“Numeri uno” di Gabriele Sabatini: un estratto

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto da Numeri uno – Vent’anni di collane in otto libri di Gabriele Sabatini, uscito per minimum fax: nel libro viene raccontata la nascita di otto libri centrali nel canone italiano del Novecento. Di seguito una parte del capitolo dedicato a Menzogna e sortilegio di Elsa Morante.

Riempire quaranta quaderni. Elsa Morante, Menzogna e sortilegio

Una mattina di settembre del 1943, dopo la firma dell’armistizio, Alberto Moravia incontra a piazza di Spagna un giornalista ungherese che lo mette in guardia: ne è sicuro, il suo nome è fra quelli segnalati ai tedeschi come ebreo e antifascista; se non lascia Roma, lo arresteranno di certo.

L’occupazione nazista costringe l’autore di Gli indifferenti e sua moglie Elsa Morante a nascondersi di casa in casa chiedendo aiuto e ospitalità agli amici più cari: «Giravamo con una valigia piena di scatole di sardine», ricorda lo scrittore in un dialogo con Enzo Siciliano pubblicato nel 1971: «era quello che potevamo offrire, visto che c’era poco da mangiare, e noi, in previsione di tempi peggiori, avevamo fatto chissà perché provvista di quella roba». Si rivolgono anche a padre Pietro Tacchi Venturi – il gesuita che aveva preso parte ai negoziati per i Patti lateranensi e che li aveva sposati nel 1941 – con la speranza di essere nascosti nei sotterranei della Chiesa del Gesù, ma il prelato rifiuta. Spostandosi allora tra una sistemazione provvisoria e l’altra, trovano riparo per qualche giorno dall’amico e regista Carlo Ludovico Bragaglia, che consiglia loro «con molta gentilezza, di partire verso Sud, per andare incontro agli americani». È l’inizio di una fuga precipitosa il cui obiettivo, Napoli, non potrà mai essere raggiunto perché la linea ferroviaria è stata distrutta dai bombardamenti e la coppia non riesce ad andare oltre Fondi. Nei pressi della quale, in una località allora chiamata Sant’Agata (e che Moravia trasformerà in Sant’Eufemia nel romanzo La ciociara), trascorrono otto mesi, dal settembre 1943 al maggio del 1944.

Hanno con loro solo qualche vestito estivo, perciò, con l’arrivo dell’inverno, meditano come fare per recuperare qualche abito di lana. Dovrebbero tornare a Roma, ma per Moravia sarebbe troppo rischioso a causa dei rastrellamenti fascisti e tedeschi: Elsa andrà perciò da sola, e riuscirà a riempire una valigia e tornare incolume indietro. Porta con sé anche una Bibbia, mentre Moravia ha una copia dei Fratelli Karamazov che poi, nelle restrizioni e nell’isolamento di quel periodo a Sant’Agata, «a un certo punto questi Fratelli Karamazov ci servirono per pulirci il sedere, perché non c’era più carta, e nemmeno foglie d’albero, in pieno inverno. […] Faceva talmente freddo che l’acqua del pozzo era sempre ghiacciata. Ogni mattina Elsa se ne rovesciava un secchio sulla testa; io mi limitavo a farlo una volta alla settimana e mi sembrava anche troppo».

C’è però una cosa che Elsa Morante non porta con sé, ma che in quelle poche ore nella capitale scopre essere fortunatamente ben custodita: è il manoscritto di Menzogna e sortilegio lasciato in custodia all’amico Bragaglia. L’avvio della scrittura del romanzo risale ai mesi precedenti l’improvvisa fuga del 1943 e prende forma a partire da due abbozzi antecedenti: Francesco Iorio, del 1942, e La vita di mia nonna, databile al 1941. Quest’opera in particolare (che non vedrà mai la luce ma costituirà materiale utile alla costruzione del personaggio di Cesira, nonna della voce narrante in Menzogna e sortilegio) suscitò l’interesse particolare di Leo Longanesi, tanto da prevederne la pubblicazione nella collana Il sofà delle muse, che dirigeva per Rizzoli: quel titolo è incluso infatti nell’elenco dei libri di futura uscita che compare sulla sovraccoperta di Lettere di Friedrich Nietzsche, stampato alla fine del ’41.

Sono dunque questi abbozzi ad essere affidati a Bragaglia, oltre probabilmente i primi quaderni dei quaranta che formeranno l’intero manoscritto del romanzo. Quaderni di tipo scolastico, ciascuno numerato con numeri romani dall’autrice stessa che scaramanticamente evita di usare il diciassette. Esistono così due numeri sedici: primo e secondo.

Il 4 giugno 1944 gli Alleati entrano finalmente nella capitale e, a partire dall’autunno di quell’anno, Elsa Morante può finalmente riprendere la scrittura di Menzogna e sortilegio. Torna sui suoi fogli per correggere e commentare il lavoro svolto fin lì, segnando gli interventi sul verso, che durante la prima stesura lasciava sistematicamente bianco proprio per le revisioni. Altre annotazioni affollano invece i piatti delle copertine ed è fra queste che, nel quaderno uno, Elsa Morante modifica il nome della protagonista: «Elisa invece di Editta», si trova scritto.

L’oggetto quaderno come sede della prima stesura delle opere è per Elsa Morante uno strumento insostituibile, e sarà il supporto della prima stesura di ogni suo romanzo, variandone però, nel tempo, foggia e fattura: si passa infatti da quelli scolastici a quelli di più ampio formato, a quelli larghi e quadrati con fogli mobili. Su tutti, la narratrice ritorna per raffinare e correggere, affidando così al dattiloscritto una versione molto avanzata.

Tutto questo lavoro, per Menzogna e sortilegio avviene nel piccolo appartamento in via Sgambati, a pochi passi dalla Galleria Borghese, dove la coppia si era trasferita dopo il matrimonio e dove contemporaneamente Alberto Moravia si dedicava a La romana. Ma gli spazi sono angusti e nel giro di pochi anni proveranno entrambi sentimenti di insofferenza per quella casa: «Appena giunto a Roma ha cominciato a piovere e piove tutt’ora», le scrive Moravia nel 1947. «Al mio arrivo ho avuto un’impressione di squallore perché la casa era in disordine, fredda e disabitata. Vedendo quelle due stanzette, quasi mi pareva impossibile di aver passato lì alcuni anni della mia vita. […] Non possiamo continuare a star qui, questo è sicuro». Non trascorrerà molto tempo: nel 1948 l’appartamento viene venduto e i Moravia si trasferiscono in un alloggio più ampio al numero 27 di via dell’Oca, fra piazza del Popolo e via di Ripetta.

Ma tale è l’importanza degli spazi domestici per Elsa Morante, in particolare di quelli più intimi come le camere da letto, che essi hanno chiari riflessi non solo sulla vita delle persone reali, ma anche sul carattere dei protagonisti letterari. E allora, non a caso, di tutti i personaggi principali di Menzogna e sortilegio conosciamo proprio le camere da letto, che Elsa descrive a cominciare da quella claustrofobica della protagonista Elisa: il piccolo appartamento di via Sgambati in cui il romanzo è stato scritto entra prepotentemente nell’opera.

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