A proposito di Mao e della rivoluzione

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Nel 1981 il partito comunista cinese giudicò l’eredità di Mao Zedong. Fu stabilito che il Grande Timoniere per il 70 percento avesse fatto cose buone e per il restante 30 percento cose meno buone. Pesarono sul giudizio il grande balzo in avanti e la rivoluzione culturale, il fatto che a capo del partito ci fosse Deng Xiaoping e che fossero appena cominciate le riforme e le aperture che avrebbero cambiato per sempre il paese.

Nonostante il peso di un 30 percento negativo, il pensiero di Mao Zedong rimase tra i principi fondamentali del partito comunista e della Costituzione cinese. Ancora oggi è così, così come il volto di Mao è ancora sulla facciata della Città Proibita a vegliare sulla Tiananmen.

Voci da Hong Kong

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

«Sono nata e cresciuta a Hong Kong. Devo dire che gli abitanti di questa città mi hanno sorpreso ogni minuto da quando è iniziato questo movimento. Siamo uniti e connessi, anche nelle nostre differenze. E anche in strada ci siamo evoluti, siamo diventati davvero acqua. Non ho davvero idea di come finirà questa protesta, ma ho chiara una cosa: adesso o mai più. La Cina prenderà provvedimenti per limitare ulteriormente la nostra libertà? Se vogliono schierare l’Esercito di liberazione popolare facciano pure, noi siamo qui».

Li abbiamo visti scorrere per le strade di Hong Kong ricoperti di ombrelli sotto la pioggia o vestiti di nero con elmetto giallo per proteggersi dai lacrimogeni. Li abbiamo visti rendere invisibile lo scheletro urbano di Hong Kong, ricoperto dalle loro sagome e dalle loro voci e muoversi tanto in centro quanto in periferia.

I fatti di Tian’anmen, trent’anni dopo

China Democracy Protests

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Crediamo un po’ tutti di sapere qualcosa di quanto è successo in Cina, in particolare a Pechino, trent’anni fa. Classifichiamo genericamente i «fatti di Tian’anmen» come caratterizzati da proteste e richieste di riforme democratiche da parte degli studenti e dalla dura risposta del Partito comunista che portò al «massacro di Tian’anmen».

Sappiamo anche che Pechino ha cancellato quelle giornate dalla storia: non se ne parla, non se ne può parlare, non si trova niente al riguardo sulla rete cinese «armonizzata», ma non sarà più facile trovare un giovane cinese che ne sappia qualcosa. Questi sono tutti fatti piuttosto noti. In verità, però, nelle giornate di maggio e giugno 1989 confluirono molti più elementi.

Controllo e sicurezza, il Grande Fratello cinese

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

L’atrio degli uffici della Terminus, a Pechino, è completamente bianco. Il taglio a zig zag delle porte che consentono gli ingressi negli open space è quello che ricordiamo nei film di fantascienza e nella popolare serie di Guerre Stellari.

L’idea da trasmettere è quella di «futuro» più o meno immaginato e conosciuto, perché Terminus – fondata nel 2015, una delle tante startup cinesi divenuta ben presto «unicorno» (valutate oltre il miliardo di dollari) – il «futuro» lo maneggia per renderlo estremamente «presente».

Nel laboratorio cinese dei sogni hi-tech

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Pubblichiamo un reportage da Pechino uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Cina. Smart city, veicoli a guida autonoma e controllo: Innoway è la via di Pechino animata da start-up, dove si sperimentano gli utilizzi più avanzati dell’intelligenza artificiale e dei Big Data. E dove i distributori di snack riconoscono la faccia (e i gusti) dei clienti.

Un luogo simbolo della modernità cinese e del suo lato oscuro: la «controllocrazia». A tratti, camminando per Innoway, la via dove
covano i sogni delle start-up cinesi più cool del momento, pare di
essere all’inizio del film Vanilla Sky.

