Seminario sui luoghi comuni

31. Movimento

Questa pagina di Bolaño, tratta dal diario di Garcia Madero, il giovane poeta che domina la prima sezione dei Detective selvaggi, racconta parte di una movimentata vigilia di Capodanno a casa dell’eccentrica famiglia della sorelle Maria e Angélica. Racconta forse la parte in cui accadono meno cose: il suo scopo mi pare infatti restituire soprattutto la sensazione di una casa piena di gente. Ci sono nove personaggi, di varia età, intensità e condizione economica: Pancho e Angélica, la domestica, Jorgito, Maria, Lupe, il narratore Garcia Madero, Quim il capofamiglia e sua moglie. Per raccontarne il movimento Bolaño attribuisce a ciascuno compiti semplici. Pancho e Angélica si infrattano in una frase, la domestica sta tra i piedi di tutti in due frasi. Jorgito subisce dai genitori in due frasi. Due frasi per la partita a carte degli altri tre ragazzi, quindi una breve riflessione sul passato, sui vecchi tempi in cui Pancho e Angélica si infrattavano nella dependance. Poi, come si conviene a un romanzo sudamericano, la moglie snervata chiede il divozio al marito scapestrato ma dal cuore d’oro, il quale dà a vedere di non prenderla sul serio. Qualcuno si mette a piangere. Fin qui il riassunto che faccio è lungo quanto il brano: tutto è ridotto al modo più semplice per raccontarlo, e non per sciatteria: perché forse l’unico modo per dare la sensazione del movimento caotico di varie persone in uno stesso brano è semplificare il racconto, dire per una volta le cose come stanno e interessarsi solo della sensazione di confusione. Ossia, la confusione viene ottenuta con la chiarezza, invece di usare metafore o un’abbondanza di dettagli. Che infatti quando ci sono non sono molto più che un documentario sui ragni, una busta con la gratifica di fine anno, un’osservazione sulla situazione di pericolo in cui si trova la famiglia che sembra però solo una battuta (“per il momento non ci hanno ancora tagliato il telefono”). E infine, con una battuta stupida e solenne che pare uscita da Wes Anderson, Quim che ringrazia il giovane Garcia Madero per aver deciso di passare la notte lì con loro per condividere il momento di difficoltà in cui si trovano: “Non mi aspettavo di meno da te, Garcia Madero” (detto, diciamo, da Bill Murray), e “Sono a vostra disposizione” (detto, diciamo, da Jason Schwartzman). La capacità di rendere questa piccola massa di persone e desideri e situazioni è un tesoro prezioso. Una scrittura vasta, piena di trovate e risorse come quella di Bolaño dimostra la sua tenuta proprio dove compaiono strategie del racconto di semplicità assoluta. C’è un tempo per descrivere minuziosamente una singola azione, o un pensiero, o la copertina di un vecchio libro di poesie, e c’è un tempo per far muovere sulla pagina molti personaggi concentrandosi solo sulla leggerezza, sul soffio. È il tipo di sicurezza di chi non ha bisogno di dimostrare sempre quanto sa scrivere bene.

Da I detective selvaggi
di Roberto Bolaño

Pancho si chiuse con Angélica nella casetta. La domestica arrivò sul tardi e si mise a fare le pulizie infastidendo chiunque le capitasse a tiro. Jorgito voleva andare a casa di certi suoi amici ma i genitori non lo lasciarono. Maria, Lupe ed io ci mettemmo a giocare a carte nell’angolo del giardino dove avevano avuto luogo le nostre prime conversazioni. Per un istante ebbi l’illusione che stessimo ripetendo gli stessi gesti di quando ci eravamo appena conosciuti, di quando Pancho e Angélica si chiudevano nella casetta e ci ordinavano di uscire, ma ormai era tutto diverso. All’ora di pranzo, al tavolo di cucina, la signora Font disse che voleva il divorzio. Quim rise e fece un gesto come per dare a intendere che sua moglie era impazzita. Pancho si mise a piangere. Poi Jorgito accese la tele e lui e Angélica si sedettero a guardare un documentario sui ragni. La signora Font servì il caffè a quelli di noi che erano rimasti in cucina. La domestica prima di andarsene avvisò che il giorno seguente non sarebbe venuta. Quim parlò con lei per qualche secondo, nel cortile, e le diede una busta. Maria domandò se fosse una richiesra d’aiuto per qualcuno. Per Dio, figlia, disse Quim, per il momento non ci hanno ancora tagliato il telefono. Era la gratifica di fine anno. Non so in quale momento, Pancho se ne andò dalla casa. Non so in quale momento, io decisi che sarei rimasto a passare la notte lì. So solo che Quim, dopo cena, mi prese da parte e mi ringraziò del gesto.
– Non mi aspettavo di meno da te, Garcia Madero. – disse.
– Sono a vostra disposizione. – risposi stupidamente.

Leggi le precedenti puntate del seminario sui luoghi comuni:
30. Il vile denaro
29. Il diavolo, la fabbrica, le riforme, il bene
28. Le particelle elementari
27. Ritratto di signora
26. L’avvocato del diavolo
25. Ai confini della realtà
24. Ma è pazza?
23. La città vestita a vesta
22. Domenica
21. Boccaccesco
20. Understatement
19. Fordismo
18. Coprimi di soldi
17. Un uomo serio
16. La matrice
15. But I Digress
14. Amore e morte
13. Come sfruttare orribilmente tua sorella e uscirne sconfitto
12. Se la montagna non va a Maometto
11. La livella
10. Prima che il gallo canti mi avrai frainteso tre volte
9. La realtà nonostante l’autore
8. Scene di lotta di classe
7. Pettegolezzi
6. Culto della personalità
5. Il giovane moralista
4. Le leggi della fisica
3. Idiosincrasie di un protagonista
2. Compassione per la comparsa
1. Il viale per lo struscio

Francesco Pacifico è nato a Roma nel 1977, dove vive. Ha pubblicato i romanzi Il caso Vittorio (minimum fax), Storia della mia purezza (Mondadori) e Class (Mondadori). Ha tradotto, tra gli altri, Kurt Vonnegut, Will Eisner, Dave Eggers, Rick Moody, Henry Miller. Scrive su Repubblica, Rolling Stone, Studio.
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