Estremamente Zelda

zelda

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

“Zelda è estremamente Zelda. Una di quelle ragazze che non devono mai fare il minimo sforzo per fare innamorare gli uomini. Sono due i tipi di uomini che solo di rado si innamorano di lei: gli stupidi, che di solito hanno paura della sua intelligenza, e gli intellettuali, che di solito hanno paura della sua bellezza. Tutti gli altri le appartengono per diritto naturale”.

Così, con l’acume e la penetrazione che caratterizzano le pagine migliori dei libri cui è affidata la sua fama, Francis Scott Fitzgerald dava conto del fascino di quella Zelda Sayre che sarebbe stata, per quindici anni, la sua compagna di vita e di avventure, in una cavalcata esaltante quanto distruttiva tra New York e Parigi, l’Italia e la Provenza, l’Età del Jazz e la Grande Depressione.

Un’esistenza, quella di Zelda, scandita da un vitalismo e da un’irrequietudine che si manifestarono fin dalla prima infanzia, per poi incarnarsi, nell’arco dei suoi quarantotto anni di vita, in almeno quattro tipologie umane e intellettuali: la southern belle degli anni dell’adolescenza, capace di affascinare e stregare torme di pretendenti, perfezionando l’arte del flirt ma preservando la capacità di non farsi prendere all’amo; la flapper degli anni Venti, moglie, musa ispiratrice e madre, ma anche regina del divertimento e della trasgressione; l’aspirante artista, decisa ad acquisire un ruolo autonomo o quanto meno complementare rispetto a quello del più celebre marito, cimentandosi nella danza, nella pittura e nella scrittura; l’inquietante figura degli ultimi anni di vita, minata in modo definitivo dallo squilibrio mentale e travolta da un improvviso afflato religioso e da una smania di proselitismo senza grandi esiti.

Un’esistenza caratterizzata, almeno fino agli anni Trenta, da una sovraesposizione pubblica e mediatica cui corrisponde un’impressionante massa di documenti: lettere, articoli, racconti, romanzi, fotografie, testimonianze. Alla ricchezza dei materiali però, come spesso accade, non corrisponde né certezza, né univocità nell’interpretazione del personaggio Zelda e del suo tormentato rapporto con Fitzgerald.

Rimane soprattutto intatta la polarizzazione tra due distinte scuole di pensiero: una prima secondo la quale a dominare la relazione coniugale sarebbe stata l’invidia della moglie per il successo del marito, e il costante tentativo di destabilizzarlo ricorrendo a ogni possibile arma, dall’infedeltà agli eccessi e alla sovraesposizione personale, e una seconda più propensa a concentrare colpe e responsabilità sullo stesso Fitzgerald, il quale avrebbe guardato con timore alle aspirazioni artistiche di Zelda e avrebbe tentato in ogni modo di trattenerla e rinchiuderla nel ruolo di moglie, madre e ispiratrice.

È probabile che la verità stia nel mezzo, e certo sono ormai lontani i tempi in cui la vulgata, sul conto di Zelda, era rappresentata dai commenti misogini di Hemingway, il quale, in Festa mobile, aveva affermato, senza mezzi termini: “Scott non scrisse più niente di buono finché non capì che Zelda era pazza”. La tensione, la reciproca gelosia, la difficoltà di perpetrare quel sogno di perfezione, gioia di vivere e condivisione totale che li aveva indotti a unire i rispettivi destini, fanno della storia di Scott e Zelda un grande romanzo non scritto. O forse invece scritto da entrambi, nel corso dello stesso anno, quando il loro rapporto era ormai vicino alla sua tragica conclusione.

Era il gennaio del 1932 quando Fitzgerald si immerse nella stesura del suo ultimo romanzo pubblicato in vita, quel Tenera è la notte che, accolto da un’indifferenza quasi totale, è ora considerato un capolavoro. Ed era il febbraio dello stesso anno quando Zelda, ricoverata in una clinica psichiatrica di Baltimora, scrisse in sole sei settimane la sua unica opera di narrativa, Lasciami l’ultimo valzer. Iniziato a scopo terapeutico, il libro fu poi inviato a Maxwell Perkins, l’editor di Scott: un’iniziativa che scatenò le ire di Fitzgerald, il quale non ebbe difficoltà a riconoscere nella protagonista femminile, Alabama Beggs, un’incarnazione di sua moglie, e in quello maschile – un pittore tanto prepotente quanto modesto e imitativo – un suo ritratto al vetriolo. Del resto, a togliere qualunque dubbio sulle intenzioni di Zelda, nel manoscritto originale, che è andato perduto, il personaggio maschile si chiamava Amory Blaine, come l’eroe del romanzo d’esordio di Fitzgerald, Di là dal Paradiso.

Il romanzo sarebbe stato pubblicato in un’edizione parzialmente edulcorata, e avrebbe venduto poco più di mille copie. Riletto oggi, a distanza di anni, mostra tutti i limiti di una penna non allenata e di un talento disuguale, ma ci restituisce anche, quasi intatto, il fascino di un personaggio tra i più ammalianti del primo novecento americano. Un fascino così irresistibile da aver conosciuto, nei settant’anni scarsi che ci separano dalla morte di Zelda, una serie impressionante di rinascite, tra biografie ufficiali, romanzi che la vedono protagonista, una graphic novel concepita in Italia e poi tradotta in inglese e francese (Superzelda) e, buona ultima, una serie TV prodotta da Amazon: Z: The Beginning of Everything, con Christina Ricci nel ruolo della protagonista. Un prodotto accompagnato da stroncature feroci (del New Yorker e del Guardian, per esempio), ma anche da un clamoroso successo di pubblico. Trattandosi di Zelda, non c’è in fondo da stupirsene.

Commenti
2 Commenti a “Estremamente Zelda”
Trackback
Leggi commenti...
  1. […] Ma forse, ancora di più, se avessi il tempo necessario, dovrei oggi pomeriggio rileggere un altro libro, un vero romanzo, che ho letto troppo tempo fa e che probabilmente non ho capito come dovevo e potevo. Lo scrisse Francis Scott Fitzgerald e si intitola Tenera è la notte; e io lessi pensando che mi piaceva ma non abbastanza; e quel «non abbastanza», lo sapevo anche mentre lo leggevo, però mi sfuggiva, non capivo perché né come, non mi era chiaro. E poi ho letto oggi alcune parole scritte su Zelda, la donna a cui Fitzgerald fu legato da una straordinaria storia d’amore, e ho pensato che devo ancora rileggere quel romanzo, dopo tanti anni, trovare il tempo, um pomeriggio della mia vita. E le parole in cui si parla di Zelda sono qui: […]



Aggiungi un commento