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Vivere a New York, oggi: il racconto di Ana Asensio in “Most Beautiful Island”

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Opera prima e piccolo gioiello del cinema indipendente internazionale,  il lungometraggio Most Beautiful Island diretto dall’attrice, sceneggiatrice e regista spagnola Ana Asensio, è uscito l’estate scorsa per per Exit Media. Presentato al Torino Film Festival e al Festival di Cinema Spagnolo di Roma e vincitore del Premio speciale della Giuria all’ultimo SXSW di Austin, il film è un thriller semiautobiografico ambientato oggi a Manhattan (l’isola più bella del titolo).

A interpretare la protagonista Luciana è la stessa Asensio, che facendo tesoro delle esperienze vissute quando una ventina d’anni fa si è trasferita dalla Spagna a New York in cerca di arte e fortuna e stancatasi presto dei ruoli che le venivano offerti come attrice, ha preso in mano la situazione e ha scritto un film e un personaggio ispirati alla sua vita, con la certezza un giorno di interpretarli.

“Trovare i soldi per finanziare il film è stata la cosa più complicata”, racconta la regista al telefono da New York, dove vive e lavora dal settembre del 2001. “Dalla scrittura alla realizzazione sono passati anni, e alla fine temevo di non avere più l’età giusta per interpretare Luciana, temevo di essere diventata troppo vecchia”.

MOST BEAUTIFUL ISLAND _STILL 02╕ EXIT MEDIA

Luciana nel film è un’immigrata che ha alle spalle un passato drammatico, vive a New York senza assicurazione sanitaria e senza un lavoro, e un giorno si ritrova ad accettare l’invito di un’amica (Olga, immigrata anche lei, interpretata nel film da Natasha Romanova) a presenziare a una festa privata che si rivelerà più inquietante delle peggiori aspettative.

“Alcuni trovano sia un film sul tradimento e sull’assenza di solidarietà tra donne”, racconta ancora Asensio, “ma io non l’ho mai visto così, per me è un film che parla soprattutto di fiducia e solidarietà. Luciana e le altre donne immigrate che si trovano a vivere la sua stessa esperienza, cercano solo di sopravvivere. Sono tutte sulla stessa barca e devono trovare un modo per venirne fuori vive”. Girato in Super 16, con una macchina da presa agile ma sempre incollata alla protagonista, il film segue ventiquattro ore della vita di Luciana.

“Quasi tutto quello che succede a Luciana nel film e in questa sua giornata folle”, continua Asensio, “è successo anche a me nei primi due anni in cui ho vissuto a New York. Il primo anno avevo un visto per studenti, poi ho dovuto cambiarlo in un visto di lavoro, e nella transizione tra l’uno e l’altro, non potendo lavorare legalmente, mi sono ritrovata costretta ad accettare i lavori più improbabili, proprio come Luciana nel film. Di quello che accade a Luciana ho inventato solo il suo passato drammatico e la festa. Fortunatamente non mi sono mai ritrovata a feste come quella, ma è capitato anche a me di ritrovarmi in situazioni in cui mi sono sentita profondamente a disagio e costretta a rimanere. Ho scritto questo film per raccontare la mia esperienza di immigrata a New York, una città che sotto la sua patina glam resta un posto pericoloso dove vivere ma da cui, una volta che arrivi, non riesci più ad andare via”.

È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. Homes, Douglas Coupland, James Franco, Lillian Roxon e Lena Dunham, e ha tradotto e curato la nuova edizione italiana di Jim entra nel campo di basket di Jim Carroll (minimum fax, 2012). Insieme a Daniele Marotta è autrice del graphic novel Superzelda. La vita disegnata di Zelda Fitzgerald (minimum fax, 2011), pubblicato anche in Spagna, Sudamerica, Stati Uniti, Canada e Francia.
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