patetico orgoglio rosso e ristrettezza di vedute di chi non riesce a smarcarsi da categorie superate dal tempo.

  2. Liborio c. scrive:

    Monti vuole entrare nel Pd? Mi pare che anche un’area di Sel guardi al Pd..se si vuole contrastare l’egemonia renziana credo che la strada sia lunga, e partire con l’assunto che il Pd del 2014 sia una nuova Dc (un paragone come minimo forzato, storicamente assai debole) è, come si suol dire, partire con il piede sbagliato.

  3. Mariemonti scrive:

    Madonna che articolo patetico!! non so se è più detestabile Renzi o gli antirenziani muffiti come questo montanari.
    Sembrano sempre non ricordare che il partito di sinistra come piace a loro (dio ce ne scampi) non prenderebbe nemmeno lo 0.3%.
    Sono queste stronzate a commento di Renzi e queste similitudini senza alcun senso che aprono la strada al grillismo di sinistra che infesta l’Italia che un tempo si definiva progressista.
    L’unica cosa ch qpprezzo di Renzi e che almeno al montanari di turno non ha problemi a mandarlo a fa….lo.

  4. Memedesimo scrive:

    Spacciare l’idea che Renzi sia di destra e’ un’assurdità. Certo per certi radicali di sinistra, la stessa deve mantenersi dura e pura, pertanto conservando una vocazione minoritaria. Per fortuna che questa idea e’ sempre più minoritaria tra gli elettori, come già c’è ne fu una dimostrazione nel voto a favore di Veltroni nelle politiche del 2008.

  5. Claudio23 scrive:

    La premessa è che si sta avverando la profezia e cioè “moriremo (almeno per quanto mi riguarda) democristiani. Non è un gran male tutto sommato visto che l’alternativa erano Grillo o Berlusconi. E’ stato scelto il male minore tra gli scenar possibili.
    Ma che tristezza vedere la ressa per salire sul carro del vincitore! Ci sono tutti, un po’ di sinistra, un bel po’ di centro, un po’ di destra. Tutti a sgomitare, che spettacolo buffo ma non mi scandalizza tutto questo.
    Che tristezza il livore ed il gonfiar del petto dei nuovi vincitori contro la sinistra che non ha paura di dirsi comunista. Livore di persone che sotto l’ombrello renziano si sentono vincitori ed invece rimanendo con Monti avrebbero dovuto iscriversi al partito dei perdenti (elettoralmente parlando).
    E comunque se essere moderni significa essere renziani io allora sono antico e magari anche “patetico” (ma a schiena dritta).
    E senza vergognarsi di sentirsi comunista, anche se “non è di moda”.

  6. Mao scrive:

    Potrei anche essere d’accordo con te, giovane autore di questo articolo, se solo vedessi un briciolo di idee da cui partire per costruire una sinistra così alternativa ad un governo “di destra” come quello rappresentato da Renzi.
    Un briciolo di idee che abbiano anche una validità anche dal punto di vista meramente numerico il giorno dopo le elezioni.

  7. Daniele scrive:

    Io credo nei valori d’ascendenza socialista e Renzi prosegue politche che per conto mio vanno nella direzione sbagliata.
    Detto ciò, godo nel vedere rosicare gli intellettuali ex-comunisti, categoria che sentitamente aborro.

  8. Mikez scrive:

    Quanti sensi di colpa e giustificazioni. Ma non c’è mica nulla di male a votare destra.

  9. Raffaella scrive:

    Come sempre complimenti, Prof.Montanari. E’ davvero nostro dovere ora lavorare per ricostruire una rappresentanza laica, civile, pluralista, onesta, democratica, sapiente e che sappia prendere le distanze dal mercatismo, dal dogmatismo, dall’antiintelletualismo, dalle semplificazioni, dai privilegi, dalla mafiosità.

  10. Giangio scrive:

    Renzi di destra ? Democristiano ? Berlusconiano nativo ?
    Quindi la sinistra liberale e riformista non sarebbe sinistra ? Nel 2014 ? Davvero crede che chi non è andato a votare possa volere “la liberazione dal totalitarismo della mercificazione” ?
    Secondo me la sinistra reale, nel 2014, è proprio quella di Renzi, il cantiere agognato da Montanari mi sembra una sinistra astratta che in pochi vogliono oggi e sempre meno vorranno domani.

  11. Mario Rocchi scrive:

    Ma finiamola con la destra o la sinistra storica quella in scatole chiuse e senza capacità di comunicare. Ha vinto Renzi, bene, la Italia necessità di una scelta di gente giovane con voglia di fare e se possibile non legate ai vecchie poteri. Non so se sera’ possibile però adesso diamole tempo e spazio per governare ……..i giudici apocalittici lasciamoli per dopo.b

  12. Mikez scrive:

    Giangio ha proprio ragione, “la sinistra reale, nel 2014, è proprio quella di Renzi.” Aggiungerei anche che il tenore di questi commenti fuga ogni dubbio se Renzi e il PD siano di sinistra o meno. Meno. Conferma invece la totale sintonia tra il partito e il suo elettorato. Contenti loro, contenti tutti, come si suol dire. Se era solo per vedere la propria squadra vincere bastava votare Juventus eh.
    Comunque, oltre ai fazzoletti preparate i portafogli, ecco cosa vi scrive l’ on. Babbo Natale Rehn da Bruxelles con la solita letterina (un paragrafo tra i tanti):
    “I recenti interventi volti ad alleggerire la pressione fiscale sui fattori di produzione sono stati piuttosto limitati. Vi è pertanto il margine per spostare ulteriormente il carico fiscale verso i consumi, i beni immobili e l’ambiente, nel rigoroso rispetto degli obiettivi di bilancio. Per quanto riguarda i consumi, al fine di migliorare la struttura del sistema tributario è determinate anche una revisione delle aliquote ridotte dell’IVA e delle agevolazioni fiscali dirette, prestando debita attenzione alla necessità di ridurre i possibili effetti distributivi.”
    Disegnino? Il succo pare sia una manovrina da 9 miliardi. Auguri.

