Big Data e intelligenza artificiale. La sfida della Cina

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Questo pezzo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La corsa cinese ai Big Data e all’intelligenza artificiale sembra sempre di più una «campagna», simile a quelle che, nel tempo, il partito comunista ha lanciato in Cina sui più disparati argomenti, dal «socialismo con caratteristiche cinesi», alla politica del figlio unico, fino al più recente «sogno cinese» del presidente Xi Jinping. Si tratta di obiettivi non soltanto annunciati, perché poi finiscono per essere declinati in ogni campo della vita sociale del paese, attraverso striscioni presenti nelle città, iniziative, eventi e una serie di indicazioni – rappresentati nella loro ufficialità da documenti del partito comunista – che diventano poi «norma» all’interno dell’organizzazione sociale del paese.

Tell me your own politik: musica e politica

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro Politics. La musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit, uscito per Arcana.

di Fernando Rennis

“’Cause London is drowning and I, I live by the river”. Un disperato Joe Strummer nel 1979 lanciava un sarcastico e preoccupato appello alle città sperdute, alla generazione post-Beatlesmania e, soprattutto, a una popolazione che proprio quell’anno cominciava a cedere alle tensioni politico-sociali del thatcherismo. Quasi quarant’anni dopo le cose non sono cambiate: le tensioni internazionali, le crisi generazionali e un paese drammaticamente diviso sulla questione Brexit hanno mostrato nuovamente le fragilità del tessuto sociale britannico.

Gli anni della Tav raccontati dalla letteratura contemporanea

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di Miriam Aly

Negli ultimi mesi del 2018 è ritornata al centro del dibattito politico la questione Tav, con tutto lo strascico di domande più o meno lecite che la riguardano. Il treno ad alta velocità, di interesse italiano perché collegherebbe Torino e Lione, viene trattato in una certa comunicazione istituzionale come una infrastruttura già capitalizzata ma anche già capitalizzante, ovvero viene percepito e analizzato in una sua dimensione algebrica: l’analisi costi e benefici, giudizi che perlopiù si fermano alla superficie della questione, pensare ad un ipotetico referendum, risparmiare quaranta minuti per andare in Francia, pensare ai quarantacinque chilometri di territorio italiano, affidare la questione ad una dicotomia di governo.

Catania e il dissesto. Un reportage

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di Giuseppe Lorenti (foto dell’autore: Piazza Carlo Alberto, mercato di Catania).

Una mattina fredda a Catania, in gennaio, è il sole che riesce a scaldarti, nel cielo terso, colorato di un azzurro pulito e con un vento leggero che è una lama di rasoio che ti ferisce, dolcemente, sul volto. La mattina del 7 gennaio, 2019, è una di queste. Io viaggio in metropolitana, la cosa più rivoluzionaria accaduta nella mia città negli ultimi 20 anni, perché ho un appuntamento in banca, in quella che negli anni sessanta era la City catanese. Viaggio in metropolitana con le cuffie collegate al telefono. Cuffie grandi e bianche perché, buffamente, cerco di esorcizzare i miei 54 anni seguendo mode più da teenager che da uomo adulto.

Nelle orecchie risuona una canzone di Carmen Consoli, “In bianco e nero”, e mentre mi fermo al capolinea riecheggia un passaggio del testo: “nitido scorcio degli anni sessanta di una raggiante Catania”.

Il caso Cesare Battisti e quello che accade in Italia oggi

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di Federico Sardo

Dopo l’arresto di Cesare Battisti si sono levate da tutte le parti parole di giubilo per la fine della latitanza di quello che, forse suo malgrado, era diventato ormai un simbolo vivente della stagione della lotta armata, pur senza averne davvero la caratura.

Battisti era infatti un membro (mai stato il capo) dei PAC, Proletari Armati per il Comunismo, una formazione tra le decine appartenenti alla lotta armata in Italia che non spiccava certo per le sue formulazioni politiche, più vicina alla delinquenza comune che ai proclami e alle teorizzazioni di altri gruppi, attiva soprattutto negli espropri proletari e nella lotta contro le istituzioni carcerarie, e diventata famosa principalmente per il numero di omicidi compiuti (cinque, un numero molto lontano dagli ottantasei delle Brigate Rosse, ma comunque sufficiente a renderla il terzo gruppo armato di quella stagione per numero di attentati).

