Raccontar Fiabe è una cosa seria

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di Sergio Mancuso

Al (mio)Professore Raul Mordenti.
Ascoltarlo a lezione fu un piacere unico.

“La fiaba è un racconto (genus proximum) che si distingue da tutti gli altri tipi di narrazione per la specificità della sua poetica”.  Vladimir Propp nel 1928 pubblica un saggio scientifico con metodi filologici che rivoluzionerà la storia della Teoria della letteratura anticipando Levi-Strauss. La sua Morfologia della fiaba (volume riproposto in una nuova versione da Mimesis) partendo dai dati, dalla metodologia empirica, cerca di scoprire un dato soggiacente e strutturale nelle fiabe, e di fatto inventa l’analisi strutturale del racconto. Per essere più obiettivo possibile, Vladimir Propp circoscrive il campo alle fiabe che fanno parte della sua tradizione ovvero le fiabe di magia russe.

L’autore propone una classificazione della fiaba per funzione, ovverosia le azioni svolte, che il personaggio compie e che sono completamente scevre dagli aspetti denotativi – il protagonista è ricco, povero, uomo donna, cane etc. –  In questo suo accurato lavoro, viene fuori che le funzioni sono costanti (ne classifica 31) e che si susseguono secondo una frequenza fissa.

L’ordine sequenziale non viene mai violato. E se nel mito le informazioni contenute sono di aspetto pratico, servono realmente a diffondere una conoscenza da usare in maniera concreta e immediata, la fiaba possiede un potere innegabile che irretisce e stimola la curiosità, appaga il nostro desiderio di evasione, ha il compito di intrattenere e si rivolge a un pubblico i cui interessi sono soprattutto intellettuali, e possiede una filosofia morale più che pratica.

Va comunque accennato che anche se una delle teorie più accreditate un tempo era che le fiabe, le storie che l’uomo raccontava e scriveva derivassero dai “miti naturali”, l’epica mitologica degenerando avrebbe creato i racconti folklorici o popolari. Esistono diversi studiosi, tra cui Tolkien, che considerano ciò il contrario della realtà e ritengono che non sussistano fondamentali distinzioni tra mitologia e fiaba[1]. Le fiabe da tempo immemore sono un luogo d’evasione potente, un’evasione più primigenia e fondamentale di quella di mero intrattenimento al quale in epoca moderna le abbiamo relegate; servivano a sfuggire alla fame, al dolore, alla sete alle ingiustizie, fornivano uno sfogo e una consolazione ai desideri inespressi… potevano perfino soddisfare il più inconfessabile desiderio umano, il più antico e ancestrale: sfuggire alla morte raccontando storie.

La caratteristica di una buona fiaba, del tipo più elevato e completo è che, […] per quanto fantastici o terribili le sue avventure, essa possa dare ai bambini o agli uomini che l’ascoltano, quando giunge il capovolgimento, un’esitazione nel respiro, un palpito ed un sobbalzo del cuore, prossimo alle lacrime […] altrettanto acuti di quelli che dà ogni altra forma di arte letteraria (Tolkien, p.225)[2]

Per questo le fiabe, così comei miti, servono a schematizzare modelli di pensiero e linguaggio. Divertono, certamente, ma il sostrato è didattico, istruiscono l’Uomo introiettando archetipi costanti nella psiche umana: la ricerca del narrare si sovrappone all’antropologia in un’intersezione abbastanza netta.

Una fiaba invece la capiscono proprio tutti. Essa oltrepassa senza fatica ogni confine linguistico, passa da un popolo all’altro e si mantiene viva per millenni. La comprendono parimenti membri di popolazioni non raggiunte dalla civiltà, oppresse dal colonialismo, e personaggi vissuti all’apice della civiltà. […] Questo avviene perché la fiaba contiene valori eterni.

Con le sue ricerche proseguite negli anni, lo studioso aprirà le porte a tutta una serie di considerazioni universali: l’essere umano è un animale che ricerca il senso, e questo rappresenta per lui un bisogno primario quanto mangiare. E così l’umanità, attraverso la narrazione, costruisce un universo simbolico che dà senso alle cose, lo aiuta a trovare il proprio posto nel mondo. Le fiabe possono essere uno dei medium tradizionalmente utilizzati a questo scopo: sono diffuse in tutto il mondo e non esiste popolo che non ne abbia di proprie, poiché la narrazione è desiderio di identità, e le fiabe servivano a creare identità; uno sforzo intellettivo messo in atto dall’uomo per dare senso alle cose comunicandole. Non è un caso allora che molte fiabe finiscano con il protagonista o la protagonista che si uniscono alla famiglia reale e se identifichiamo il re come epitome della comunità con i suoi diritti divini[3] il protagonista o la protagonista non fanno altro che entrare a far parte della comunità, e da perfetti sconosciuti quali erano, divengono parte di un’identità collettiva riconosciuta.

Oggi la fiaba viene relegata al regno dell’infanzia ma il suo valore non lo si può cercare esclusivamente in relazione ai bambini, esse sono un luogo di valore permanente: un’antica opera d’arte; secondo diverse ricerche la cultura si integra nei nostri modelli neurali costruendoci come singoli[4]; tenendo conto di ciò è un lavoro molto serio quello approntato sulla Fiaba Russa e ci impone di affacciarci al testo con attenzione

E se nessuno è profeta in patria Propp ne è un esempio calzante: additato come un quasi paria avrà un successo insperato durante gli anni Sessanta dove il suo lavoro influenzerà tutti i grandi pensatori della narratologia francese ed è impossibile non lasciarsi irretire da La Fiaba Russa, che pur sezionando con attenzione ogni aspetto magico della fiaba non ne scalfisce il potere immaginifico ma lo amplifica trascinando il lettore attento in una spirale affascinante; Mimesis compie un lavoro accurato e splendido, riproponendo un caposaldo letterario presto sparito in Italia; l’opera omnia di Propp in questo caso è anche La grande opera dello studioso che racchiude tutto ciò che egli ha scoperto in anni di studio, meritava una ri-edizione di pregio, soprattutto per l’importanza decisiva nella formazione e nello sviluppo della letteratura mondiale e per l’intenso uso che oggi si fa del lavoro di Propp all’interno delle tecniche di storytelling: un viaggio dietro le quinte fatto di puro intelletto su una ricerca scrupolosa ancora oggi estremamente innovativa e chiarificatrice.

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[1]  Tolkien, John R. R., Il Medioevo e il fantastico, Bompiani, Milano 2003.

[2] Ibid.

[3]Gomez, Rita Costa. Archivio Storico Italiano 148, no. 4 (546) (1990): 961-63. Accessed October 22, 2020. http://www.jstor.org/stable/26218269.

[4] Gefter, Amanda, The case against reality, in “The Atlantic”, 25 aprile 2016.

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  1. […] Un articolo su Minima et Moralia parla di Vladimir Propp e dell’importanza delle fiabe. […]



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