    P.S. A proposito di fattori di produzione, visto che stranamente sono gli stessi del secolo scorso (Capitale, Lavoro, Terra) e non hanno avuto bisogno di restyling: per amore di sintesi, dicesi partito di Destra il partito che fa gli interessi del Capitale, dicesi di Sinistra il partito che fa gli interessi del Lavoro. Se qualcuno ritiene che il PD in passato o Renzi in futuro abbiano fatto o faranno gli interessi dei lavoratori non ha bisogno né di un oculista né di uno psichiatra, ha bisogno di un cero. Eventualmente anche di una Madonna.

  13. Michele scrive:

    Revelli, nel ’96, individuava due destre, una populista e una tecnocratica (semplificando molto: la prima rappresentata da Berlusconi, la seconda sotto la guida di Prodi prima e Bersani poi). Con Renzi si è avuta la fusione di queste due destre e il superamento della contrapposizione puramente nominale fra destra e sinistra. Anche Revelli auspicava una palingenesi della sinistra: sono passati quindi quasi vent’anni e non è cambiato nulla. L’attuale sinistra nominale, la Lista Tsipras, è in realtà ciò che resta di quella parte di destra tecnocratica che ha provato a resistere alla fusione renziana: non è individuabile nel suo programma alcuna alternativa credibile o radicale critica al sistema monetaristico e finanziario che regge l’Europa ma solo una serie di aggiustamenti tecnici per renderlo più funzionale e sostenibile.
    Parlare poi di “miracolo” a riguardo del risultato elettorale alle Europee della Lista dopo aver confrontato i dati numerici delle preferenze ottenute dal Pd nel corso degli anni mi sembra quantomeno ingenuo: è molto più allarmante l’emorragia di voti che sta riducendo l’elettorato di sinistra, che non avrebbe avuto alcuna rappresentanza se l’affluenza generale fosse stata più alta (e in questo senso l’astensione ha favorito più la Lista e l’Ncd che altri). Ma forse tale cosiddetto “miracolo” eviterà le ennesime discussioni fiaccanti sulle “ragioni della sconfitta”, e già questo sarebbe un grande risultato.

  14. Bice scrive:

    Non faccio parte della gran mole di renziani entusiasti ma quando leggo cose come “un uso del patrimonio culturale, e in generale della cultura, che abbia come fine la liberazione dal totalitarismo della mercificazione e la formazione di cittadini” (T. Montanari) capisco che Renzi è pur sempre un argine a situazioni peggiori.

  15. Mikez scrive:

    oh Deo Gratias! Michele, finalmente una luce nel buio, sarà il nome o il fatto che anche tu leggi librisenza figure? A corredo del tuo commento ineccepibile vorrei solo sottolineare che il vero cancro politico italiano, ciò che tiene in scacco la nostra democrazia, è rappresentato proprio da questa sinistra nominale, perché mentre Berlusconi e Grillo occupano lo spazio loro proprio e che dicono di voler occupare (l’uno la destra puzzona, l’altro il vuoto qualunque della rete), il PD e i suoi satelliti occupano lo spazio a sinistra con politiche (economiche e sociali) da destra linda e feroce, Montiana. Niente che mentano agli elettori, quello che temo è che mentono anche a se stessi, pur di tenersi il pezzetto di potere che hanno faticosamente conquistato. A tal proposito rimando al bellissimo intervento del filosofo Davide Tarizzo, che offre più materia per pensare di tutte le annate di Repubblica dal 1979 in poi (nel 1978 sembra che ci fosse ancora del senno da quelle parti).
    Di fronte a una tale catastrofe discutere se la Spinelli Barbara debba andare o no a Bruxelles è come stare a scegliere la passamaneria di bordo dopo aver già speronato l’iceberg.

  16. Carlo scrive:

    “Come sempre complimenti, Prof.Montanari. E’ davvero nostro dovere ora lavorare per ricostruire una rappresentanza laica, civile, pluralista, onesta, democratica, sapiente e che sappia prendere le distanze dal mercatismo, dal dogmatismo, dall’antiintelletualismo, dalle semplificazioni, dai privilegi, dalla mafiosità.”

    Ma, signora Raffaella, la sua alternativa agli ‘ismi’ menzionati sopra quale sarebbe? Socialismo, relativismo, intellettualismo e complicazioni?
    Quanto ai privilegi e alle mafiosità direi proprio che quella parte politica sedicente “laica, civile, pluralista, democratica e sapiente” ne sia stata maestra. Anche nell’Università, anche nel settore di cui si occupa Montanari, la storia dell’arte.

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