Un fungo ci renderà liberi (quando ci avrà decomposti). Appunti sporadici per un testo futuro

1f

Axolotl è una rivista letteral-scientifica: ogni numero è tematico e contiene contributi di vario genere, dai racconti alle curiosità scientifiche, dalle note personali alle storie illustrate. Ibrida e gratuita, Axolotl vuole muoversi fra due mondi: quello dei libri e quello della divulgazione scientifica. Pubblichiamo il longform uscito sul numero 0: l’ha scritto Alessandro Raveggi a cavallo fra scienza e letteratura, componendo un vero e proprio mosaico di suggestioni fungine.

di Alessandro Raveggi

Qualcuno si deve essere accorto che mi sono fissato coi funghi, se mi si chiede di scriverne. Dovrei preoccuparmi? Magari, penso, mi si vede in giro già come uno di quei folli fanatici di funghi, quei lunatici bizzarri gilet e berretto in testa che conoscono perfettamente stagioni e ore e venti e tutta la barometria disponibile per andare a cacciare quel gallinaccio, quel porcino, dei chiodini, degli orecchioni o gli imprevedibili matsutake, e se interessati a fenomenali “upgrade” della stessa caccia spirituale, magari uno Psylocybe azurescens – che, confesso, non ho mai provato!

Non sono, vorrei rassicurare, uno di quei tizi che piangono di gioia quando scoprono una nuova fungaia come fosse lo Shangri-La, o si disperano per giorni perché qualcuno ha violato il proprio esclusivo santuario da micofilo. O spero di non essermi ridotto, sia detto bonariamente, come quel mito di Paul Stamets – uno scienziato amateur oggi molto noto per le sue idee visionarie sull’uso dei funghi per risanare l’ambiente (la cosiddetta micorimediazione).

Paul, autore del fondamentale Mycelium Running ancora inedito in Italia, calca spesso in testa nelle sue uscite e conferenze pubbliche un cappello del materiale simil-pelle chiamato amadou, ricavato da quello che si conosce come il fungo “a zoccolo di cavallo”. Pensate, nell’illuminante documentario a lui dedicato, Fantastic Fungi, film diretto da Louis Schwartzberg e uscito nel 2019, viene paragonato a Darwin. Dobbiamo aspettarci così davvero dallo studio dei funghi una nuova rivoluzione di paradigma come fu per l’evoluzionismo? E che cosa può insegnare ai nostri romanzi, al nostro universo da raccontare?

***

Il mondo della micologia è pieno tutto sommato di fascino romantico d’antan – misto se vogliamo a un certo arcaismo da funghi come carne degli dei di preispanica e preistorica memoria, tanto da coinvolgere da un lato il povero Ötzi e dall’altro quella stoned ape theory di McKenna che vuole comprendere l’evoluzione del cervello della scimmia umana grazie ai funghi psicotropi. Ma è tanto romantico, come mondo, quanto è fatto di terminologie abbastanza sgraziate: ife, endomicorizza, basidiomiceti, afilloforali, polipori… basta leggersi Funghipedia, libro uscito quest’anno per il Saggiatore, che è entusiasmante nei contenuti  – aneddoti, revisioni di narrazioni storiche come ad esempio quella su Babbo Natale ricondotto al culto dell’Amanita muscaria, l’incontro con personaggi come il compositore Václav Hálek (“che scrisse all’incirca 1500 opere ispirate ai funghi”), compreso la scoperta che John Cage era un grande micologo e tra i fondatori della “Mycological Society di New York nel 1962” – quanto un libro un po’ faticoso nella sua progressione accademica.

Perché è difficile davvero per un neofita ricordarsene appena mezza di parole di questa breve enciclopedia… e figuriamoci imbarcarsi nell’impresa paziente e quasi ascetica di diventare un micofilo, un esperto di funghi capace di distinguere non solo osservando, ma anche palpando e annusando, e chissà persino un “maestro” dei funghi, uno di quelli che hanno più di un patentino, e nei casi più estremi assumono il ruolo di veri e propri guru con il loro slang preciso e i nomi dei funghi in perfetto latino.

