pere borrell del caso escaping criticism

Il romanzo politico di Walter Siti

pere borrell del caso escaping criticism

Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Immagine: Pere Borrell del Caso, Escaping criticism)

Autobiografia e politica: difficile, leggendo l’ultimo romanzo di Walter Siti, non pensare al recente successo letterario de “Il desiderio di essere come tutti” di Francesco Piccolo. Pubblico e privato suonano in contrappunto in entrambi i libri, con esiti diversissimi: in Piccolo scorgiamo l’avvento del renzismo come possibile reincarnazione di quel compromesso storico fallito e rimpianto nel libro, rea confessa l’intransigente “purezza” di una sinistra che (secondo l’autore) non voleva scendere a patti con la realtà; in Siti Renzi appare tra le ultime pagine come “il metadone per l’antiberlusconismo tossico”, “antisortilegio” con cui la politica italiana prova a salvare capra e cavoli: “l’irrazionalità” del “mago Silvio” e “il senso del limite”. Forse, in fin dei conti, non sono due prospettive inconciliabili; ma Piccolo immagina la storia della sinistra italiana come un romanzo di formazione, rassicurandoci nella prospettiva di un equilibrio possibile e raccontando la storia di un individuo (lui stesso) che ricompone il passato e il presente come si fa dallo psicologo: la realpolitik come un’ortopedia dell’anima.

Exit Strategy concentra e rilancia tutto il peso dell’emergenza, le ambiguità, i punti ciechi, le “riprovevoli notti” del corpo e della coscienza nazionale (i festini berlusconiani come metafora di una società sottomessa al diktat del piacere). Al centro della scena, insieme al narratore (Walter Siti), ci siamo noi, già da sempre conniventi: il compromesso storico paradossalmente realizzato nell’ecumenismo del benessere preteso, negli anni trascorsi, destra e sinistra, allo stesso allegro banchetto a cui nessuno sembra preparato a rinunciare. Oggi, “invece di affrontare le proprie ossessioni e risolverle in battaglia, il Paese scantona, si abolisce” e dell’Italia non resta che “un museo sinistrato, abitato da estroversi depressi”. Ma il leopardismo terminale di Siti è meno apocalittico di quel che sembra: anzitutto perché in questo libro che è anche (anzi, soprattutto) un romanzo d’amore, all’amore, per la prima volta nella storia della sua scrittura, Siti offre l’opportunità di un futuro: la vita di coppia.

Il romanzo politico di questo grande scrittore “incivile” ci consegna un privato che cerca nuove soluzioni, nuovi compromessi, senza rinunciare a mostrarsi ancora fragile e tortuoso, con tutti i suoi alibi, miti, finzioni. Come un diario che attraversa gli ultimi tre anni, il libro riassume luoghi personaggi e esperienze che i lettori abituali riconosceranno, introducendo però un personaggio nuovo, diverso, capace di spostare gli equilibri, esibire il trauma, offrire una possibilità di salvezza alla fine dell’ “età del desiderio” (pubblica e privata).

La poesia scintilla come sempre nell’attrito di altissimo e bassissimo (riferimenti classici e icone pop, filosofia e televisione, lirismo e innesti dialettali), la tensione dello stile non cala (quasi) mai ed è su ogni singola pagina, prima ancora che nella trama politica di questa vicenda sentimentale, che il lettore riconosce l’intensità di una scrittura unica e la promessa, già pasoliniana, di una “uscita”, o di una strategia, che non può che essere anzitutto letteraria: “Il codice, – ha scritto Pasolini – soprattutto il codice linguistico, è la forma estrema indispensabile a questa fraternità umana che provo sempre in me come qualcosa che ho perduto.”

Carlo Mazza Galanti è nato a Genova nel 1977. Ha lavorato in Francia come ricercatore universitario prima di tornare in Italia, a Roma, dove vive e lavora. Scrive su diversi giornali e riviste, in particolare Alias, il manifesto, D di Repubblica, lo Straniero, Nuovi Argomenti, Orwell. Traduce romanzi dal francese.
Commenti
5 Commenti a “Il romanzo politico di Walter Siti”
  1. Lorenzo Marchese scrive:

    Letto e apprezzato, per delle ricerche affini che sto conducendo in questi giorni, ma più incentrate sul perturbante berlusconismo della scrittura di Siti dal 2006 in poi. Ne terrò conto, grazie
    Solo una notazione: perché pezzi così brevi? Perché non spendere qualche parola in più, rischiando sia di essere apodittici che di dare troppe cose per scontate? Mi sembra che sia questo il rischio che il pezzo corre.

  2. LM scrive:

    Marchese, ha fatto bene a scrivere che sta facendo ricerche affini, tutto il paese era in ansia.

  3. Carlo Mazza Galanti scrive:

    @Marchese: il pezzo è uscito su pagina99, edizione cartacea del fine settimana, ho dovuto rispettare il numero di battute che mi erano state chieste.

  4. Lorenzo Marchese scrive:

    @Mazza Galanti
    peccato; conosco la situazione, eppure ci sono tanti spunti belli che meriterebbero di essere approfonditi. Il nodo centrale mi sembra giusto: questo è un romanzo politico, e politicamente ambiguo. Il personaggio Siti stesso è sottomesso al diktat del piacere di cui Berlusconi è attore principale: un’identificazione simbolica strisciante fra i due sottende tutto il percorso di Exit Strategy, mi sembra. Il passaggio a Monti e al governo tecnico rappresenta qui un collettivo (e un po’ comico) “ritorno alla realtà”, non ricordo il passo ma in un punto è detto quasi esplicitamente, che fa da specchio all’abbandono della dimensione di piacere privato e “proibito” abbandonata da Siti nell’atto di trasferirsi a MIlano.

    Tengo ovviamente a precisare che il LM del commento delle 13:15 sono io stesso, che gioco a fare un controcanto ironico di quanto ho detto prima: lo prova l’identità delle iniziali e il tono demenziale e fuori fuoco del commento =)

  5. LM scrive:

    @Marchese
    Ha fatto bene a specificare che LM è lei, tutto il paese era in ansia

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