Brexit e dintorni. “Il taglio” di Anthony Cartwright

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Da Martin Amis ad Ali Smith, attraversando la Middle England di Jonathan Coe, le questioni sociali, politiche e i sentimenti sollecitati dalla Brexit sono già materia narrativa per gli scrittori d’oltremanica.

Alla fine di gennaio, la casa editrice 66thand2nd porterà in Italia il nuovo romanzo di Anthony Cartwright, classe 1973, dal titolo evocativo e di successo The Cut (Il taglio), che immerge il lettore nella terra di mezzo inglese incarnata dalla Brexit. Sono due i protagonisti della storia creata dall’autore. Cairo Jukes, originario di Dudley, città natia di Cartwright, è un ex boxeur simbolo della working class in crisi d’identità. Grace Trevithick, una documentarista affermata, si allontana dalla Londra cosmopolita e benestante per cercare di comprendere nelle viscere del Black Country le ragioni della Brexit. Nonostante le diversità d’estrazione e condizione socioeconomica, riesce a costruire con Cairo un dialogo interessante. «Pensate che il voto sia legato solo all’immigrazione e che siamo tutti razzisti. Vi assicuro che è molto più complesso di così», dice Cairo.

Il re è nudo, ma tutti guardano da un’altra parte

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di Davide Gatto Non mi piace alimentare la forma prima di intrattenimento dell’Italia, ovvero la politica-spettacolo di talk show, informazione paludata e maligna e girandola di commenti social che farebbero impallidire gli avventori di un vecchio Bar dello Sport. Eppure stavolta qualcosa voglio dirla. Voglio dire qualcosa perché per la prima volta vedo con chiarezza […]

La marea sono loro: Su “Piccola città. Una storia comune di eroina” di Vanessa Roghi

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di Massimo Palma

«E il più delle volte diede fuori dagli argini e raggiunse con enormi masse d’acqua la mia città, dopo aver devastato la campagna circostante». È un frammento di Aprire il fuoco di Luciano Bianciardi ad aprire il sesto capitolo di Piccola città. Sono tanti gli eserghi del libro – a De Gregori, a Guccini che dà il titolo, a Nick Drake e Neil Young si affiancano Oreste del Buono, Natalia Ginzburg e infiniti altri. Si sa: gli eserghi sono spesso un testo nel testo, una rete di rimandi per il lettore, ma anche una rete di protezione per l’autore, perché gli offrono il gancio per sviluppare un tema nel capitolo che segue, o semplicemente l’allusione nascosta, il rimando, magari l’eco sonora generazionale.

Il reclutamento insegnanti in Italia

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di Lorenzo Asti

Secondo alcune recenti dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, il governo proporrà delle modifiche al sistema di reclutamento degli insegnanti varato dal precedenti governie non ancora entrato pienamente a regime, il famigerato FIT (Formazione Iniziale Tirocinio, l’ennesimo acronimo).

Infatti i decreti attuativi (dlgs 59/2017 del 13 aprile 2017 e il dm 616/2017 del 16 agosto 2017) della legge 107/2015, la cosiddetta “Buona Scuola”, prevedono che il reclutamento degli insegnanti avvenga con una procedura involuta: durante il corso ordinario di studi universitari, o una volta terminato questo, l’aspirante insegnante deve acquisire 24 crediti universitari in discipline antropo-psico-pedagogiche; ciò rappresenta la condizione necessaria per la partecipazione al concorso per l’accesso alla FIT, un percorso triennale teorico-pratico retribuito (finalmente… ma si parla di cifre intorno ai 400-600€/mese per i primi due anni) che porterà all’immissione in ruolo.

Alienazione e anestesia. Capitalismi oggi

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Photo by Jimi Filipovski on Unsplash

Parafrasando le parole di Karl Marx e Friedrich Engels, lo spettro che si aggira ormai da tempo nell’Europa risponde al nome del capitalismo: ma tanta ed estesa è la sua frequentazione con il mondo, che esso ha imparato ad assumere forme e sembianze sempre diverse, sottostando ad un diabolico principio di mutevolezza che mai si placa e che lo rende sempre più sfuggente. Se il libro del 2013, divenuto più che celebre, di Thomas Piketty Il capitale nel XXI secolo, mostrava come esso dominasse nell’andamento delle disuguaglianze tra i redditi, sono recentemente usciti due saggi che tentano di esplorare alcune delle forme che il capitalismo sta assumendo oggi, letture imprescindibili per comprendere le nuove forme attraverso cui esso appare.