***

Qualche anno fa, dopo aver letto il bel Come cambiare la tua mente di Michael Pollan, ed essere rimasto folgorato soprattutto dal ritratto che lo scrittore offre del Paul Stamets sopracitato (la parte, a mio avviso, migliore del libro), mi sono messo a esplorare quelle che chiamerei le possibilità narrative del mondo dei funghi. Non essendo né uno scienziato, né un medico, né tanto meno uno sciamano, non posso che estrarre succose metafore dal loro mondo come fossero le stesse spore dei funghi prelibate. Ed è qui che entrano in gioco i miceli e le micorize, termine con il quale si indica la straordinaria solidarietà vegetale nutritiva tra le piante e quella che è la parte meno visibile dei funghi, appunto il micelio: una rete sotterranea, invisibile per lo più, di filamenti che qualcuno ha chiamato l’Internet della Natura, il Wood Wide Web, che nutre le piante di minerali, comunica informazione tra le radici degli alberi, crea insomma una comunicazione costante tra radici, comunica come fossero bytes, cosa? La vita stessa. Tanto che il biologo eterodosso Merlin Sherldrake parla addirittura di menti miceliari.

***

Il mondo dei funghi ha così qualcosa di balsamico per la mente di uno scrittore: i funghi come detto danno la vita e risanano la terra contaminata dall’umano, come allo stesso tempo intossicano e danno la morte (spesso per caso) a chi li cerca, i funghi sono così divinità nascoste e irascibili, «i funghi creano mondi e li distruggono» dice sempre Sheldrake, illuminano nella notte il nostro cammino (come alcuni fanno davvero per certe proprietà), uccidono e usano crudelmente le loro vittime – come nel caso di certe formiche zombificate o di alcune mosche verso le quali i funghi moschicidi sono davvero spietati tanto da pietrificarle prone come fossero disponibili a un amplesso, per poi attirare nuove vittime da annientare a loro volta… – e digeriscono i cadaveri umani nei cimiteri, per poi far ripartire il ciclo vitale. Non è un caso che alcuni ipotizzano che siano un regno alieno venuto dallo Spazio, e che solo adesso stia rivelando la loro occupazione sulla Terra. “Finora sono rimasti ineffabili come sono sempre stati”, chiudeva una poesia lo stesso Cage. Finora.

***

Approcciarsi a questo tempio fatto di spore, lamelle, ife e simbiosi bizzarre fa un po’ quell’effetto che fa in alcune parti il bel saggio di Sheldrake, L’ordine nascosto (Marsilio), che a volte devo dire si perde forse in qualche tecnicismo proprio come Funghipedia, ma è affascinante nel suo personale approccio in prima persona – tanto da raccontare un episodio della sua infanzia con Terence McKenna, uno dei guru degli psilocybe – nel mondo di raccontare ad esempio l’interazione fisica dell’autore con i miceli, con i tartufi, o per come riesce a portarti fin verso Marte attraverso la storia di licheni iper-resistenti alle missioni nello spazio. Sheldrake pare persino immolarsi all’immortalità del micelio, pare quasi sprofondare in estasi nel suolo, rischiando la vita pure di carpire un contatto con il mondo fungino. Alcuni parte del saggio sono davvero in questo romanzesche, tanto che pare di ritrovarsi nel romanzo Saggio sul cercatore di funghi di Handke, dove un uomo abbandona tutto e si sprofonda nell’azzardo di una caccia ai funghi perenne: «Disteso, nudo, coperto fino al collo da un mucchio di trucioli di legno in decomposizione», così si apre il capitolo del libro di Sheldrake intitolato “Micologia radicale”.

***

(Si legge d’altronde anche nell’ultimo romanzo di Olga Tokarczuk che ritorna in Italia a fine settembre, Nella quiete del tempo: «Ruta amava i funghi più delle piante e degli animali. Raccontava che in realtà il regno dei funghi è nascosto sottoterra, dove non arriva mai il sole. A sentire lei, soltanto i funghi condannati a morte o all’esilio spuntano dalla superficie della terra. Qui muoiono seccati dal sole, raccolti dall’uomo o calpestati dalle bestie. Il vero regno dei funghi, il micelio, è sotterraneo e immortale».)

