1home

Zombie al cinema: cosa racconta “Go Home – A casa loro”

1home

Emiliano Rubbi è un produttore discografico (ricordiamo tra i tanti Piotta, Brusco, Andrea Ra, il Muro del Canto),  un sound engineer,un cantante ecompositore (con i Mata Hari e i Lemmings).

Eppure, per decine di migliaia di persone, per ben altri motivi la voce di Rubbi è un punto di riferimento quotidiano, intendendo il termine in due accezioni: nel senso letterale, essendo uno degli opinionisti e speaker più apprezzati della storica emittente romana Radio Rock; nel senso figurato, essendo forse il più preciso e appassionato debunker della propaganda salviniana, da lui ogni giorno decostruita sulla sua pagina Facebook, con ammirevole pazienza (soprattutto nei confronti delle migliaia di commenti benaltristi e offensivi, tutti uguali, di centinaia di troll).

Ma Emiliano Rubbi è anche uno sceneggiatore. Ed è in questo aspetto che ve lo introduciamo. Tra pochi giorni, dal 15 Aprile, al cinema potrete vedere Go Home – A casa loro, diretto da Luna Gualano.

Un film che ha già avuto importanti riconoscimenti: dopo l’esordio alla Festa del cinema di Roma nella sezione Alice nella città, dove si è aggiudicato il Premio Panorama Italia assegnato dalla Roma Lazio Film Commission,ha vinto il premio Mario Bava come miglior lungometraggio al Fantafestival, è stato premiato al Catania Film Fest – Gold Elephant World (Premio Speciale My Lawyer e Migliore attore protagonista ad Antonio Bannò),  è ufficialmente candidato ai Globi D’Oro 2019 ed è in concorso al Brusselles International Fantastic Film Festival.

Go Home – A casa loro è stato prodotto grazie a diversi microfinanziatori e a una campagna di crowdfunding. Al progetto hanno partecipato attivamente tanti artisti, da Zerocalcare, che ha firmato il manifesto, a Piotta, Train to Roots, Daniele Coccia, Il Muro del Canto, che hanno contribuito con i loro pezzi alla colonna sonora del film.

Cosa c’entra Rubbi con questo film? Semplicemente, è nato da una sua idea e, oltre a esserne lo sceneggiatore, ne ha curato con Eugenio Vicedomini la colonna sonora.

L’idea è la seguente, semplice e fulminante: un ragazzo di estrema destra si rifugia in un centro di accoglienza durante un’invasione zombie, con tutto ciò che ne consegue. Ne abbiamo parlato con Emiliano.

Come è nata l’idea di questo progetto?

Ero in macchina con Luna Gualano, stavamo discutendo di un episodio di cronaca, uno dei tanti episodi di ordinario razzismo che già da tempo avrebbero dovuto dirci molto sulla china che stava prendendo il nostro paese.

Se non sbaglio si trattava dell’omicidio di Fermo, quello in cui un ultrà di estrema destra aveva prima chiamato “scimmia” la compagna di un ragazzo africano e poi, quando questo gli si era avvicinato, lo aveva colpito con un pugno, uccidendolo.Pensai che questo genere di rabbia cieca era in qualche modo simile al comportamento degli zombie cinematografici, che uccidono quasi inconsapevolmente, spinti da un istinto primitivo come la fame.

Così dissi a Luna: “Dovremmo fare un film su questa cosa” e lei mi rispose: “E che aspetti? Scrivilo, facciamolo”.

Ed eccoci qui.

In molti casi (pensiamo ad Habemus Papam o a Il Caimano, solo per citare Nanni Moretti) la realtà ha superato la finzione cinematografica. In questo caso, l’apocalisse zombie può essere un’allegoria della morte delle coscienze?

Gli zombie sono l’allegoria perfetta per moltissime cose, come insegna Romero. Sono un contenitore vuoto, non hanno coscienza, né consapevolezza di sé, si muovono in branco e l’unica cosa che fanno è andare in cerca di cibo, di nutrimento.

