noah hawley prima di cadere

Serie tv e letteratura

noah hawley prima di cadere

Questo pezzo è apparso sul Venerdì di Repubblica. (Immagine: una scena della serie tv Fargo)

Per chi, trovandosi a Los Angeles, decida di lanciarsi in un tour di Hollywood e dei luoghi più iconici della mecca del cinema, è pressoché obbligatoria una sosta al Musso & Frank Grill. Fondato nel 1919, questo ristorante al numero 6667 di Hollywood Boulevard si trasformò, nel giro di pochi anni, in un vero e proprio ritrovo per la categoria più disastrata e a più alto tasso alcolico dell’intera industria cinematografica: gli sceneggiatori e più in particolare gli scrittori, spesso di successo, attratti dalle grandi case produttrici e indotti a “vendere” la propria arte in cambio di benessere e sicurezza economica.

Nei suoi primi decenni di attività, Musso & Frank avrebbe sostentato gli stomaci e le ugole di autentici maestri del modernismo come Fitzgerald e Caldwell, Faulkner e Dorothy Parker, Fante e Saroyan, e di tutti i maggiori esponenti del romanzo hard-boiled e del noir: Hammett, Chandler, Cain, Thompson.

Una cosa, oltre alle quantità industriali di liquore consumate, accomunava i grandi scrittori inglobati da Hollywood: il cinismo disilluso verso la fabbrica dei sogni e la volontà di difendere a ogni costo la propria autonomia di artisti, trattando il lavoro da sceneggiatori come un segreto del quale vergognarsi e da tenere quindi ben nascosto.

A quasi un secolo di distanza dall’inaugurazione del Musso & Frank Grill, dire che molta acqua è passata sotto i ponti sarebbe probabilmente riduttivo: se fino agli anni Sessanta era la macchina del cinema a richiamare gli scrittori, sottraendoli al loro isolamento creativo e associandoli a un processo produttivo del quale erano spesso semplici ingranaggi, oggi sono invece gli sceneggiatori e autori, di serie televisive ben più che di film, ad accostarsi al romanzo, trasformando la parola scritta e il libro in una sorta di prestigioso spin-off rispetto al mestiere, ben più remunerativo, cui resta legata la loro popolarità. Mestiere, del resto, molto diverso rispetto a quello, servente e a bassissimo tasso di autonomia, cui erano condannati i maestri del romanzo novecentesco, se è vero che, nella maggior parte dei casi, gli ideatori e sceneggiatori delle serie TV ne sono anche produttori esecutivi, in grado di esprimersi su quasi tutte le tappe del processo creativo, quando non di controllarle.

Una prima, importante avvisaglia di questa nuova evoluzione, con la quale è probabile si debbano fare i conti negli anni a venire, l’aveva data J.J. Abrams, produttore, regista, sceneggiatore e creatore di alcune delle serie più innovative e di maggior successo degli ultimi anni, da Lost fino al recente Westworld, firmando nel 2013, insieme a Doug Dorst, S. La nave di Teseo (pubblicato in Italia da Rizzoli).

Ora è il turno di Noah Hawley, che dopo una vita trascorsa alternando romanzi e sceneggiature ha raggiunto fama e successo scrivendo e producendo Fargo, una delle serie televisive più ammirate negli Stati Uniti e anche da noi, per poi sfondare definitivamente anche come scrittore con un thriller, Before the Fall, che ha saputo tradurre le logiche compositive seriali in un perfetto meccanismo narrativo e ha scalato le classifiche americane, vendendo più di 300.000 copie.

Proprio un confronto tra S. La nave di Teseo e Before the Fall, che è arrivato in Italia in questi giorni, pubblicato da Einaudi Stile libero (Prima di cadere) può aiutare a comprendere la portata di un fenomeno che è destinato a proseguire e a consolidarsi, se è vero che, il prossimo novembre, alla lista degli sceneggiatori-produttori che prendono d’assalto il mercato del libro si aggiungerà il nome prestigioso di Matthew Weiner, creatore di un’altra serie di culto come Mad Men e ora autore di un romanzo, Heather: the Totality, che sarà pubblicato negli Stati Uniti da Little Brown (da Einaudi, nuovamente, in Italia).

Il libro di J.J. Abrams è una vera e propria rivisitazione del romanzo sperimentale: un gigantesco giocattolo metanarrativo – paragonabile in qualche modo a Fuoco pallido di Nabokov – incentrato su un’opera fittizia (La nave di Teseo, appunto), scritta da un autore altrettanto fittizio e letteralmente ricoperta di note a margine, redatte a mano da due studenti che indagano sull’identità del misterioso scrittore e sul segreto che sembra aleggiare al centro del suo ultimo libro.

