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L’idolatria del lunedì


Questo pezzo è uscito su Orwell.

Parlare di Zerocalcare può apparire già superfluo: sembra ormai noto a tutti, né passa giorno in cui qualcuno non ti consigli di comprare i suoi libri, non importa quante volte ripeti  che già li conservi nella medesima nicchia dei grandi. Che poi, io stesso sono uno scopritore tardivo: quando vidi la sua striscia (per ora il prodotto calcariano meno convincente, ma confido che debba solo prendere le misure al formato) sostituire l’onorata Red Meat su Internazionale, pensai, “embe’?”, salvo poi ritrovarmi qualche settimana più tardi a tormentare chiunque mi capitasse a tiro con La profezia dell’armadillo. Se poi ci aggiungiamo il fatto che a Lucca Comics lo stand del suo editore Bao publishing aveva una bolgia di fan vista di rado per un fumettista, e che proprio mentre La profezia dell’armadillo esplodeva, Zerocalcare era già pronto con Un polpo alla gola, il suo secondo lavoro non meno buono del primo, potremmo pensare che non ci sia più bisogno di parlare di lui.

E invece di Zerocalcare è necessario parlare tanto più adesso, perché, con Un polpo alla gola che – uscito da appena un mese e edito da una piccola realtà come Bao – sfonda le 40’000 copie vendute e passa le ultime tre settimane al primo posto della classifica generale di vendite di Amazon, con La profezia dell’armadillo, uscito un anno fa, stabile al 3° posto, si configura come qualcosa che trascende la nicchia degli appassionati di fumetto (o quella degli utilizzatori di social network più avveduti, poiché l’esplosione è stata innescata in primo luogo dai tasti “share” della sua striscia del lunedi), per diventare una questione culturale di rilevanza nazionale: la dimostrazione che il libro a fumetti in Italia può ancora funzionare al punto di fare cifre importanti, e dunque, di conseguenza, che vale la pena investire sul fumetto.
Zerocalcare funziona perché, per quanto sia “fumetto d’autore”, nel senso di opera libera da costrizioni di serie, è anche fumetto popolare. È popolare perché parla di una quotidianità che riguarda tutti, certo, ma soprattutto perché trae la sua linfa dall’immaginario pop più profondo, andando però oltre il citazionismo: quello che fa è raccontarci di come tale immaginario innervi le anime di due generazioni cresciute con Junior TV. Al di là della sua grande sensibilità nell’isolare e catalogare la “casistica” della vita di tutti i giorni, l’invenzione più fortunata di Zerocalcare sono infatti le sue “coscienze”, che si manifestano, a seconda dei casi, ora nella forma di David Gnomo, ora in quella dell’Uomo Tigre, ora di Sirio dei Cavalieri dello Zodiaco o Shu di Ken il guerriero – ma anche di Vandana Shiva o del sergente Hartman di Full Metal Jacket, perché l’autore ha una facilità d’inclusione assoluta, figlia questa più dell’ibridazione dei meme in stile 4chan che del modernismo –, fino all’Armadillo, unica incarnazione che non rimandi ad altri personaggi (se non, nella funzione narrativa, allo Hobbes di Calvin & Hobbes), e alla coscienza di Camille, amica del protagonista la cui morte è il leitmotiv del primo libro, presentata come il mostro lupesco che tormenta il Gatsu di Berserk. Per mezzo di questo dispositivo, Zerocalcare ci ricorda che il seme gettato da tanti anime visti quando erano ancora solo “cartoni animati giapponesi”, e le emittenti locali, trovata una miniera di contenuto a basso costo, ce li sparavano addosso tutti, senza distinzioni tra shojo (per ragazze), shonen (per ragazzini) e seinen (per ragazzi un po’ più grandi), non è andato perduto: la portata mitopoietica di quelle opere viene oggi ripresa dal fumettista romano, il quale fa dei loro eroi qualcosa di non dissimile da apparizioni divine – se per dio si intende, crowleyanamente, un perno simbolico grazie al quale provare a spiegarsi meglio la realtà – e suggerisce che non dobbiamo vergognarci se, in epoca di secolarizzazione estrema, l’iconoclastia è stata sostituita da una forma “sana” di idolatria nostalgica.
Come capita spesso con le opere seconde, ce stanno già quelli che dicono che il primo era mejo (scrivo così perché merita una menzione anche la lingua di Zerocalcare, che riproduce la parlata giovanile nell’unico modo possibile in Italia: tramite il preciso inserimento di elementi dialettali, in modo abbastanza moderato da evitare di finire nell’abisso della pseudocomicità regionale, ma sufficiente a trovare il “polso” del linguaggio dei suoi giovani, e con esso quello di tutti quanti), tuttavia si tratta di un allarme infondato: se è vero che La profezia dell’armadillo era più ricco di fuochi d’artificio, è anche vero che era frutto di un accumulo di materiali più lungo rispetto a Un polpo alla gola; ancor prima di ciò, nel decretare la superiorità dell’opera seconda e dare adito a grandi speranze per la terza, è il fatto che Un polpo alla gola ha ambizioni romanzesche, laddove La profezia dell’armadillo si riduceva in fin dei conti a una serie di sketch collegati dal filo rosso della morte di Camille. Guardiamo poi anche ai disegni, che graphic novel, termine orrendo che piace a quelli che ancora si vergognano a dire “fumetto”, vuol dire pur sempre fumetto, e nei fumetti i disegni sono importanti: i disegni di Zerocalcare sono tuttora in evoluzione – le stesse storie dell’Armadillo esistono in una versione precedente, più grezza, e nel sito personale dell’autore si possono vedere disegni ancora anteriori – e in Un polpo alla gola si iniziano a scorgere le stigmate di una maturità stilistica che potrà darci diverse soddisfazioni; intanto, godiamo a vedere la fortunata sintesi di elementi giapponesi (su tutti, l’espressione del Calcare terrorizzato, ma sono molte le soluzioni grafiche ereditate dal manga), statunitensi (c’è Robert Crumb, ma il tratto ricorda anche Penny Arcade) e italiani (probabilmente il suo ascendente grafico più diretto è Lupo Alberto), e il rinforzarsi di tutta una serie di stilemi. Stilemi non solo grafici: anche nella costruzione delle vicende esiste già una “gamma Zerocalcare”, che tuttavia pare anche in grado di ampliarsi progressivamente, senza cedere al gusto facile del tormentone: per dire, in Un polpo alla gola non c’è traccia di armadilli.