***

In questo mio ragionamento sporadico sulle potenzialità narrative dei funghi (volendo trascurare solo al momento le potenzialità psichedeliche degli stessi ai fini narrativi, che mi pare un’altra cosa) certo potrebbe aiutarmi il libro della Long, La via del bosco (sottotitolo: Una storia di lutto, funghi e rinascita) uscito per Iperborea nel 2019 e protagonista di un discreto successo anche da noi in Italia. Lì, le epifanie continue che la caccia ai funghi ti possono offrire sono legate al lutto che la scrittrice e antropologa racconta in parallelo alla sua scoperta micologica. La varietà e l’estensione della magia del micelio e dei suoi frutti (la parte visibile, quella che noi cerchiamo, è solo una minima parte del fungo, dobbiamo sempre ricordarlo) aiutano il percorso di liberazione della scrittrice dal peso straziante del lutto per la perdita dell’amato marito, un vuoto soffocante sanato a colpi di epifanie fungine. L’azzardo per un romanziere – quello della Long rimane un saggio narrativo ben calibrato però non un romanzo – sarebbe così quello della vera e propria fusione di mondi: quello umano e quello fungino, in una nuova simbiosi o alleanza, fatta anche se per questo di mistero e incomprensione.

***

Da toscano o in genere da uomo del centro Italia credo, i funghi fanno parte del mio DNA. Per me, le prime piogge agostane dopo la più torrida estate schifosa promettono ricchi piatti a base di funghi più vari (ma non troppo, devo dire) nelle trattorie sperse tra montagne e boschi, spesso associati alla troppo amata carne. Ma davvero non posso trascurare che i funghi fanno parte DAVVERO del mio corpo: che sulla lingua attualmente ho dei funghi, che addosso, sulla schiena, non solo ai piedi direbbe, e non in forma fortunatamente vistosa, ho colonie di funghi. Che sulla lingua di mio figlio appena nato, ci sono e ci saranno dei funghi. Siamo colonizzati dai funghi, i funghi ci consentono molte cose, di curarci, di bere, di avere sogni e persino di morire più placidamente secondo certe terapie di fine vita, e tuttavia facciamo finta di andarli a cercare: siamo la preda o i predatori dei funghi, siamo noi il maestro o noi il servo di questa lotta per l’Assoluto? Anche questo gioco di fughe e prospettive mi fa esplodere la mente.

***

Da un po’ di mesi, finiti i ritocchi di Grande karma prima dell’uscita in libreria, mi sono messo sulle tracce di un nuovo romanzo che mi frulla in realtà in testa da anni. Se nel romanzo su Carlo Coccioli parlo di fughe scomode di una soggettività imprendibile, il nuovo progetto si sta indirizzando verso un racconto di radici, per quanto mobili, di luoghi instabili, di cura e di spaesamento a un tempo, quasi un racconto che potrei definire geologico. Inizia con un personaggio di cui non svelo altro che insegue su per un bosco un uomo di spalle che gli ricorda suo padre appena defunto e forse lo è. Tra gli appunti preparatori di questo personaggio che a grandi linee si troverà a vivere il lutto nello stesso momento in cui accade qualcosa di naturalmente straordinario nel proprio territorio (di cui lui, a suo modo, è un “guardiano”) ho inserito al momento la propria ossessione per il più Grande Fungo del Mondo, l’Armillaria ostoyae di 9 milioni di metri quadrati (900 ettari), vecchio di 8 mila anni e pesante 400.000 kg, che si trova in Oregon nel Malheur National Forest.

Il gigante è la creatura vivente più grande del mondo, e lo sarà immagino per molto tempo. Al momento, il protagonista della Cosa che sto scrivendo comincia a venerarlo, a relazionarsi: lui si sente in fondo morto, ma là sotto c’è una selva brulicante di energia. A questo tizio, in altre scene preparatorie che avevo preparato come fossero dei veri e propri bozzetti di un fumetto (faccio spesso così), accadono esperienze simili a quelle raccontate da Sheldrake: si acquatta sotto le radici degli alberi, cade in dei fossati, presenta tentativi involontari di simbiosi con il proprio territorio di nuovo ascoltato nel momento di una scissione.

***

Non so davvero perché questo mio interesse per i funghi sia una forma nuova di fanatismo da scrittore, il tentativo semplicemente di accedere al mondo naturale nel momento di massima crisi climatica della nostra specie – considerata la possibilità della micorigenerazione – o un salto quantico fondamentale verso una dimensione davvero anti-antropocentrica del narrare. Forse per me è solo la più concreta manifestazione di una divinità senziente in terra, tutta ancora presa nella propria evangelizzazione oscura.

Aggiungi un commento