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Il nuovo fumetto indipendente USA, parte terza: Johnny Ryan – Prison Pit

Pubblichiamo la terza parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti. 

di Valerio Mattioli

A fine anni 2000, mentre gli appassionati ancora si interrogavano sugli scarabocchi nati sull’onda della scuola di Providence e pubblicati da editori come Picturebox, Johhny Ryan era da tempo uno degli autori di punta del più classico fumetto indie versante “scorretto”, quello che insomma più che da Eightball prendeva le mosse da Hate. I suoi lavori erano pubblicati da Fantagraphics, vale a dire il massimo editore di alternative comics sin dai tempi degli stessi Clowes, Bagge & Ware, e da lì sarebbero arrivate le pagine per Vice, le strisce per il Portland Mercury, nonché una lunga serie di battibecchi, controversie, polemiche un po’ scemotte tra lo stesso Ryan e il resto della comunità alternative (a Ryan piace giocare a fare il punk).

Stile e contenuti di Ryan erano (e in parte restano) quanto di più lontano dalla weirdness tardopsichedelica di Brinkman e C.F.: i suoi fumetti, a partire dal classico Angry Youth Comix, sono un concentrato di umorismo sboccato, miserie umane di vario ordine e grado, violenza stupida e “vita vissuta” secondo la più classica retorica indie. Così quando nel 2009 uscì, come al solito per Fantagraphics, il primo volume di Prison Pit, fu… ma sì, fu una sorpresa.

Essendo pur sempre un lavoro di Johnny Ryan, Prison Pit è ancora un fumetto “cattivo” e per giunta con un sacco di sangue, ma già la cornice horror-fantascientifica guarda in maniera fin troppo esplicita alla galassia Multiforce e dintorni. Fu lo stesso Ryan a dichiarare che l’ispirazione gli venne proprio da Brinkman e soprattutto dal C.F. di Powr Mastrs, di cui Prison Pit è una specie di versione hardcore: stessa atmosfera sospesa, stessa dialettica tra individui e spazi, stessa fascinazione per il fantastico qui declinato più in chiave heavy metal che freak. È un fumetto di Providence fatto da uno che a Providence probabilmente non ci ha mai messo piede, e che all’LSD preferisce chiaramente lo speed.

La storia, se così si può chiamare, prevede che il protagonista – una specie di spietatissimo wrestler intergalattico – venga precipitato in una negative zone popolata dalla consueta pletora di mostri e creature degli abissi alieni, coi quali intrattiene una interminabile fila di scontri, battaglie, e ammazzamenti vari. Tutto qui, più o meno. Ed è tantissimo, intendiamoci, specie se le storie di alieni che danno una mano a camerieri del Bingo innamorati della vicina di casa non vi appassionano granché.

Decisamente più gore, diretto e meno trasognato dei vari Brinkman, C.F. & co, Prison Pit è in assoluto il miglior fumetto targato Johnny Ryan, ma al di là del valore dell’opera la sua importanza è stata in primo luogo “di comunicazione”: il fatto che un autore tanto conosciuto e un editore come Fantagraphics si convertissero al fumetto alla Fort Thunder, venne interpretato come la definitiva consacrazione dell’estetica e dei linguaggi messi a punto in quel di Providence già alla fine degli anni 90. Addirittura Ryan, che pure è rimasto celebre per le avvelenate stroncature di tanti illustri colleghi (celebri le sue caricature di Art Spiegelman, Chris Ware e lo stesso amico/rivale Dan Clowes), al contrario non ha mai mancato di spendere parole lusinghiere nei confronti dei vari C:F., Brinkman, Thurber e Moyhnian, diventandone una specie di padrino (o sponsor, fate voi) involontario. Il che, per il pubblico più conservatore, ha contato molto.

Di Prison Pit sono stati pubblicati finora tre volumi, tutti e tre per Fantagraphics. Il nuovo episodio della saga è previsto per la fine di quest’anno.

Commenti
2 Commenti a “Il nuovo fumetto indipendente USA, parte terza: Johnny Ryan – Prison Pit
  1. Alessandro Tota scrive:

    Bella questa serie di articoli!

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Leggi commenti...
  1. […] che è volgare e politicamente scorretto, o come è stato giustamente detto qua, a Ryan piace giocare a fare il […]



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