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari (RGB 2007, poi Voland 2013), ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza 2011), Terra ignota e Terra ignota 2 (Mondadori 2013 e 2014), Muro di casse (Laterza 2015), La stanza profonda (Laterza 2017, dozzina Premio Strega). È fondatore del progetto SIC – Scrittura Industriale Collettiva (In territorio nemico, minimum fax 2013); per minimum fax ha pubblicato anche un racconto nell’antologia L’età della febbre (2015). Dal 2013 dirige la narrativa di Tunué. Scrive sulle pagine culturali del Corriere della Sera e sul Corriere Fiorentino.
Commenti
10 Commenti a “L’idolatria del lunedì”
  1. ergonomico scrive:

    Zerocalcare dà una voce schietta e modesta a due generazioni, quelli che si innamorarono per la prima volta di lamù negli anni 80 e quelli definiti X negli anni 90 che, a loro beneficio, avevano il gameboy….noi al massimo lo scaccia pensieri che meritava però 😀 Che dire…siamo figli del vuoto politico, della nintendo e una fraccata di anime/manga…la mamma cocca la aveva chi era fortunato e il mammut d’é pazzi (sicuro che sia rebibbia e nn il casale… ;)) è una chicca per pochi. Che dire, grazie a zero calcare e grazie a voi per l’articolo. Siete una bella boccata d’aria fresca in una città che soffoca sotto le proprie esalazioni.

  2. Vanni Santoni scrive:

    (vale la pena ricordare, data la presenza al suo interno di alcuni riferimenti temporali, che l’articolo è uscito originariamente il 24 novembre 2012)

  3. LaLeggivendola scrive:

    Adoro Zerocalcare. Lo adoravo quando leggevo soltanto le strisce settimanali, l’ho adorato con La Profezia e poi con Un polpo alla gola. Ho trovato davvero coraggioso da parte sua rinunciare all’Armadillo già alla seconda pubblicazione, anche se conosco gente che non ha troppo gradito la cosa.
    Credo che il successo di Zerocalcare stia, come ha detto lui stesso durante un incontro a Napoli – in seguito al quale l’ho stressato orrendamente perché disegnasse un pretzel sulla mia copia di La profezia, povero ragazzo… – nella sua ferrea volontà di mantenere uno standard. Essere arrivato al successo è un motivo in più per migliorarsi e non una scusa per lasciarsi andare. Se non è soddisfatto, cancella. Anche nelle strisce a’ggratis sul blog. Uno così veramente non può che meritarsi tutto il bene che gli capita.

  4. gigliola scrive:

    Anticonformismo di massa.
    Rinsavisca Santoni!

  5. Vanni Santoni scrive:

    @gigliola be’ dai ora non è che dobbiamo scagliarci contro Zerocalcare perché è diventato mainstream ^_^ mi par che anche la qualità delle storie uscite online dopo il Polposia rimasta invariata – se non è addirittura migliorata.

  6. gigliola scrive:

    Caro Santoni,
    non sono certo indispettita perché facevo parte di una nicchia “volgarizzata” col passare del tempo. Non mi è mai piaciuto Zerocalcare, anzi, inizio a “sospettare” coloro a cui piace!
    Come se rappresentasse (anzi, leviamo il “come se”) il diradarsi nel nostro paese del senso del comico, che lei saprà benissimo, non è collettiva rassegnazione alla comune mediocrità, quanto nobile o ignobile sarcasmo (inteso nel senso primo del termine, quella decorticazione e quel balletto senza pelle che ne viene…) prodotto senza l’ombra di un sorriso… E invece il nostro Z. se ne fa di risate e sa perché? Perché finge di essere il nostro uomo del sottosuolo, finge di rimestare nel nostro passato comune, di mostrarci umanità e disumanità del nostro presente, e gli viene tutto sommato da perdonare tutti! Mah…

  7. Vanni Santoni scrive:

    lo stesso ZC mi pare consapevole di ciò, dato che ha definito il proprio lavoro “populismo del rancore quotidiano”, ma ritengo che la sua legittimità di sguardo risieda anche nel non proporlo mai come qualcosa di più di quel che è (un onesto fumetto umoristico, alla fine di ogni conto) – inoltre non credo finga di rimestare: il suo amore per Shu o Sirio è il mio, lo riconosco.

  8. gianni scrive:

    Grandioso zerocalcare, ho messo come sfondo del desktop la vignetta in cui chiama la madre per farsi spiegare, dalla sua sapienza contadina, come si accende il forno.

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  1. […] nota circa Ultimo Parallelo su SP, e il mio vecchio pezzo orwelliano su Zerocalcare, riesumato su m&m. Like this:Mi piaceBe the first to like […]

  2. […] In un articolo uscito anche su m&m, Vanni Santoni sottolineava la tua abilità nel far esplodere la cosmogonia […]



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