Ritratto di Xi Jinping, il principe rosso

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All’indomani del passaggio italiano del presidente cinese Xi Jinping, pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

È complicato raccontare chi è Xi Jinping a un pubblico nostrano, perché la politica cinese ha grammatica e geometria diversa da quella occidentale ed è per di più caratterizzata da quel gusto tutto cinese per l’arguzia, per l’indovinello, per le contraddizioni e il tranello.

La vita di un politico cinese si somma di tanti fattori, a partire dall’origine familiare, dagli incarichi e dalla rete relazionale capace di guadagnarsi, o consolidarsi, posizioni all’interno delle fazioni all’interno del Partito comunista cinese che tra l’altro, proprio da quando al potere c’è Xi Jinping, si sono modificate stabilendo un nuovo ordine, punto di partenza di qualsiasi ragionamento che abbia a che fare con la Cina.

Il giudice e l’algoritmo: l’intelligenza artificiale in Cina arriva nei tribunali

1china

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

In Cina l’intelligenza artificiale viene ormai applicata anche nel mondo giudiziario: per raccogliere prove, per uniformare le sentenze. Senza alcun dibattito in merito. La corsa cinese all’intelligenza artificiale si ammanta di progressi reali e di propaganda. Nelle ultime settimane la stampa locale ha sottolineato il peso che i sistemi di Ai avranno all’interno del sistema giudiziario, nel lavoro delle corti, nelle procedure e nella raccolta delle prove.

Big Data e intelligenza artificiale. La sfida della Cina

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Questo pezzo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La corsa cinese ai Big Data e all’intelligenza artificiale sembra sempre di più una «campagna», simile a quelle che, nel tempo, il partito comunista ha lanciato in Cina sui più disparati argomenti, dal «socialismo con caratteristiche cinesi», alla politica del figlio unico, fino al più recente «sogno cinese» del presidente Xi Jinping. Si tratta di obiettivi non soltanto annunciati, perché poi finiscono per essere declinati in ogni campo della vita sociale del paese, attraverso striscioni presenti nelle città, iniziative, eventi e una serie di indicazioni – rappresentati nella loro ufficialità da documenti del partito comunista – che diventano poi «norma» all’interno dell’organizzazione sociale del paese.

Nuova fantascienza cinese: intervista allo scrittore Han Song

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di Simone Pieranni

Han Song è nato nel 1965 e lavora come giornalista alla Xinhua, l’agenzia di stampa statale cinese. È uno degli scrittori di fantascienza più conosciuti – e prolifici – in Cina, ma è praticamente sconosciuto in Italia e al grande pubblico non cinese.
Eppure il suo stile e le sue trame – nonché la sua profonda analisi della società cinese – sono tra le più avvincenti del panorama sci-fi asiatico. Conta l’età, l’esperienza e la capacità di leggere gli eventi alla luce di una critica – non per forza politica – sempre presente.

Ma contano anche alcune intuizioni, come quelle presenti all’interno di Red star over America (Huoxing Zhaoyao Meiguo in cinese), scritto a fine anni ’90 e pubblicato nel 2000, nel quale Han Song immagina un attentato in grado di polverizzare le Torri gemelle.

Guayaquil, Genova

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Riprendiamo un pezzo apparso originariamente su Jacobin, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La terza volta che arrivai da lei, planai di fronte al mercato degli artigiani. Considerando che le volte precedenti era durato tutto più o meno una mezz’ora, mi girai subito verso Las Peñas. Casette ammassate, come a comporre un albero di Natale fatto di cemento, con la punta posta in alto, Sant’Anna, il faro, il belvedere. Tornanti da un lato, Fuerte la Polverosa dall’altro, con i suoi muri di pietra, cannoni e palme, Sudamerica che si difende e si celebra. Camminai rapido sul vialone e iniziai a inerpicarmi, tra scritte sui muri, Cerro es uno solo, cancelli di legno e case arancioni, gialle e rosa, scurite dalla decadenza, appesantite dal ricordo degli incendi passati. Arrivai finalmente al faro di Sant’Anna e lei era già lì, seduta su uno dei muretti del belvedere.