Un omaggio, dunque, al postmoderno di Barth, Pynchon e – perché no? – di Calvino, firmato da un genio della serialità e dei meccanismi del piccolo e del grande schermo: quasi a voler confermare e rafforzare l’intuizione di David Foster Wallace – sviluppata nel suo magnifico saggio su TV e narrativa E unibus pluram – secondo la quale è stata proprio la televisione a ereditare l’ironia e il citazionismo della letteratura “alta”, trasformandole in nuovi strumenti di racconto e consenso.

Hawley compie un itinerario in qualche modo opposto e complementare. Dopo aver esordito con un romanzo, La congiura dei lunghi, palesemente ispirato alle opere più “paranoiche” di DeLillo (da Running Dog a Libra), si è progressivamente accostato a un modello narrativo nel quale le tecniche di ideazione delle serie televisive – moltiplicazione calcolata e incastro degli elementi di trama; massima cura nella costruzione dei personaggi; fluidità del racconto e dosaggio dei turning point e dei colpi di scena – si adattano alla pagina scritta e ai tempi di lettura, creando macchine spettacolari e coinvolgenti come, dalle testimonianze d’epoca, dovevano essere, per il pubblico dell’Ottocento, i romanzi a puntate di Dickens.

Rifuggendo da qualunque ammiccamento metanarrativo o sperimentalismo, Prima di cadere prende le mosse da un incidente drammatico. Un aereo privato precipita in mare e si inabissa: unico a sopravvivere un pittore, che sul volo era salito quasi per caso e che, grazie alla sua perizia di nuotatore, riesce a portare con sé a riva anche un bambino. Tra le vittime, il padre del piccolo, produttore televisivo invidiato e temuto, e un banchiere con il vizio di riciclare denaro proveniente da Stati-canaglia.

Muovendo da questa premessa, Hawley ci trascina letteralmente sulle montagne russe, ricostruendo le storie di tutti i personaggi saliti a bordo dell’aereo, raccontando le indagini, la corsa contro il tempo per recuperare i resti dell’aereo e il gigantesco can-can mediatico che si scatena intorno al protagonista, che da eroe salvatore si trasforma ben presto in catalizzatore di dubbi e sospetti, o addirittura in potenziale attentatore. Il meccanismo che ne risulta è appassionante, a suo modo perfetto, e ha il maggior punto di forza nella precisione degli incastri temporali, sorretti da un ritmo implacabile come quello di un metronomo.

Man mano che ci si immerge nella storia e si procede nella lettura, si rimane travolti dalla quantità di spunti e motivi di interesse che l’autore dissemina lungo l’intero arco del testo, accompagnando il lettore verso un finale che, per quanto logico e coerente rispetto alla storia, lascia con l’amaro in bocca: inevitabilmente, verrebbe da dire, vista la complessità della trama e la precisione quasi ossessiva con la quale ci è stato raccontato il mondo dell’alta finanza, dei media e perfino delle compagnie private di volo.

Per chi avesse letto i precedenti romanzi di Hawley – oltre al già citato La congiura dei lunghi, almeno l’ottimo Un bravo padre, non sarà difficile riconoscere in Prima di cadere un’ulteriore evoluzione di un percorso autoriale che ha sempre avuto nella complessità delle architetture narrative e nel lavoro sulla psicologia dei personaggi tutti – protagonisti e non – i suoi punti di forza.

Chi invece ha più familiarità con il suo lavoro di sceneggiatore – e con Fargo – faticherà ancor meno a ritrovarlo nella padronanza dell’intreccio e nell’infallibilità del ritmo.

Si è detto da più parti, negli ultimi anni, che le serie televisive sono il laboratorio dal quale emergeranno le narrazioni del futuro: un’affermazione forse troppo radicale, ma che romanzi come quello di Hawley contribuiscono, e non poco, a rendere credibile.

Commenti
Un commento a “Serie tv e letteratura”
  1. SoloUnaTraccia ha detto:

    Da diverso tempo a questa parte (anni) il Venerdì ha l’unica utilità di asciugare l’acqua dal pavimento, ma purtroppo costa più della carta igienica avendone assai meno efficacia.
    “Inserto pubblicitario del finesettimana” dovrebbe essere ribattezzato.

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