I Big data ai tempi del Covid-19

markus-spiske-466ENaLuhLY-unsplash

Photo by Markus Spiske on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La questione legata alla possibilità o meno di tracciare ogni singolo cittadino italiano per aiutare a spezzare la linea di contagio del coronavirus, ha dato luoghi a posizioni favorevoli o contrarie che hanno finito per seguire la logica neoliberale all’interno della quale i Big Data hanno preso forma, diventando un elemento fondante del cosiddetto capitalismo delle piattaforme.

I dati nascono infatti dalle svariate forme della comunicazione umana che si sono succedute dalla nascita del web. Da allora hanno cominciato a girare per nuovi territori, a sperimentare nuovi modi per essere recuperati, a sviluppare nuove forme di consumo.

Coronavirus, la gestione della Cina tra anima taoista e abito confuciano

macau-photo-agency-GxYVbjMOvi8-unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

Photo by Macau Photo Agency on Unsplash

di Simone Pieranni

Il fallimento dei test messi a disposizione dalle autorità sanitarie americane, insieme al sospetto che il governo stia nascondendo i reali numeri del contagio di coronavirus negli Usa, ha portato a una rivalutazione di quanto fatto, invece, dal governo cinese.

Di ritorno dalla Cina gli emissari dell’Oms hanno raccontato di ospedali all’avanguardia e macchinari ultramoderni, sostenendo che tutti noi dovremmo ringraziare la Cina per come ha rallentato e limitato il contagio. Bruce Aylward, il leader del team dell’Oms recatosi in Cina, ancora ieri sul New York Times ha sostenuto che «il contrattacco cinese può essere replicato, ma richiederà velocità, denaro, immaginazione e coraggio politico».

La prima emergenza sanitaria nell’epoca dell’Intelligenza artificiale

1cv

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La principale preoccupazione di molti cinesi nell’epoca dell’esplosione del coronavirus è causata dalla necessità di sapere se nel corso dei giorni precedenti allo scoppio dell’epidemia è capitato di stare a contatto o vicino a qualcuno contagiato dal virus.

Saperlo – nella Cina di oggi – è diventato semplicissimo: le compagnie telefoniche cinesi e alcune applicazioni (ad esempio quelle delle ferrovie statali) hanno approntato dei sistemi attraverso i quali le persone hanno potuto controllare se nel corso dei propri spostamenti in treno o aereo, erano vicini o a contatto con qualcuno che è finito poi contagiato o peggio ancora ammalato e ricoverato in qualche ospedale.

Un mondo di fantasmi. Storia della nostra scomparsa» di Jing-Jing Lee

1scomp

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Wang Di – la protagonista di Storia della nostra scomparsa, esordio letterario di Jing-Jing Lee (Fazi, pp. 399, euro 17) – partorisce il figlio nato a seguito di uno dei tanti stupri subiti ad opera dei soldati giapponesi, ad agosto. È il mese dei fantasmi, dice a Wang Di una sua amica, a sua volta fantasma, perché uccisa dagli occupanti. Singapore, Seconda guerra mondiale, occupazione giapponese. Terribili nefandezze – «a marzo arrivarono i primi soldati. Giravano delle voci, si diceva andassero di villaggio in villaggio, facendo razzia di tutto» – e il rapimento di giovani donne costrette a vivere in squallidi posti per essere a disposizione degli appetiti sessuali dell’esercito imperiale giapponese: un mondo di fantasmi, donne cui viene affibbiato un nome giapponese, famiglie che vivono quei terribili anni nascondendo ognuna un trauma segreto. Fantasmi che popolano la storia: «imparai a fare la morta, chiudendo gli occhi e restando così immobile che mi sembrava di sprofondare nel pavimento. Di notte, mi pareva di vedere mia madre che girava la testa dall’altra parte per la vergogna».

Nick Land, un ex accelerazionista alla corte della Neo-Cina

franck-v-U3sOwViXhkY-unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni
In Cina prima è diventato superfluo il portafoglio, in futuro potrebbe diventarlo anche lo smartphone. Basterà la propria faccia. Le macchine estraggono i nostri dati dal volto e noi interagiamo con esse. E in futuro non troppo lontano chissà che non si possa scannerizzare un Qrcode, con i nostri occhi, magari dialogando con una AI ben più potente di Alexa o Siri e visualizzare, attraverso chissà quale modificazione di cornee, pupille e trasmissioni cerebrali, tutti i nostri dati senza alcun supporto tecnologico.