E proprio perché sono inconsapevoli, privi di qualsiasi residuo di umanità, perfino di cattiveria o malvagità, ci fanno così paura. Quello che spaventa, negli zombie e in molte manifestazioni del nostro tempo, è l’assenza.

Qual è il modo secondo te per evitare che i giovani delle periferie cadano nelle trappole della propaganda xenofoba?

Dirò una banalità: bisogna essere in grado di proporre una cultura alternativa. Purtroppo, quelli che fanno propaganda xenofoba, sono gli unici che, in questi anni, si sono occupati di dialogare con chi vive ai margini, in quelle periferie urbane che un tempo erano uno dei più grandi bacini elettorali della sinistra e che oggi, invece, sono quasi tutti in mano alla destra o, addirittura, all’ultradestra.

Serve proporre alternative, serve conoscere quelle realtà per dare soluzioni che siano contrapponibili alle ricette dei cosiddetti “sovranisti”. A parole sembrano averlo capito un po’ tutti, nei fatti non mi sembra che sia così.

C’è stato un interessante confronto nella tua trasmissione su Radio Rock fra Andrea Colamedici e te sul differente modo di rispondere alle bufale della propaganda governativa. Tu che quasi quotidianamente fai un attento debunking delle sciocchezze sparate da sovranisti e populisti, che tipo di risposta hai? Pensi sia ancora possibile convincere le persone con argomentazioni e le evidenze?

Penso di sì. O, meglio, credo che sia una cosa estremamente difficile da ottenere, ma si può “creare opinione” smontando la becera propaganda a cui siamo tutti sottoposti ogni giorno.

È un processo lungo, ma credo che sia l’unica via percorribile. Lasciar passare indisturbati certi concetti abominevoli, senza controbattere nel merito, mi sembra un errore che non possiamo permetterci di fare.

Giusto per citare uno slogan nato già consunto, da cosa o da chi “deve ripartire la Sinistra”?

Da Pamela Anderson, senza dubbio. Oppure dalla sinistra. Basterebbe che “facesse la sinistra”, per ripartire. Certo, bisognerebbe ricordarsi anche cosa significa, per farlo.

Perché hai scelto di raccontare questa storia con questo medium?

Quando ho pensato alla storia di un neofascista che resta chiuso in un centro di accoglienza circondato dagli zombie, mi è subito venuta in mente sotto forma di film. E poi lì con me, in quel momento, c’era Luna, che è una regista fantastica, quindi è venuto tutto automatico.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Un sacco di roba, tutta diversa. Dischi, film, serie tv, politica.  Forse un libro, se riesco a rimettermi a scrivere. Non sono in grado di dedicarmi a una cosa sola per volta. Credo di essere l’individuo più dispersivo sulla faccia della terra, in realtà.

_________

La lista delle sale in cui verrà proiettato Go Home – A casa loro verrà costantemente aggiornata sulla pagina Facebook del film.

Adriano Ercolani è nato a Roma il 15 giugno 1979. Appena ventenne, ha avuto il piacere di collaborare con Giovanni Casoli nell’antologia Novecento Letterario Italiano e Europeo. Si occupo di arte e cultura, in varie forme dalla letteratura alla musica classica e contemporanea, dal cinema ai fumetti, dalla filosofia occidentale a quella orientale. Tra i suoi Lari, indicherei Dante, Mozart, William Blake, Bob Dylan, Charles Baudelaire, Carmelo Bene, Andrej Tarkovskij e G.K. Chesterton. È vicepresidente dell’associazione di volontariato InnerPeace, che diffonde gratuitamente la meditazione, come messaggio di pace, nelle scuole e nei campi profughi di tutto il mondo, dalla Giordania al Benin, dal Libano a Scampia.
Nel suo blog spezzandolemanettedellamente riversa furiosamente più di vent’anni di ricerca intellettuale. Tra le sue collaborazioni: Linkiesta, la Repubblica, Repubblica-XL, Fumettologica e ilfattoquotidiano.it.
Aggiungi un commento