Cosa succede in Cile: un’intervista a Alejandro Zambra

1chile

Pubblichiamo un articolo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

«L’adolescenza era vera, la democrazia no». Alejandro Zambra, classe 1975 e scrittore cileno, ha posizionato questa frase in uno dei suoi libri più potenti, I miei documenti (Sellerio), una raccolta di racconti – per lui si sono scomodati riferimenti non banali, da Bolaño a Cortazar – all’interno dei quali l’esperienza dell’adolescenza vissuta nel regime di Pinochet prende forza, andando a comporre quella danza cangiante, tortuosa e soave, che compone l’universo letterario di una voce speciale, considerata oggi una delle più originali in tutto il Sudamerica.

Zambra ha la forza di imporre una scrittura nitida, scattante e in grado di aprire squarci in ogni momento, solcati dalla straordinaria capacità di riflettere l’io nel noi e l’esperienza personale in quella di un’intera popolazione.

A proposito di Mao e della rivoluzione

1mao

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Nel 1981 il partito comunista cinese giudicò l’eredità di Mao Zedong. Fu stabilito che il Grande Timoniere per il 70 percento avesse fatto cose buone e per il restante 30 percento cose meno buone. Pesarono sul giudizio il grande balzo in avanti e la rivoluzione culturale, il fatto che a capo del partito ci fosse Deng Xiaoping e che fossero appena cominciate le riforme e le aperture che avrebbero cambiato per sempre il paese.

Nonostante il peso di un 30 percento negativo, il pensiero di Mao Zedong rimase tra i principi fondamentali del partito comunista e della Costituzione cinese. Ancora oggi è così, così come il volto di Mao è ancora sulla facciata della Città Proibita a vegliare sulla Tiananmen.

Voci da Hong Kong

1hk

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

«Sono nata e cresciuta a Hong Kong. Devo dire che gli abitanti di questa città mi hanno sorpreso ogni minuto da quando è iniziato questo movimento. Siamo uniti e connessi, anche nelle nostre differenze. E anche in strada ci siamo evoluti, siamo diventati davvero acqua. Non ho davvero idea di come finirà questa protesta, ma ho chiara una cosa: adesso o mai più. La Cina prenderà provvedimenti per limitare ulteriormente la nostra libertà? Se vogliono schierare l’Esercito di liberazione popolare facciano pure, noi siamo qui».

Li abbiamo visti scorrere per le strade di Hong Kong ricoperti di ombrelli sotto la pioggia o vestiti di nero con elmetto giallo per proteggersi dai lacrimogeni. Li abbiamo visti rendere invisibile lo scheletro urbano di Hong Kong, ricoperto dalle loro sagome e dalle loro voci e muoversi tanto in centro quanto in periferia.

I fatti di Tian’anmen, trent’anni dopo

China Democracy Protests

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Crediamo un po’ tutti di sapere qualcosa di quanto è successo in Cina, in particolare a Pechino, trent’anni fa. Classifichiamo genericamente i «fatti di Tian’anmen» come caratterizzati da proteste e richieste di riforme democratiche da parte degli studenti e dalla dura risposta del Partito comunista che portò al «massacro di Tian’anmen».

Sappiamo anche che Pechino ha cancellato quelle giornate dalla storia: non se ne parla, non se ne può parlare, non si trova niente al riguardo sulla rete cinese «armonizzata», ma non sarà più facile trovare un giovane cinese che ne sappia qualcosa. Questi sono tutti fatti piuttosto noti. In verità, però, nelle giornate di maggio e giugno 1989 confluirono molti più elementi.

Controllo e sicurezza, il Grande Fratello cinese

1china

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

L’atrio degli uffici della Terminus, a Pechino, è completamente bianco. Il taglio a zig zag delle porte che consentono gli ingressi negli open space è quello che ricordiamo nei film di fantascienza e nella popolare serie di Guerre Stellari.

L’idea da trasmettere è quella di «futuro» più o meno immaginato e conosciuto, perché Terminus – fondata nel 2015, una delle tante startup cinesi divenuta ben presto «unicorno» (valutate oltre il miliardo di dollari) – il «futuro» lo maneggia per renderlo estremamente «presente».